DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, devo confessare che anch’io, pur avendo seguito (forse con una diligenza non pari a quella posta in essere dalla senatrice Toia) questo provvedimento, apprendo ora dell’esistenza di questi nuovi otto emendamenti di cui non conosco il merito e che sicuramente renderanno meno pertinente il mio giudizio attorno ai caratteri dello strumento legislativo che stiamo esaminando.
Noi Democratici di Sinistra avevamo considerato un provvedimento per la regolarizzazione di tanti lavoratori extracomunitari una misura giusta ed opportuna. Del resto, l’estrema rapidità con la quale le opposizioni hanno consentito che il decreto-legge fosse esaminato in Commissione e quindi giungesse in Aula, se probabilmente - come la storia di questi otto nuovi emendamenti dimostra - è stata male interpretata dalla maggioranza, comunque testimoniava dell’interesse che noi avevamo e abbiamo acché a tanti lavoratori occupati siano consentite condizioni elementari di civiltà collegate all’ottenimento di un permesso di soggiorno.
Altri, e segnatamente la Lega, nella discussione che ha preceduto il varo del decreto-legge del Governo, la sua elaborazione e poi nel dibattito avvenuto nelle Commissioni riunite lavoro e affari costituzionali hanno tentato in tutti i modi di vanificare ogni ipotesi seria di regolarizzazione. Questa posizione della Lega ha tuttavia segnato il provvedimento. Si può dire, credo senza tema di smentita, che per tale ragione, appunto per il peso di questo intervento, il testo varato dalle Commissioni sia - almeno dal nostro punto di vista - addirittura peggiorato rispetto al testo del decreto-legge presentato dal Governo.
La durata del permesso di soggiorno che deriverebbe da questo provvedimento sarebbe limitata ad un anno solo di fronte ai due anni previsti dalla stessa legge Bossi-Fini; la discrezionalità affidata ai prefetti in materia di revoca del permesso (anche in assenza di sentenze definitive) e la disciplina che si determina attraverso questo decreto-legge del rilevamento delle impronte digitali ai lavoratori extracomunitari che, per come è formulata, risulta particolarmente odiosa oltre che onerosa e probabilmente incerta dal punto di vista della stessa copertura finanziaria, sta a dimostrare come lo spirito prevalso sia quello di rendere del tutto eccezionale, transitorio e precario il rilascio di tali permessi di soggiorno.
Sintomatico è il fatto che il riferimento al contratto di lavoro a tempo indeterminato che, per quanto riguarda i lavoratori italiani, è stato oggetto di un vero e proprio attacco (come dimostra il provvedimento sul mercato del lavoro che l’Assemblea ha approvato questa mattina), diventa la bussola per definire i criteri con cui si dovrebbero regolarizzare questi lavoratori, con l’aggiunta - del tutto arbitraria rispetto alle caratteristiche dei nostri sistemi contrattuali - del riferimento ad un lavoro a termine di un solo anno: tutto ciò chiarisce quanti ostacoli si intenda frapporre a questo stesso processo di regolarizzazione.
E da ultimo quella che a me sembra una vera e propria ciliegia sulla torta: l'integrazione, avvenuta in omaggio alle posizioni e alle richieste della Lega, secondo cui i provvedimenti di revoca delle espulsioni, esaminati discrezionalmente dai prefetti, sarebbero poi conteggiati per ridurre il numero dei flussi ordinari degli ingressi. Al di là della consistenza di questi numeri, ci troviamo di fronte ad una norma la cui ispirazione xenofoba è chiarissima. (Commenti dal Gruppo Lega Padana). Credo che non siano ancora maturi i tempi perché si possa togliere la parola a chi interviene in quest'Aula, anche se qualcuno forse lo desidera.
Dicevo, è una posizione xenofoba che, anche dal punto di vista simbolico e psicologico, è indicativa dello spirito che anima questa iniziativa. Il problema non è quello di normalizzare i flussi migratori; il problema per alcuni non è quello di rispondere alle indubbie esigenze di sicurezza per la generalità dei cittadini che possono essere provocate dal fenomeno della migrazione, ma è quello di intervenire sul numero degli immigrati in un'astratta difesa dell'identità, in qualche caso addirittura etnica, delle comunità locali cui si appartiene.
Noi eravamo inizialmente orientati ad assumere un atteggiamento positivo nei riguardi di un provvedimento di cui riconoscevamo i limiti, ma che ci sembrava potesse affrontare i problemi individuali e collettivi di tante persone che si trovano all'interno del nostro Paese.
Se ci fossimo trovati di fronte alle misure che, nella discussione precedente il varo del decreto, erano state adombrate anche da una parte della maggioranza, avremmo potuto esprimere, attraverso un voto in Assemblea, questo nostro atteggiamento. Siamo invece costretti, per le ragioni che ho ricordato, a dichiararci contrari ad una misura la cui caratteristica fondamentale è quella di aggravare lo spirito e in qualche caso l'applicazione delle norme della legge Bossi-Fini; una legge in relazione alla quale, in questo e nell'altro ramo del Parlamento, abbiamo ampiamente espresso il nostro giudizio negativo e la nostra preoccupazione. (Applausi dai Gruppi DS-U e Misto-RC).