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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 230 del 01/08/2002


Passiamo alla votazione finale.

DE PAOLI (Misto-LAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PAOLI (Misto-LAL). Signor Presidente, le straordinarie misure di sicurezza intorno al Senato, con la presenza sproporzionata della polizia, i ripetuti controlli di identificazione per i passanti, sono una vergogna per il nostro Paese, sono un segnale di intimidazione nei confronti di quei cittadini che liberamente volevano manifestare e dissentire contro il disegno di legge Cirami, con il quale una maggioranza sempre più arrogante vuole reintrodurre il legittimo sospetto, che consente di fermare i processi all'ultimo atto, prima che sia emessa la sentenza.

Sono in discussione i diritti di tutti i cittadini, l'uguaglianza di fronte alla legge, l'autonomia del potere giudiziario dal potere politico. Non posso che votare contro questo provvedimento. Oggi è la giustizia ad essere davvero abbandonata nel dimenticatoio del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-SDI e Misto-RC).

OCCHETTO (Misto-LGU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OCCHETTO (Misto-LGU). Signor Presidente, non avrei mai creduto in tutta la mia lunga vita parlamentare di partecipare ad una discussione come questa, di essere messo nelle condizioni di dover votare una legge che, dopo il famoso emendamento, è diventata chiaramente una legge anticostituzionale; non avrei mai creduto di dover votare la legge Previti che apre la strada alla difesa non solo dei due famosi imputati, ma anche della mafia e dei delinquenti di tutto questo Paese. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-SDI, Misto-Udeur-PE e Misto-RC).

Voglio rispondere a coloro che, dai banchi della maggioranza, hanno detto che in realtà questa legge ha norme semplici e chiare e non è vero che serve a coprire gli interessi di Previti. Se eravate convinti di questo, perché non avete permesso una chiara e aperta discussione davanti al Paese?

Voi non solo non avete rispettato l'opposizione democratica di questo Parlamento ma, anziché dimostrare che noi sbagliavamo, avete rinunciato a convincere il popolo italiano e, con il vostro comportamento, avete dato ragione alla nostra legittima suspicione nei confronti del carattere di questa legge. Mal ve ne incolga! Oggi perdete la faccia, domani perderete il Governo!

Signor Presidente, con dolore devo dire una cosa estremamente grave: il Senato, checché se ne dica, è stato calpestato, il suo onore è stato vilipeso; il Senato non si trova oggi in una posizione di legalità.

Signor Presidente, io dichiaro che non accetterò come legale il risultato della votazione e non parteciperò a questo colpo contro la democrazia! (Il microfono del senatore Occhetto si spegne automaticamente). (Vivi e prolungati applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com e Misto-RC. Congratulazioni. Il senatore Bedin sventola un fazzoletto tricolore.)

*DEL PENNINO (Misto-PRI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEL PENNINO (Misto-PRI). Signor Presidente, colleghi senatori, vorrei, in toni molto pacati anche se essi possono sembrare poco consoni al clima di questi giorni, esprimere le considerazioni che inducono i repubblicani a dare il loro consenso al disegno di legge del collega Cirami, così come è stato modificato dal voto dell'Assemblea.

Non vi è dubbio alcuno che la previsione della legittima suspicione, come motivo di rimessione del processo ad altro giudice da parte della Corte di cassazione, colmi una lacuna che il legislatore delegato ha lasciato nel nostro ordinamento, in contrasto con le indicazioni contenute nella legge delega, come è stato evidenziato dalle sezioni unite della Corte di cassazione e come ha ricordato assai bene, ieri, il collega D'Onofrio.

Se non si fosse voluto, da parte dell'opposizione, strumentalizzare il problema per legarlo alle vicende processuali che vedono coinvolti a Milano il Presidente del Consiglio e l'onorevole Previti, probabilmente il consenso su questo provvedimento sarebbe stato amplissimo, pressoché unanime.

Si è voluto invece, da parte dell'Ulivo e dei girotondi, trasformare il dibattito sul disegno di legge che ci accingiamo a votare in una battaglia politica, volta a far apparire l'iniziativa della maggioranza come la ricerca di un salvacondotto per suoi esponenti; un salvacondotto oltretutto inesistente perché qualsiasi richiesta di rimessione per legittima suspicione dovrebbe comunque essere sottoposta al giudizio sereno della Corte di cassazione.

Dietro a questa battaglia intravediamo la tentazione, purtroppo ancora oggi assai forte nella sinistra italiana, di cercare nella via giudiziaria il rimedio alle sue contraddizioni e alle sue sconfitte politiche. (Commenti dai banchi dell'opposizione). Tentazione assai pericolosa, colleghi della sinistra, e non lo diciamo noi, bensì lo dice un uomo che appartiene alla vostra parte politica, il collega Ugo Intini, che sul "Corriere della Sera" di stamattina ha affermato: "Nessuna democrazia occidentale può consentire che in dieci anni tre sistemi legittimamente eletti siano travolti da iniziative giudiziarie: nel ‘93 Mani Pulite, nel ‘94 Governo Berlusconi, ed oggi, se ciò dovesse accadere. Ci troveremmo in una situazione turca" - continua Intini - "di fronte ad un’oligarchia di grand commis dello Stato i quali ritengono di avere una sorta di occhiuta supervisione sulle istituzioni."

PAGANO (DS-U). Perché non la legge tutta l’intervista di Intini? Non la si può leggere solo in una parte.

DEL PENNINO (Misto-PRI). "In Italia la magistratura e in Turchia le Forze armate".

Si chiede dall’opposizione un passo indietro da parte del Parlamento in attesa di una pronuncia della Corte costituzionale. Ma si tratta di una richiesta pretestuosa. Quante volte in quest'Aula e fuori di qui abbiamo sentito dire che sono i ritardi del Parlamento che affidano alla giurisprudenza della Corte una funzione di supplenza rispetto al potere legislativo? Per altro verso, se si fosse voluta scegliere la strada dell’attesa, ad essa avrebbe dovuto corrispondere un analogo cauto atteggiamento della magistratura milanese.

Un uomo dell’autorevolezza di Giovanni Conso, che certo non può essere considerato vicino all’attuale maggioranza, stamattina, a chi gli ipotizzava una specie di tregua bilaterale rispondeva: "nessuna difficoltà pratica si opporrebbe, solo che lo si volesse, alla gestione di tale attesa. I tempi dei lavori parlamentari, come pure delle attività giudiziarie, sono dosabili senza gravi difficoltà, come l’esperienza quotidiana dimostra sia per gli uni che per gli altri.". Perché quindi processare la fretta della maggioranza ignorando la fretta di altri organi, se non esiste un disegno di utilizzazione della via giudiziaria per modificare gli equilibri politici?

Un’ultima considerazione dedicata ai colleghi Democratici di Sinistra: chi di urgenza ferisce, di urgenza perisce. La scorsa settimana avete respinto la sospensiva che avevo presentato sulla legge per l’aumento dei contributi ai partiti, chiedendo che prima di decidere si approvasse una disciplina organica degli partiti stessi. L’avete respinta per l’urgenza di sanare il disavanzo del vostro partito. Oggi non potete sostenere che non sia urgente riaffermare principi di diritto perché in astratto potrebbero tornare utili al Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC:CCD-CDU-DE e LP. Congratulazioni).

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, sono caduti nel vuoto tutti gli appelli a desistere da questa fretta sconsiderata di portare avanti un provvedimento che suscita così gravi sospetti di insabbiamento dei processi in corso.

L’unica cosa che spiega questa fretta, questa caparbietà di conseguire l’approvazione al più presto del disegno di legge al nostro esame sono infatti i processi in corso a Milano con gli imputati eccellenti, il Presidente del Consiglio e Previti, i quali vogliono lo spostamento da Milano ad altra sede per guadagnare tempo in ogni modo e per arrivare così alla prescrizione dei reati per i quali sono imputati.

Non ci si può nascondere dietro un dito. Questo testo recita: "la legge si applica ai processi in corso alla data della sua entrata in vigore". Mai nella storia d’Italia vi è stato un uso così spregiudicato delle istituzioni a fini di parte, per interessi personali, per incidere sullo svolgimento dei processi e per ottenerne vantaggi in sede processuale.

È un attacco alla legalità che viene da lontano, dalle rogatorie, dal falso in bilancio, dal conflitto di interesse e da tutta quella attività svolta dall’attuale Governo che è concentrata sulla difesa delle situazioni personali del Presidente del Consiglio e di alcuni suoi Ministri senza orrore di se stessi, come diceva Petrolini.

La reintroduzione del principio del legittimo sospetto, così come è formulato questo testo, costituisce un salto indietro nel tempo, ci ricorda le pagine oscure della storia nazionale, i processi trasferiti dalla propria sede naturale altrove: Piazza Fontana, Liggio. Sottrae alla Corte costituzionale la decisione sul dubbio sollevato dalla Cassazione. Sottrae, in violazione dell'articolo 25 della Costituzione i processi in corso a Milano ai giudici naturali, che saranno trasferiti altrove. Produrrà conseguenze devastanti sulla macchina giudiziaria, con ulteriore rallentamento dei tempi dei processi. Consentirà un uso strumentale del legittimo sospetto. Sarà inevitabile la prevedibile pletora di istanze di rimessione, con conseguente intasamento dell'attività della Cassazione: un aiuto (non so fino a che punto insperato) alle associazioni di stampo mafioso; un attentato all'autonomia e alla legittimità della funzione giudiziaria e al principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

Per tutte queste ragioni, signor Presidente, i Comunisti Italiani diranno "no" all'approvazione di questo provvedimento legislativo. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, Ds-U, Mar-DL-U, Misto-RC e Verdi-U).

SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, il provvedimento sul legittimo sospetto è presentato dalla maggioranza di Governo come una norma che riguarda tutti i cittadini. Il concetto di sospetto è il contrario del garantismo. Chi crede nella giustizia uguale per tutti si deve battere perché la parola "sospetto" non sia inserita nel nostro codice.

Le precedenti applicazioni del legittimo sospetto rimandano indietro nel tempo, ad un uso perverso da parte del potere per affossare processi scomodi, come nel caso delle schedature degli operai Fiat negli anni '50 o del processo di mafia a Luciano Liggio o, durante il regime fascista, del processo per l'omicidio di Giacomo Matteotti.

Gli unici soggetti che hanno ricevuto vantaggi dalla norma sul trasferimento dei processi sono stati i potenti e i loro accoliti, con il solo obiettivo di evitare che i processi venissero celebrati.

Il "Polo delle impunità" vuole garantire a Berlusconi e ai suoi complici il diritto di scegliersi tribunali e giudici. A beneficiarne non saranno i cittadini comuni, ma solo alcuni potenti, e tra questi Berlusconi, Previti e Dell'Utri, che utilizzano il potere politico per sottrarsi al giudizio dei tribunali di Milano e Palermo, per sistemare i propri affari.

Questo è l'ultimo episodio di una lunga sequela di atti portati avanti da un governo affaristico, che ha deciso di tutelare fino in fondo i propri interessi personali: dalla legge sulle rogatorie internazionali a quella sul falso in bilancio, fino al conflitto di interessi.

La fretta con cui volete chiudere questa partita nei giorni di agosto è un segnale di debolezza e di paura. Avete usato la forza dei numeri per imporre al Parlamento la vostra volontà, violando regole democratiche, rapporti istituzionali, calpestando la Costituzione repubblicana.

La maggioranza che sostiene il Governo ritiene che l'investitura ottenuta con le elezioni possa autorizzare a minare i princìpi fondamentali della democrazia rappresentativa, eliminando la dialettica parlamentare e trasformando il Parlamento in una filiale dell'"azienda Berlusconi".

Presidente Pera, lei si è piegato ad un gioco pericoloso per la democrazia, è venuto meno al ruolo di garante tra maggioranza e opposizione. C'è un rischio reale nel nostro Paese e le opposizioni tutte hanno compreso questo delicato passaggio, facendo un'opposizione fiera, giorno e notte, nelle Aule parlamentari, e lo hanno compreso anche le migliaia di cittadini che fuori da questo Palazzo hanno manifestato e stanno manifestando pacificamente, affrontate da uno spiegamento di forze di polizia degno di un regime sudamericano.

In autunno questa battaglia per la democrazia a difesa della magistratura si unirà a quella a difesa dei diritti dei lavoratori, della scuola pubblica e dell'informazione.

Non lo facciamo frequentemente, ma credo che in questa occasione, per le profonde implicazioni che riguardano il Parlamento e la magistratura, sia opportuno chiedere che il presidente della Repubblica Ciampi, qualora questo disegno di legge venisse approvato, non apponga la propria firma. Glielo chiedono, presidente Ciampi, i cittadini italiani, la gente comune. Dia un segnale di attenzione nell'interesse della Costituzione repubblicana a quanti da giorni stanno cercando di impedire questo altro sopruso.

Noi voteremo con forza "no" a questo disegno di legge, gridando a Berlusconi e alla destra che lo sostiene una sola parola: "vergogna".(Applausi dai Gruppi Misto-RC, Misto-Com, Misto-SDI, Verdi-U, Mar-DL-U e DS-U).

DENTAMARO (Misto-Udeur-PE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per quattro minuti.

DENTAMARO (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, non ho utilizzato per nulla il tempo che mi era concesso in questo dibattito e restavano nove minuti a disposizione per la dichiarazione di voto. Glielo chiedo con rispetto, ma con determinazione.

PRESIDENTE. Posso fare una deroga come con qualcun altro ho fatto, ma la distribuzione dei tempi dipende dall’aritmetica, non certamente da me.

DENTAMARO (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, non ho usato un minuto, mi è stato detto dagli uffici…

PRESIDENTE. Capisco. Senatrice Dentamaro, lei sa che appartiene al Gruppo Misto, il quale ha varie componenti che si dividono tra di loro i tempi prefissati. Quindi io, invece di quattro minuti, le darò cinque minuti, ma ripeto, la distribuzione complessiva dipende proprio dall’aritmetica.

DENTAMARO (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, io la ringrazio, ma ugualmente mi rammarico molto di questo disguido.

Comunque, credo che valga la pena di soffermarsi ancora sulla data e sui tempi di discussione di questo provvedimento. Abbiamo chiesto ripetutamente ai nostri interlocutori della maggioranza il perché di tanta fretta, il perché di un dibattito compresso in sei ore, il 1° agosto, che anteponete persino alla conversione di un decreto-legge per voi importantissimo, sul quale il Governo intende porre la questione di fiducia. Ci avete risposto, più o meno testualmente, che si trattava di colmare con urgenza un vuoto normativo riguardante garanzie essenziali nel processo penale.

Un po’ di pudore, colleghi! L’urgenza per definizione è legata a situazioni concrete, è categoria che non si addice alle questioni di principio, sia pure quando si tratti di nobilissimi princìpi. Al contrario, temi come quelli delle garanzie evocano la necessità di approfondire, di confrontarsi, di tenere un profilo alto del dibattito, certamente irrealizzabile in questo scorcio di lavori e in questo clima arroventato.

Meglio sarebbe allora che voi sgombraste il campo dal sospetto, quello sì legittimo, di voler favorire il Presidente del Consiglio e l’onorevole Previti nella loro qualità di imputati davanti al tribunale di Milano e iniziaste a discutere di garanzie con i tempi e la calma necessaria, perché le garanzie, colleghi, sono certamente quelle degli imputati, ma devono essere anche di quei cittadini i quali chiedono che la giustizia funzioni e che ciascuno sia giudicato dal proprio giudice naturale: questa è la vera garanzia di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge ed è baluardo contro ogni arbitrio.

Io non vorrei, colleghi, nella concitazione che avete imposto a questo dibattito, rischiare di lasciare in ombra il punto cruciale, cioè quello della gravità estrema di qualsiasi deroga al sacrosanto principio del giudice naturale, soprattutto se racchiusa in una formula vaga, generica e nebulosa qual è quella del legittimo sospetto, formula adatta ad esprimere un principio direttivo in una legge delega, ma che giustamente è stata circostanziata e precisata dal legislatore delegato del codice di procedura penale del 1989.

Allora, dov’è il vuoto legislativo? Dov’è, visto che la Corte costituzionale non si è ancora pronunciata? Essa è l’unico organo legittimato a cancellare una norma, l’unico organo legittimato oggi, a tredici anni dall’entrata in vigore di quel codice di rito, a stabilire se il testo dell’articolo 45 rispetti o meno i princìpi della legge delega. Non si è ancora pronunciata e forse non si pronuncerà, perché voi - ecco la fretta - state facendo di tutto per impedirlo, per sottrarle la sua funzione suprema di giudice delle leggi e sostituirvi ad essa.

Voi, giudici politici e partigiani. Siete al Governo da più di un anno e già l’anno scorso ci avete intossicato la fine di luglio con la questione delle rogatorie. La giustizia peraltro è una priorità del vostro programma e i provvedimenti che ritenevate urgentissimi li avete inseriti allora nel famoso pacchetto dei cento giorni: rogatorie, rientro dei capitali dall’estero.

Riteneste urgente perfino una riforma del falso in bilancio, che va contro la linea di trasparenza e di rigore oggi invocata, alla luce della cronaca, dal vostro amico americano Bush. Non vi siete preoccupati della tutela dei piccoli risparmiatori, degli stipendiati, dei pensionati danneggiati dalla vostra finanza allegra. Vi preoccupate soltanto delle garanzie per i vostri inquisiti, imputati, aspiranti impuniti.

Perché non avete calendarizzato il provvedimento sul legittimo sospetto un anno fa? Certo, perché allora il processo di Milano non aveva ancora preso la piega attuale, perché non si era ancora profilata quella montagna di prove schiaccianti a carico degli imputati eccellenti che oggi vi induce a correre frettolosamente ai ripari in quest'Aula parlamentare.

Questa è la squallida premessa in fatto di una vicenda che disonora questo Parlamento, la premessa in fatto che rende in sé inaccettabile, intrinsecamente inaccettabile, l'iniziativa del senatore Cirami, peggiorata, se possibile, dall'approvazione del maxiemendamento Carrara. Ma questa volta avete superato il segno della spregiudicatezza nell'uso delle istituzioni, avete superato il segno dell'improntitudine nel piegare la legge agli interessi di pochi, pochissimi in danno dell'uguaglianza dei diritti di tutti, in danno del bene supremo della giustizia e della legalità!

In nome di questi valori, nei quali crediamo profondamente, come forza politica che sceglie di condurre all'interno del Parlamento le proprie battaglie, il voto dell'UDEUR sarà duramente contrario, accompagnato dalla serena consapevolezza che gli italiani hanno compreso la verità e voi, al di là di qualsiasi… (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dai Gruppi Misto-Udeur-PE, DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-RC, Aut e Misto-SDI. Congratulazioni).

DEL TURCO (Misto-SDI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per quattro minuti.

DEL TURCO (Misto-SDI). Signor Presidente, io non le chiedo di concedermi più tempo, le chiedo soltanto di avvertirmi, così come fa quasi sempre, quando sta per terminare il mio tempo.

PRESIDENTE. Senatore Del Turco l'ho fatto per tutti gli intervenuti fino adesso, e cercherò di fare la stessa cosa per lei, anche se ho dei vincoli.

DEL TURCO (Misto-SDI). E quello di avvertire è uno di questi.

PRESIDENTE. Certamente, come tutti quanti sarà avvertito.

DEL TURCO (Misto-SDI). Prima di dare conto delle ragioni dell'ostilità di un garantista nei confronti di questo disegno di legge (non so più se chiamarlo Cirami o Carrara), vorrei intanto dire al senatore Del Pennino, che è un vero democratico, che quando si cita un'intervista in Parlamento bisognerebbe citarla tutta.

Lei, senatore Del Pennino, si è dimenticato di dire al Parlamento che l'onorevole Intini ha espresso un giudizio gravissimo nei confronti del comportamento di questa maggioranza in questa vicenda. Ha espresso anche degli altri giudizi, che io condivido, perché Intini ha ragione: non esiste una via giudiziaria che sana i conflitti tra maggioranza e opposizione. Noi socialisti non sceglieremo mai quella strada. Lo volevo dire perché, siccome è stata ricordata a noi questa intervista, ma anche a quelli che ci ascoltano fuori di qua, volevo chiarire questo aspetto del mio amico e compagno Ugo Intini.

Vengo adesso, signor Presidente, alle ragioni dell'istintiva ostilità a questo tema. Sono un militante socialista cresciuto nel dopoguerra di questo Paese. Il primo caso di legittima suspicione che la mia memoria ricordi è la storia dell'assassinio di un martire socialista, che si chiamava Placido Rizzotto, sindacalista socialista di Corleone. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, Mar-DL-U e DS-U). Voglio ricordare qui al Senato per rendere omaggio non solo alla memoria di questo mio compagno, che le prime indagini su quell'omicidio furono condotte da un giovane capitano dei carabinieri che si chiamava Carlo Alberto Dalla Chiesa. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, Mar-DL-U e DS-U).

Dopo quella vicenda, signor Presidente, Carlo Alberto dalla Chiesa fu trasferito a Como, cioè nella provincia più lontana da Palermo. Tornerà in Sicilia come prefetto con poteri straordinari e morirà a Palermo, come sapete tutti quanti. Il processo che vedeva come imputato Luciano Liggio fu trasferito da Palermo a Bari. Luciano Liggio, o meglio, Luciano Leggio, perché così si chiamava, fu assolto a Bari. Cominciò lì l'istintiva mia avversione contro l'uso di questo istituto.

Procedo: muore a Sciara, paese della provincia di Palermo, un sindacalista - anche lui socialista - che si chiamava Salvatore Carnevale; muore e nei confronti degli assassini di Salvatore Carnevale si apre un processo che verrà trasferito - credo di ricordare - a Santa Maria Capua Vetere.

L’avvocato di Salvatore Carnevale si chiamava Sandro Pertini. Quando avvennero questi fatti ed uno scrittore piemontese di nome Carlo Levi andò a chiedere alla mamma di Salvatore Carnevale che cosa pensasse di quella storia, ella rispose con una frase che mi sarebbe piaciuta ascoltare dalla bocca di tutti i miei colleghi, anziché le tante cose inutili che abbiamo detto oggi. La mamma di Salvatore Carnevale, Francesca Serio, disse: "Le parole sonu petri", le parole sono pietre, in dialetto siciliano e questo diede il titolo al libro di Carlo Levi su quella vicenda.

Ecco, signor Presidente, questa è la ragione della mia istintiva ostilità. Sono comunque grato al collega Fassone che ha ricordato la storia della FIAT oppure a tanti di voi che avete ricordato il trasferimento da Milano a Catanzaro del processo per Piazza Fontana. Queste sono le cose che mi hanno indotto ad avere una istintiva ostilità accanto all’interesse che ho da sempre, da socialista, per tutto ciò che aumenta il potere di difesa degli imputati in qualunque processo.

Se avessimo potuto discutere il merito di questo argomento, avremmo sostenuto le stesse opinioni che hanno espresso autorevolmente, naturalmente più autorevolmente di tutti quanti noi, il professor Vassalli, senatore, collega socialista, giudice costituzionale, e il professor Conso; uomini di indiscutibile dottrina giuridica e di grande spessore democratico, come tutti possono riconoscere.

Continueremo questa battaglia che non finirà questa sera al Senato, signor Presidente. Questa è una battaglia che richiede una nostra capacità di informare l’opinione pubblica. È vero che il generale agosto tende a far dimenticare le cose, ma poi ci sarà anche il generale settembre, ottobre e novembre. Continueremo questa battaglia perché mette in discussione cose importantissime per noi.

Pensi, signor Presidente, che ha rischiato di mettere in discussione un aspetto importantissimo per lei, la sua autorevolezza in questa Assemblea presso la maggioranza e presso l’opposizione. Anche di questo ci faremo carico. Per questa ragione ci sentiamo forti ed orgogliosi di questa battaglia. Le dico subito che non mi è sufficiente questa sera votare no come vorrei fare. Io non voterò per dire che non partecipo ad una cosa che offende la storia del Parlamento. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi Misto-SDI, Misto-Com, DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Aut, Misto-RC e Misto-Udeur. Molte congratulazioni).

MICHELINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MICHELINI (Aut). Signor Presidente, avevamo già annunciato il nostro voto negativo in sede di discussione generale qualora non fosse stato ritirato l’articolo 3, vale a dire quello che prevede l’applicazione dell’istituto della legittima suspicione anche ai procedimenti in corso.

Riteniamo infatti che una simile estensione iniqui tutto il provvedimento perché legittima il sospetto che esso sia stato fatto con lo scopo di agevolare l’onorevole Previti e il premier Berlusconi nei loro processi di Milano. Confermiamo perciò il voto negativo, considerando che la nostra proposta di soppressione del citato articolo 3 non è stata accolta.

Ci rammarica però perché se veramente il Presidente del Consiglio non ha interesse a questo provvedimento, così come ha dichiarato attraverso gli organi di stampa, ben poteva intervenire anche per confermare la sua credibilità di fronte agli italiani. (Applausi dai Gruppi Aut, Mar-DL-U, Verdi-U e DS-U).

ZANCAN (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANCAN (Verdi-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo una corsa dissennata nel corso della quale avete "saltato", con una straordinaria agilità per dei senatori, il nostro Regolamento, la legge della nostra casa; dopo che soprattutto avete stracciato la nostra Costituzione, il patto sociale che regola il consorzio nostro, dei cittadini, nato dalla Resistenza e che significa libertà e diritti per tutti; dopo aver messo da parte buon senso e ragione, state per arrivare al traguardo che vi eravate prefissi; qualcuno un po’ disarcionato, come, ad esempio, il senatore primo proponente del disegno di legge, ma state per arrivare al traguardo.

Quali sono i vostri traguardi? Il primo è quello di avere dato un aiuto processuale al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e all’onorevole Cesare Previti, imputati di corruzione in atti giudiziari.

Non penso di dovermi ancora arrabbiare per tutto questo giacché il pronto soccorso processuale di Silvio Berlusconi e dell’onorevole Cesare Previti è la vostra sigla sociale, il marchio della vostra ditta. E perciò non mi arrabbio, mentre mi arrabbio, mi indigno e manifesto la mia profonda preoccupazione perché avete resuscitato uno strumento di archeologia processuale che tutta la giurisprudenza e la dottrina ritengono non funzionante per ambiguità e nebulosità. E vi adopererete per renderete tale strumento processuale disponibile per gli imputati di mafia, terrorismo e associazione a delinquere. State tranquilli che lo sapranno esercitare molto bene. E questo è una vergogna! (Applausi dai Gruppi Verdi-U e DS-U). Lasciatelo dire a chi per professione ha frequentato per 38 anni le aule di giustizia.

Quale traguardo non riuscirete mai a raggiungere: quello di convincere il popolo italiano, gli stessi cittadini che vi hanno votato, che avete agito nell’interesse generale del processo e non già nell’interesse processuale personale di Silvio Berlusconi e di Cesare Previti.

Su questo gli italiani hanno ragione, buon senso e comprensione. Ebbene, se non riuscirete a raggiungere tale traguardo, malgrado la stanchezza dell’ora e l’arrabbiatura, io sono assolutamente tranquillo e con altrettanta tranquillità annuncio il voto contrario del Gruppo dei Verdi; quel Gruppo che ha fatto della cultura dei diritti e delle garanzie in campi così importanti della vita (ambiente, salute e giustizia) la sua bandiera e non certamente il marchio della sua ditta perché siamo uomini liberi e sosteniamo idee libere.

Allora, come dicevo, il Gruppo dei Verdi non soltanto esprimerà il suo no convinto a testa alta e in piena e responsabile coscienza, ma - e mi rincresce molto doverlo fare in questa tristissima occasione, signor Presidente e signori senatori - non riconoscerà nemmeno legittimità ad una legge che si è formata attraverso un iter che noi non riconosciamo e che riconosciamo, invece, portato di una interna illegittimità. Non una legittimità del voto, ma una illegittimità sostanziale nella violazione del Regolamento e della Costituzione.

Per questa ragione, concludo il mio intervento buttando sulla vostra coscienza (non sarebbe rispettoso dire "buttando sulla vostra faccia") il nostro fermissimo no su tanto obbrobrio giuridico, su tanta offesa alla nostra civiltà giuridica. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com, Aut, Misto-RC e Misto-SDI. Congratulazioni).

TIRELLI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIRELLI (LP). Signor Presidente, non le nascondo che mi sento a disagio (Commenti del senatore Turroni) a parlare davanti alle telecamere.

Lei sa, Presidente, che il nostro Gruppo avrebbe preferito che queste telecamere fossero usate per una legge più importante (Applausi dai Gruppi LP e FI e del senatore Grillotti). Avrebbe preferito che queste telecamere fossero usate per una legge che abbiamo approvato qualche giorno fa: la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Non ci è stato consentito. (Applausi dai Gruppi LP, FI e AN).

Esse vengono usate per far vedere agli italiani quello che non è vero. Vengono usate per far vedere a tutti quelli che ci guardano che una parte di questo Senato è democratica e l’altra parte no. Questo noi non lo possiamo tollerare.

MONTALBANO (DS-U). Votate contro!

TIRELLI (LP). Pensa per te!

MONTINO (DS-U). Abbandonate l’Aula!

PRESIDENTE. Vi prego, fate parlare il senatore Tirelli.

TIRELLI (LP). Signor Presidente, non entro nel merito tecnico della legge, di cui abbiamo parlato ormai per tante notti e per tanti giorni.

BRUTTI Massimo (DS-U). Meglio!

TIRELLI (LP). Non entro nel merito perché abbiamo già dimostrato in discussione generale qual è il nostro parere, che è un parere positivo. Non siamo d’accordo che sia uno strumento arcaico lo abbiamo già detto - perché è uno strumento applicato nei Paesi più moderni: Stati Uniti, Francia ed altri Paesi. Non è uno strumento nuovo perché era già previsto dal codice di procedura penale italiano; perciò non c’è niente di nuovo. Le altre sono motivazioni che hanno diritto di esistere, ma che noi siamo liberi di non accettare.

Qui parliamo soprattutto per sgombrare il campo da alcuni equivoci, Presidente. Innanzitutto che questa parte fa forzature regolamentari, forzature temporali e l’altra parte no; che noi non rispettiamo le regole e l’altra parte invece sì; che noi non rispettiamo la Costituzione, mentre l’opposizione è garante della Costituzione.

BONAVITA (DS-U). E’ vero!

TIRELLI (LP). Che noi calpestiamo lo Stato di diritto e loro lo difendono.

BONAVITA (DS-U). E’ vero!

TIRELLI (LP). Che noi abbiamo un padrone e loro no. (Voci dai Gruppi dell’opposizione: "E’ vero!". Applausi ironici dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-RC e Misto-SDI).

Allora, primo equivoco: forzature temporali e regolamentari. Abbiamo fatto tutti le notti in Commissione. Nella Commissione giustizia più del 60 per cento del tempo non è stato usato per chiarire gli aspetti tecnici della legge, ma per fare richiami al Regolamento e per attività, legittime, di ostruzione. (Applausi dai Gruppi LP, FI e AN).

LAURO (FI). Bravo!

TIRELLI (LP). Non raccontiamo a quelli che ci guardano che abbiamo studiato la legge in quella sede. Abbiamo fatto altro.

CALVI (DS-U). Ma che dici! Se di notte tu non c’eri!

TIRELLI (LP). Mi dispiace, senatore Calvi… (Vivaci proteste del senatore Calvi).

PRESIDENTE. Senatore Calvi, la richiamo all’ordine. (Commenti del senatore Calvi). Senatore Calvi, non insista, la prego.

TIRELLI (LP). Mi dispiace per professionisti come lei e come il senatore Fassone e altri che erano in Commissione, che hanno visto il loro lavoro sminuito da questo tipo di attività.

SODANO Tommaso (Misto-RC). Perché l’avete cambiato voi!

TIRELLI (LP). È venuto in Aula senza relazione; ho sentito alcune lamentele: tutti si sono stracciati le vesti per questo. Non voglio essere sempre colui che ricorda i cinque anni scorsi, perché viviamo per il futuro e non solo per il passato; però, mi limito a citare qualche disegno di legge che è giunto all'esame dell'Aula senza il relatore, e non sono disegni di legge… (Commenti del senatore Garraffa).

Senatore Garraffa, non si preoccupi: le dirò anche l'ora.

PRESIDENTE. Senatore Tirelli, non interloquisca; svolga il suo intervento.

TIRELLI (LP). Mi scusi, signor Presidente.

Non sono disegni di legge di poco conto: Atto Senato n. 4963 sulla sicurezza dei cittadini; Atto Senato n. 4809 relativo alla modifica del Titolo V della Costituzione; Atto Senato n. 4735 sulla tutela delle minoranze linguistiche; Atto Senato n. 4641 recante interventi sui servizi sociali (la legge Turco) (Commenti dei senatori dell'opposizione) e via via altri disegni di legge, fino ad arrivare alla chicca: Atto Senato n. 1076 relativo all'istituzione della Commissione bicamerale, cui è stato riservato un tempo di discussione in Commissione di quattro ore. Il senatore Villone, che è qui presente, lo ha fatto rilevare in quest'Aula. (Applausi dai Gruppi LP, FI, UDC:CCD-CDU-DE e AN).

Perciò, anche questo equivoco non lasciatelo tale per tutti quelli che ci guardano. Sono cose che si fanno, non nascondiamocelo! E' il gioco delle parti: voi fate opposizione, noi siamo la maggioranza, mentre prima era il contrario. Abbiamo fatto tutti le stesse cose, per cui vuol dire che o questo Regolamento non funziona e lo cambieremo, oppure va bene così; comunque, lo abbiamo rispettato tutti. (Applausi dai Gruppi LP, FI, UDC:CCD-CDU-DE e AN. Commenti dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

E veniamo al problema della costituzionalità. Ci siamo lamentati del fatto che il disegno di legge in esame non è considerato costituzionale perché manca il giudice naturale predeterminato per legge dal momento che può essere cambiato. Lo dite voi? Voi che volevate affidare un cittadino italiano attraverso il mandato di arresto europeo a un giudice che magari veniva dalla Polonia o da Vilnjus o da altre parti, in un sistema penale diverso, con giudici con una cultura completamente diversa! (Applausi dai Gruppi LP, FI e UDC:CCD-CDU-DE).

Allora qual è la costituzionalità violata? Noi siamo per difendere i cittadini; la costituzionalità verrà stabilita come previsto dalla Corte costituzionale e vedremo chi ha ragione.

Abbiamo calpestato lo Stato di diritto? A me non sembra. Mi ricordo qualcosa però: mi ricordo l'uso che voi avete fatto della polizia e della magistratura. Non chiedetelo a me, che sono stato inquisito solo una volta perché avevo una bandiera e mi hanno perseguito per vilipendio al Capo dello Stato! (Applausi dai Gruppi LP e FI).

Ditelo ai ragazzi dei COBAS che erano a Crema dinanzi alla Galbani e sono stati picchiati dalla polizia perché erano in sit-in, dagli stessi poliziotti con cui avevano giocato a calcio mezz'ora prima. Ditelo poi ai nostri ragazzi che sono stati arrestati sull'autostrada Brescia-Venezia e sono rimasti per tre giorni a "Canton Monbello" - e non auguro a nessuno di andar lì - semplicemente perché facevano la coda in autostrada, senza uno straccio di motivazione. I COBAS, cari amici - chiamiamoli così! - sono stati schedati e nessuno si è stracciato le vesti o si è lamentato; sono stati schedati uno per uno e voi vi lamentate adesso per il fatto che coloro che appartengono ad un sindacato vengono schedati! È giusto, ma allora lo era anche per loro! (Applausi dai Gruppi LP e FI).

E vengo al nostro amico, che vedo qui, il senatore Massimo Brutti. Ricordo che quando erano sottosegretari lui e il suo compare Sinisi non hanno tirato la bocca di un millimetro quando noi denunciavamo questi fatti: guardavano da un'altra parte! Lo stesso hanno fatto quando abbiamo denunciato che gli operai di Napoli e i disoccupati sono stati picchiati dalle vostre forze di polizia! (Applausi dai Gruppi LP e FI. Commenti dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

Un'altra cosa; voi dite che noi avremmo i padroni e voi no! Signori, noi della Lega non abbiamo padroni e lo abbiamo dimostrato negli anni. La nostra storia lo dimostra: non abbiamo padroni, né protettori e lo dimostrano i centinaia di processi in cui i nostri militanti e i nostri dirigenti sono inquisiti e sono stati condannati: nessuno ha detto niente! (Applausi dal Gruppo LP e del senatore Malan).

Se abbiamo dei padroni si vede che non ci hanno protetto; però, noi non ne abbiamo, perché abbiamo sempre denunciato questo modo di utilizzare la magistratura e le forze di polizia. È evidente che poi ne paghiamo il fio! Io vi capisco!

(Dai banchi del Gruppo DS-U si leva la voce " Noi no, non ti comprendiamo!")

TIRELLI (LP). Capisco l'opposizione; siete in un momento di disagio e lo vediamo tutti. Avevate come padroni legittimi gli operai, ma il mondo del lavoro ve l'ha scippato Cofferati; i radical-chic ve li ha fregati un autore di lungometraggi che si aggira qui davanti. (Applausi dai Gruppi LP, FI e AN); i pacifisti ve li ha fregati la coppia Casaretto-Agnolin o non so bene come si chiamino … Casarini-Agnoletto (Vivaci commenti dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

Il problema che avete adesso è un altro: la magistratura - non tutta, perché c'è una magistratura onesta che è rappresentata anche in quest'Aula, come ci sono colleghi onesti e colleghi che utilizzano invece la politica per altri scopi - almeno quella parte che avete utilizzato, non si sente più protetta da voi. Caselli è in prepensionamento a Torino, altri giudici non hanno avuto probabilmente quello che si aspettavano: adesso cominciate a non essere più il punto di riferimento di una certa magistratura.

Non vi invidio, colleghi, perché questa situazione vi viene dal fatto che non avete capito cosa è successo un anno fa. Vi auguro di capirlo in fretta per il vostro bene, per il bene di quest'Aula, in cui si rispettano comunque le regole o almeno le rispettiamo quanto le avete rispettate voi. Se lo meritano tutti che capiate qualcosa perché gli italiani non si sentano confusi. (Commenti della senatrice Toia). Non accettiamo che venga utilizzato questo mezzo per confondere di più le idee. I nostri cittadini non ne hanno bisogno, hanno ben altri problemi, che voi purtroppo non conoscete più (Applausi dai Gruppi LP, UDC:CCD-CDU-DE, FI e AN. Molte congratulazioni. Applausi ironici dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U. Il senatore Bedin sventola un fazzoletto tricolore).

*D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, mi permetto di ricordare che ieri, quando sono intervenuto sul calendario dei lavori a nome dell'intera maggioranza, in un intervento di dieci minuti complessivi, come mi era consentito, ho dovuto affrontare dodici interruzioni.

Leggendo il Resoconto, mi sono accorto che sono state interruzioni piene di improperi, di insulti e di aggressioni verbali. Chiederei la cortesia ai colleghi dell'opposizione di consentirmi oggi di parlare per dieci minuti, meno di quello che spetterebbe, come tempo residuo, al mio Gruppo. Il problema del tempo infatti non riguarda soltanto alcuni Gruppi, perché riguarda tutti, senatrice Dentamaro.

Vorrei cercare di far comprendere ai colleghi dell'opposizione, se è possibile, agli italiani che ascoltano, di più, per quale ragione un argomento come questo ha indotto persone serie, civili, colte, informate a dire cinque grandi bugie per poter nascondere una verità che non poteva essere pronunciata.

Le cinque bugie sono le seguenti. Abbiamo ascoltato nella discussione di oggi che in nessun Paese democratico esiste il legittimo sospetto, per cui staremmo per dar vita ad un istituto mostruoso e incomprensibile. Per fortuna, il quotidiano "Il Sole-24Ore" di oggi, in uno splendido servizio sui diversi sistemi giudiziari stranieri, titola: "Suspicion légitime cardine del sistema francese". Credo che la Francia sia un Paese democratico, civile.

Questa è la prima bugia, quando avete detto che in nessuna parte del mondo esiste questo istituto; basta leggere un quotidiano di oggi per capire che almeno in Francia questo istituto esiste. È ovvio che, se non fosse esistito in alcun Paese, questo non sarebbe stato di per sé un argomento determinante. Il fatto che si sia detto da illustri colleghi anche se in modo contraddittorio che non esiste in alcun Paese democratico, dimostra che questa falsità nasconde verità inconfessabili.

Seconda questione. Perché oggi all’improvviso questa legge? Non è vero. Come ho detto ieri e come ripeto ora - in questo caso capisco che possono farlo i colleghi che leggono normalmente e hanno letto il codice di procedura penale per ragioni professionali, come i magistrati e gli avvocati penalisti - è da quando è entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale nel 1990 che la Cassazione, nel dare il suo parere sul codice di procedura penale, sostenne che il fatto che non è previsto il legittimo sospetto nel nuovo codice di procedura penale in modo esplicito è ritenuta una violazione della delega data dal Parlamento repubblicano al Governo.

Quindi, non abbiamo deciso all’improvviso, ma sono dodici anni che questo problema è stato agitato. Non è che all’improvviso qualcuno oggi se n'è accorto, perché sono dodici anni che il problema è discusso e dibattuto. La seconda bugia dunque è che non è vero che oggi all’improvviso ci siamo scoperti interessati a questo problema.: esso esiste da dodici anni.

Terza questione. Perché ora e non prima? A parte il fatto che anche prima qualche illustre collega se ne era occupato e aveva proposto la modifica dell’articolo 45 del codice di procedura penale - mi riferisco ad un progetto di legge del collega Anedda presentato nella scorsa legislatura, ma lasciamo da parte la questione - ma perché viene presentato ora? Ma come, dagli atti forniti dallo splendido Ufficio studi del Senato e che tutti hanno modo di leggere, anche senza presentare emendamenti e subemendamenti, risulta chiaramente che soltanto dal 30 maggio 2002, con pubblicazione in data 4 luglio 2002, la Suprema Corte di cassazione a Sezioni unite penali ha affermato che questo dubbio deve essere risolto. Solo adesso l’ha detto. Cosa c’è di strano che lo abbia detto alcuni anni dopo aver detto nel 1990 che questa era un'incostituzionalità? Fa parte di quelle ragioni della lentezza dei tempi della giustizia che abbiamo lamentato in tanti.

Il disegno di legge Cirami non poteva prendere come punto di riferimento un giudizio delle Sezioni unite penali della Cassazione, perché fino ad ora non c’era stato. Da quando c’è stato il giudizio è stato presentato un disegno di legge. Questa è la terza bugia. Non è vero che ci si occupa di questa cosa nel mese di luglio del 2002, chissà perché e per quali fatti misteriosi.

Perché questa fretta nel decidere? Poi arriveremo al punto che è l’unico sul quale avete lungamente discusso e che dimostra che la verità, che non può essere confessata, è la ragione per la quale tante bugie vengono dette. Perché dunque tanta fretta?

Si tratta di una legge che si applica a tutti i procedimenti penali in corso. Come è del tutto normale e lo si è sempre detto in tutte le leggi processuali penali vigenti, trattandosi di diritti dei cittadini nel corso di un procedimento penale si applica una legge non appena entra in vigore il più presto possibile. Quando si tratta di diritti, perché bisogna aspettare, una volta tanto che possiamo essere veloci? (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI, AN e LP). Perché dobbiamo aspettare se si tratta di garantire diritti che prima non lo erano con certezza?

Quarta bugia. Si sostiene che è la Corte costituzionale che deve decidere. Vedete, è ovvio che se la questione fosse di confrontare una legge ordinaria con la Costituzione, per sapere se la legge è o meno conforme ad essa, sarebbe normale che si attendesse il parere della Corte costituzionale. Ma in questo caso la domanda posta alla Corte costituzionale non è se la legge ordinaria è o meno conforme alla Costituzione, ma se è conforme o meno alla delega che il Parlamento ha dato al Governo. In tal caso, chi meglio del Parlamento può dire se quella delega è stata rispettata o no? Noi o la Corte costituzionale? (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI, AN e LP).

Perché dobbiamo attendere la Corte costituzionale, la quale - povera sventurata! - potrebbe persino dire che non c’è illegittimità, ma è opportuno che il Parlamento intervenga? E dovremmo intervenire fra sei mesi per garantire procedimenti penali che nel frattempo si sono svolti in modo diverso?

Quindi, interveniamo con urgenza oggi, perché solo adesso c’è stata una decisione della Corte di cassazione, perché soltanto ora può intervenire il Parlamento e perché questa decisione può essere presa in questi giorni. Lo facciamo ora, perché vogliamo tutelare, se possibile, tutti gli imputati in tutti i procedimenti penali.

Ma qualcuno ha gridato inorridito: "Capite che qui si introduce il principio che la rimessione da un giudice all’altro la può chiedere l’imputato"? Orrore! Si è scatenato il finimondo. Non è vero, perché questo è già scritto nel codice di procedura penale. (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI, AN e LP). Lo può chiedere il pubblico ministero, lo può chiedere il giudice e anche l’imputato. È una cosa normale e voglio dirlo soprattutto a quegli italiani che possono non sapere che stiamo discutendo di una questione normale. È del tutto normale che anche l’imputato possa chiedere quello che può chiedere il pubblico ministero o la Corte di cassazione.

Ma, si sostiene, questa legge - e arriviamo al dunque - la approvate perché volete favorire Previti e Berlusconi, diciamo la verità!

SODANO Tommaso (Misto-RC). Anche Dell'Utri!

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Ci dite: "Voi siete mossi da un istinto di cupidigia servile, tutti servi di Previti e Berlusconi". Siete senza giacca. Voi ve la siete tolta, ma dovevate togliervi i pantaloni perché questa volta in mutande siete rimasti! (Vive proteste dai banchi del centro-sinistra).

CAVALLARO (Mar-DL-U). Si vergogni, senatore D'Onofrio.

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Per la prima volta vi abbiamo dimostrato che la procedura parlamentare la conosciamo meglio di voi, altro che storie! (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI, AN e LP). E non c'è senatore Cavallaro che tenga! Gli autogol che avete fatto…

CAVALLARO (Mar-DL-U). Si vergogni! Signor Presidente, non consenta al senatore D'Onofrio di insultarci!

PRESIDENTE. Senatore Cavallaro, la prego di tacere. Il senatore D'Onofrio deve svolgere il suo intervento pacatamente, come altri hanno avuto l'opportunità di fare. (Commenti dei senatori Garaffa e Cavallaro).

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Un'ultima questione…

PRESIDENTE. Senatore Cavallaro, la richiamo all'ordine. Per cortesia, faccia silenzio.

VERALDI (Mar-DL-U). Richiami all'ordine il senatore D'Onofrio!

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Mi accingo a terminare il mio intervento, anche perché rispetto molto il colore di quel fiore che alcuni colleghi hanno messo al loro occhiello. Lo rispetto molto: sia che si tratti di Biancofiore, che ovviamente abbiamo nel nostro cuore, sia che si tratti di Rosa bianca; sono cose che ci appartengono, nella storia, e non abbiamo da temere. (Applausi dal Gruppo UDC:CCD-CDU-DE. Commenti del senatore Forcieri). Non abbiamo timore, anche perché vorremmo che noi e voi insieme, una volta tanto, anziché fiori, facessimo opere di bene, ma questo è un problema diverso.

Vediamo il punto fondamentale: Previti e Berlusconi che vantaggio hanno da questa legge? (Coro dai banchi del centro-sinistra: "Nessuno!". Commenti dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE e LP). Interveniamo riducendo le loro imputazioni?

MONTALBANO (DS-U). Zitto!

PRESIDENTE. Senatori, per cortesia. Come si consente, lei, di dire "zitto" a un suo collega che sta parlando?

MONTALBANO (DS-U). Non l'ho detto al senatore D'Onofrio.

PRESIDENTE. La prego di rispettare il diritto a parlare del senatore D'Onofrio, come tutti rispettano il suo. La prego.

MONTALBANO (DS-U). Non l'ho detto al senatore D'Onofrio.

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Anche perché ieri, quasi con un tono di sfida, si è detto che si voleva la diretta televisiva, pensando che dovessimo nascondere qualcosa. Non abbiamo nulla da nascondere. Le dirette televisive le vogliamo noi per primi, purché si svolgano in un contesto civile... (Applausi dal Gruppo UDC:CCD-CDU-DE). …purché sia consentito a ciascuno di poter dire quello che pensa, anche l'opposto. Questa è la normalità.

Quindi, qual è il vantaggio per Previti e Berlusconi? Forse che nella legge diciamo che alcuni reati a loro contestati non sono reati? No. Forse diciamo che alcune prove raggiunte nei loro confronti secondo l'opinione della pubblica accusa non sono più prove? No. E allora qual è il vantaggio?

CALVI (DS-U). Sospendere il processo!

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Potranno - niente di meno! - anche loro fare la richiesta della rimessione. E la rimessione, per caso, provoca un vantaggio tale per cui la prescrizione finisce per correre fino al punto da prescrivere i reati? No, neanche questo. Allora, qual è il vantaggio?

CALVI (DS-U). Sospendere il processo!

PRESIDENTE. Senatore Calvi, l'ho già richiamata. Per cortesia, non insista. Deve far parlare il senatore D'Onofrio come tutti ascolteremo lei, quando sarà il suo turno.

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Il vantaggio è di poter chiedere alla Corte di cassazione se il giudice che deve giudicare è sereno o no.

Allora, ho capito che tutta questa violentissima, scatenata reazione nei nostri confronti denota un furore di cui io non capisco le implicazioni istituzionali: è contro la Corte di cassazione? Ce l'hanno con la Corte di cassazione! Noi che c'entriamo? (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI, AN e LP). Ma noi che c'entriamo?

Noi vogliano difendere i giudici tutti, come ho detto ieri, e se voi ce l'avete con la Corte di cassazione sono problemi vostri, non nostri. Andatelo a spiegare alla gente che voi volete che la Corte di cassazione non metta il becco nei processi penali in corso. Noi vogliamo che quando ci sono legittimi dubbi sulla onestà, regolarità, serenità dei procedimenti penali, tutti, come qualunque imputato, possano rivolgersi alla Corte di cassazione; anche gli imputati eccellenti.

Ma perché, noi dovremo giungere persino ad affermare l'idea che voi avete coltivato per tempo, che non si debbono fare le leggi, anche se buone, solo perché qualcuno se ne può avvantaggiare? Ma questo è il contrario del principio democratico.

Le leggi buone si fanno perché sono buone, anche se se ne può avvantaggiare qualcuno che è nostro avversario politico. Noi le abbiamo sempre fatte così. (Commenti dai banchi dell'opposizione. Applausi dal Gruppo UDC:CCD-CDU-DE). Noi le abbiamo sempre fatte così e quando dico "noi", mi riferisco a quelli di voi che hanno il coraggio di avere una rosa bianca che parla di Biancofiore o di Rosa bianca. Le abbiamo sempre fatte così e continueremo a farle così, nonostante la vostra opposizione. (Vivi applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI, AN e LP e dei senatori Carrara e Del Pennino. Molte congratulazioni).

BORDON (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORDON (Mar-DL-U). Signor Presidente, io so che l’emozione della diretta televisiva può fare brutti scherzi, anche a colleghi dell’esperienza del senatore D’Onofrio, che evidentemente si è sentito libero di utilizzare nel suo intervento comportamenti e linguaggi grevi e irrispettosi, degni evidentemente di un suo personale cabaret, che d’altro canto hanno però dichiaratamente - lo ringrazio - messo il suggello alla vergogna di questa legge. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U).

Voi siete riusciti, stracciando il nostro Regolamento e violando la nostra Carta costituzionale, a portare questo provvedimento in quest’Aula. Oggi, con tempi e tappe che non hanno precedenti, approverete - da soli - una norma scritta su misura.

Questa legge, ve lo chiedo per davvero, meritava tanto? Era davvero questa l’emergenza per il Paese? Voi sapete che non è così. Avremmo voluto vedere in tante altre occasioni sedute notturne, ferie saltate, lavori supplementari sui tanti temi che toccano da vicino i cittadini: scuola, occupazione, salute e sicurezza.

Niente vi ha fermato, né il richiamo alla riflessione di uomini di destra moderati, come il presidente Fisichella, né quello del parlamentare europeo, eletto anche lui nelle liste di Alleanza Nazionale, Mario Segni, che proprio ieri vi ha scongiurato di valutare la gravità di tutto questo per l’immagine dell’Italia (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente) e vi ha messo in guardia dal pericolo che in questa maniera…

PRESIDENTE. Colleghi, fate parlare il senatore Bordon, vi prego di non interromperlo.

BORDON (Mar-DL-U). …il centro-destra perda il diritto a definirsi liberal-democratico.

Ma voi non potevate non farlo. Non potevate - me ne rendo conto - rispettare l’articolo 67 della nostra Costituzione, che dice che il parlamentare esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Voi un mandato ce l’avevate: quello di rappresentare gli interessi di un uomo di potere e di chi con lui si trova davanti al giudice naturale, ma ritiene come diceva quella bella canzonetta: "Nessuno mi può giudicare". (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U).

Come nota con puntualità oggi un acuto osservatore: "La spinta drammatica della sua disperazione ha portato ieri Silvio Berlusconi ad umiliare il Parlamento", spianando così la strada all’unico provvedimento che consente di fermare i suoi processi. In realtà, cancellando quei processi.

"Male non fare, paura non avere", recita un vecchio detto popolare. Alcuni di noi hanno criticato in tempi non sospetti gli eccessi del sistema giudiziario, quando dirsi garantisti era complicato e difficile. Con altrettanta fermezza, noi oggi ci diciamo garantisti, perché difendiamo le garanzie di tutti i cittadini, non i privilegi di pochi - due! - cittadini, come state facendo voi! (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

Nessun italiano - ne è la prova evidente il senatore Andreotti - ha mai provato ad ostacolare in ogni maniera, non già il merito, non già il metodo della giustizia ma semplicemente la giustizia.

Voi dite: "Dovevamo colmare una lacuna". E poi, a chi vi ricorda che questa è una legge ad personas, rispondete che questa legge si applicherà a tutti. Mio Dio (lo dico sinceramente), non vi facevo così altruisti!

Voi dite: Ogni legge quando si fa - lo ha ripetuto il senatore D’Onofrio adesso - può riguardare qualche singola persona anche se fatta negli interessi generali. È vero, può essere così, ma qui il problema è un altro, vedete, e non è quello che una norma di questo tipo si applicherebbe normalmente al cittadino Silvio Berlusconi… (Commenti dei senatori del Gruppo LP).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, specialmente dietro il senatore Bordon: fatelo parlare.

BORDON (Mar-DL-U). …oltre che al cittadino Cesare Previti.

PRESIDENTE. Fate parlare il senatore Bordon serenamente.

BORDON (Mar-DL-U). La ringrazio, signor Presidente. Qui il problema è che questa legge, se fatta oggi - ed ecco la fretta - ha immediatamente un solo compito: impedire che liberamente la Corte costituzionale possa pronunciarsi il prossimo 24 ottobre.

Ecco la vostra fretta: si vuole che quel processo non possa svolgersi non già a Milano, ma non possa più svolgersi grazie alla prescrizione. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U e DS-U). Ecco perché non potevate accettare neppure la flebile mediazione del Presidente del Senato. (Proteste dai banchi del centro-destra).

PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Bordon ha diritto di parlare nel silenzio dell'Assemblea.

MORO (LP). Però, non può dire cose non vere!

PRESIDENTE. Collega Moro, mi appello a lei, calmi gli animi dei colleghi a lei vicini.

Non sta a noi giudicare le cose vere o non vere dette dal senatore Bordon: se ne assume la responsabilità di fronte a se stesso, ai suoi elettori ed ora anche ai cittadini italiani che lo stanno seguendo in televisione.

BORDON (Mar-DL-U). E c'è un altro aspetto di quanto dite che non corrisponde a verità, e cioè che con questa legge voi reintrodurreste la garanzia dell'imparzialità del giudice. Nella legislazione attuale esistono tutte le possibilità per ricusare un giudice quando questo dimostri in maniera palese la sua parzialità.

Quello che la legislatura attuale non prevede più è la legittima suspicione del codice Rocco, così poco obiettiva e così vaga da aver costituito, come poco fa ha ricordato - e quindi salto questa parte del mio intervento - meglio di chiunque altro il collega Del Turco, un incentivo troppo facile ai malavitosi per intralciare la giustizia e che ha portato, negli anni della Repubblica, all'insabbiamento di numerosi processi per stragi e contro le mafie.

Gli effetti di questa legge saranno, dunque, devastanti; lo saranno per la nostra civiltà giuridica, lo saranno per lo Stato di diritto e lo saranno in generale per i danni che produrranno sul sistema giudiziario. Ecco perché questa legge mai avrebbe dovuto giungere, e per di più con tale fretta, in Aula. Di questa fretta, voi della maggioranza siete i principali responsabili, avendo fatto uso proditorio e disinvolto del Regolamento che ci guida, incuranti se in questa maniera trascinavate in modo così pesante all'interno dello scontro l'istituzione e lo stesso suo Presidente; Presidente che, a dire la verità, poco ha fatto per difendere il prestigio e il decoro di questa istituzione.

Nulla impedisce, infatti, al Presidente di far sentire la sua voce e le sue ragioni, di esercitare il suo forte magistero oltre che con il Regolamento, con la logica e con il buon senso. Ecco perché, signor Presidente, avendo ella giustamente sollecitato a non abusare di citazioni filosofiche, mi permetterà anche questa volta una citazione letteraria, dal capitolo I de "I Promessi Sposi".

" – Signor curato, disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia. – Cosa comanda? – rispose subito don Abbondio, alzando i suoi occhi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come su un leggìo. (…) – Ma, signori miei, (…) si degnino di mettersi ne' miei panni. Se la cosa dipendesse da me,… vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca… - Don Abbondio (il lettore se n'è già avveduto) non era nato con un cuor di leone. Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli che non poteva scansare. (…) Se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti, stava col più forte (…) il pover'uomo era riuscito a passare i sessant'anni, senza gran burrasche".

E poco dopo Manzoni aggiunge: "Gli era occorso di difendere, in più d'un'occasione, la riputazione di quel signore, contro coloro che, a bassa voce, sospirando, e alzando gli occhi al cielo, maledicevano qualche suo fatto: aveva detto cento volte ch'era un rispettabile cavaliere". (Brusìo in Aula).

Lei comprenderà, signor Presidente, che quella è e non può che essere una citazione letteraria. Come si suol dire in questi casi: ogni riferimento a cose o persone è del tutto casuale. Siamo di fronte al racconto del tempo che fu, di un'Italia che non è più, in cui qualche signorotto poteva fare e disfare prima che lo Stato di diritto prendesse il sopravvento.

Se ancora oggi qualcuno si crede uno di quei bravi, basterebbe leggere una notizia d’agenzia che si dice intestata al senatore Schifani che, sempre con quel linguaggio lieve del senatore D’Onofrio, riporta: "Hanno capito che li abbiamo fregati. Con l'emendamento Carrara siamo cresciuti e siamo diventati più furbi di loro". Se qualcuno crede di essere ancora uno di quei bravi, stia pur certo che non ci sono più i don Abbondio certamente e nemmeno coloro che si fanno semplicemente intimidire.

Oggi voi pensate di aver avuto successo. State invece celebrando l’inizio della vostra sconfitta: prima le mancate promesse; poi questa sfacciata invadenza degli affari familiari nel libero corso dell’attività parlamentare. Sta mutando in negativo il giudizio di milioni di italiani, da destra e da sinistra. Cresce l’indignazione e questo non potrà che essere di valido supporto per i nostri colleghi della Camera a cui affidiamo il testimone di questa battaglia di civiltà. Con Piero Gobetti, concludiamo: la nostra ingenuità, sì, è più esperta di tutte le vostre corruzioni. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U, Misto-Com e Misto-SDI. Molte congratulazioni).

NANIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NANIA (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, debbo confessare che sono rimasto molto e positivamente impressionato dall’intervento che ha svolto in quest’Aula il senatore Del Turco. Mi ha particolarmente coinvolto e mi sono permesso a tale proposito di svolgere una velocissima ricerca per cercare di capire in effetti cosa c’è dietro quell’appassionato intervento che secondo me - diciamolo chiaramente - ci ha visti molto consenzienti ed appartiene forse al comune sentire di tutti noi indipendentemente dall’essere dalla parte della maggioranza o dalla parte dell’opposizione.

Lei ha citato casi molto importanti e significativi, riportati per la verità anche da altri senatori quando hanno messo in evidenza che in passato vi era stato lo spostamento di processi, vedi il caso di Piazza Fontana, le schedature di Torino alla FIAT, l’esempio del mafioso Leggio.

Ebbene, ci si dimentica però - ed è questo che mi ha particolarmente colpito -che in tutti questi casi lo spostamento del processo non è stato chiesto dagli imputati ma dai procuratori. (Applausi dai Gruppi AN e FI). Questo è un fatto significativo e importante perché la rimessione per cause di tipo esterno, nel caso di specie, per motivi di ordine pubblico, attinenti alla sicurezza dello Stato è stata richiesta, come oggi allo stesso modo potrebbe essere accadere, dai giudici, dalla pubblica accusa, mentre allora dal procuratore generale o dal pubblico ministero.

Italiani che ci ascoltate, colleghi, stiamo discutendo di un’altra cosa: non di quando un procuratore ma un imputato può chiedere di avere un giudice imparziale. Il tema è questo. Ebbene, senatore Del Turco, lei ha citato l’avvocato Pertini. All’epoca, l’avvocato Pertini, secondo il codice in vigore allora, non poteva intervenire sulla rimessione nel caso del mafioso Leggio. Infatti, era scritto allora che l’imputato poteva proporre istanza di rimessione soltanto per legittimo sospetto e che quella facoltà non competeva alle altre parti private. L’avvocato Pertini non poteva né chiedere né opporsi all’eventuale, legittimo sospetto che fosse stato avanzato o dai giudici o dai procuratori, per usare un linguaggio caro a Rifondazione Comunista diremmo da quei giudici dello Stato borghese oppure eventualmente dall’imputato.

Il codice in vigore prima del decreto Cirami…

MANIERI (Misto-SDI). Ora è diventato pure un decreto! (Commenti dai banchi dell’opposizione). Gli è sfuggita la verità, Presidente.

PRESIDENTE. Senatrice Manieri, è stato solo un lapsus.

NANIA (AN). L’articolo 45 del codice di procedura penale prevede che la rimessione per tutti i casi "di problemi esterni ai giudici" possa essere chiesta dal procuratore generale, dal pubblico ministero o dall’imputato. Mi riferisco alla rimessione per casi che riguardano l’incolumità pubblica o la sicurezza.

Ebbene, senatore Del Turco, se questa norma fosse stata in vigore all’epoca, quando l’avvocato del sindacalista assassinato si chiamava Pertini, entro 15 giorni da quando il procuratore o l’imputato avessero richiesto la rimessione le altre parti (quindi il difensore della parte civile) avrebbero potuto aderire alla richiesta o opporsi sostenendo che quei giudici ad esempio non erano affidabili perché collusi, oppure dedurre motivi, presentare documenti, o formulare eccezioni.

Questo è il cambiamento, questo è lo stato dei diritti e questa è la riforma che vogliamo per il popolo italiano (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC:CCD-CDU-DE e LP) e che non riguarda solo gli imputati, ma anche le parti offese, le vittime della mafia, della criminalità, dei reati che voi, caro senatore Dalla Chiesa, in tutte quelle mancanze che avete mostrato in questa sede, vi siete dimenticati di tutelare come invece il povero senatore Cirami - poveretto come noi - su busta paga di Berlusconi, ha pensato di fare.

Ma colleghi, mi rivolgo a persone di cui conosco l’affidabilità e il senso di responsabilità, la Corte di cassazione ha posto una questione, eppure noi, sebbene l’ordinanza della Corte di cassazione non sia stata ancora pubblicata, abbiamo sentito - lo dico con forza - che il senatore Bordon ha indicato il 24 di ottobre come data in cui la Corte costituzionale si pronuncerà su tale questione.

Ebbene, mi chiedo e chiedo al Presidente della Repubblica come possa il senatore Bordon sapere la data precisa del pronunciamento della Corte costituzionale prima ancora che l’ordinanza sia pubblicata nella Gazzetta Ufficiale e prima ancora che gli atti pervengano alla suddetta Corte. (Applausi dai Gruppi AN e FI). (Proteste dei senatori D’Amico, Toia e Manieri).

MANIERI (Misto-SDI). È su tutti i giornali. Leggi i giornali!

NANIA (AN). Questo è il problema della giustizia italiana: si conoscono le date, si conoscono le sentenze! (Applausi dal Gruppo AN). Gli italiani devono sapere che un senatore della Repubblica in quest’Aula ha indicato la data in cui la Corte costituzionale discuterà di atti che ancora non le sono pervenuti.

Ma tornando alla politica ed appellandomi alla sinistra che ragiona, alla sinistra intelligente - lo affermava poc’anzi il collega D’Onofrio - è da dodici anni che affrontiamo i problemi della giustizia. Ce lo vogliamo nascondere? Tutti questi problemi che erano presenti nella Bicamerale (chi ne faceva parte ne è a conoscenza) sono stati affrontati durante i lavori di quella Commissione e - diciamocelo chiaramente visto che c’ero anch’io con D’Alema - alla famosa cena si parlò anche della giustizia e si trovarono delle intese. Mi chiedo: perché mai la sinistra tornò indietro?

Si è fatto troppo presto ad approvare questo provvedimento? Troppo presto o troppo tardi? E a me che, ragazzino, mi battevo sempre più per i doveri che per i diritti perché ero di destra, quelli di sinistra dicevano: "No, i diritti". Allora, quando si tratta di difendere i diritti esiste un troppo presto? (Applausi dai Gruppi AN e FI).

I diritti si difendono comunque. Vi cito un solo caso, perché siete tutti animelle candide. Pensate, perfino la rosa bianca per dimostrare che sono animelle candide! Avete dimenticato un personaggio, poveretto, che è morto qualche settimana fa? Avete dimenticato quando la magistratura non ha potuto mettere in libertà Valpreda? (Applausi dal Gruppo LP). Quando Valpreda si candidò e non ottenne i voti, questo Parlamento con voi approvò una legge che si chiamò legge Valpreda. Siete i primi ad indicare la strada! Per che cosa? Per risolvere una questione personale? No, per risolvere le questioni della politica.

MONTALBANO (DS-U). Valpreda era una vittima!

NANIA (AN). La questione Berlusconi non è una questione personale, il problema Previti non è un problema personale. Nel modo in cui l’avete posto all’attenzione dell’opinione pubblica l’avete fatto diventare un problema politico. Noi avremmo voluto che il caso Berlusconi o il caso Previti rimanessero casi personali. Lo avremmo voluto perché per noi il problema si pone per il cittadino Berlusconi e per il cittadino Previti.

Concludo su questo passaggio, Presidente. La giustizia è eguale per tutti…e due, dice la sinistra.

MONTALBANO (DS-U). Per tre!

NANIA (AN). Diciamo noi: per la sinistra la giustizia non è eguale solo per quei due. E lo ha fatto vedere oggi Forattini in una bellissima vignetta, dove ha dimostrato che la giustizia per la sinistra significa tagliare la testa a Berlusconi. Perché? Perché in questo caso - ammesso e non concesso - non c’è la commissione ipotetica di un reato da parte di Berlusconi come presidente del Consiglio o come presidente di Forza Italia e di Previti come leader di Forza Italia: nel caso di specie noi avremmo voluto rimanere al cittadino Previti e al cittadino Berlusconi, perché gli eventuali reati dei quali sono accusati risalgono al periodo in cui erano solo cittadini e null’altro! (Applausi del senatore Lauro).

Voi li volete uccidere, gli volete tagliare la testa per eliminarli dalla politica! Qui siete voi che volete utilizzare i giudici rossi a vostro uso e consumo, non noi! (Applausi dai Gruppi AN, FI, LP e UDC:CCD-CDU-DE).

È vero, la lotta continuerà, senatore Del Turco, la battaglia continua e a settembre ci vedremo in piazza, eccome! Ma non noi, bensì il popolo italiano vi farà capire che si batte l’avversario politico con i voti e non mettendosi nelle mani dei giudici. (Applausi dai Gruppi AN, FI, LP e UDC:CCD-CDU-DE). Prima o poi quelle mani si possono aprire e vi faranno rotolare per terra. (Vivi applausi dai Gruppi AN, FI, LP, UDC:CCD-CDU-DE e del senatore Carrara. Molte congratulazioni).

ANGIUS (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGIUS (DS-U). Signor Presidente, se ci riesco, vorrei rivolgermi a tutte le senatrici e a tutti i senatori della Repubblica e, se me lo consentiranno, vogliamo rivolgerci a tutti i cittadini italiani a prescindere dalle loro convinzioni e dai loro convincimenti politici.

Noi abbiamo condotto nel Senato della Repubblica, e particolarmente nella Commissione giustizia e poi in quest’Aula, un’impegnativa battaglia politica e parlamentare contro l’approvazione di una legge che, proposta dalla maggioranza, reintroduce la vecchia e generica legittima suspicione, cioè un legittimo sospetto che un processo possa essere turbato e alterato da fattori esterni. Vorrei ricordare pacatamente che la legittima suspicione esiste già nel nostro ordinamento, non però nella forma generica che è stata proposta dalla maggioranza.

Voglio ringraziare tutti i senatori e le senatrici Democratici di Sinistra che si sono battuti contro questa legge; lo hanno fatto con onestà di convincimento e con passione politica ideale. E ringrazio tutti i membri, in particolare i Democratici di sinistra della Commissione giustizia.

Pensiamo che sia una legge che, se approvata, porterebbe ad un'alterazione grave del nostro sistema giudiziario. La prima cosa che vorrei dire a chi ci ascolta è che questa legge è stata approvata con una rapidità straordinaria: presentata il 9 luglio, l'approviamo tra poco, il primo agosto, in soli 22 giorni. Una specie di legge-turbo!

I diritti - ha detto qualche senatore che ha parlato prima di me, con grande enfasi - non possono aspettare! Non è vero: i diritti di pensionati, casalinghe, operai… (Brusìo in Aula) … professionisti, imprenditori, quei diritti li state facendo aspettare! (Commenti dai Gruppi FI e AN).

PRESIDENTE. Senatore Asciutti, la prego! Colleghi, vi prego di tacere!

ANGIUS (DS-U). Il turbo-procedimento che avete messo in atto non funziona!

E poi ci sono altri diritti che non solo non vengono affermati, ma che state tentando di cancellare: mi riferisco a quelli degli operai e dei lavoratori, sui quali intendete incidere togliendo l'articolo 18 dallo statuto dei lavoratori. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U).

Si è discusso in modo convulso e disordinato, alterando ogni regola e ogni regolamento, stravolgendo la nostra Costituzione. Noi abbiamo difeso il ruolo del Senato, non abbiamo fatto niente contro di esso. Voglio dire pacatamente anche al Presidente del Senato, che questo ramo del Parlamento non è attaccato dall'esterno da cittadini o girotondini, le cui opinioni non è obbligatorio condividere, che manifestano fuori da questo Palazzo; il Senato è attaccato dall'interno, nel suo ruolo e nella sua funzione, da voi! (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U).

Come accennavo, con il disegno di legge che avete proposto possono essere sospesi o trasferiti processi sulla base soltanto di presunte turbative che potrebbero influenzarne lo svolgimento. Questi processi possono (sospesi e trasferiti) non concludersi mai: possono andare in prescrizione. Questa è la vostra proposta di legge che non potete negare in questo suo indegno contenuto! (Applausi della senatrice Toia).

Ma voi avete avanzato questa proposta di legge per una ragione precisa, dichiarata esplicitamente dai suoi stessi sostenitori, dalla maggioranza e cioè da voi. Non noi abbiamo così motivato questo nostro contrasto, ma voi avete motivato le ragioni di questa legge nel modo che dirò ora: impedire la conclusione di due processi in corso a Milano in cui, tra gli altri, sono imputati l'onorevole Berlusconi e l'onorevole Previti. Noi - lo dico pacatamente - non diremo una sola parola sul merito del dibattimento in corso: non l'avete mai sentita e non la sentirete mai. Non è nostro compito. (Commenti dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE e AN). E per noi vale - credetemi, care colleghe e colleghi - anche in questo caso, come per ogni indagato accusato, la presunzione d'innocenza. Questo principio è per noi assoluto, sempre.

Voglio entrare nel merito e dire che capisco la preoccupazione vostra, della destra e della Casa delle Libertà. Parliamone con chiarezza. Infatti, se un Presidente del Consiglio, un Capo del Governo, viene condannato in un processo in corso, in quella eventuale sentenza c'è certamente un'esplicita delegittimazione della sua funzione pubblica elevatissima.

È un problema serio, lo capisco. Capisco questa preoccupazione e anche il vostro turbamento al solo pensiero di questa eventualità, ma vi domando - lo faccio pacatamente e seriamente - lo domando agli italiani e a chi ci ascolta, a coloro che non hanno votato per noi: sarebbe ancora legittimato un Presidente del Consiglio che si giovasse di una legge approvata dalla sua maggioranza per sottrarsi al processo in cui è imputato, come nessun italiano può fare? Secondo voi sarebbe ancora legittimato un Presidente del Consiglio che agisce così? Secondo me no, sarebbe doppiamente delegittimato.

È una questione seria quella che sto ponendo; non potete accusarmi di faziosità o di qualsiasi altra cosa di questo genere. No, chi sfugge ad un giudizio può essere furbo, ma non può essere considerato preventivamente né innocente né colpevole.

In quest'Aula ci sono persone che, accusate ingiustamente, secondo sentenze definite dalla magistratura italiana, hanno affrontato i giudizi dei tribunali; non hanno mai detto una sola parola contro i magistrati e contro le leggi italiane. Noi dobbiamo dire che rispettiamo in modo assoluto queste persone.

Si sta producendo un danno, se mi permettete, non so se ve ne rendete conto, anche alla moralità pubblica di questo nostro Paese. Ieri il Presidente del Consiglio ha affermato di non aver capito l'urgenza di discutere di questa legge: un caso di comicità volontaria. Un uomo di Governo serio, una personalità politica rigorosa, imputata di qualsiasi cosa, chiede di fare presto, di affrontare rapidamente il giudizio dei magistrati, nell'interesse della funzione pubblica che esercita - perché l'esercizio di una funzione pubblica richiede una moralità assoluta, riconosciuta - chiede di essere giudicato quanto prima, non cerca mai sotterfugi.

Pensare con una legge dello Stato di fermare, trasferire o alterare un dibattimento in corso, un processo, è cosa al di fuori di ogni ordinamento, costituisce un'alterazione grave.

Una legge fatta col fine che voi avete dichiarato produce però effetti dannosi su tutto l'ordinamento. Non è chi non veda come la riforma proposta ponga od opponga un ulteriore paletto - ma l'espressione è eufemistica, si tratta in realtà di un macigno - che finirà per paralizzare non solo i processi agli imputati, chiamiamoli così, eccellenti ma qualsiasi persona, noi.

Tutti quelli, come mafiosi e camorristi, che potranno permettersi di pagare avvocati altamente professionalizzati avranno interesse a dilatare i tempi di un processo, avranno interesse ad una condanna sempre più lontana, mentre sempre più si avvicinano i termini di prescrizione dei reati. Questa è la questione che vi abbiamo posto; una questione di principio, di uguaglianza, di legalità. Non voglio accalorarmi, ho detto che avrei cercato di essere pacato, ma è una questione di legalità quella che vi abbiamo posto.

Se la proposta della maggioranza di Governo verrà approvata, così come è assai probabile, tra qualche minuto, la fiducia dei cittadini nella imparzialità della giustizia sarà gravemente ferita, colpita. Noi, senatori della Repubblica, in questa circostanza difendiamo e abbiamo difeso princìpi e valori di legalità, di imparzialità, di eguaglianza; questa e non altra è stata la nostra ragione nella battaglia politica e parlamentare: difendere un valore, non solo per noi stessi.

Il problema non è se e quando la Corte costituzionale fisserà la sua urgenza; il problema è secondo noi lo scippo del giudizio che questa legge vuol fare alla Corte costituzionale, uno scippo. Le nostre leggi consentono di affrontare, come abbiamo detto, processi giusti. Ecco perché, insisto, questi sono i fini e gli scopi di tutta la nostra battaglia politica e parlamentare: difendere un valore, non solo per noi stessi. Difatti non ne facciamo un argomento, una battaglia solo nostra. Noi mettiamo in comune, cioè affidiamo alla comunità nazionale, alla comunità italiana, la difesa equa e trasparente di un principio che ci tuteli insieme, persone, cittadini, di questa indivisibile Repubblica.

Voi voterete; gran parte di noi non parteciperà a questo voto perché pensiamo, in questo modo, di segnare un distacco, non da questa istituzione ma dalla scelta che voi fate. Vi diamo appuntamento a settembre, a una grande manifestazione nazionale, promossa da tutte le opposizioni, a una grande giornata di mobilitazione per difendere e affermare princìpi di legalità e di uguaglianza. Questo è il nostro impegno, questa è la nostra battaglia che continua. (Vivi applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Aut, Verdi-U, Misto-SDI, Misto-Udeur-PE, Misto-Com e Misto-RC. Congratulazioni).

SCHIFANI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, approfitto di questo intervento per ribadire un concetto e ringraziarla per questa ripresa televisiva che consentirà a noi di parlare, come ha fatto il collega Angius, al Paese, per spiegare in maniera molto semplice una storiella della quale credo che il Paese abbia diritto di avere piena conoscenza.

C’era una norma molto semplice, costituzionale - dichiarata tale con la sentenza n. 50 del 1963 - che prevedeva che, allorquando vi fosse il sospetto che un processo si tenesse davanti a giudici condizionati e in un ambiente apparentemente imparziale, quel processo dovesse essere spostato.

Quella norma prevedeva anche che durante lo spostamento non decorresse alcuna prescrizione e che fosse la stessa Corte di cassazione a decidere se sussistessero i presupposti per uno spostamento del processo. Questa norma esisteva fino al 1989. (Molti senatori dell’opposizione si spostano al centro dell’emiciclo).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Se non siete interessati ad ascoltare il senatore Schifani, così come lui ha ascoltato voi, siete pregati di uscire dall’Aula oppure di rimettervi a sedere. (Commenti del senatore Garraffa).

Senatore Garraffa, è inutile che lei protesti. Vi prego o di riprendere posto oppure di uscire dall’Aula. Il senatore Schifani ha il diritto, così come lo avete avuto voi voi, di essere ascoltato. (Molti senatori del centro-sinistra continuano a rimanere in piedi al centro dell’emiciclo).

Forse non avete compreso il banale italiano che ho usato. (Proteste dei senatori del centro-sinistra). Vi prego di prendere posto.

SCHIFANI (FI). Abbiamo ascoltato con grande attenzione e pacato interesse l’intervento del collega Angius. Mi auguravo che ciò accadesse anche nei nostri confronti, ma prendiamo atto della situazione.

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi maggiore rispetto. Ve lo chiedo nuovamente. Senatrice Pagano, mi appello a lei.

SCHIFANI (FI). La ringrazio, signor Presidente, mi auguro che questa interruzione venga recuperata nell’ambito dei tempi che ci sono stati concessi.

Come dicevo, questa norma è esistita fino al 1989. A partire da quella data, il Parlamento, nel rielaborare il nuovo codice di procedura penale, delegò il Governo a proporre un nuovo codice. Fissò i princìpi e chiese al Governo di introdurre nuovamente una norma sul legittimo sospetto. Il Governo nel legiferare esercitò la delega ma non individuò questo principio.

Le Sezioni unite della Cassazione, in un processo che riguarda l’onorevole Previti, riscontrano questa anomalia, prendono atto del fatto che si tratta di un vuoto legislativo ed invitano il Parlamento ed il Paese a trovare una soluzione. Ecco, poichè l’ordinanza della Cassazione si riferisce all’onorevole Previti é da stracciare. Attraverso l’opposizione scopriamo che nel nostro Paese vi sono ordinanze di serie A, se riferite ad imputati normali, di serie B, se riferite ad imputati politici. Ne prendiamo atto, colleghi dell’opposizione. È la nuova Costituzione dell’Ulivo. (Applausi dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE, AN e LP).

Questa proposta, signor Presidente, reintroduce un principio che già esiste in Europa, come ha ben ricordato il collega D’Onofrio e non soltanto in Francia. Esiste in Belgio come esistono princìpi analoghi in Spagna. È una norma di legalità, quella alla quale voi falsamente vi appellate per tutelare interessi particolari dei quali tra poco parleremo.

I processi si fanno con questa legge. Si fanno davanti a giudici imparziali e se un imputato reclama la non imparzialità dei giudici quell’imputato si rivolgerà alla Corte di cassazione. L’eventuale spostamento del processo avverrà davanti ad altri giudici. Con la vostra strumentale opposizione, con il vostro no voi oggi avete dato un palese voto di sfiducia all’intera magistratura italiana perché avete dimostrato di non fidarvi di essa. (Applausi dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE, AN e LP).

Non avete il diritto di essere oggi gli scudieri del diritto e della magistratura che noi abbiamo sempre rispettato e difeso nella sua globalità. E allora la vostra reazione qual è stata, colleghi dell’opposizione? Avete reclamato tempi troppo brevi? La Commissione giustizia del Senato, signor Presidente, lo ricordo al Paese e non alla sua autorità e ai colleghi, ha lavorato per dieci sedute. È stata impegnata per 71 interventi dei colleghi dell’Ulivo e ha lavorato per 41 ore e mezza senza poter esitare per l’Aula alcun testo e questo a causa dell’ostruzionismo dell’Ulivo. Questo il Paese lo deve sapere, se è arrivato in Aula un testo monco. (Applausi dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE, AN e LP).

Ebbene sì, in Aula siamo riusciti ad approvare un emendamento che consente questo voto finale, perché anche per l'esame in Aula l'opposizione aveva scaricato 1.000 emendamenti per impedire l'approvazione di un provvedimento di legalità che noi vogliamo; attraverso un contro ostruzionismo siamo riusciti a paralizzare il vostro ostruzionismo e consentiteci di esserne fieri. Siamo cresciuti anche noi. (Applausi dal Gruppo FI). Ribadisco quello che ho detto poc'anzi, seppure in un colloquio riservato e non certo alla stampa.

Signor Presidente, consenta anche all'intera maggioranza, attraverso questo intervento, di significarle la piena solidarietà per gli ingiusti, infondati e cattivi attacchi rivolti dall'opposizione alla seconda carica dello Stato. (I senatori della maggioranza si levano in piedi. Prolungati applausi dai Gruppi FI, AN, UDC:CCD-CDU-DE e LP all'indirizzo del Presidente).

PRESIDENTE. Senatore Schifani, la invito a proseguire. (Commenti del senatore Sodano Tommaso che, insieme a numerosi senatori dell’opposizione, sosta nell’emiciclo) Senatore Sodano l'ho pregata prima, gentilmente, di fare quello che è stato fatto con lei: ascoltare cortesemente e rispettosamente coloro che parlano.

Vi ho anche pregato di non assembrarvi nell'emiciclo, ma non ascoltate. Qual è la ragione? È educazione parlamentare, questa? Mi pare di no. La prego di proseguire il suo intervento, senatore Schifani.

SCHIFANI (FI). Non è la prima volta, signor Presidente, che l'opposizione si è lasciata andare in questi atteggiamenti che offendono le istituzioni, hanno offeso questo Parlamento. Atteggiamenti con i quali sono state lamentate presunte ed inesistenti violazioni del Regolamento: ancora oggi attendiamo di sapere dall'opposizione quali sono state le norme regolamentari violate dalla sua presidenza e presuntivamente violate da questa maggioranza.

Signor Presidente, evidentemente i regolamenti fanno comodo a qualcuno e non fanno comodo a qualcun altro, quando si trova all'opposizione. Anche noi, quando eravamo all'opposizione, abbiamo accettato il confronto democratico e il rispetto delle regole. Adesso anche voi, opposizione, rispettate questi ruoli, muovetevi in una logica di rispetto del bipolarismo e della democrazia dell'alternanza, legittimate questa maggioranza come espressione del Paese e noi legittimeremo il vostro operato, se cambierete atteggiamento. Ce lo auguriamo e ve lo chiediamo da un anno. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC:CCD-CDU-DE e LP).

E’ inutile fingere, voi avete fatto dei nomi: Berlusconi, Previti. Avete detto che si vuole la legge per salvare qualcuno. Allora diciamo al Paese, signor Presidente, che le leggi valgono per tutti. Questa è una legge che si applica a tutti i cittadini, che affronta e reintroduce un principio di legalità e se è vero, come è vero, che voi siete i paladini della legalità, dimostrateci e spiegateci per quale motivo non si possa fare una legge se essa interviene sui processi in corso. Forse perché avete un interesse specifico affinché a Milano non si tocchi nulla? Forse perché avete più fiducia nei magistrati di Milano rispetto a quelli di Roma o di Napoli? Avete forse individuato un doppio concorso di magistratura: di serie A, al quale accedono i magistrati di Milano, e di serie B, al quale accedono i magistrati di Roma? (Applausi dal Gruppo FI. Commenti del senatore Turroni). O forse si dovrebbe individuare una serie C di quella città dalla quale è partito un avviso di garanzia nel 1994 che ha cambiato la storia? Ce lo ricordiamo questo? Lo vogliamo dire? (Applausi dal Gruppo FI).

E allora perché questo isterismo dell'opposizione, nel dire che si vuole salvare, si vuole bloccare un processo? Non si blocca alcun processo. Vogliamo che i processi continuino, vogliamo le sentenze di assoluzione per chi è innocente e di condanna per chi non lo è, ma vogliamo sentenze emesse da giudici imparziali, in ambienti neutri. Questo dice la nostra proposta: non intende tutelare alcuno.

Mi dispiace per il collega Bordon, che purtroppo dimostra di essere il professionista della bugia; collega Bordon, durante la discussione della legge sulle rogatorie internazionali lei ha invaso il Paese con una bugia, affermando che migliaia di terroristi, di mafiosi e così via sarebbero stati scarcerati. Andiamo a cena io e lei, questa sera, con questi delinquenti scarcerati: dove sono? (Applausi dal Gruppo FI).

Così come, collega Bordon, lei sa che questa legge consentirà a tutti i processi di andare a termine, perché c'è un codice che prevede che quando un processo viene spostato, si interrompe la prescrizione: lo dice il codice, non c'era bisogno che lo dicesse la legge! Finitela di dire bugie e di tentare di ingannare il Paese, colleghi dell'opposizione. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

Noi lo abbiamo ricevuto un mandato. Ci è stato contestato di aver ricevuto un mandato da parte di singoli; no: lo abbiamo ricevuto dai nostri elettori, dalla maggioranza del Paese. E, in cima al nostro mandato, vi è un valore: la tutela dei diritti fondamentali della persona, e per quella ci battiamo e ci batteremo sempre durante questa legislatura. Questo è il DNA dei nostri valori, questo è il nostro solco, il nostro percorso per il quale ci batteremo, così come ci siamo battuti in quest’Aula, nella Commissione giustizia e ci batteremo nell’altro ramo del Parlamento. (Vivi applausi dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE, AN e LP. Molte congratulazioni).

CARUSO Antonino (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARUSO Antonino (AN). Signor Presidente… (Numerosi senatori dell’opposizione affollano l’emiciclo).

PRESIDENTE. Senatrice Pagano, già una volta mi sono raccomandato a lei e la prego gentilmente: potreste liberare l’emiciclo? Non c’è alcuna ragione di occupare l’emiciclo. Siete stati correttamente seduti fino adesso. Mi rivolgo anche a lei, senatore Bordon, sa? (Il senatore Bordon accenna un inchino). Non mi interessa l’inchino, mi interessa semplicemente che rispetti questa norma di civiltà. (I senatori dell’opposizione rimangono nell’emiciclo).

Allora prego gli assistenti parlamentari di essere loro nell’emiciclo: vediamo se così è più semplice.

Prosegua, senatore Antonino Caruso.

CARUSO Antonino (AN). Signor Presidente, colleghi ho presentato una proposta di coordinamento ovviamente riferita al testo votato dall’Assemblea, che, se lei me lo consente, presidente Pera, desidererei leggere: "Nell’articolo 1, come modificato a seguito dell’approvazione dell’emendamento 1.603:

a) al comma 3, capoverso "art. 47", comma 3, primo periodo, sostituire le parole: "l’istanza di rimessione" con le seguenti: "la richiesta di rimessione"". La ragione è quella di dare omogeneità alle altre parti del testo.

b) al comma 4, capoverso "art. 48", comma 2, secondo periodo, dopo le parole: "gli atti del processo" inserire le seguenti: "al giudice designato"". Serve a dare continuità al percorso di fatto che viene determinato dalla norma.

Infine, la terza e ultima proposta è: "Sostituire il titolo con il seguente: "Modifica degli articoli 45, 46, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale"".

Le chiedo, signor Presidente, di far votare l’Assemblea su questa proposta di coordinamento.

PRESIDENTE. Questa è la proposta di coordinamento del senatore Caruso Antonino. La devo mettere in votazione… (La senatrice Toia, in piedi nell’emiciclo, mostra sotto la giacca un foglio).

Senatrice Toia, fa finta di non sentirmi o non vedermi: perché non toglie quel cartello? Non ha nessun significato, adesso, è finita questa giornata.

BORDON (Mar-DL-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Sulla proposta di coordinamento, senatore Bordon?

BORDON (Mar-DL-U). No, signor Presidente. Le volevo solamente chiedere una cosa: per quale motivo, dopo che tante volte a me, che venivo dalla Camera dei deputati, è stato spiegato che non c’è posto fisso in quest’Aula per i senatori, lei vuole impedire ai senatori di stare all’interno dell’Aula in silenzio, tranquilli nell’emiciclo?

PRESIDENTE. Lei vuol far finta di non capire, senatore Bordon…

BORDON (Mar-DL-U). No, Presidente, io capisco: è lei che non capisce la nostra…

PRESIDENTE. La ragione è motivata…

BORDON (Mar-DL-U). È lei che non capisce, Presidente, mi scusi. E adesso compie anche una violazione di Regolamento: visto che mi ha dato la parola, la pregherei di ascoltarmi. Grazie.

Non capisco il motivo per cui lei sta facendo intervenire gli assistenti parlamentari in quest’occasione, di fronte a parlamentari che semplicemente sono in piedi nell’emiciclo. Lei ha perfettamente ragione sui cartelli, gliene do atto, ma adesso io ed i colleghi, senza nessun cartello e senza compiere nessun atto di altro tipo, stiamo semplicemente nell’emiciclo a testimoniare un fatto che forse lei non ha compreso, cioè che, pur rimanendo in quest’Aula, molti di noi non intendono in alcuna maniera avallare l’approvazione di questa legge. Quindi, anche stando tranquillamente nell’emiciclo, vogliamo testimoniare la loro presenza in quest’Aula per difendere i diritti dei cittadini non partecipando al voto.

Non c’è nessun atto di altro tipo. Devo dire che lei dimostra che le mie citazioni di prima erano davvero efficaci. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U e Misto-RC).

PRESIDENTE. Senatore Bordon, prendo atto che lei non ha accolto il mio invito e spero naturalmente che la fine di questa discussione sia pacifica e tranquilla.

CALVI (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALVI (DS-U). Signor Presidente, per quanto concerne il punto a) della proposta di coordinamento, mi sembra di poter affermare che si tende, ovviamente, ad eliminare una discrasia tra la locuzione "istanza di rimessione" e quella "richiesta di rimessione" (vi è una vera e propria sciatteria nell'emendamento stesso; è chiaro che è stato scritto con molta fretta, se addirittura nello stesso comma 3 si parla prima di "istanza" e alla riga successiva di "richiesta"). Quindi siamo di fronte ad un legittimo intervento del presidente Caruso e ad una proposta accoglibile.

Diverso è il problema del punto b). Esso intende inserire al comma 4, capoverso articolo 48, comma 2, secondo periodo, dopo le parole "gli atti del processo" le altre "al giudice designato". È chiaro che a questo punto si tratta del giudice designato, non vi è dubbio che sia così. Tuttavia ritengo che una tale lettura debba essere data in sede interpretativa.

In questa fase, in cui noi non stiamo discutendo di merito, ma soltanto di una proposta di coordinamento, e cioè della possibilità di intervenire a fronte di errori puramente materiali (come, ad esempio, dire "istanza" prima e "richiesta" poi), al punto b) si dà un'indicazione di ordine processuale. Certamente il giudice darà questa interpretazione, ma non credo sia ammissibile un intervento di coordinamento che indichi "al giudice designato"; si dà un'indicazione di merito, anzi di natura processuale.

Quindi, mentre si può essere d'accordo sul punto a), riserve vi sono sul punto b).

CENTARO (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTARO (FI). Signor Presidente, ovviamente nulla quaestio sulle altre notazioni del collega Calvi. Tuttavia, l’indicazione con l'espressa definizione del giudice designato dà conto di come si tratti di una vera e propria proposta di coordinamento. Infatti quegli atti non possono che essere trasmessi al giudice designato; e il periodo susseguente recita "davanti a tale giudice le parti esercitano gli stessi diritti e facoltà (…)". Allora è evidente che si tratta di una proposta di coordinamento, in quanto volta ad evitare una ineleganza del testo, per la quale non vi è necessità di alcuna ipotesi interpretativa, perché gli atti non possono che essere trasmessi al giudice designato. E’ necessario ripetere che davanti a tale giudice c'è ampiezza di poteri, perché è ovvio che davanti al giudice precedente questa ampiezza di poteri c'è stata.

Quindi, è fin troppo evidente che anche questa è una semplice proposta di coordinamento.

CARUSO Antonino (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARUSO Antonino (AN). Signor Presidente, il senatore Centaro ha anticipato quanto intendevo dire. Vorrei chiedere al collega Calvi di riconsiderare il rilievo che ha mosso, tenendo conto del fatto che il coordinamento avviene proprio tra il secondo periodo del comma 2 e l'incipit del comma 3. Quindi, va letto un coordinamento sulla fase susseguente. Se il collega Calvi leggerà l'insieme del testo non potrà dubitare dell'opportunità di questa disposizione di coordinamento, sulla quale pertanto insisto.

D'AMICO (Mar-DL-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMICO (Mar-DL-U). Signor Presidente, dopo le osservazioni del senatore Calvi, mi sembra sia il caso di ricordare il secondo comma dell'articolo 103 del nostro Regolamento. Esso prevede espressamente che possa essere avanzata domanda affinché il Senato rinvii la votazione finale ad una successiva seduta e incarichi la Commissione di presentare le opportune proposte, dopodiché l'Assemblea delibera per alzata di mano senza discussione.

Per questo avanzo la domanda che la questione venga rinviata alla Commissione.

PRESIDENTE. Senatore D’Amico, se lo leggerà più attentamente vedrà che il secondo comma dell’articolo 103 non si applica al caso cui lei si riferisce: "Qualora, ai fini di cui al comma precedente, sia avanzata domanda che il Senato rinvii la votazione finale ad una successiva seduta e incarichi la Commissione di presentare le opportune proposte, l’Assemblea delibera per alzata di mano senza discussione". La Commissione le ha presentate, non ha avanzato domanda di rinviare.

BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUTTI Massimo (DS-U). Vorrei integrare la proposta or ora avanzata anche per consentirci di arrivare ad un testo che non sia improvvisato o abborracciato anche soltanto sul terreno del coordinamento (lasciamo perdere il merito). A questo proposito credo si possa sottoporre all’attenzione del Presidente anche il comma 3 dell’articolo 103 del nostro Regolamento: "(…) quando nel testo del disegno di legge siano stati introdotti molteplici emendamenti, la votazione finale è differita alla seduta successiva, per consentire alla Commissione ed al Governo di presentare proposte di cui agli anzidetti commi; tuttavia, in casi di particolare urgenza, il Presidente, apprezzate le circostanze, ha facoltà di rinviare la votazione stessa ad una successiva fase della medesima seduta".

Qual è la nostra preoccupazione? Si sta per approvare una legge che noi non condividiamo dal principio alla fine. Tuttavia, siamo interessati a che questa legge - che non condividiamo dal principio alla fine - sia scritta in modo decente, perché non giova alle istituzioni approvare un guazzabuglio contraddittorio, anche se può essere nell’interesse di chi ha voluto tanta fretta.

PRESIDENTE. Comprendo ovviamente le ragioni dell’opposizione e dell’ostruzione, ma una elementare proposta di coordinamento, che riguarda le questioni meramente formali, non dovrebbe diventare un ulteriore elemento di ostruzionismo. La proposta di coordinamento è una elementare proposta di correzione o integrazione formale. Essa è stata illustrata. Senatore Brutti, lei ha avuto già due volte la parola quando può esserle concessa solo una volta.

Credo che a questo punto la proposta di coordinamento, presentata dal senatore Caruso, possa essere messa in votazione.

NANIA (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NANIA (AN). Signor Presidente, ho ascoltato l’intervento del senatore D’amico senza tuttavia poterlo vedere. Ho ascoltato il collega Bordon che ha fatto riferimento alla libertà dei senatori di stare dovunque credono. Mi chiedo e chiedo soprattutto ai senatori Angius e Bordon, poiché la libertà non è solo loro ma è anche la nostra, se anche noi stessimo lì accanto a loro…

DEL TURCO (Misto-SDI). Non morirebbe nessuno.

MANIERI (Misto-SDI). Vi abbracceremmo! Chi ve lo vieta!

PRESIDENTE. Senatore Nania, ha diritto di dire quello che sta dicendo. Abbiamo perfettamente capito: stanno lì per una manifestazione pacifica.

NANIA (AN). Poiché si vota tra poco sono preoccupato. Se stessimo lì anche noi cosa potrebbe succedere? Punto primo: siamo violentati e coartati da quella presenza. Punto secondo: si va a votare e i colleghi dovrebbero votare dalla loro posizione. Non è certamente un onore per il Parlamento tale atteggiamento. Rendo onore alla vostra battaglia di opposizione, ma la state giocando in un atto di violenza politica.

PRESIDENTE. Senatore Malabarba, la prego di tornare al suo posto. Mi rivolgo ai Capigruppo Angius, Bordon, Boco e agli altri, nonché alla senatrice Pagano per pregarli di richiamare i colleghi al rispetto delle norme di educazione parlamentare, cioè di allontanarsi dall’emiciclo. (I senatori dell’opposizione continuano a sostare nell’emiciclo). Bravi senatori! Andiamo avanti.

Metto ai voti la proposta di coordinamento C1, avanzata dal senatore Caruso Antonino.

È approvata.

Procediamo dunque alla votazione finale.

(Alcuni senatori dell’opposizione si coprono gli occhi con una benda e scandiscono in coro: "Vergogna! Vergogna!")

FORCIERI (DS-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Forceri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

(Il Presidente esorta i senatori Malabarba e Turroni a togliersi la benda dagli occhi).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: "Modifica degli articoli 45, 46, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale", con l'intesa che la Presidenza si intenda autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi FI, AN, LP e UDC:CCD-CDU-DE. Dai senatori del Gruppo AN vengono lanciati nell’emiciclo alcuni volantini raffiguranti una vignetta).

Sospendo brevemente la seduta per consentire l’esame del successivo punto all’ordine del giorno.

(La seduta, sospesa alle ore 21,19, è ripresa alle ore 21,29).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI