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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 25/09/2002


Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
sulla questione irachena e sul Vertice di Pratica di Mare e conseguente discussione

PRESIDENTE. Poiché il Presidente del Consiglio ha chiesto un breve rinvio a causa del protrarsi degli incontri di Stato con il Presidente federale e le autorità di Governo della Repubblica d’Austria, sospende la seduta per 30 minuti.

La seduta, sospesa alle ore 16,06, è ripresa alle ore 16,43.

PRESIDENTE. Dà la parola al Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim.

BERLUSCONI, presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri ad interim. I colloqui odierni con il presidente federale austriaco Klestil hanno avuto per oggetto principalmente i temi relativi alla costruzione delle nuove istituzioni europee, nell'auspicio di poter giungere alla stipula, nel semestre di Presidenza italiana, di un nuovo Trattato che faccia dell’Unione europea un soggetto politico autorevole, capace di confrontarsi in spirito di leale amicizia con gli Stati Uniti e di cooperare alla realizzazione di un quadro internazionale di stabilità e pace. Proprio le inquietudini circa la sicurezza mondiale presenti nell'opinione pubblica impongono alla classe politica italiana uno sforzo di convergenza, evitando divisioni faziose, contrarie all'interesse nazionale ed allo spirito delle alleanze dall'Italia liberamente scelte e confermate nella storia repubblicana. Giocare con le ansie collettive alla caccia di vantaggi di parte costituirebbe un esercizio politico irresponsabile e controproducente, specie alla luce dei risultati importanti ed internazionalmente riconosciuti conseguiti con la partecipazione italiana, sancita un anno fa dall’ampio voto favorevole del Parlamento, alla coalizione contro il terrorismo che ha consentito di smantellare il regime politico talebano, di sradicare la rete terroristica presente in Afghanistan e di avviare in quella regione un processo di stabilizzazione democratica, nonché di neutralizzare centri logistici e di reclutamento del terrorismo presenti in Italia e di congelare ingenti risorse destinate al finanziamento dell'eversione internazionale. La stessa saggezza e la prudenza che hanno animato il Governo e la classe dirigente nazionale dopo l'11 settembre spingono oggi a non rimanere inerti di fronte alla minaccia per la comunità internazionale costituita dal regime politico dittatoriale iracheno, che sta procedendo, come dimostrato dagli elementi di prova in possesso dei Governi dellAlleanza occidentale ed in parte resi noti ieri dal primo ministro britannico Blair, alla realizzazione di strumenti di sterminio chimici e batteriologici e alla costruzione entro pochi mesi dell'arma nucleare, in spregio delle decisioni e delle sanzioni delle Nazioni Unite e dello stesso regime di ispezioni instaurato dopo la Guerra del golfo ma entrato in crisi fin dal 1998. E’ dunque necessario realizzare, su basi multilaterali, una coalizione che imponga all'Iraq il rispetto scrupoloso della nuova risoluzione cui il Consiglio di sicurezza sta lavorando, nella quale dovranno essere indicati dettagliatamente gli atti che il Governo di Baghdad dovrà compiere per garantire la comunità internazionale, nonché i tempi entro cui compierli, e dovranno essere definite le condizioni per l'uso misurato della forza di fronte ad eventuali inadempienze. Cosciente che il rifiuto della guerra quale strumento di offesa sancito come principio nella Carta costituzionale corrisponde al sentimento profondo degli italiani e consapevole dei rischi di un conflitto nell'area mediorientale, il Governo intende adoperarsi per scongiurare l’uso delle armi o un'azione unilaterale da parte degli Stati Uniti. Ma la minaccia che una rete terroristica alimentata da complicità statuali ha dimostrato di poter rappresentare per la vita e per la libertà di tutte le Nazioni democratiche ed i rischi connessi alla diffusione nel mercato internazionale del terrore di armi di distruzione di massa impongono all’Italia non soltanto la prosecuzione dell'impegno ad espandere la democrazia attraverso gli stimoli allo sviluppo e la lotta alla povertà, ma anche il perseguimento di linee di intervento responsabili ed indipendenti, inserite in una linea d'azione europea e collocate nel quadro della storica alleanza con gli Stati Uniti, poiché questo rappresenta oltre che un dovere morale, un preciso interesse nazionale ed anche il vero interesse sovranazionale dell’Unione europea.

Per quanto riguarda il vertice di Pratica di Mare, non vi è dubbio che esso abbia costituito un prestigioso successo diplomatico del Governo italiano, che ha operato con tenacia per superare i timori russi e le perplessità degli Stati Uniti e di altri Paesi membri della Nato al fine di giungere alla costituzione di un nuovo Consiglio nel quale la Federazione russa fosse chiamata a partecipare a pieno titolo, conseguendo lo storico risultato di legare il destino di Mosca a quello dell'Occidente. L'azione del Governo ha garantito all'Italia un evidente ed inconfutabile aumento di prestigio a livello internazionale, assegnandole definitivamente il ruolo che le è dovuto, quale socio fondatore e terzo contribuente dell’Unione europea, quinta potenza industriale, sesto membro contribuente delle Nazioni Unite e terza Nazione al mondo per uomini impegnati in operazioni di pace autorizzate dall’ONU. Ciò avrà rilevanti ricadute anche per l'economia nazionale ed in tale quadro è stato avviato un mutamento di filosofia nell'azione diplomatica italiana, dando direttiva al corpo diplomatico di sostenere il made in Italy e di documentare i risultati conseguiti in termini di aumento delle esportazioni, di ingresso delle aziende italiane nei mercati esteri e di aumento dei capitali investiti e dei flussi turistici in Italia.

Il nuovo ruolo dell'Italia si caratterizza anche per i rapporti instaurati con i Paesi del Centro Europa per i quali essa costituisce non solo un modello economico, ma anche il più impegnato sostenitore dello sforzo di ingresso nella Nato e nell'Unione europea. Analogo ruolo di Paese di riferimento l'Italia intende svolgere nel Mediterraneo ed a tale scopo potranno risultare particolarmente utili i rapporti interpersonali che si stanno instaurando con le massime autorità dei Governi dell’area. (Vivi, reiterati applausi dai Gruppi FI, AN, UDC:CCD-CDU-DE, LP e Aut, dei senatori Carrara, Del Pennino e Crinò. Molte congratulazioni).

ANGIUS (DS-U). Stante la gravità della crisi irachena e l'allarme nell'opinione pubblica, invita a rinviare il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio relative al vertice di Pratica di Mare, di cui i senatori sono stati informati in un secondo tempo.

PRESIDENTE. Nella seduta pomeridiana di ieri è stata data completa informazione all'Assemblea sui contenuti delle odierne comunicazioni del Presidente del Consiglio. Non vi è peraltro alcun impedimento ad affrontare anche in altra occasione il dibattito sul vertice di Pratica di Mare.

Dichiara aperta la discussione. Comunica che l'intervento del senatore Cossiga, originariamente non previsto, impone una rimodulazione dei tempi a disposizione del Gruppo Misto. (Commenti dai Gruppi Misto-Com, Misto-RC e UDC:CCD-CDU-DE).

COSSIGA (Misto). Apprezza la sensibilità dimostrata dal Presidente del Consiglio nel riferire tempestivamente al Parlamento sulla crisi irachena ma invita ad un'analisi approfondita delle cause reali che spingono gli Stati Uniti in direzione di un intervento militare. Questo infatti non appare dettato dalla connivenza dell'Iraq con il terrorismo islamico, essendo quel Paese uno dei più laici dell'Islam, bensì dalle preoccupazioni circa l'egemonia di un dittatore quale Saddam Hussein nell'area mediorientale. L'Italia deve dunque valutare con realismo l'opportunità di un attacco militare all'Iraq, che pure sarebbe legittimo stante la limitata efficacia degli interventi dell'ONU, senza prescindere dal dettato costituzionale secondo cui l'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. (Applausi).

CARRARA (Misto-MTL). L'Italia deve spendere il prestigio conquistato a livello internazionale nella ricerca di una soluzione diplomatica in seno alle Nazioni Unite, volta a reprimere la politica di minaccia dell'Iraq. L'obiettivo di un eventuale uso delle armi, in caso di fallimento della soluzione diplomatica, deve essere quello del rovesciamento della leadership irachena in direzione di una maggiore stabilità politica dell'area. (Applausi dai Gruppi FI e LP).

DEL PENNINO (Misto-PRI). I repubblicani concordano sulla necessità di giungere ad una nuova risoluzione dell'ONU che indichi in dettaglio le condizioni, tra cui un eventuale uso misurato della forza, che garantiscano l’effettivo disarmo dell'Iraq. Condivide altresì il richiamo del Presidente del Consiglio alla storica alleanza con gli Stati Uniti, in particolare di fronte alla sfida terroristica, che pone l'Italia in sintonia con la politica estera della Gran Bretagna ed invita pertanto ad esercitare un ruolo a livello europeo in tale direzione. (Applausi dal Gruppo FI).

MARINO (Misto-Com). I Comunisti italiani si oppongono con forza a qualsiasi ipotesi di intervento preventivo nei confronti dell'Iraq, la cui accettazione delle ispezioni ONU senza condizioni mostra il vero obiettivo della politica americana, quello cioè di rovesciare il regime di Saddam Hussein per controllare la produzione del petrolio in quella zona. Peraltro, un intervento armato contribuirebbe ad aumentare la frattura tra l'Occidente e i Paesi islamici e ad innescare ulteriori atti terroristici. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, DS-U, Verdi-U e Misto-RC)

MALABARBA (Misto-RC). Il Presidente del Consiglio ha manifestato totale acquiescenza nei confronti della politica aggressiva degli Stati Uniti, mossi dall'unico motivo di giungere al controllo delle risorse energetiche che solo può assicurare il mantenimento in vita del modello occidentale. Non si può non tenere conto che l'Iraq – che ha già subito un lungo embargo - si è dichiarato disponibile ad accogliere gli ispettori ONU senza condizioni e pertanto l'Italia dovrebbe quanto meno dichiarare l'indisponibilità a partecipare a qualsiasi azione armata nei confronti di quel Paese, mettendo piuttosto a disposizione personale qualificato per l'ispezione. (Applausi dai Gruppi Misto-RC, Misto-Com, DS-U e Verdi-U).

FABRIS (Misto-Udeur-PE). Lamenta il poco tempo a disposizione del Gruppo Misto, ulteriormente ridotto dall'intervento non concordato del senatore Cossiga. I senatori dell'Udeur ritengono che il valore della politica debba prevalere sull'uso delle armi nella ricerca di soluzioni diplomatiche all'interno dell'ONU e pertanto invitano il Presidente del Consiglio ad attivarsi in tale direzione in quanto, pur non dimenticando l'amicizia dell'Italia con gli Stati Uniti, le posizioni politiche del Governo americano potrebbero determinare conseguenze di portata non calcolabile.

MARINI (Misto-SDI). Avanza una protesta nei confronti della decisione del Presidente – non rispettosa delle prerogative dei Gruppi - di ridurre il tempo a disposizione del Gruppo Misto per consentire l'intervento del senatore Cossiga, senza che ciò fosse stato preventivamente concordato. Le decisioni riguardanti l'eventuale intervento armato devono essere assunte da un organismo internazionale, come accaduto per i precedenti interventi in Kosovo e in Afghanistan, ed essere motivate dai gravi pericoli per l'equilibrio internazionale. Auspica quindi che l'Italia si attivi per una decisione in seno all'ONU, evitando una partecipazione unilaterale all'intervento militare americano che creerebbe una grave frattura non solo con il mondo islamico ma anche all'interno dell'Europa. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).

SCALFARO (Misto). Allo stato dei fatti deve essere espresso un fermo rifiuto rispetto all'ipotesi di una guerra di difesa preventiva (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI, Misto-RC e Misto-Com) e allo stesso tempo va ribadito che il rafforzamento di un'alleanza libera, fedele e paritaria con gli Stati Uniti, nonché il legame europeo, sono i capisaldi della politica estera italiana. (Il senatore Scalfaro richiama l'attenzione del Presidente del Consiglio. Richiami del Presidente al senatore Lauro che conversa con il Prsidente del Consiglio. Proteste dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI, Misto-Com e Misto-RC). Visto che l'articolo 11 della Costituzione non consente una guerra di difesa preventiva, auspica che il Presidente del Consiglio sappia adempiere al difficile compito di difendere congiuntamente, nel rispetto del diritto, le alleanze del Paese e la pace. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U, Aut, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI, Misto-RC e Misto-Com. Molte congratulazioni).

FRAU (Aut). In una situazione internazionale che pone rilevanti e delicati problemi, quali una valutazione delle condizioni di legittimità di una guerra di difesa preventiva, ma anche la considerazione dei rischi che un atteggiamento accondiscendente nei confronti del dittatore iracheno potrebbe avere sulla pace, il criterio cui ispirarsi è la ricerca del più ampio consenso internazionale e quindi di scelte condivise, che assicurino di circoscrivere il conflitto ed evitino allo stesso tempo un’arbitraria estensione dell'utilizzo del concetto di difesa preventiva. Sono infatti numerosi gli elementi di incertezza, dal diverso orientamento dei principali Paesi europei (situazione che desta notevole preoccupazione), al ruolo dell'ONU, fino alle conseguenze sul conflitto israelo-palestinese, senza dimenticare che probabilmente l'Iraq non è l'unico Paese a sostenere il terrorismo. (Applausi dal Gruppo Aut e del senatore Cambursano).

BOCO (Verdi-U). Il Gruppo dichiara il proprio convinto rifiuto della guerra, una scelta che avrebbe dovuto compiere anche il Presidente del Consiglio, il quale, anziché sottomettersi agli Stati Uniti, dovrebbe piuttosto valutare gli interessi del Paese alla luce delle devastanti conseguenze che l’intervento militare potrebbe provocare nell'area mediorientale, sul conflitto israelo-palestinese e sulla lotta al terrorismo internazionale. Il Presidente del Consiglio non ha voluto recepire i dubbi e le contrarietà che a livello internazionale sono stati espressi, anche tra i Paesi arabi moderati, sull'intervento armato preventivo e sui costi insostenibili per la comunità internazionale, e ha accettato le conclusioni del rapporto letto da Blair alla Camera dei Comuni, che è invece giudicato insufficiente dagli esperti militari. L'intervento militare non è giustificato dalla pericolosità di Saddam Hussein, ma è finalizzato al controllo da parte degli Stati Uniti di un Paese che detiene le più ingenti riserve mondiali di petrolio dopo l'Arabia Saudita. La crisi irachena, al contrario, deve essere risolta rafforzando il percorso previsto dalle risoluzioni dell'ONU: se le ispezioni rigorose e puntuali dimostreranno la ripresa della produzione di armi di sterminio, la comunità dovrà rimodulare l'impianto sanzionatorio, renderlo più efficace e sostenere una vera opposizione a Saddam Hussein. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL-U e Misto-RC. Congratulazioni).

MORO (LP). L'Occidente deve rispondere alla sfida portata ai suoi fondamentali interessi e valori, che sono la sicurezza e il rispetto della propria identità culturale. In sintonia con il dettato costituzionale, ritiene che debbano essere ricercate tutte le possibili soluzioni per una composizione diplomatica della crisi irachena, tuttavia nella consapevolezza che nessuna norma vigente impedisce all'Italia di difendersi da una minaccia e che Saddam Hussein è pericoloso e pertanto deve essergli impedito di disporre di armi di distruzione di massa. Sollecita infine il Presidente del Consiglio, nella sua qualità di ministro degli esteri ad interim, a proseguire nell'annunciata riforma della diplomazia, che deve contribuire alla promozione e alla difesa dell'identità del Paese, stigmatizzando le critiche che alcuni ambasciatori hanno espresso nei riguardi della stessa riforma. (Applausi dai Gruppi LP e FI e del senatore Grillotti. Congratulazioni).

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Lo scenario internazionale determinatosi a seguito del crollo dell'Unione Sovietica e dell'avvento della globalizzazione pone in luce l'esigenza di un nuovo diritto internazionale e di nuovi istituti, capaci di coordinare la cultura della globalizzazione con la solidarietà e di garantire l'equilibrio tra l’aspirazione alla pace e la necessità, in determinate situazioni, di interventi armati decisi dalla comunità internazionale. In tale nuovo quadro l'Italia deve mantenere come punto di riferimento la convergenza con gli orientamenti di fondo degli Stati Uniti, ricercando al contempo l'unità europea - che per ora non si è realizzata - e salvaguardando l'obiettivo della sicurezza nel mondo. Pertanto, va superata un'impostazione che contrappone astrattamente la pace alla guerra, in quanto la comunità internazionale deve valutare, in ciascuna specifica situazione, se vi siano le condizioni per un legittimo intervento militare, in quanto unico strumento possibile per la salvaguardia della pace, e quali deliberazioni degli organismi internazionali siano necessarie per addivenire a tale decisione. (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI, AN e LP e del senatore Carrara. Congratulazioni).

DANIELI Franco (Mar-DL-U). Esprime soddisfazione per la presenza dell'onorevole Berlusconi in un ramo del Parlamento, piuttosto inconsueta ma importante soprattutto per il suo ruolo di Ministro degli esteri, avendo egli assunto recentemente impegni politici rilevanti senza alcun mandato parlamentare preventivo. Sulla questione irachena, nessuno può disconoscere la pericolosità di Saddam Hussein, dimostrata anche nell’azione di repressione contro la popolazione curda, peraltro ben nota agli osservatori occidentali; il punto centrale è che la risoluzione del Consiglio di sicurezza sull'accertamento dell'eventuale esistenza di armi di distruzione di massa non può essere attuata con il ricorso all'intervento armato e, tantomeno, con un'azione unilaterale e preventiva da parte degli Stati Uniti, che potrebbe legittimare nel futuro ulteriori iniziative non concordate. Al contrario, occorre rafforzare e dotare di strumenti adeguati l’ONU, con iniziative unitarie a livello europeo, senza tentennamenti legati a convenienze o a strategie contingenti, per raggiungere i risultati perseguiti nella lotta al terrorismo con l’ampia cooperazione internazionale creatasi dopo gli attentati del 11 settembre; solo in tal modo, e superando le divergenze che si sono determinate su specifici aspetti, come in materia di difesa dell'ambiente o per l'istituzione della corte penale internazionale, si potranno superare gli estremismi che fomentano le crisi regionali. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U, Aut e Misto-Com. Congratulazioni).

NANIA (AN). La questione su cui occorre fare chiarezza e su cui è auspicabile una presa di posizione della sinistra riguarda la necessità di disarmare un regime che rappresenta un pericolo per la pace e la sicurezza internazionali; solo successivamente agli accertamenti degli ispettori dell'ONU e all'eventuale rifiuto da parte del Governo iracheno di procedere al disarmo si dovrà dibattere sull'uso della forza. Tutta la popolazione italiana, e non solo la sua maggioranza come afferma l'onorevole D'Alema, è contraria al ricorso alla guerra; semmai, come riconosce Tony Blair, uno dei leader della sinistra europea, la necessità di un intervento armato si dovrà porre a difesa del sistema democratico occidentale e non a sostegno degli Stati Uniti. Pur concordando sull'opportunità che l'Europa esprima una posizione unitaria, non si può disconoscere che negli ultimi tempi e soprattutto dopo il vertice di Pratica di Mare l'Italia ha assunto un ruolo di maggiore peso. La risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU dovrà quindi prevedere la possibilità di un'apertura ai principi democratici da parte irachena, così com’è accaduto in Russia, anche al fine di combattere il terrorismo; e per questa finalità, ossia per la libertà e la sicurezza dei cittadini, il Governo italiano è pronto a pagare il prezzo della difesa della democrazia. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC:CCD-CDU-DE e LP. Congratulazioni).

BRUTTI Massimo (DS-U). In questa fase della crisi irachena il principale rischio è rappresentato dal fatto che la comunità internazionale possa considerare scontato l'uso della forza, anche a livello preventivo, nonostante le incertezze finora espresse; anche per questo è superficiale ed illogico attendersi che la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU preveda le condizioni per il ricorso all'intervento armato, dal momento che il leader iracheno ha dichiarato di accettare le ispezioni sul suo eventuale riarmo, che non è stata ancora dimostrata l'esistenza di armi di distruzione di massa e soprattutto che non è suffragato da certezze il sospetto di un legame tra l'Iraq e l'organizzazione terroristica Al Qaeda. Occorre al contrario definire le condizioni, le modalità e i tempi del controllo ispettivo dell'ONU, rifiutando la dottrina strategica della guerra preventiva statunitense, che non solo non rafforza l'ordine internazionale ma è dannosa per gli stessi Stati Uniti. In tale quadro, è stato inopportuno il riferimento del Presidente del Consiglio ad un esplicito attacco armato nei mesi di gennaio o febbraio in alcune dichiarazioni rese alla stampa, tanto più perché le stesse non erano supportate da una posizione comune europea, da una decisione del Parlamento italiano; analoghe considerazioni valgono per l’annunciato invio di mille alpini in Afghanistan. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e Misto-Com. Congratulazioni).

CONTESTABILE (FI). E’ indubbio che negli ultimi tredici anni Saddam Hussein ha proceduto ad un riarmo con incredibile velocità, ricorrendo a molti sotterfugi per sfuggire agli ispettori dell'ONU, e certamente per scopi offensivi e non di difesa, considerata l’attitudine sanguinaria già dimostrata dal dittatore iracheno; in certi casi allora il ricorso alla politica non è sufficiente e occorre considerare la possibilità della guerra. La decisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che deve essere assunta possibilmente in tempi rapidi e in modo dettagliato, deve tener conto del debito di riconoscenza che i popoli italiano ed europeo hanno contratto con gli Stati Uniti per sconfiggere il nazismo ed il fascismo; si può considerare l'intervento contro il riarmo iracheno una guerra alla religione islamica e alla sua cultura, cui la civiltà occidentale deve molto sul piano letterario, filosofico, scientifico. Invece, occorre cogliere la novità della progressiva apertura alla democrazia e alla modernità che si intravede nella popolazione dell'area mediorientale, anche per sconfiggere le tendenze all'integralismo, contrarie alla tradizione islamica della tolleranza. La sua parte politica condivide quindi l'operato del Governo ed auspica che l'Italia faccia il suo dovere in un momento di grande tensione internazionale, convinta della comprensione dei cittadini. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC:CCD-CDU-DE e LP. Congratulazioni).

BERLUSCONI, presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri ad interim. Desidera puntualizzare che obiettivi del Governo sono la ricerca di una posizione comune all'interno dell’Unione europea, scongiurando al contempo una divaricazione tra questa e gli Stati Uniti, nonché l’allontanamento il più possibile dell’ipotesi del conflitto armato, le cui condizioni devono comunque essere stabilite con precisione da una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Inoltre, la Farnesina sta esaminando le modifiche da proporre al Piano Marshall per la Palestina, che comunque è stato depositato in varie sedi internazionali, mentre la decisione di inviare mille alpini in Afghanistan, pur rientrando nelle operazioni di Enduring Freedom, cui il Parlamento ha già aderito, sarà comunque sottoposta all’attenzione delle Aule parlamentari. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC:CCD-CDU-DE e LP e del senatore Carrara. Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri e sospende brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle ore 19,10, è ripresa alle ore 19,18.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI