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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 25/09/2002


COSSIGA (Misto). Signor Presidente del Senato, onorevole Presidente del Consiglio dei ministri, credo che tutti dobbiamo essere grati all'onorevole Berlusconi per la sensibilità che ha avuto in un momento così delicato, anche per le decisioni che il suo Governo andrà a prendere, e di essere voluto intervenire di fronte alle Camere molto prima di quando le decisioni - penso - dovranno essere prese in relazione al problema dell'Iraq.

Notoriamente io sono un amerikano con la kappa - anche con le svastiche, ma questo non c'entra - e notoriamente mi sono trovato, da Presidente del Consiglio dei ministri e da Presidente della Repubblica, a dover gestire nell'ambito delle mie responsabilità - grandi come Presidente del Consiglio dei ministri, quasi irrilevanti, essendo il nostro un regime parlamentare, come Presidente della Repubblica - situazioni gravi, quale quella del riarmo nucleare, d'accordo con il cancelliere Schmidt, nei confronti dell'Unione Sovietica, lo spiegamento dei missili Cruise e Pershing in risposta alla sfida di Breznev, che schierò, mal interpretando il primo accordo di denuclearizzazione degli Stati Uniti d'America, i famosi SS-20 e Blackfire.

Altre situazioni ho dovuto gestire poi, da Presidente della Repubblica, in conformità con gli studi della commissione Paladin, promossi dai presidenti del Consiglio dei ministri Goria e De Mita, i quali chiarirono che la frase secondo cui il Capo dello Stato ha il comando delle Forze armate deve essere intesa nel senso che il Capo dello Stato nulla ha da fare con le Forze armate. Ciò è stato accettato da tutti i costituzionalisti.

Non si può dire quindi che io non sia un filoamericano. Direi però che nelle sue parole ho colto, ed è conforme al suo carattere, un grande ottimismo che, essendo lei Presidente del Consiglio dei ministri e non solo un'amabile persona, non vorrei sconfinasse nel semplicismo.

Il problema dell'Iraq non è il problema del terrorismo, perché l'Iraq è uno dei Paesi più laici del mondo islamico. Certo, può avere ospitato terroristi ed io penso che l'abbia fatto. Io credo che, quando il suo disegno strategico di egemonia nel mondo mediorientale lo ha portato ad una guerra che ha avuto sette milioni di vittime con l'Iran, possa aver usato anche il terrorismo. Ma il problema del terrorismo islamico è un problema di civiltà, un grosso problema che deve impegnare, prima degli uomini politici, gli uomini di cultura. Uno è il problema del terrorismo, altro è il problema dell'Iraq.

Che l'Amministrazione del presidente Bush, per trascinare coloro che erano nella coalizione antiterrorista, voglia dire che i due problemi sono collegati fra di loro, fa parte di una strategia a mio avviso neanche molto intelligente; che gli Stati Uniti siano preoccupati della fame di egemonia di un sanguinario dittatore qual è Saddam Hussein, che vuole impadronirsi della primazia del Medioriente, questo è un altro problema.

Signor Presidente, mi auguro che il Governo italiano sia realista al momento opportuno. Io come cittadino del mondo libero, come cittadino privato, sono accanto agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna e lo sarei anche nel caso di un intervento militare angloamericano di difesa preventiva perché lo ritengo legittimo moralmente nella dissoluzione dell'ordinamento giuridico che abbiamo creduto di costituire con l'ONU. Laddove dominano piccoli dittatori, ladri e assassini delle tribù loro contrarie, non c'è da fare molto.

Questa è la posizione che avrei come Francesco Cossiga, amerikano con la kappa; altra è la posizione che debbo assumere e assumerò, se necessario, che potrà forse mettermi in contraddizione di fronte a voi e anzitutto di fronte alla mia coscienza. Infatti, da cittadino del mondo libero io credo che un attacco di difesa preventiva sia legittimo moralmente e lecito da un punto di vista del diritto internazionale.

Se dopo Monaco, invece di farsi ingannare da Hitler e da Mussolini, gli anglo-americani avessero invaso la Germania con un attacco di difesa preventiva, non avremmo avuto quello che abbiamo avuto e soprattutto non avremmo avuto la Shoah, una delle più grandi vergogne della storia dell’umanità dopo la crocifissione di nostro Signore Gesù Cristo. E se ancor prima, al primo tentativo di riarmo della Germania, gli anglo-americani fossero intervenuti, la pace sarebbe stata salvata.

Però io sono un senatore della Repubblica italiana e sono tenuto all’osservanza della Costituzione, anche se non condivido il pacifismo oltranzista della Costituzione medesima, e mi duole doverla correggere (ma, sa, abbiamo professioni diverse): non è che nella Costituzione l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa, ma come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Io sono convinto che l’Italia ….. (Il microfono si disattiva automaticamente. Proteste dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e Aut).

MANIERI (Misto-SDI). Presidente, lo lasci finire.

PRESIDENTE. Senatore Cossiga, purtroppo il tempo a sua disposizione è scaduto. (Applausi all’indirizzo del senatore Cossiga).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carrara. Ne ha facoltà.