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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 25/09/2002


BATTISTI (Mar-DL-U). Signor Presidente, ovviamente sono d'accordo e sulla stessa linea delle dichiarazioni fatte dal collega Petrini. Credo che abbiamo il dovere di conservare un minimo di speranza che il disegno di legge in esame tra oggi e domani, presumibilmente, venga modificato almeno in qualche parte, accogliendo alcune delle sollecitazioni che il centro-sinistra ha rivolto contro questo provvedimento. Dico che abbiamo il dovere di sperare perché in realtà credo che questo non avverrà, anche perché ci troviamo di fronte ad un problema.

È ovvio che il provvedimento che stiamo discutendo fa parte di una politica generale, cioè la politica dell’immigrazione, e ha di fronte un problema oggettivo che non esiste, naturalmente, soltanto da noi, un problema reale e concreto. E allora, di fronte ad esso e di fronte alle dichiarazioni - che non ripeterò, anche per pudore - che ha letto prima il collega Petrini, e a tantissime altre che abbiamo ascoltato e che sono elementi ispiratori di una politica dell’immigrazione, io credo che si scontrino inevitabilmente due culture, due visioni del mondo, due modi di affrontare un problema grave che non risolveremo né con questa legge, né con altre che si ispirano agli stessi criteri.

Esiste una rilevante parte del mondo che soffre di fame, di mancanza di lavoro e di democrazia, di condizioni di vita disumane, ed esiste una piccola parte del mondo, quella in cui noi abbiamo la fortuna di vivere, che gode invece di tutt’altro sistema, gode di ricchezza, di benessere e di sistemi democratici. Il solo pensare che con una legge riusciremo ad evitare il fenomeno dell’immigrazione è o stupido o propagandistico: non la fermeremo certo con questo!

È vero, altresì, che non possiamo immaginare di non fare nulla o di non essere attivi nei confronti di questo problema. Probabilmente dobbiamo regolamentare le situazioni, dobbiamo intervenire là dove esse sono più urgenti e più gravi. Ma qui si è fatto altro fino ad oggi. In realtà, abbiamo assistito già in questi mesi ad una gestione della politica dell’immigrazione che si è trasformata in un bollettino di guerra.

Con il passare dei giorni ci stiamo abituando, nell’accendere il televisore per ascoltare il telegiornale della sera, ad apprendere quanti morti ci sono stati a Lampedusa piuttosto che da qualche altra parte, avendo quasi la sensazione che contiamo i morti e le persone che sbarcano più come cose che come esseri in carne ed ossa, che vengono da Paesi dove li insegue la morte e la fame; e vengono accolti a suon di carrette del mare, di drammi che tutti i giorni possiamo constatare.

Assistiamo a proclami, per cui non si sa come le forze dell’ordine, la Marina, o la polizia domani controlleranno le tante situazioni difficili di sbarco in questo Paese. La realtà, invece, è molto diversa. Vi è una politica di continua propaganda, che insiste sulla paura, pur comprensibile, pur legittima, degli italiani, e che dà numeri errati, dati sbagliati per fomentare la paura e giustificare una politica il cui unico vantaggio è quello di trarre un effimero - credo e spero - consenso.

La semplice lettura dei dati del Ministero dell’interno ci indica che i visti d’ingresso nel 2001 sono diminuiti; gli stessi dati dimostrano che gli extracomunitari rappresentano circa il 2,8 per cento della popolazione del nostro Paese, cioè abbiamo uno straniero ogni 38 residenti. Sono dati che stanno a dimostrare in primo luogo che in Italia non c’è nessuna emergenza immigrazione, ed in secondo luogo che gli indicatori che potevano destare maggiore preoccupazione si sono ridotti nel 2001.

Altro elemento pubblicitario è quello che accosta l’extracomunitario alla delinquenza; è un dato che nessuno studioso della materia prende in considerazione. In quanto a percentuali, siamo a livelli da prefisso telefonico; c’è una giustizia che non funziona, questo è il fatto, ma non vi è un dato di emergenza criminalità derivante dall’immigrazione.

Il CNEL ci dice poi che la prevalente quota di presenza irregolare riguarda immigrati entrati nel Paese regolarmente e non da clandestini, che hanno trovato poi una serie di difficoltà a legalizzare la propria posizione. Ecco perché una legge anziché un’altra può incidere nel sistema, ma certamente non quella che è oggi in discussione.

Come pensiamo di regolare questa materia o di renderla governabile se noi, come abbiamo già fatto, riduciamo da dodici a sei mesi la validità del permesso di soggiorno, se aumentiamo da cinque a sei anni il tempo per ottenere la carta di soggiorno, se aggraviamo il problema dei ricongiungimenti familiari e ridiscutiamo il diritto di asilo? Sono elementi normativi che produrranno più immigrazione, che faranno aggravare sempre più questo fenomeno.

E tutto ciò accanto alla più grande sanatoria che sia mai stata fatta in questo Paese. Quello che mi offende, e credo offenda molte persone, è che quando parliamo di questa sanatoria facciamo riferimento alle forze di lavoro come se fossero strumenti che si possono spostare da una parte ad un’altra. Ci dimentichiamo che stiamo parlando di persone, con le loro famiglie, i loro sentimenti e le problematiche che si portano appresso. Ho sentito di proposte di rappresentanti della Lega, che tutt'al più suggerivano di organizzare dei charter per portare i lavoratori extracomunitari nel paese, farli lavorare, e farli ripartire subito dopo, nemmeno fossero bestie da soma.

Credo allora che dobbiamo avere il dovere di sperare che nelle prossime ventiquattro ore la ragionevolezza porti a qualche mutamento di questo provvedimento. Se così non sarà, se il disegno di legge rimarrà quello che è, questa parte politica ritiene che dovrete assumervi interamente la responsabilità di andare verso un nuovo disastro sul piano dell’umanità, dell’efficienza e degli interessi, non solo dei lavoratori che vengono in questo Paese ma anche degli italiani che ci vivono.

Quest'estate sono stato a Lampedusa nei giorni in cui si verificavano i primi sbarchi. Ebbene, in quell'occasione, la vostra capacità di organizzazione ha fatto saltare i nervi a tutti: agli immigrati, che sono stati ospitati in 400-500 in un centro di accoglienza per 76 persone; a chi vive di turismo in quell’isola che ha visto modificata la propria immagine; ai molti turisti che non hanno potuto prendere il loro traghetto, perché con questo veniva fatto altro. Abbiamo speso decine di migliaia di euro; ho presentato un’interrogazione per sapere quanto è stato speso affittando due Hercules C-130. Vi erano condizioni sanitarie che non esistono nemmeno in un canile.

E allora, o questa legge garantirà un minimo di speranza per i nostri valori o la responsabilità di questo disastro ve la prenderete per intero. (Applausi dei Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà.