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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 230 del 01/08/2002


DENTAMARO (Misto-Udeur-PE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per quattro minuti.

DENTAMARO (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, non ho utilizzato per nulla il tempo che mi era concesso in questo dibattito e restavano nove minuti a disposizione per la dichiarazione di voto. Glielo chiedo con rispetto, ma con determinazione.

PRESIDENTE. Posso fare una deroga come con qualcun altro ho fatto, ma la distribuzione dei tempi dipende dall’aritmetica, non certamente da me.

DENTAMARO (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, non ho usato un minuto, mi è stato detto dagli uffici…

PRESIDENTE. Capisco. Senatrice Dentamaro, lei sa che appartiene al Gruppo Misto, il quale ha varie componenti che si dividono tra di loro i tempi prefissati. Quindi io, invece di quattro minuti, le darò cinque minuti, ma ripeto, la distribuzione complessiva dipende proprio dall’aritmetica.

DENTAMARO (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, io la ringrazio, ma ugualmente mi rammarico molto di questo disguido.

Comunque, credo che valga la pena di soffermarsi ancora sulla data e sui tempi di discussione di questo provvedimento. Abbiamo chiesto ripetutamente ai nostri interlocutori della maggioranza il perché di tanta fretta, il perché di un dibattito compresso in sei ore, il 1° agosto, che anteponete persino alla conversione di un decreto-legge per voi importantissimo, sul quale il Governo intende porre la questione di fiducia. Ci avete risposto, più o meno testualmente, che si trattava di colmare con urgenza un vuoto normativo riguardante garanzie essenziali nel processo penale.

Un po’ di pudore, colleghi! L’urgenza per definizione è legata a situazioni concrete, è categoria che non si addice alle questioni di principio, sia pure quando si tratti di nobilissimi princìpi. Al contrario, temi come quelli delle garanzie evocano la necessità di approfondire, di confrontarsi, di tenere un profilo alto del dibattito, certamente irrealizzabile in questo scorcio di lavori e in questo clima arroventato.

Meglio sarebbe allora che voi sgombraste il campo dal sospetto, quello sì legittimo, di voler favorire il Presidente del Consiglio e l’onorevole Previti nella loro qualità di imputati davanti al tribunale di Milano e iniziaste a discutere di garanzie con i tempi e la calma necessaria, perché le garanzie, colleghi, sono certamente quelle degli imputati, ma devono essere anche di quei cittadini i quali chiedono che la giustizia funzioni e che ciascuno sia giudicato dal proprio giudice naturale: questa è la vera garanzia di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge ed è baluardo contro ogni arbitrio.

Io non vorrei, colleghi, nella concitazione che avete imposto a questo dibattito, rischiare di lasciare in ombra il punto cruciale, cioè quello della gravità estrema di qualsiasi deroga al sacrosanto principio del giudice naturale, soprattutto se racchiusa in una formula vaga, generica e nebulosa qual è quella del legittimo sospetto, formula adatta ad esprimere un principio direttivo in una legge delega, ma che giustamente è stata circostanziata e precisata dal legislatore delegato del codice di procedura penale del 1989.

Allora, dov’è il vuoto legislativo? Dov’è, visto che la Corte costituzionale non si è ancora pronunciata? Essa è l’unico organo legittimato a cancellare una norma, l’unico organo legittimato oggi, a tredici anni dall’entrata in vigore di quel codice di rito, a stabilire se il testo dell’articolo 45 rispetti o meno i princìpi della legge delega. Non si è ancora pronunciata e forse non si pronuncerà, perché voi - ecco la fretta - state facendo di tutto per impedirlo, per sottrarle la sua funzione suprema di giudice delle leggi e sostituirvi ad essa.

Voi, giudici politici e partigiani. Siete al Governo da più di un anno e già l’anno scorso ci avete intossicato la fine di luglio con la questione delle rogatorie. La giustizia peraltro è una priorità del vostro programma e i provvedimenti che ritenevate urgentissimi li avete inseriti allora nel famoso pacchetto dei cento giorni: rogatorie, rientro dei capitali dall’estero.

Riteneste urgente perfino una riforma del falso in bilancio, che va contro la linea di trasparenza e di rigore oggi invocata, alla luce della cronaca, dal vostro amico americano Bush. Non vi siete preoccupati della tutela dei piccoli risparmiatori, degli stipendiati, dei pensionati danneggiati dalla vostra finanza allegra. Vi preoccupate soltanto delle garanzie per i vostri inquisiti, imputati, aspiranti impuniti.

Perché non avete calendarizzato il provvedimento sul legittimo sospetto un anno fa? Certo, perché allora il processo di Milano non aveva ancora preso la piega attuale, perché non si era ancora profilata quella montagna di prove schiaccianti a carico degli imputati eccellenti che oggi vi induce a correre frettolosamente ai ripari in quest'Aula parlamentare.

Questa è la squallida premessa in fatto di una vicenda che disonora questo Parlamento, la premessa in fatto che rende in sé inaccettabile, intrinsecamente inaccettabile, l'iniziativa del senatore Cirami, peggiorata, se possibile, dall'approvazione del maxiemendamento Carrara. Ma questa volta avete superato il segno della spregiudicatezza nell'uso delle istituzioni, avete superato il segno dell'improntitudine nel piegare la legge agli interessi di pochi, pochissimi in danno dell'uguaglianza dei diritti di tutti, in danno del bene supremo della giustizia e della legalità!

In nome di questi valori, nei quali crediamo profondamente, come forza politica che sceglie di condurre all'interno del Parlamento le proprie battaglie, il voto dell'UDEUR sarà duramente contrario, accompagnato dalla serena consapevolezza che gli italiani hanno compreso la verità e voi, al di là di qualsiasi… (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dai Gruppi Misto-Udeur-PE, DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-RC, Aut e Misto-SDI. Congratulazioni).