BRUTTI Massimo (DS-U). In questa fase della crisi irachena il principale rischio è rappresentato dal fatto che la comunità internazionale possa considerare scontato l'uso della forza, anche a livello preventivo, nonostante le incertezze finora espresse; anche per questo è superficiale ed illogico attendersi che la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU preveda le condizioni per il ricorso all'intervento armato, dal momento che il leader iracheno ha dichiarato di accettare le ispezioni sul suo eventuale riarmo, che non è stata ancora dimostrata l'esistenza di armi di distruzione di massa e soprattutto che non è suffragato da certezze il sospetto di un legame tra l'Iraq e l'organizzazione terroristica Al Qaeda. Occorre al contrario definire le condizioni, le modalità e i tempi del controllo ispettivo dell'ONU, rifiutando la dottrina strategica della guerra preventiva statunitense, che non solo non rafforza l'ordine internazionale ma è dannosa per gli stessi Stati Uniti. In tale quadro, è stato inopportuno il riferimento del Presidente del Consiglio ad un esplicito attacco armato nei mesi di gennaio o febbraio in alcune dichiarazioni rese alla stampa, tanto più perché le stesse non erano supportate da una posizione comune europea, né da una decisione del Parlamento italiano; analoghe considerazioni valgono per l’annunciato invio di mille alpini in Afghanistan. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e Misto-Com. Congratulazioni).