Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (433 KB)

Versione HTML base



Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 25/09/2002


VANZO (LP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, il 6 settembre scorso il Consiglio dei ministri ha votato un decreto-legge con cui si dispone la legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari presenti nel nostro Paese, similmente a quanto era stato previsto, per le colf e le cosiddette badanti, all'articolo 33 della legge n. 189 del 30 luglio 2002 (legge Bossi-Fini); impegno che il Governo si era assunto proprio all'atto dell'approvazione definitiva in quest'Aula di quella legge.

È evidente che, se non dovessimo confrontarci con gli effetti disastrosi delle politiche migratorie dei Governi precedenti, se potessimo escludere che accanto al milione e 400.000 extracomunitari regolari presenti in Italia ne potrebbero esistere altrettanti di clandestini, se non fossero soltanto 400.000 gli extracomunitari che in modo regolare si trovano alle dipendenze di datori di lavoro, se non fossero circa 240.000 gli extracomunitari che, iscritti nelle liste di collocamento, non si sa bene cosa facciano e come vivano, la nuova legge sull'immigrazione sarebbe adeguata e sufficiente.

Questo provvedimento, lungi dall'essere ciò che tanta gente avrebbe voluto che fosse, cioè una sanatoria, non fa altro che convogliare nel percorso virtuoso della nuova legge migliaia di persone che altrimenti vivrebbero ai margini della società, sempre che non abbiano commesso reati o infranto le nostre leggi.

Non è nello spirito di questi provvedimenti puntare ad una naturalizzazione o ad un'integrazione di massa nel nostro Paese di gente che viene da ogni parte del mondo; questa è stata la pretesa velleitaria di chi ha gestito nella maniera più meschina, squallida e improvvisata possibile un fenomeno di portata planetaria.

L'attuale Ministro per le riforme, in collaborazione con il Ministro del lavoro, si è più umilmente proposto di affrontare il problema semplicemente dal punto di vista del lavoro, in primo luogo perché tanta di questa gente cerca unicamente un modo per sopravvivere o vivere in condizioni migliori e, da che mondo è mondo, a noi hanno insegnato che questo è possibile, per esempio, lavorando, in secondo luogo perché, se il lavoro e il benessere economico che di solito gli sta attorno esistessero anche nella loro terra d'origine, non rischierebbero la vita per venire qui.

È un buon criterio il lavoro per individuare - in un caos di gente a noi estranea, dai tratti somatici diversi dai nostri tali da impedire di riconoscerli con facilità, che fa sorgere in noi automaticamente, quando incontriamo queste persone, il dubbio che siano quelli che vanno a rubare di notte nelle case, che siano le donne che vanno a prostituirsi per strada, che siano quelli che sfruttano gli esseri umani, che vendono bambini, che ammazzano - per riconoscere un mondo di povera gente, di persone disposte ad allontanarsi dalla loro terra d'origine pur di aiutare la famiglia, di famiglie unite dalle loro tradizioni, usi e religione, che aspirano solamente ad una vita dignitosa.

È da sempre che la Lega Padana condanna con forza la solidarietà ingannevole di chi, sia esso individuo, datore di lavoro o fantomatica organizzazione a scopo umanitario, della confusione e della clandestinità ha approfittato per trarre profitti.

È assurdo, inverosimile ed incredibile che la Lega padana, movimento che si è prefissato l’obiettivo di eliminare lo sfruttamento degli extracomunitari attraverso il lavoro nero, che ha preteso per loro un alloggio decente per vivere, un contratto di lavoro in piena regola con le tutele ad esso connesse, che vuole adoperarsi per ridurre, almeno in parte, quell’oltraggioso fenomeno della prostituzione che siamo costretti a vedere per strada, sotto le nostre case, che ha voluto condanne dure per i commercianti di esseri umani, è inverosimile che questo movimento sia tacciato di razzismo e xenofobia.

Al tempo stesso, respingiamo con sdegno le strumentalizzazioni di certi episodi avvenuti come, per esempio, quello degli extracomunitari che pretendono un’abitazione dagli enti locali: quella è già espressione di una mentalità di persona aggressiva, irriverente, prepotente, che non rispetta e non riconosce la nostra ospitalità e che merita di essere espulsa.

Abbiamo seguito passo dopo passo l’iter dei provvedimenti in materia di immigrazione, abbiamo vigilato sull’andamento dei lavori avendo a cuore che il buonismo gratuito, la demagogia e gli interessi occulti e mascherati di umanità non svuotassero di contenuti e di efficacia provvedimenti volti alla tutela dei diritti umani inviolabili, sia che si parli di marocchini che di italiani, consci del fatto che la situazione generale politica ed economica di questo momento ci impone scelte chiare e massima determinazione ma non ci incoraggia certo ad irrigidirci in posizioni divergenti su tesi che, in linea di principio, condividiamo con gli alleati di maggioranza.

Non sono tanto lontane dal nostro tempo le storie dei moltissimi veneti, piemontesi, lombardi, pugliesi, calabresi e siciliani che sono emigrati verso Paesi lontani e che ci raccontano le mille traversie che hanno affrontato, le quarantene, le verifiche, i controlli e il trattamento particolare a cui venivano sottoposti dalle autorità del Paese ospitante, proprio per il fatto che miravano ad entrare nella vita lavorativa, nella vita sociale, di quel Paese.

Ci risulta incomprensibile ai nostri giorni prendere atto che, a fronte di mille intrecci burocratici che obbligano noi a rendere nota la nostra identità, la nostra situazione patrimoniale, i nostri obblighi verso le istituzioni, ci sia un vuoto normativo nei riguardi degli stranieri tale per cui questi possono vivere nel nostro Paese, trafficare, commerciare, lavorare, possedere case ed auto rimanendo, con troppa facilità, nella clandestinità.

Le statistiche sull’incidenza di reati a carico di extracomunitari che entrano clandestinamente in Italia fanno pensare che l’aver messo a disposizione delle Forze dell’ordine la possibilità di effettuare rilievi dattiloscopici sia il provvedimento minimo ed indispensabile affinché la loro opera di controllo e prevenzione del crimine, di allontanamento di coloro per i quali verrà decretata l’espulsione sia efficace.

Auspichiamo che il presente disegno di legge possa apportare il suo contributo di giustizia sociale senza stravolgere, naturalmente, la programmazione dei flussi migratori che si basa sulle effettive necessità di forza lavoro delle Regioni che hanno la capacità di offrire speranze per una vita dignitosa. (Applausi dai Gruppi LP, FI e AN. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffioli. Ne ha facoltà.