BORDON (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORDON (Mar-DL-U). Signor Presidente, io so che l’emozione della diretta televisiva può fare brutti scherzi, anche a colleghi dell’esperienza del senatore D’Onofrio, che evidentemente si è sentito libero di utilizzare nel suo intervento comportamenti e linguaggi grevi e irrispettosi, degni evidentemente di un suo personale cabaret, che d’altro canto hanno però dichiaratamente - lo ringrazio - messo il suggello alla vergogna di questa legge. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U).
Voi siete riusciti, stracciando il nostro Regolamento e violando la nostra Carta costituzionale, a portare questo provvedimento in quest’Aula. Oggi, con tempi e tappe che non hanno precedenti, approverete - da soli - una norma scritta su misura.
Questa legge, ve lo chiedo per davvero, meritava tanto? Era davvero questa l’emergenza per il Paese? Voi sapete che non è così. Avremmo voluto vedere in tante altre occasioni sedute notturne, ferie saltate, lavori supplementari sui tanti temi che toccano da vicino i cittadini: scuola, occupazione, salute e sicurezza.
Niente vi ha fermato, né il richiamo alla riflessione di uomini di destra moderati, come il presidente Fisichella, né quello del parlamentare europeo, eletto anche lui nelle liste di Alleanza Nazionale, Mario Segni, che proprio ieri vi ha scongiurato di valutare la gravità di tutto questo per l’immagine dell’Italia (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente) e vi ha messo in guardia dal pericolo che in questa maniera…
PRESIDENTE. Colleghi, fate parlare il senatore Bordon, vi prego di non interromperlo.
BORDON (Mar-DL-U). …il centro-destra perda il diritto a definirsi liberal-democratico.
Ma voi non potevate non farlo. Non potevate - me ne rendo conto - rispettare l’articolo 67 della nostra Costituzione, che dice che il parlamentare esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Voi un mandato ce l’avevate: quello di rappresentare gli interessi di un uomo di potere e di chi con lui si trova davanti al giudice naturale, ma ritiene come diceva quella bella canzonetta: "Nessuno mi può giudicare". (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U).
Come nota con puntualità oggi un acuto osservatore: "La spinta drammatica della sua disperazione ha portato ieri Silvio Berlusconi ad umiliare il Parlamento", spianando così la strada all’unico provvedimento che consente di fermare i suoi processi. In realtà, cancellando quei processi.
"Male non fare, paura non avere", recita un vecchio detto popolare. Alcuni di noi hanno criticato in tempi non sospetti gli eccessi del sistema giudiziario, quando dirsi garantisti era complicato e difficile. Con altrettanta fermezza, noi oggi ci diciamo garantisti, perché difendiamo le garanzie di tutti i cittadini, non i privilegi di pochi - due! - cittadini, come state facendo voi! (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
Nessun italiano - ne è la prova evidente il senatore Andreotti - ha mai provato ad ostacolare in ogni maniera, non già il merito, non già il metodo della giustizia ma semplicemente la giustizia.
Voi dite: "Dovevamo colmare una lacuna". E poi, a chi vi ricorda che questa è una legge ad personas, rispondete che questa legge si applicherà a tutti. Mio Dio (lo dico sinceramente), non vi facevo così altruisti!
Voi dite: Ogni legge quando si fa - lo ha ripetuto il senatore D’Onofrio adesso - può riguardare qualche singola persona anche se fatta negli interessi generali. È vero, può essere così, ma qui il problema è un altro, vedete, e non è quello che una norma di questo tipo si applicherebbe normalmente al cittadino Silvio Berlusconi… (Commenti dei senatori del Gruppo LP).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, specialmente dietro il senatore Bordon: fatelo parlare.
BORDON (Mar-DL-U). …oltre che al cittadino Cesare Previti.
PRESIDENTE. Fate parlare il senatore Bordon serenamente.
BORDON (Mar-DL-U). La ringrazio, signor Presidente. Qui il problema è che questa legge, se fatta oggi - ed ecco la fretta - ha immediatamente un solo compito: impedire che liberamente la Corte costituzionale possa pronunciarsi il prossimo 24 ottobre.
Ecco la vostra fretta: si vuole che quel processo non possa svolgersi non già a Milano, ma non possa più svolgersi grazie alla prescrizione. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U e DS-U). Ecco perché non potevate accettare neppure la flebile mediazione del Presidente del Senato. (Proteste dai banchi del centro-destra).
PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Bordon ha diritto di parlare nel silenzio dell'Assemblea.
MORO (LP). Però, non può dire cose non vere!
PRESIDENTE. Collega Moro, mi appello a lei, calmi gli animi dei colleghi a lei vicini.
Non sta a noi giudicare le cose vere o non vere dette dal senatore Bordon: se ne assume la responsabilità di fronte a se stesso, ai suoi elettori ed ora anche ai cittadini italiani che lo stanno seguendo in televisione.
BORDON (Mar-DL-U). E c'è un altro aspetto di quanto dite che non corrisponde a verità, e cioè che con questa legge voi reintrodurreste la garanzia dell'imparzialità del giudice. Nella legislazione attuale esistono tutte le possibilità per ricusare un giudice quando questo dimostri in maniera palese la sua parzialità.
Quello che la legislatura attuale non prevede più è la legittima suspicione del codice Rocco, così poco obiettiva e così vaga da aver costituito, come poco fa ha ricordato - e quindi salto questa parte del mio intervento - meglio di chiunque altro il collega Del Turco, un incentivo troppo facile ai malavitosi per intralciare la giustizia e che ha portato, negli anni della Repubblica, all'insabbiamento di numerosi processi per stragi e contro le mafie.
Gli effetti di questa legge saranno, dunque, devastanti; lo saranno per la nostra civiltà giuridica, lo saranno per lo Stato di diritto e lo saranno in generale per i danni che produrranno sul sistema giudiziario. Ecco perché questa legge mai avrebbe dovuto giungere, e per di più con tale fretta, in Aula. Di questa fretta, voi della maggioranza siete i principali responsabili, avendo fatto uso proditorio e disinvolto del Regolamento che ci guida, incuranti se in questa maniera trascinavate in modo così pesante all'interno dello scontro l'istituzione e lo stesso suo Presidente; Presidente che, a dire la verità, poco ha fatto per difendere il prestigio e il decoro di questa istituzione.
Nulla impedisce, infatti, al Presidente di far sentire la sua voce e le sue ragioni, di esercitare il suo forte magistero oltre che con il Regolamento, con la logica e con il buon senso. Ecco perché, signor Presidente, avendo ella giustamente sollecitato a non abusare di citazioni filosofiche, mi permetterà anche questa volta una citazione letteraria, dal capitolo I de "I Promessi Sposi".
" – Signor curato, disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia. – Cosa comanda? – rispose subito don Abbondio, alzando i suoi occhi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come su un leggìo. (…) – Ma, signori miei, (…) si degnino di mettersi ne' miei panni. Se la cosa dipendesse da me,… vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca… - Don Abbondio (il lettore se n'è già avveduto) non era nato con un cuor di leone. Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli che non poteva scansare. (…) Se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti, stava col più forte (…) il pover'uomo era riuscito a passare i sessant'anni, senza gran burrasche".
E poco dopo Manzoni aggiunge: "Gli era occorso di difendere, in più d'un'occasione, la riputazione di quel signore, contro coloro che, a bassa voce, sospirando, e alzando gli occhi al cielo, maledicevano qualche suo fatto: aveva detto cento volte ch'era un rispettabile cavaliere". (Brusìo in Aula).
Lei comprenderà, signor Presidente, che quella è e non può che essere una citazione letteraria. Come si suol dire in questi casi: ogni riferimento a cose o persone è del tutto casuale. Siamo di fronte al racconto del tempo che fu, di un'Italia che non è più, in cui qualche signorotto poteva fare e disfare prima che lo Stato di diritto prendesse il sopravvento.
Se ancora oggi qualcuno si crede uno di quei bravi, basterebbe leggere una notizia d’agenzia che si dice intestata al senatore Schifani che, sempre con quel linguaggio lieve del senatore D’Onofrio, riporta: "Hanno capito che li abbiamo fregati. Con l'emendamento Carrara siamo cresciuti e siamo diventati più furbi di loro". Se qualcuno crede di essere ancora uno di quei bravi, stia pur certo che non ci sono più i don Abbondio certamente e nemmeno coloro che si fanno semplicemente intimidire.
Oggi voi pensate di aver avuto successo. State invece celebrando l’inizio della vostra sconfitta: prima le mancate promesse; poi questa sfacciata invadenza degli affari familiari nel libero corso dell’attività parlamentare. Sta mutando in negativo il giudizio di milioni di italiani, da destra e da sinistra. Cresce l’indignazione e questo non potrà che essere di valido supporto per i nostri colleghi della Camera a cui affidiamo il testimone di questa battaglia di civiltà. Con Piero Gobetti, concludiamo: la nostra ingenuità, sì, è più esperta di tutte le vostre corruzioni. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U, Misto-Com e Misto-SDI. Molte congratulazioni).