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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 25/09/2002


TOIA (Mar-DL-U). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, sebbene la tentazione di rinunciare, visto il disinteresse dell'Aula per questo provvedimento sia forte, credo valga la pena e sia comunque doveroso per noi ribadire in questa sede le nostre idee e dire una parola forte contro la politica per l'immigrazione di questo Governo e di questa maggioranza.

Una parola che diciamo non in maniera preconcetta ma convinti, con argomentazioni - come quelle svolte questa sera dai miei colleghi della Margherita e in occasione dell'approvazione della legge n. 189 - che vogliono dire: ripensate complessivamente a come avete posto la questione nel Paese; ripensate complessivamente ai messaggi che sono arrivati all'opinione pubblica; ripensate complessivamente anche alle soluzioni di tipo pratico, concreto, alle vie che sono state poste in essere dalla legislazione che avete attuato e state attuando.

Sono vie contraddittorie, vie inefficaci, messaggi che vanno nel segno di accarezzare, da un lato, le paure, le preoccupazioni, di compiacere tutto questo e nello stesso tempo poi di trovare facili scappatoie che peraltro non hanno neanche il pregio della facile applicazione e della chiarezza, come bene ha detto il collega Ripamonti contestando alcuni punti concreti del decreto-legge in conversione.

Credo sia importante sottolineare che voi, subito dopo il varo di una legge quale la Bossi-Fini, siete dovuti intervenire con un provvedimento fortemente contraddittorio, che è l’esatto opposto non solo del dettato di quella legge, ma dello spirito che l’ha accompagnata, sul quale avete fatto campagna elettorale prima e dopo, ma non avete stabilito un colloquio chiaro con il Paese (lo osservava prima il collega Petrini) come avrebbe richiesto la complessità del problema dell’immigrazione e delle sue cause. Avete fornito invece una rappresentazione semplicistica di questo problema, per riscuotere consensi senza farvi carico delle ragioni, delle motivazioni, del modo in cui la questione dell’immigrazione va affrontata.

Perché è contraddittorio questo provvedimento? Perché siete passati da una specie di demagogia con accenti di razzismo al lassismo. Non ci si dica che usiamo termini troppo forti, altrimenti mi vedo costretta a rileggere parole che sono frutto di prese di posizione di rappresentanti della Lega (rappresentanti che lei, collega senatore Calderoli, ben conosce), secondo le quali noi vogliamo "inquinare la nostra civiltà", noi che crediamo anche all’integrazione; poi ci sono i "preti che si riempiono le tasche approfittando della povertà di questi poveri immigrati", naturalmente "preti rossi", perché sono rossi quelli che la pensano diversamente; addirittura, "preti del diavolo", per i quali qualcuno, non so a che titolo, scomoda anche la voce e la posizione del Papa; poi, il clandestino "lo prendi e lo mandi fuori".

Qualche volta avete usato altre parole che io non voglio richiamare qui perché quest’Aula sta prendendo una china, con gesti, quali quelli oggi del Presidente del Consiglio e parole dette sotto voce, che è veramente non solo di maleducazione ma anche di disagio per tutti noi che crediamo nel rispetto delle istituzioni. Quindi, le parole erano più forti, non erano: "lo prendi e lo mandi fuori", bensì: "li butti fuori a…" e lascio a voi completare la frase.

Allora vedete, di fronte a queste parole, è giusto che noi vi facciamo notare che siete passati, ripeto, da una specie di demagogia, dal razzismo al lassismo, perché, con il provvedimento oggi al nostro esame, dopo la grande demagogia, dopo il "mai più clandestini", "mai più irregolari" (pochissimi anche immigrati regolari, insomma; si poteva dire: "mai più immigrati, tranne quel poco che serve per la nostra economia"), avete ceduto, da un lato, a una specie di lassismo, di risposta - come dire? - prona ad esigenze di tipo produttivistico, economicistico.

Non c’è stato un ragionamento sull’immigrazione come una necessità, da un lato, e una risorsa, dall’altro, come una legge dell’economia, se volete, ma intesa in tutta la sua complessità, come motore di sviluppo economico e umano; c’è stato invece un ragionamento che ha fatto leva, diciamo, sul prendere come una necessità, ripeto, le regole economicistiche e produttivistiche: mancano braccia e allora queste braccia che sono presenti nel nostro Paese, che lavorano e che poi si nascondono quando finiscono di lavorare, perché sono irregolari, facciamole diventare contratti, emersioni, pagamenti, regolarizziamole. Voi chiamate elegantemente "legalizzazione" ciò che è una sanatoria.

Allora, quei manifesti che ho visto in giro a Roma, il giorno dopo l’approvazione della legge Bossi-Fini, che dicevano che avevate mantenuto l’impegno: basta irregolari, basta immigrati, fuori tutti, mi piacerebbe rivederli con scritto sotto: "Ci siamo sbagliati: quando dalle parole passiamo all’onere di governare, ci rendiamo conto che i problemi sono complessi e che richiedono soluzioni ragionevoli, fattibili, realistiche".

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il governare e il governare pone dei problemi. Altro è dire, come ha fatto qualche collega della Lega, che ci si trova di fronte ai problemi di prima: prima si è governato, anche con le difficoltà delle scelte, e oggi vi trovate di fronte a questa esigenza e date una risposta impropria e cattiva.

Allora noi avremmo voluto che diceste qui non: "Ci serve questa soluzione opportunistica, facciamo quest’accordo, questa mediazione", ma: "Sì, è vero, quando si governa si deve prendere atto della realtà, dei problemi che ci sono, si deve dare una risposta a chi è qui, a chi lavora e quindi si sanano queste posizioni irregolari". Lo diremo anche nelle piazze, alla gente che incontreremo che, dopo aver detto: "Mai più sanatorie, mai più irregolari, mai più clandestini", state mettendo in regola, state sanando le posizioni anche degli espulsi.

Se nel nostro Paese la stampa fosse più libera, direbbe che la Lega si è piegata ad alcune componenti della maggioranza, ma noi lo capiremmo, diremmo che è una necessità. Invece, si nasconde, a parole, un accordo che ha visto qualcuno vincere e qualcuno perdere, e perdere malamente perché sono inseriti anche gli espulsi, basta che non abbiano commesso gravi crimini. Credo che questo sia il minimo che si possa chiedere.

Possiamo convenire sull'esigenza di salvaguardare chi lavora. A tale riguardo partecipai anche ad un dibattito con il sottosegretario Mantovano in una sede di focolarini fuori Roma. Come lui ricorderà, eravamo in vista di una sanatoria, forse quella del 1998-1999, e venni accusata perché presentavamo quella sanatoria, davamo un cattivo messaggio fuori, premiavamo posizioni irregolari.

Spiegammo che tra il bianco e il nero, cioè tra il clandestino che delinque e chi è in Italia in regola, c'è un'area grigia: quella di chi è irregolare - e dunque per la legge da punire - ma lavora, non delinque, non ha comportamenti delittuosi. Il nostro interesse è far emergere quest'area grigia, farla diventare un'area regolare, bianca, perché chi si trova in quell'area grigia vive male, vive braccato anche se non commette crimini. Questa sorte non gli tocca perché delinque, fa una vita da braccato perché è qui in modo irregolare, però lavora, contribuisce all'economia; tuttavia è più facile preda del mondo criminale organizzato. Pertanto, è nostro interesse, anche sotto il profilo della sicurezza, che emerga, che diventi regolare.

Per queste ragioni di buon senso, di buon governo siamo stati accusati di lassismo, di sanatorie indiscriminate, i soliti cattolici o comunisti - come dipingete voi coloro che appartengono allo schieramento del centro-sinistra - che aprono le braccia a tutti. Vorrei che vi rimangiaste quelle parole.

Voterei a favore di questo decreto-legge con tutte le incertezze che ha, le contraddizioni, gli errori, la mancanza di chiarezza, la possibilità di sfruttamento di colf, badanti e lavoratori dipendenti che dovranno anticipare, come si segnala, di tasca propria i contributi, se qualcuno dicesse: "Abbiamo sbagliato, questi sono i problemi che vanno affrontati e dunque una sanatoria si impone, non solo per le necessità del mercato, per gli imprenditori veneti o laziali o per gli agricoltori lombardi. Una sanatoria si impone perché qui c'è gente che lavora, che ha una vita, che è già inserita ma ha bisogno di trovare la sanzione della propria esistenza nel nostro Paese, della sua regolarità. Si tratta di persone che hanno maturato il diritto ad avere una regolarizzazione". Questo dovreste dire, rimangiandovi le parole che tutti voi, senatore Calderoli, avete detto al vento accusandoci e rappresentandoci falsamente.

Finita la stagione dei proclami, della legge dura perché si doveva rispondere ad un'istanza per la quale si era ottenuto un voto sull'onda della paura, oggi si cambia completamente registro senza spiegazioni, perché non si ha l'onestà morale e politica di dire: "Queste sono le cose vere; lì abbiamo sbagliato, ci rimangiamo quelle parole". Non c'è questa serietà.

C'è stato un gran trafficare di contatti; si è detto che si trattava di una posizione invalicabile, poi è stata valicata, poi si è posto un altro paletto, sempre dicendo all'opinione pubblica: "Mai quelli", perché al popolo sfruttato si deve far credere che c'è comunque un nemico, che c'è comunque un obiettivo. Ma poi si tratta la resa, per quanto riguarda la Lega, alle istanze presenti all'interno della maggioranza e alle pressioni all'esterno.

Vi chiediamo allora serietà, ammissione di un cambiamento radicale di rotta. Auspichiamo che questo cambiamento radicale diventi anche il ripensamento di una politica che vedeva nell'immigrazione il male, la contaminazione del sangue, la causa di tutti i problemi della nostra società. Davvero dopo questo decreto potrebbe esserci l'occasione per un ripensamento, ma anche per l'ammissione delle profonde contraddittorietà e ambiguità che hanno animato la vostra linea su questo tema.

Facciamo seriamente sì che la clandestinità sia sconfitta dalla facilitazione degli arrivi regolari per le quote che riteniamo siano giuste. Anche a tale riguardo la vostra politica premia in qualche modo i furbi o coloro che si arrangiano al di là della legge. L'imprenditore che per i suoi interessi ha fatto ricorso agli irregolari a questo punto vede sanata la sua situazione; il piccolo artigiano che ha aspettato la possibilità di assumere regolarmente coloro che arrivano con i flussi viene un'altra volta punito da una modalità che voi introducete, che appunto premia chi sceglie le vie dell'irregolarità e punisce chi aspetta di agire nella trasparenza e nella regolarità.

Il decreto sui flussi non viene fuori. Infatti, quando tutti coloro che avranno avuto la regolarizzazione, nonostante il provvedimento di espulsione, vedranno sanata la loro posizione sulla base di una delle ultime proposte (se non è stata cambiata nel frattempo mentre noi facevamo altre cose e non potevamo vedere gli emendamenti) si vedrà che costoro sono tanti, e allora molto probabilmente quest’anno il decreto sui flussi non si farà.

Il sottosegretario Mantovano, che conosce bene questi problemi, dovrebbe ammettere che, se c’è questa compressione dell’arrivo dei regolari, è chiaro che la valvola di sfogo diventa poi la necessità di una sanatoria. Ma nel frattempo si aumenta e si facilita l’arrivo degli irregolari.

Quindi, noi abbiamo ragione quando affermiamo che la legge Bossi-Fini dà un bel contributo all’aumento degli irregolari nel nostro Paese, rendendo invece difficile l’arrivo di un’immigrazione regolare, che non debba pagare i pedaggi, non debba sottostare a tutto questo, non debba correre il rischio di morire per arrivare appunto, come diceva il collega Battisti, dai Paesi della fame e della guerra fino a qui.

Sarebbe facile per noi sostenere che quelle battigie vuote che avevate proposto e promesso nel Sud sono diventate battigie macchiate di sangue. Non lo facciamo, attribuendovi una responsabilità. È così: c’è un aumento delle situazioni di tragico arrivo da morti dei clandestini sfruttati, che dovrebbe farvi pensare e dovrebbe farvi ammettere che nel giro di un anno, un anno e mezzo (il tempo in cui è al Governo questa maggioranza), tranne l’ultimo accordo con la Tunisia e forse quello con Malta, non sono stati stipulati accordi di riammissione con i diversi Paesi.

E quando voi, anche qui demagogicamente, affermate di volerli rimandare indietro, non ci spiegate dove intendete mandarli, non essendoci un Paese che riaccolga i clandestini usciti irregolarmente. Si chiama accordo di remissione, si chiama fatica di contatti e di lavoro con questi Paesi; si dovrebbe tentare di aiutare lo sviluppo. Voi vi responsabilizzate sulle partenze, ma non potete ridurre gli stanziamenti per la cooperazione, come fate, facendo pagare ai popoli gli errori dei loro Governi e le complicità dei loro Governi magari con chi organizza il traffico clandestino.

E a proposito di traffico clandestino, poco fa era qui presente il Presidente della Commissione giustizia, che è persona che io stimo sinceramente, che sa bene che non si è trovato il tempo (e lui sta studiando qualche escamotage) per portare in Aula il provvedimento che punisce il traffico degli esseri umani. C’è gente trafficata, cioè che è oggetto di traffico, importata, sfruttata, e noi, anche qui, pronunciamo solo parole.

Lo ha fatto il Governo nella Conferenza dell'OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) a Bruxelles annunciando severità contro i trafficanti, accoglienza per chi arriva, e altri slogan del genere. Nessuna severità, nonostante Berlusconi l’avesse promessa a don Benzi, quando lo ricevette alla presenza di tanta stampa informata. Ma la legge che punisce il traffico di esseri umani, introducendo nel nostro codice questo reato, è ancora ferma in Commissione giustizia.

L’esame in Commissione è concluso da mesi, ma questo Parlamento si è dato altre priorità sulla giustizia, non internazionali, ma interne e ristrette a pochi soggetti. Quindi, anche quella legge ferma potrebbe essere davvero un contributo, perché quegli organizzatori bloccati, quelle reti di traffico che si stanno individuando adesso dalla Tunisia o da altri Paesi, potrebbero davvero trovare un codice che li punisce, una giustizia severa. Invece oggi questo reato non è ancora presente nel nostro codice. E quindi lasceremo agli arzigogoli dei diversi avvocati difensori, piuttosto che alla difficoltà dei magistrati, di poterli punire, e punire severamente.

Anche questo è un punto che manca, come mancano gli accordi di remissione, manca una politica. Basterebbe solo che la maggioranza ed il Governo definissero questo provvedimento una priorità e che il Senato trovi due o tre ore per discuterlo. Ma questo tempo non si trova; al contrario, se fra qualche giorno dovesse arrivare un provvedimento di interesse particolare, sicuramente la maggioranza nella definizione del calendario dei nostri lavori troverà lo spazio per discuterlo.

Dico questo per sensibilizzare qualcuno sul fatto che sarebbe il caso che il traffico di esseri umani trovi una sanzione nel nostro codice e che il Senato la introduca sollecitamente. In fondo, si tratta di dare attuazione a dei trattati internazionali, dato che l’Italia ancora non è in regola né con la Convenzione ONU di Palermo su questo punto né con le altre posizioni comuni a questa povera Europa che, volendo mettere a punto una comune politica migratoria, invita tutti i Paesi a recepire nei propri codici questo reato. Altrimenti le multinazionali del traffico, che sanno bene dove le maglie sono larghe, posizionano le loro realtà nei diversi Paesi e noi non possiamo fare giustizia né in Italia, né a livello internazionale, di queste correnti di traffico che introducono nel nostro Paese persone come se fossero oggetti, oggetti clandestini che pagano prima di arrivare, pagano quando sono qui, perché si indebitano per i prossimi anni e rappresentano una delle nuove forme di schiavitù.

Questo decreto allora non ci piace, perché è pieno di contraddizioni, al di là del fatto che riteniamo sia giusto regolarizzare - lo diciamo perché l’avevamo fatto, assumendoci tutta la vergogna che voi ci avete buttato addosso - chi è qui, chi lavora, chi non delinque e fa una vita grama, non solo perché serve alla nostra economia ma perché questo è un pezzo di quella giustizia internazionale che diventa sempre più un elemento, non solo di solidarietà, ma anche di una visione più serena e sicura dei rapporti tra Paesi sviluppati e non sviluppati. Tutto questo deve diventare una strada che fa cambiare rotta al Governo e alla maggioranza.

Vorrei, e me lo aspetto ancora, signor presidente Calderoli, che la Lega dica di aver sbagliato ad additare questo come un rischio, a dire che la sanatoria era il peggiore dei mali e che la maggioranza di centro-sinistra e il suo Governo aveva fatto passi falsi. Ha fatto i passi giusti, ha posto le condizioni perché, con gli aggiustamenti che voi avete apportato alla cosiddetta legge Turco-Napolitano - che noi certamente non condividiamo - ci fosse uno strumento di governo di questa realtà, anche per riflettere su che cosa significa essere immigrati e cosa vuol dire compiere uno sforzo affinché nelle relazioni tra paesi sviluppati e paesi in condizioni di assoluto disagio si possano instaurare rapporti non di rapina, sfruttamento o subalternità ma di convivenza, tolleranza e solidarietà, se queste parole hanno ancora un senso oggi, nella nostra Italia. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).