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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 230 del 01/08/2002


TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, la ringrazio in modo particolare - ed è un ringraziamento vero e non di circostanza - perché so quanto anche lei abbia operato affinché questa discussione avesse luogo. Desidero quindi riconoscerle questo merito.

Per la verità, anche in Commissione ambiente, quando proposi in sede di Ufficio di Presidenza che la Commissione richiedesse un affare assegnato - si chiama così - tutti i colleghi, a cominciare dal presidente Novi, furono d’accordo nel riconoscere l'opportunità e la necessità della discussione di una mozione è certamente rivolta al nostro Governo, ma tesa a far sì che esso a Johannesburg faccia - lo dico con parole comprensibili a tutti - una "bella figura".

La mozione ha come obiettivo che le grandi questioni ambientali che in quella sede si dovranno trattare - le quali non sono solamente ambientali, ma sono legate anche alla povertà, alla fame, all'emarginazione, alla desertificazione, alla biodiversità - vengano da noi affrontate, anche in quella sede, secondo alcuni principi che hanno ormai conquistato il comune sentire del nostro Paese, che fa parte dell'Europa. All'interno dell'Europa, infatti, possiamo essere protagonisti, anche a Johannesburg, delle politiche ambientali che riguarderanno il nostro futuro.

Accolgo dunque con soddisfazione la possibilità di svolgere questa discussione. Voglio però tornare con la memoria a dieci anni fa, quando 41 giorni prima che si aprisse il summit di Rio de Janeiro, fummo costretti a presentarci, come anche nei giorni successivi, con un distintivo, così come oggi abbiamo una rosa appuntata sulla giacca per motivi molto diversi. Ogni giorno veniva infatti modificata la data di scadenza, entro la quale il nostro Parlamento doveva assumere una posizione.

Era la prima Conferenza mondiale che si teneva sui temi dell'ambiente, della natura, della sostenibilità. Affidavamo molte speranze a quella Conferenza, non solamente noi ambientalisti, noi Verdi. Era una questione che riguardava tutti i popoli della terra, soprattutto quelli che vedono depredate le proprie risorse e, a seguito di questa depredazione, vedono aumentare la loro povertà, vedono crescere i deserti che distruggono le colture, vedono scomparire, a causa delle inondazioni, le loro terre coltivabili, vedono le loro economie impoverirsi ulteriormente.

Si accese una grande speranza in quella occasione. Ho avuto la fortuna, in questi dieci anni, di poter partecipare a quella e alle successive conferenze. Ricordo con quanta delusione, ci ritrovammo a New York, cinque anni dopo Rio, a constatare che le grandi speranze coltivate cinque anni prima si erano rivelate illusioni, i grandi programmi si erano infranti contro una durissima realtà. Ancora una volta erano prevalsi i predoni della natura, i predoni dell'ambiente, i distruttori delle risorse naturali, coloro che continuano a sostenere una politica dissennata, che impoverisce la natura e con essa gli abitanti del pianeta.

Abbiamo cercato in questi anni di opporci a questa dissennata politica; lo abbiamo fatto con le nostre forze, ma sicuri di appartenere ad un grande movimento, molto trasversale, che fa della questione della sostenibilità il punto centrale di tutte le politiche.

Vorrei che non esistesse un Ministero dell'ambiente; vorrei che le politiche ambientali connotassero tutte le politiche degli altri Ministeri a cominciare da quello dell'economia e da quello degli esteri. È in questi ambiti infatti che si giocano le partite vere della questione ambientale. Non è un piccolo Ministero, con 900 impiegati, a poter cambiare le politiche dello sviluppo di un Paese come il nostro; e pensiamo a ciò che può avvenire in un Paese del terzo o del quarto mondo. Come si possano affrontare i problemi se essi non diventano problemi dell'economia? E che cosa possiamo fare se l'economia non sa misurarsi con tali questioni, oggi ineludibili?

Il Presidente ha voluto - ritengo giustamente - ridurre i tempi per discutere la nostra mozione. Noi diciamo alcune cose molto semplici. Si sostiene che a Johannesburg si svolgeranno discussioni secondo un programma definito dalla Presidenza, con una serie di riunioni successive, come se ne sono tenute nell'ultimo periodo in molte parti del mondo, perché così agiscono i nostri organismi internazionali.

Noi riteniamo che siano iniziative positive ma insufficienti per rispondere alle esigenze odierne del nostro pianeta, per rispondere ai grandi problemi di sete, desertificazione, fame, povertà, distruzione delle risorse naturali. Questi problemi stanno crescendo in modo esponenziale.

Abbiamo riconosciuto che con l'adozione e la ratifica da parte del Parlamento italiano del protocollo siglato a Kyoto è stato fatto un passo in avanti; ma si è trattato di un passo in avanti assolutamente modesto rispetto alle richieste avanzate, non già dai Verdi, bensì dagli scienziati, dalla scienza internazionale, che afferma la necessità di ridurre in maniera drastica, del 60 per cento, le emissioni di CO2 e degli altri gas serra, se vogliamo che il nostro pianeta non vada incontro al disastro.

Come non pensare che devono essere politiche di natura economica ed industriale, legate a modelli di sviluppo che possano intervenire in quei Paesi in fortissima trasformazione, come la Cina o anche altri del mondo di mezzo o del Terzo mondo, che perseguono anch’essi lo sviluppo? Occorre intervenire nei nuovi processi economici che dovranno riguardarli, perché non è pensabile che restino nella situazione attuale, in quanto le loro economie devono andare avanti e prosperare, ma non potranno farlo secondo un modello identico a quello che ha portato l’Occidente al disastro, al fallimento.

Abbiamo bisogno di rimediare ai guasti e ai disastri che noi stessi abbiamo provocato. Con questa convinzione ci siamo detti che certamente Johannesburg va bene. Anche se speriamo che lì si trovi un accordo - e sappiamo quanto è difficile perché ci sono grandi questioni in discussione - riteniamo che ciò non sia ancora sufficiente e che si debba fare di più. Sto pensando alle foreste, alle barriere coralline, alla biodiversità, ma anche all’acqua. Abbiamo toccato con mano anche noi il grande problema dell’acqua che investe talune Regioni del nostro Paese. Pensate a cosa sta accadendo in altri Paesi in cui l’acqua non è disponibile e quella poca che c’è è inquinata!

Natura, biodiversità, foreste - dicevo - evitando però che si giochi con tali questioni. Signor Presidente, e concludo, bisogna evitare di giocare con questi problemi, di tagliare la foresta primaria e di sostituirla con nuove piantagioni. Quella foresta primaria non riusciremo mai più a ricostituirla, e occorre evitare quel gioco sporco che stanno facendo alcune multinazionali che depredano le foreste del Terzo mondo.

Ebbene, in questa mozione abbiamo proposto alcune azioni aggiuntive e chiediamo al Governo e all’Assemblea di sostenere questa battaglia, che non è solo nostra ma è comune, a difesa del futuro di questi Paesi, del futuro del nostro pianeta, una battaglia vera per la civiltà duratura, fondata su un futuro sostenibile. (Applausi dai Gruppi Verdi-U e UDC:CCD-CDU-DE).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

E' iscritto a parlare il senatore Moncada. Ne ha facoltà.