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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 25/09/2002


Intervento integrale del senatore Fabris nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla questione irachena e sul vertice di Pratica di Mare

Signor Presidente, Signor Presidente del Consiglio, colleghi, il discorso del presidente Berlusconi oggi qui al Senato non ci lascia completamente soddisfatti ma ci tranquillizza rispetto alle inquietudini nuove di rischi di guerra di questi giorni. Riteniamo, come Gruppo UDEUR, come parte della classe politica di questo Paese, da moderati e da credenti, che la cultura del dialogo debba avere sempre il sopravvento su ogni altra ragione, ancor di più in questo particolare momento, a fronte di un quadro internazionale estremamente preoccupante.

Il valore e il ruolo della politica possono e debbono consentire però il miglior uso della ragionevolezza, e il principio del dialogo tornare ad essere preponderante nelle nostre scelte. Occorre dunque lavorare sulla convergenza delle opinioni reciproche per arrivare ad un intento comune. Nell'attuale situazione dobbiamo certo essere molto attenti a non aumentare le distanze che oggi esistono tra l'Europa e gli Stati Uniti d'America. Anche se tra amici veri, e qui non giochiamo a chi è più filoamericano, ci possono essere dissensi, se motivati e sentiti. Ecco perché il percorso che ci aspetta è molto stretto e irto di difficoltà e occorre quindi valutare attentamente i futuri passaggi tentando, quanto più possibile, di mantenerci in sintonia con gli altri Paesi europei su una posizione comune che auspichiamo pienamente condivisa e che preveda una soluzione multilaterale utile a determinare la cooperazione piena dell'Iraq con l'ONU, senza restrizioni e condizione alcuna per il lavoro degli ispettori.

Sappiamo che il nostro Paese sarà chiamato ad assumere delle decisioni in merito a tutto questo e sappiamo bene che tali responsabilità appartengono al Parlamento.

Alcuni orientamenti che oggi emergono nell'Amministrazione americana sul piano della politica internazionale e della sicurezza potrebbero portare conseguenze la cui entità, anche sui nuovi assetti del mondo, oggi non riusciamo a calcolare.

La possibilità che gli Stati europei si presentino sì come alleati e partner ma slegati da ogni possibile solidarietà e comunitarietà politica di interessi e di valori dovrebbe farci riflettere tutti.

In questo panorama dobbiamo allora valutare i passaggi che la nostra diplomazia dovrà compiere rispetto alla situazione di crisi internazionale che ci è davanti. Per questo motivo chiediamo a lei, onorevole Berlusconi, e al suo Governo di prendere ogni decisione nell'ambito delle risoluzioni che saranno approvate dall'ONU.

Le chiediamo con forza di moltiplicare gli sforzi per rendere possibile una posizione comune della UE, sovrapponendola ad ogni altro rapporto bilaterale.

Le chiediamo di fare ogni sforzo possibile per impedire qualsiasi azione militare preventiva o a largo raggio.

Le chiediamo di trovare, con gli strumenti della politica, gli spazi per evitare la guerra.

Le chiediamo di non impegnare il nostro Paese a concorrere in un conflitto che può essere evitato; "la guerra non è ineluttabile" ha detto solo poche ore fa il presidente Chirac, rendendo più pregnante un insieme di elementi fatto di scelte politiche, di pressioni di dure sanzioni di ispezioni vere che servano a modificare le strategie del regime iracheno in ordine ai controlli e ad un disarmo oggi ancor di più necessario e che dobbiamo fare imporre a Saddam Hussein.

Ecco perché, mentre chiediamo al Governo di proseguire l'impegno di polizia militare, di intelligence, per debellare le organizzazioni terroristiche integralistiche, chiediamo al Governo di impegnarsi con maggiore slancio affinché, nelle sedi più opportune, venga decisa e attuata nei confronti dei Paesi meno sviluppati economicamente una politica di sostegno, piuttosto che ricorrere alla scorciatoia di azioni come quella prospettata per l'Iraq.

Solo se ci comporteremo cosi, infatti, riusciremo a sconfiggere il terrorismo e le dittature che trovano terreno fertile nelle masse oppresse, tra coloro che non hanno più alcuna speranza: diamo loro un futuro meno incerto, così facendo assicureremo al mondo intero, ai nostri connazionali, ai nostri figli un futuro migliore.

Un'ultima cosa, fuori sacco, come ha fatto lei. Mi rifiuto di credere che il Vertice di Pratica di Mare sia ridotto ad un avvenimento i cui risultati ci serviranno per rafforzare il nostro export, il made in Italy e fissare i traguardi, gli obiettivi di vendita, a fini valutativi per i nostri ambasciatori.

Sen. Fabris