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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 230 del 01/08/2002


Discussione e approvazione, con modificazioni, della mozione 1-00081 sulla Conferenza di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00081, sulla Conferenza di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile.

Colleghi, devo formulare una proposta riguardante i tempi di questa discussione. (Alcuni senatori continuano a non prendere posto).

Credo che ora le questioni oggetto di scontro politico siano concluse. Abbiamo all'ordine del giorno la discussione di una mozione che ritengo meriti di essere ascoltata; vi sono però tempi che dobbiamo rispettare se vogliamo svolgere - come ci si era impegnati - la discussione entro questa sera, non potendola rimandare ad altra seduta.

Quasi tutti i colleghi iscritti a parlare in discussione generale intendono prendere la parola anche in dichiarazione di voto. Per quanto riguarda l'organizzazione dei lavori, al fine di consentire lo svolgimento di una mozione che ha una scadenza, perché non avrebbe assolutamente senso rinviarla alla ripresa dei lavori, proporrei di concedere dieci minuti al presentatore, senatore Turroni, per illustrare la mozione, e cinque minuti ai senatori che si sono iscritti a parlare in discussione generale, e che intendono fare la dichiarazione di voto (i quali, tranne un caso, sono gli stessi) affinché venga svolto un unico intervento in discussione generale e per la dichiarazione di voto. Così facendo dovremmo riuscire a concludere per questa sera i nostri lavori.

Non facendosi osservazioni, considero accolta da parte dell'Assemblea la proposta testé illustrata, finalizzata esclusivamente a concludere lo svolgimento della mozione - ripeto - prima che abbia inizio la Conferenza.

Ha facoltà di parlare il senatore Turroni per illustrare la mozione n. 81.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, la ringrazio in modo particolare - ed è un ringraziamento vero e non di circostanza - perché so quanto anche lei abbia operato affinché questa discussione avesse luogo. Desidero quindi riconoscerle questo merito.

Per la verità, anche in Commissione ambiente, quando proposi in sede di Ufficio di Presidenza che la Commissione richiedesse un affare assegnato - si chiama così - tutti i colleghi, a cominciare dal presidente Novi, furono d’accordo nel riconoscere l'opportunità e la necessità della discussione di una mozione è certamente rivolta al nostro Governo, ma tesa a far sì che esso a Johannesburg faccia - lo dico con parole comprensibili a tutti - una "bella figura".

La mozione ha come obiettivo che le grandi questioni ambientali che in quella sede si dovranno trattare - le quali non sono solamente ambientali, ma sono legate anche alla povertà, alla fame, all'emarginazione, alla desertificazione, alla biodiversità - vengano da noi affrontate, anche in quella sede, secondo alcuni principi che hanno ormai conquistato il comune sentire del nostro Paese, che fa parte dell'Europa. All'interno dell'Europa, infatti, possiamo essere protagonisti, anche a Johannesburg, delle politiche ambientali che riguarderanno il nostro futuro.

Accolgo dunque con soddisfazione la possibilità di svolgere questa discussione. Voglio però tornare con la memoria a dieci anni fa, quando 41 giorni prima che si aprisse il summit di Rio de Janeiro, fummo costretti a presentarci, come anche nei giorni successivi, con un distintivo, così come oggi abbiamo una rosa appuntata sulla giacca per motivi molto diversi. Ogni giorno veniva infatti modificata la data di scadenza, entro la quale il nostro Parlamento doveva assumere una posizione.

Era la prima Conferenza mondiale che si teneva sui temi dell'ambiente, della natura, della sostenibilità. Affidavamo molte speranze a quella Conferenza, non solamente noi ambientalisti, noi Verdi. Era una questione che riguardava tutti i popoli della terra, soprattutto quelli che vedono depredate le proprie risorse e, a seguito di questa depredazione, vedono aumentare la loro povertà, vedono crescere i deserti che distruggono le colture, vedono scomparire, a causa delle inondazioni, le loro terre coltivabili, vedono le loro economie impoverirsi ulteriormente.

Si accese una grande speranza in quella occasione. Ho avuto la fortuna, in questi dieci anni, di poter partecipare a quella e alle successive conferenze. Ricordo con quanta delusione, ci ritrovammo a New York, cinque anni dopo Rio, a constatare che le grandi speranze coltivate cinque anni prima si erano rivelate illusioni, i grandi programmi si erano infranti contro una durissima realtà. Ancora una volta erano prevalsi i predoni della natura, i predoni dell'ambiente, i distruttori delle risorse naturali, coloro che continuano a sostenere una politica dissennata, che impoverisce la natura e con essa gli abitanti del pianeta.

Abbiamo cercato in questi anni di opporci a questa dissennata politica; lo abbiamo fatto con le nostre forze, ma sicuri di appartenere ad un grande movimento, molto trasversale, che fa della questione della sostenibilità il punto centrale di tutte le politiche.

Vorrei che non esistesse un Ministero dell'ambiente; vorrei che le politiche ambientali connotassero tutte le politiche degli altri Ministeri a cominciare da quello dell'economia e da quello degli esteri. È in questi ambiti infatti che si giocano le partite vere della questione ambientale. Non è un piccolo Ministero, con 900 impiegati, a poter cambiare le politiche dello sviluppo di un Paese come il nostro; e pensiamo a ciò che può avvenire in un Paese del terzo o del quarto mondo. Come si possano affrontare i problemi se essi non diventano problemi dell'economia? E che cosa possiamo fare se l'economia non sa misurarsi con tali questioni, oggi ineludibili?

Il Presidente ha voluto - ritengo giustamente - ridurre i tempi per discutere la nostra mozione. Noi diciamo alcune cose molto semplici. Si sostiene che a Johannesburg si svolgeranno discussioni secondo un programma definito dalla Presidenza, con una serie di riunioni successive, come se ne sono tenute nell'ultimo periodo in molte parti del mondo, perché così agiscono i nostri organismi internazionali.

Noi riteniamo che siano iniziative positive ma insufficienti per rispondere alle esigenze odierne del nostro pianeta, per rispondere ai grandi problemi di sete, desertificazione, fame, povertà, distruzione delle risorse naturali. Questi problemi stanno crescendo in modo esponenziale.

Abbiamo riconosciuto che con l'adozione e la ratifica da parte del Parlamento italiano del protocollo siglato a Kyoto è stato fatto un passo in avanti; ma si è trattato di un passo in avanti assolutamente modesto rispetto alle richieste avanzate, non già dai Verdi, bensì dagli scienziati, dalla scienza internazionale, che afferma la necessità di ridurre in maniera drastica, del 60 per cento, le emissioni di CO2 e degli altri gas serra, se vogliamo che il nostro pianeta non vada incontro al disastro.

Come non pensare che devono essere politiche di natura economica ed industriale, legate a modelli di sviluppo che possano intervenire in quei Paesi in fortissima trasformazione, come la Cina o anche altri del mondo di mezzo o del Terzo mondo, che perseguono anch’essi lo sviluppo? Occorre intervenire nei nuovi processi economici che dovranno riguardarli, perché non è pensabile che restino nella situazione attuale, in quanto le loro economie devono andare avanti e prosperare, ma non potranno farlo secondo un modello identico a quello che ha portato l’Occidente al disastro, al fallimento.

Abbiamo bisogno di rimediare ai guasti e ai disastri che noi stessi abbiamo provocato. Con questa convinzione ci siamo detti che certamente Johannesburg va bene. Anche se speriamo che lì si trovi un accordo - e sappiamo quanto è difficile perché ci sono grandi questioni in discussione - riteniamo che ciò non sia ancora sufficiente e che si debba fare di più. Sto pensando alle foreste, alle barriere coralline, alla biodiversità, ma anche all’acqua. Abbiamo toccato con mano anche noi il grande problema dell’acqua che investe talune Regioni del nostro Paese. Pensate a cosa sta accadendo in altri Paesi in cui l’acqua non è disponibile e quella poca che c’è è inquinata!

Natura, biodiversità, foreste - dicevo - evitando però che si giochi con tali questioni. Signor Presidente, e concludo, bisogna evitare di giocare con questi problemi, di tagliare la foresta primaria e di sostituirla con nuove piantagioni. Quella foresta primaria non riusciremo mai più a ricostituirla, e occorre evitare quel gioco sporco che stanno facendo alcune multinazionali che depredano le foreste del Terzo mondo.

Ebbene, in questa mozione abbiamo proposto alcune azioni aggiuntive e chiediamo al Governo e all’Assemblea di sostenere questa battaglia, che non è solo nostra ma è comune, a difesa del futuro di questi Paesi, del futuro del nostro pianeta, una battaglia vera per la civiltà duratura, fondata su un futuro sostenibile. (Applausi dai Gruppi Verdi-U e UDC:CCD-CDU-DE).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

E' iscritto a parlare il senatore Moncada. Ne ha facoltà.

MONCADA (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo vorrei rilevare che il senatore Turroni è come il dottor Jeckill e Mr. Hide. Spesso è Mr. Hide, ma stasera è il dottor Jeckill. Ha detto cose molto interessanti e sensate che io condivido totalmente. Come ambientalista lo ringrazio.

Ho letto la mozione presentata dal senatore Turroni, e devo dire che - a parte alcune enfatizzazioni, probabilmente da attribuire al ruolo politico dell’opposizione - ne condivido i temi trattati, la delusione che traspare per la lentezza con la quale vengono raggiunti certi traguardi, l’invito ad intensificare e accelerare i processi di un vero sviluppo sostenibile; quando dico "vero" intendo riferirmi ad uno sviluppo che sia nel contempo rispettoso dell’ambiente e dell’uomo.

E allora ci si augura che il Vertice di Johannesburg permetta di adottare un programma che dimostri obiettivi concreti, nonché che evidenzi gli strumenti necessari per la promozione dello sviluppo sostenibile a livello globale. La United Nation Millennium Declaration, i risultati dei lavori svolti dalla Commissione sviluppo sostenibile, l’Accordo di Monterrey, e gli Accordi multilaterali ambientali rappresentano il punto di riferimento per il programma di azione.

Riduzione della povertà, promozione dell’accesso alle risorse idriche e all’energia per miliardi di persone che attualmente non ne dispongono, promozione della salute e dell’accesso al servizi sanitari, promozione all’accesso all’informazione e all’educazione: queste sono le azioni per lo sviluppo che devono essere integrate nei programmi nazionali e internazionali per la protezione delle risorse naturali, la conservazione dell’energia, lo sviluppo di fonti rinnovabili, la diffusione delle migliori tecnologie disponibili.

Questi obiettivi e azioni, che soli possono garantire lo sviluppo sostenibile, devono essere sostenuti a medio e lungo termine, con impegni temporali più precisi possibile, da decisioni e programmi che ne assicurino la coerenza.

In questa prospettiva, è essenziale che i Governi assicurino una gestione integrata delle politiche di sviluppo, di crescita sociale e di tutela ambientale, garantendo anche adeguate risorse finanziarie. Il "buon governo" è un elemento chiave per lo sviluppo sostenibile e l'accesso all'informazione del pubblico ne rappresenta un pilastro; la diffusione delle migliori tecnologie d'informazione è cruciale come sostegno al buon governo.

Contemporaneamente, la partecipazione del settore privato nelle attività di partenariato per promuovere lo sviluppo sostenibile è fondamentale e coloro che vedono in questo una preoccupante "privatizzazione" dell'attuazione degli impegni di Johannesburg, hanno, secondo me, una visione miope dei problemi.

Il partenariato significa piena responsabilità da parte di tutti, ma anche promozione della gestione locale delle risorse e delle politiche nei Paesi in via di sviluppo, permettendo loro di diventare competitivi nel mercato autonomamente.

Partenariato significa, infine, integrazione tra le politiche nazionali e internazionali per la crescita economica e le politiche per la protezione dell'ambiente e della salute, dell'educazione e dell'accesso all'informazione. Il programma di azione dovrà pertanto favorire lo sviluppo di partenariati, fornendo un quadro di obiettivi ed impegni.

Signor Presidente, mi avvio a concludere. La mozione del senatore Turroni impegna il Governo con una serie di tematiche che, se anche da condividere, non sono esaustive, rischiano di appesantire il testo e comunque non fanno giustizia del fatto che le conclusioni sugli obiettivi comunitari, fatte proprie dal Consiglio europeo di Siviglia del 21 e 22 giugno 2002, definiscono posizioni negoziali che rappresentano interamente la posizione italiana, portata avanti con determinazione dal nostro Ministero dell'ambiente.

L'UDC, che ho l'onore di rappresentare, non si aspetta da Johannesburg nuove convenzioni e nuovi trattati internazionali, ma finalmente l'attuazione delle convenzioni, dei protocolli e degli accordi esistenti.

Concludo, signor Presidente, informando dell'intenzione espressa dai colleghi dell'UDC di sottoscrivere l'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Novi e Specchia. (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI e AN).

PRESIDENTE. Senatore Moncada, non credo ci siano difficoltà in questo senso.

È iscritto a parlare il senatore Vallone. Ne ha facoltà.

VALLONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Margherita preannuncia il proprio voto favorevole alla mozione presentata dal collega Turroni: mozione perfettamente sovrapponibile alle posizioni maturate in seno al mio Gruppo parlamentare in materia di sviluppo sostenibile. Le sollecitazioni rivolte al Governo contenute in tale mozione sono da accogliere e da appoggiare in pieno e senza riserve.

Permettetemi tuttavia, di esprimere un certo rammarico nel vedere l'Aula del Senato così desolatamente svuotata, dopo l'attività febbrile che l'ha contraddistinta negli ultimi giorni, e nel constatare come - ancora una volta - i grandi temi dell'ambiente facciano la parte della cenerentola nel dibattito politico nazionale.

Il Parlamento italiano è stato uno degli ultimi dell'Unione a ratificare il protocollo di Kyoto, ratifica avvenuta a tempo quasi scaduto e che ci ha consentito (permettetemi di dirlo), per il rotto della cuffia, di presentarci con le carte in regola - almeno formalmente - al prossimo summit ONU di Johannesburg.

Guardate, onorevoli colleghi, questo fatto rende bene l'idea di come l'Italia abbia affrontato e continui ad affrontare con sufficienza tematiche che coinvolgono direttamente la sopravvivenza di milioni di uomini e quella del nostro pianeta.

Andrà assunta una serie di urgenti e concrete iniziative. In particolare, in materia di libero ed equo accesso all'acqua, bisognerà operare tutelando e promuovendo sistemi di gestione sostenibile e collettiva su piccola scala. Occorrerà prevedere l'inserimento nell'agenda dei lavori dell'obiettivo di raggiungere un consumo sostenibile delle acque e di ridurre le diseguaglianze nell'accesso alle risorse idriche; ciò servirà ad agire anche sul fronte della lotta alla siccità, alla fame e alla desertificazione.

Accesso equo e libero all'acqua, lotta alla desertificazione e alla siccità non sono altro che il risvolto della medaglia della lotta alla fame e alle malattie correlate alla povertà, poiché non vi è sovranità alimentare che possa sopravvivere senza un'assistenza particolare ai piccoli agricoltori sotto forma di tecnologie, di crediti e di estensione dei servizi.

Eviterò di tediarvi con numeri e statistiche; desidero solo ricordare un dato che, da solo, rende esattamente l’idea di come stanno le cose. Secondo i dati UNEP, infatti, il 20 per cento della popolazione mondiale rappresenta l’86 per cento del consumo globale di beni e risorse. (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).

Quest’oggi abbiamo sentito molti richiami, dal Manzoni a molti personaggi della nostra società. Io voglio richiamarmi a una frase di Gandhi, che diceva: "Il nostro prossimo è tutto ciò che vive". Parafrasando Gandhi, mi permetto di affermare: "Il nostro futuro è tutto ciò che vive". E, se non preserviamo ciò che oggi ancora vive, difficilmente consegneremo alle generazioni a venire una concreta speranza di vita.

Se me lo permette, signor Presidente, dato che ho tagliato moltissimo il testo del mio intervento, chiedo che venga allegato integralmente.

PRESIDENTE. Sicuramente, senatore Vallone, ci fa una cortesia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giovanelli. Ne ha facoltà.

GIOVANELLI (DS-U). Signor Presidente, colleghi, nei cinque minuti a disposizione non si può certamente essere esaurienti sulle tematiche immense e anche drammatiche che a Johannesburg saranno rappresentate e non risolte. Ovviamente il Senato dovrà tornare su questo argomento.

Quello di Johannesburg rappresenta l’appuntamento dieci anni dopo quello di Rio de Janeiro e sappiamo che, in questi dieci anni, tanto è cresciuta la consapevolezza e la convinzione della fondatezza delle conclusioni del vertice di Rio, tanto si è verificata l’impotenza dei grandi Stati della comunità internazionale a dare risposte concrete ai temi che giustamente erano stati posti.

A distanza di cinque anni da quella di Rio de Janeiro, si è tenuta a New York la Conferenza "Rio + 5" . Allora c’era un altro Governo, il Senato della Repubblica tenne una riunione un po’ più solenne di questa, alla presenza del Presidente del Consiglio, del Ministro dell’ambiente, dei Ministri economici, per discutere venti punti sulla base dei quali l’Italia si impegnava per una politica multilaterale e anche per una politica unilaterale dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

Oggi dobbiamo essere grati al collega Turrone e al Gruppo dei Verdi per avere portato davanti al Senato della Repubblica il compito di segnare almeno un atto di presenza su questa importante tematica.

Naturalmente "sviluppo sostenibile" è l’espressione semplice e anche dolce attraverso la quale si vuole intravedere una mitigazione degli aspetti più drammatici e squilibrati della crescita del mondo, di una globalizzazione piuttosto selvaggia che fa crescere in modo esponenziale inquinamenti e povertà.

Certamente, svolgendosi in Africa, il tema della povertà e il tema dell’Africa saranno importanti. Quello che io voglio sottolineare in questi tre minuti residui è che noi, che votiamo a favore della mozione, dobbiamo anche evidenziare che il nostro Paese deve assumersi un diverso livello di responsabilità.

Il nostro non è un qualunque Paese che si presenta a Johannesburg: è una delle prime cinque o sei potenze industriali del mondo, è una grande economia, è proiettato nel Mediterraneo, ha l’Africa davanti a sé e forse nel suo futuro più di quanto non pensi, è un Paese che non ha soltanto il compito di portare un po’ d’acqua nel Mezzogiorno, dove la cattiva gestione, più che il maltempo, non la porta, è un Paese che può darsi una sfida economica e industriale che sia anche etica e di civiltà, per offrire un contributo decisivo, insieme all’Unione europea, allo sviluppo sostenibile.

Non posso nascondere che, nonostante molti colleghi, soprattutto alla Camera, abbiano sollecitato il Governo, andiamo con un certo attendismo e con una certa sufficienza, perlomeno con un atteggiamento non militante, a quella Conferenza di Johannesburg, dove peraltro sappiamo - i documenti preparatori lo dicono - che si incontreranno grandi difficoltà.

Credo - non voglio qui entrare nel merito perché accetto e condivido la sollecitazione procedurale che ci è stata fatta - che noi dovremo tornarci su, con impegni molto precisi. Per quanto riguarda, in particolare, l'impegno nel campo delle emissioni dei gas serra, non possiamo accontentarci di aver messo una firma al Protocollo di Kyoto.

Non possiamo ignorare che questo serve anche a noi. Con il dramma che abbiamo avuto nel Nord con lo smog, ci vuole una politica seria, e non soltanto la sottoscrizione di accordi internazionali. Sul tema del diritto all'acqua non dobbiamo limitarci a fare operazioni di consenso, anche importanti, nel Mezzogiorno, ma possiamo giocare un ruolo mondiale con la tecnologia, il know how e le imprese italiane, perché attorno all'acqua si giocano temi di pace, diritti, questioni di salute e di sviluppo. E naturalmente dobbiamo dare il nostro contributo per far crescere gli strumenti della governance internazionale, che nel campo ambientale sono particolarmente deboli. Occorre che gli accordi internazionali in materia ambientale abbiano la stessa cogenza di quelli economici e commerciali e siano strettamente intrecciati con essi.

L'obiettivo di Johannesburg è un salto di qualità nella cooperazione internazionale, intesa non solo come cooperazione tra gli Stati, ma come relazioni internazionali, investimenti, anche privati, però controllati, finalizzati e indirizzati allo sviluppo. È anche una grande opportunità, quella che si presenta a Johannesburg.

Io devo dire che, mentre condivido la mozione presentata dai colleghi del Gruppo Verde, non posso non esprimere un giudizio critico su come il Governo appare impegnato su questo problema. È presente il sottosegretario Ventucci, ma dovrebbe essere presente il Presidente del Consiglio. Mi auguro che dopo la Conferenza ci sia l'occasione per ritornare sul serio su questi temi e per misurare anche le nostre politiche nazionali, perché siamo un Paese che non si può permettere di fare degli atti di presenza formale alle conferenze internazionali sullo sviluppo.

Siamo un Paese che deve sapere che il tema della globalizzazione, i drammi del mondo, quelli dell'inquinamento e della povertà, se li troverà in casa, se non sarà capace di affrontarli nel rapporto con quei Paesi i quali, in collaborazione con il nostro, possono affrontarli se le politiche e le risorse di un Paese come l'Italia vengono messe veramente a disposizione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martone. Ne ha facoltà.

MARTONE (Verdi-U). Signor Presidente, molti dei temi rilevanti che ci accompagneranno durante l'appuntamento di Johannesburg sono già stati toccati dai colleghi intervenuti prima di me. Io volevo concentrarmi su alcune altre questioni, e anche su alcuni punti cruciali di questo appuntamento.

Nelle ultime settimane, anzi negli ultimi mesi, non si è fatto altro che parlare di un disastro annunciato, di Johannesburg come il prossimo grande fallimento del sistema multilaterale. E forse quest'ipotesi deve dare maggior forza all'impegno dell'Italia e della comunità internazionale perché la posta in gioco è estremametne alta. Estremamente alta non soltanto per quanto riguarda le tematiche ambientali, ma per quanto riguarda tutto il sistema multilaterale, la tenuta del sistema delle Nazioni Unite. Una tenuta che, di fatto, ha cominciato a perdere colpi e ad essere minata alla base dall'11 settembre in poi, proprio quando la politica estera globale ha subìto un'accelerazione verso l'unilateralismo e verso un superamento delle norme internazionalmente riconosciute ed un superamento del sistema delle Nazioni Unite.

Poco dopo, a Doha, nel Vertice dell'Organizzazione mondiale del commercio, si è dato impeto al nuovo negoziato per la liberalizzazione degli scambi commerciali; però non si è trovato un accordo su come far sì che gli accordi internazionali sull'ambiente avessero, come dovranno avere necessariamente, rilevanza e priorità rispetto agli scambi commerciali e all'agenda di liberalizzazione degli scambi stessi.

C'è molta preoccupazione da parte dei Paesi in via di sviluppo sul tentativo di allargare l'agenda negoziale dell'Organizzazione mondiale del commercio anche agli investimenti, ai diritti di proprietà intellettuale e ai servizi. A Monterey, in Messico, dove la grande questione era quella della povertà e della finanza, quale tipo di sviluppo e quale finanza? Abbiamo ben chiaro quale tipo di sviluppo vogliamo; uno sviluppo che metta al centro i diritti fondamentali: il diritto all’acqua, al cibo, alla salute, all’ambiente; diritti ambientali che sono anche giustizia sociale. Invece, a Monterey, l’impegno emerso non è altro se non l’affermazione dello status quo, della centralità del commercio e della liberalizzazione della finanza; la centralità dell’agenda neoliberale al punto che molti osservatori hanno chiamato il consenso di Monterey come un consenso di Washington con il sombrero proprio per dimostrare che vi è stata una ridenominazione dell’agenda politica che non ha portato però a nessuno cambiamento dal punto di vista sostanziale.

Un altro punto è quello dell’appuntamento di Roma, del World food submit plus five; cioè cinque anni dal grande appuntamento della FAO, dove il grande tema era quello della fame e della povertà; quindi la necessità di riaffermare un impegno non soltanto in termini sostanziali di risorse finanziarie ma politici che potesse sfidare una volta per tutte il flagello della fame nel mondo e non soltanto con strumenti economici finanziari ma strumenti politici, appunto, capaci di restituire ai popoli la sovranità alimentare cui hanno diritto e nelle mani della comunità locali, dei contadini e dei popoli indigeni gli strumenti di decisione e di partecipazione nelle scelte che li riguardano.

A Johannesburg la grande sfida è quindi quella di non fare un passo indietro, di rafforzare il sistema ONU, multilaterale, rafforzare le ragioni della politica nei confronti di queste grandi sfide che riguardano tutti noi, i nostri figli e le generazioni che verranno. A Johannesburg il rischio è che la necessità e la preoccupazione legittima da parte dei paesi in via di sviluppo di vedere maggiori impegni finanziari da parte dei paesi ricchi per lo sviluppo possa portare invece alla frammentazione ed a una sovrapposizione tra concetto di sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente.

La nostra mozione di fatto vuole riaffermare la centralità dell’impegno della comunità internazionale su questi temi dei diritti fondamentali, vuole cercare di suggerire anche un modo diverso di affrontare le grandi crisi geopolitiche e militari attraverso la chiave dello sviluppo sostenibile della prevenzione dei conflitti sulle risorse naturali e soprattutto vuole prevenire un grande rischio, quello che a Johannesburg l’unico messaggio che possa uscire sia: i governi non sono più in grado di far nulla. Soltanto le imprese multinazionali, soltanto il settore privato può prendere in mano la sfida dello sviluppo sostenibile. Non vogliamo questo perché riteniamo che un settore privato non controllato, senza regole come finora è stato, certamente non potrà garantire questi diritti fondamentali per tutta l’umanità. (Applausi dal Gruppo Verdi-U).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Novi, il quale nel corso del suo intervento, illustrerà l’ordine del giorno G1. Ne ha facoltà.

NOVI (FI). Per quanto riguarda l’appuntamento di Johannesburg, il Governo italiano si presenta con una posizione molto netta, propria del gruppo degli amici della Presidenza di 25 paesi, che sostiene sia la posizione del governo sudafricano sia la posizione del segretario generale delle Nazioni Unite. Quindi, l’Italia è impegnata da protagonista che vuole affermare la centralità del ruolo a Johannesburg dei 15 paesi della Comunità europea.

L’ordine del giorno da me presentato punta proprio sull’impegno italiano a far sì che cambi anche la politica verso i paesi, cosiddetti dell’area del sottosviluppo. Bisogna cambiare politica che non deve essere più di assistenza e spesso di alimentazione dello spreco e del parassitismo di alcune oligarchie locali che approfittano dei fondi senza poi impegnarli ma deve essere una politica diretta a promuovere lo sviluppo mediante la crescita, la competitività, la capacità di rispettare da parte di quei paesi anche gli standard propri di economie che vogliono crescere ed affermarsi.

Per quanto riguarda Kyoto, l’originario accordo sulla riduzione dei gas serra del 5,2 per cento in realtà ha poi avuto un effetto trascurabile sulla temperatura globale. Il Protocollo infatti riguardava soltanto i paesi industrializzati. Dobbiamo prendere atto che vi sono paesi in via di industrializzazione che inquinano, anche non poco ed in maniera allarmante.

Le previsioni sul clima globale sono fondate comunque su discutibili misure storiche della temperatura che non tengono conto, ad esempio, di quanto avvenuto in passato. In realtà, se osserviamo le modificazioni climatiche possiamo affermare che vi è stata una certa ciclicità: vi sono stati periodi freddi (pensiamo agli anni dal 520 al 350 a.C., dal 500 al 700 d.C., dal 1500 al 1850) e periodi caldi (che vanno ad esempio dall’anno 1000 al 1300 nel Medioevo, o dall’anno 100 a.C. all’anno 150 e ancora nell’età romana). In quel periodo si sono verificate le desertificazioni delle aree costiere del Mediterraneo.

Quindi, in realtà, siamo in presenza di questa ciclicità del clima per cui non si può scientificamente affermare che in questo momento ci troviamo di fronte ad un processo di desertificazione in corso ed irreversibile.

Signor Presidente, in realtà, l’Italia si è trovata di fronte a problemi seri. Fu approvata una delibera del CIPE che in realtà non fu rispettata. Essa prevedeva, ad esempio, che nel 2002 dovesse diminuire del 6,5 per cento rispetto al 1990 l’emissione di gas serra in Italia e di ben 8 milioni di tonnellate il consumo di petrolio in Italia. Ciò non è avvenuto. In realtà, si è avuto un incremento dei consumi energetici del 6,6 per cento e una crescita del 15 per cento dell’emissione nel settore dei trasporti.

Ebbene, bisogna voltare pagina e passare dalla politica dei grandi annunci a quella dei provvedimenti concreti, come quello, ad esempio, di fornire questo Paese di un’efficiente rete di trasporto metropolitano.

Signor Presidente, dobbiamo analizzare i fatti reali e dobbiamo smetterla con atteggiamenti di tipo catastrofisti. Infatti, per quanto riguarda le condizioni generali dell’umanità, i dati reali non sono così allarmanti. Si è verificato un passaggio da 1.939 calorie pro capite di media nel 1961 per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo (e non solo questi) a 2.650 calorie nel 1998.

Per quanto riguarda la durata della vita dal 1900 ad oggi, cioè nell’arco di un secolo, essa è passata da 30 a 67 anni. E ancora, per quanto riguarda la fame nel mondo, nel 1949 il 45 per cento degli abitanti della terra soffriva di problemi di alimentazione. Ora siamo passati al 18 per cento e questa percentuale tende ancora a decrescere. Ed infine, con riferimento agli investimenti per salvare una vita umana con l’intervento della ricerca medica si spendono 19.000 dollari mentre per salvare una vita umana attraverso misure ambientali si spendono 4,2 milioni di dollari.

Ecco, signor Presidente, faremo bene a riflettere su queste cifre e su questi dati per comprendere la strada che a Johannesburg dovranno intraprendere i Paesi dell’ecumene.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Specchia. Ne ha facoltà.

SPECCHIA (AN). Ringrazio innanzitutto il collega Turroni per averci fornito l’occasione di discutere in Aula questa importante tematica. Certo, l’argomento avrebbe meritato maggiore spazio ed anche una seduta più solenne, come ricordato da alcuni, ma è comunque importante che si affronti.

Il mio intervento vale anche come dichiarazione di voto, per cui annuncio fin da ora il voto favorevole sulla mozione presentata dal senatore Turroni, pur sottolineando la necessità di riesaminare alcuni punti, così come credo sia stato anche concordato con i rappresentati del Governo.

Ovviamente sono favorevole all’ordine del giorno presentato dal presidente Novi, dal collega Moncada e da me, che contiene, caro senatore Giovanelli, alcune sottolineature di impegni che il Governo italiano ha già fatto propri. Pertanto la presenza dell’Italia a Johannesburg non sarà, come lei ha sostenuto, una presenza passiva o formale. È già da adesso, nella fase preparatoria, una presenza forte e impegnata e mi auguro che anche con le nostre sollecitazioni, i nostri stimoli e le nostre sottolineature possa diventare una presenza incisiva.

Signor Presidente, colgo l’occasione per chiedere che subito dopo la Conferenza di Johannesburg non solo nella Commissione ambiente - e al riguardo mi rivolgo al presidente Novi - ma anche nell’Aula del Senato si torni a discutere dei risultati, mi auguro positivi, che saranno raggiunti. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

VENTUCCI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, questo è un ulteriore documento che il Parlamento discute: quattro mozioni e una risoluzione alla Camera e questa mozione accompagnata dall’ordine del giorno.

Per quanto riguarda il punto delle considerazioni introduttive dove si solleva la questione del debito ("coerentemente con gli impegni più volte annunciati"), si ricorda che il Governo italiano continua a mantenere ed esercitare attivamente in tutte le occasioni, come è accaduto anche alla recente Conferenza preparatoria di Bali, un concreto ruolo di leadership ampiamente riconosciuto a livello internazionale, sia tra i Paesi debitori sia tra quelli creditori.

L’Italia è infatti uno dei pochissimi Stati al mondo a cancellare il 100 per cento del debito estero dei Paesi più poveri sin dal momento in cui tali Paesi vengono dichiarati eleggibili all’Iniziativa HIPC rafforzata. Il tutto, beninteso, in un quadro di condizionalità internazionali e bilaterali. Ad esempio, la firma dell’accordo di cancellazione di 524 milioni di dollari di debito estero del Mozambico a margine del Vertice della FAO non è stata casuale: il Governo italiano ha voluto dare un nuovo, estremamente significativo esempio all’intera comunità internazionale dei creditori sulla necessità di dare effettiva, rapida e più generosa attuazione agli impegni nei confronti dei Paesi più poveri. Anche nella Dichiarazione di Kananaskis dei Capi di Stato e di Governo del G7 sulla realizzazione delle promesse dell’Iniziativa HIPC rafforzata sono state ampiamente recepite le richieste e le posizioni di assoluta avanguardia internazionale dell’Italia.

Relativamente alla mozione presentata dal senatore Turroni e da altri senatori, la prima parte, quella che inizia con le parole "a promuovere", non è accettabile, ma poiché i principi sono condivisibili chiedo al senatore Turroni di riformularla come segue: "a promuovere, facendo seguito alle decisioni che saranno assunte nel Vertice di Johannesburg e che sono individuate nel Programma d’azione previsto dal Documento della Presidenza (cosiddetto Chairman’s Paper), ulteriori iniziative legate alle tematiche ambientali, con particolare riferimento alla protezione delle foreste e ad altri programmi per quanto concerne l’ecosistema degli oceani, le acque dolci e le malattie endemiche".

Per quanto attiene al secondo punto, quello che inizia con le parole "a concentrare la cooperazione italiana", esso è accettabile. La cooperazione italiana si è da sempre impegnata nel sostegno dei programmi integrati mirati ad uno sviluppo sostenibile e alla lotta alla desertificazione, alla siccità, alla fame.

Il terzo punto, quello che inizia con le parole "a garantire", è accettabile, in particolare per quanto riguarda la cooperazione italiana verso i Paesi in via di sviluppo, che ha ricevuto, grazie alla legge di ratifica del Protocollo di Kyoto, fondi destinati a questo scopo per un ammontare annuo di 60 milioni di euro.

Il quarto punto, quello che inizia con le parole "a far sì che i programmi", è accettabile per quanto concerne l’accesso equo delle popolazioni rurali all’energia.

Non è accettabile per la parte "a far sì che" fino alla fine essendo le politiche assicurative delle operazioni economiche delle Agenzie per il credito all'esportazione già disciplinate e attuate nell'ambito delle linee guida stabilite dai Paesi OCSE. Invito quindi il senatore Turroni al ritiro di questa parte.

Il quinto punto, il quale inizia con le parole "a promuovere la cooperazione" è accettabile in quanto il Piano d'azione prevede la promozione del trasferimento di tecnologie. Così come è accettabile il sesto punto - quello che inizia con le parole "a prestare particolare attenzione" - in quanto diversi paragrafi del Piano d'azione riguardano l'assistenza alimentare, l'aiuto all'agricoltura e il trasferimento di tecnologie.

Accettabile è anche il settimo punto - che inizia con le parole "ad assumere tutte le iniziative" - in quanto il Piano d'azione prevede un capitolo salute e per di più l'Unione europea ha individuato nella lotta contro le malattie uno dei temi prioritari che formeranno oggetto di iniziativa di tipo 2.

L'ottavo punto è accettabile se il senatore Turroni lo riformula nei termini seguenti: "ad assumere le iniziative necessarie affinché le agenzie di credito all'esportazione dei Paesi OCSE siano guidate, nella loro azione allo sviluppo, anche dai criteri sociali ed ambientali.". Le ultime quattro righe vengono espunte.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Turroni se accoglie le proposte di modifica alla mozione 1-00081, testé avanzata dal rappresentante del Governo.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, prima ho ringraziato lei ed ora voglio ringraziare i colleghi per il riconoscimento che hanno voluto avere nei nostri confronti per l'azione che abbiamo compiuta, la quale ritengo fosse doverosa in vista di un appuntamento così importante.

Signor Presidente, se mi consente un solo minuto vorrei effettuare un'unica precisazione che rivolgo al presidente Novi, il quale presiede la Commissione ambiente (sono stato Presidente della Commissione ambiente nella scorsa legislatura e lei lo ricorderà, perché sedeva con me nell'altro ramo del Parlamento).

Ci sono percentuali che certamente diminuiscono e ci sono numeri assoluti, purtroppo. Abbiamo gran parte della popolazione dell'Africa - alla quale ci dedicheremo - e di altre zone del mondo che vive con uno o due dollari al giorno, che muore di fame e di sete. Ci dobbiamo preoccupare anche di loro e non solo del fatto che si spenda molto per salvare queste vite con interventi in materia ambientale; dobbiamo fare in modo che gli interventi che si effettuano nei loro territori non accrescano la loro povertà, bensì il contrario. Questo è nostro compito. Signor Presidente, volevo precisare ciò perché altrimenti non ci intendevamo e credo che su questo si sia tutti d’accordo.

Comincerò dall'ultimo punto. Con riferimento all'ottavo punto, concordo pienamente con quello che ha proposto il rappresentante del Governo: esso si legge esattamente come egli ha detto.

Non ho capito il quarto punto, che non è stato formulato con la stessa chiarezza; non ho capito se si vuole arrivare sino alle parole "salvaguardando gli imperativi di tutela ambientale". È così?

PRESIDENTE. Esattamente. (Il microfono del senatore Turroni resta disattivato per qualche istante).

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente? Mi toglie la parola? Fa come l'altro Presidente?

PRESIDENTE. È andata via anche la mia! C'è un contatto.

TURRONI (Verdi-U). Pensavo facesse come l'altro Presidente!

PRESIDENTE. Senatore Turroni, faccia il bravo, ritorni alla mozione.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, sono bravissimo: non ho ricordato che questa era una questione urgente da discutere come si doveva, non quella che abbiamo affrontato oggi! Però, signor Presidente, questa è la mia opinione, autorevole o no, finché si vuole.

Quindi, i punti da due a otto sono tutti sistemati. Sul punto numero uno vorrei attirare un attimo la vostra attenzione. Riconosco che era stato formulato perché la mozione è stata pensata diverso tempo fa, quando si riteneva che fosse ancora possibile introdurre talune modifiche nel Chairman's paper - come è stato definito - per cui sollecitavamo il nostro Paese a intervenire in quella sede dando alcuni punti chiave di riferimento. Oggi sappiamo che c'è un testo che è definito con le parentesi quadre - ahimé - sulle quali si dovrà discutere in sede di Conferenza (e sono tante), ma in ogni caso abbiamo un testo.

Noi riteniamo - mi pare che il collega Specchia lo abbia detto chiaramente - di non poterci accontentare di ciò che scaturirà dalla discussione in quella sede. Come diceva giustamente il presidente Novi, il nostro Paese ha responsabilità su questo terreno perché siamo nella Comunità europea e dobbiamo pertanto porci obiettivi ambiziosi.

Onorevole rappresentante del Governo, non possiamo darci obiettivi ambiziosi, facendo affermazioni generiche, un po' troppo generiche. Non sto esprimendo un giudizio di merito. Mi domando perché, quando parliamo degli oceani, non parliamo della questione della barriera corallina, che è distrutta dappertutto per il fatto che nel mare vi è una quantità incredibile, per effetto di ciò che accade sulla terra, di polveri che occludono i coralli e li fanno morire. È una questione che va affrontata e che riguarda le politiche di sviluppo di tanti Paesi, così come la questione delle foreste.

Vorrei modificare la proposta del Sottosegretario, affermando qualcosa di un po’ più compiuto: noi ci impegniamo a far sì che le questioni indicate al primo punto del dispositivo saranno oggetto di una successiva discussione parlamentare affinché siano affrontate. Non impegniamo il Governo a provvedere domani mattina, in quella sede. Siamo noi ad assumere l'impegno di discutere di tali questioni non appena sarà conclusa la conferenza di Johannesburg, senza definirne alcuna in maniera tale che il Governo sia impegnato in modo vincolante. Affronteremo tali questioni subito dopo la Conferenza di Johannesburg, come ha auspicato il collega Specchia. Propongo che il primo punto del dispositivo sia separato dai punti successivi, nel senso che esso impegna il Parlamento, mentre i punti, dal secondo all'ottavo, impegnano il Governo.

PRESIDENTE. Poiché il primo punto del dispositivo impegna il Parlamento, che è sovrano, non è necessario un parere del Governo.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno G1.

VENTUCCI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Signor Presidente, accolgo l'ordine del giorno G1.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1 non sarà posto in votazione.

Metto ai voti la mozione 1-00081 (testo 2), presentata dal senatore Turroni e da altri senatori.

È approvata.