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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 230 del 01/08/2002


Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1578

FASSONE (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire sull'emendamento 1.603 (testo 2) per una questione sia regolamentare, sia nel merito, che congiungo per alleviare la comune fatica.

La prima richiesta è la seguente: l'emendamento in oggetto propone di sostituire gli articoli 1, 2 e 3 del disegno di legge base con un unico articolo. Mi pare sommessamente che ciò violi l'articolo 102, comma 1, del nostro Regolamento, il quale, a sua volta, non è altro che la traduzione dell'articolo 72 della Costituzione, secondo il quale le Camere votano i testi normativi articolo per articolo. Quindi, la prima richiesta, che rassegno a lei, è la dichiarazione di inammissibilità.

Non solleverei questa questione, apparentemente causidica, se non fosse che il merito mi induce a sostenerla. E qui, davvero, prego i colleghi di ascoltarmi non come senatore dell'opposizione, ma come collega che pone un problema oggettivo di interesse comune.

L'emendamento 1.603, di cui discutiamo, è a mio giudizio, da un lato, altamente sospetto di incostituzionalità; dall'altro, è comunque altamente pericoloso nei processi di criminalità organizzata. Per questo vi prego di scorporare quello che dico da ogni eventuale riferimento al processo che è aleggiato sempre su quest'Aula.

Dico ciò perché nel nuovo testo dell'articolo 47, che l'emendamento si propone di far approvare e che riproduce il disegno di legge base, si afferma: "Il giudice deve comunque sospendere il processo prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione…" e altro che tralascio.

E' ben vero che nel comma 5 si prevede che, nei casi in cui sia ripetutamente riproposta l'istanza di rimessione, non operano i meccanismi di sospensione, ma ciò non basta, colleghi. Non basta, per intanto, perché tali istanze non fanno scattare i meccanismi di cui ho detto se sono fondate su motivi diversi, ed è troppo poco: occorre, quanto meno, che siano fondati su elementi diversi da quelli già vagliati e respinti.

Ma soprattutto, colleghi, ciò non pone freno nei processi cumulativi - che sono quelli tipici della criminalità organizzata - in cui, essendo imputati talora varie decine di soggetti, questi possono ripetutamente, a staffetta, riproporre l'istanza e paralizzare il processo. Ciò non è consentito, non perché lo dice il senatore Fassone, ma perché lo ha affermato la Corte costituzionale con la più volte ricordata sentenza n. 353 del 1996, la quale ha stabilito non solo l'illegittimità costituzionale tout court dell'articolo 47 che qui verrebbe reintrodotto sotto diverse spoglie, ma ha rivolto il seguente preciso monito al legislatore: "Pienamente libero nella costruzione delle scansioni processuali, il legislatore non può tuttavia scegliere fra i possibili percorsi quello che comporti, sia pure in casi estremi, la paralisi dell'attività processuale perché, impedendo sistematicamente tale attività mediante la riproposizione dell'istanza di rimessione, si finirebbe col negare la stessa nozione del processo e si contribuirebbe a recare danni evidenti all'Amministrazione della giustizia".

Ecco perché non solo io, che potrei essere considerato poco affidabile in quanto collega dell'opposizione, ho proposto emendamenti che cercano di mitigare la drasticità di questo intervento (e raccomando quantomeno la lettura riflessiva dell'emendamento 2.13). Infatti, anche emendamenti di autorevoli senatori della maggioranza, come i senatori Caruso, Bucciero e Centaro, si sono fatti carico responsabilmente di questo problema. Affido quindi al Presidente l'istanza preliminare, perché penso che egli debba essere tutore della correttezza costituzionale dei "prodotti" che quest'Aula sforna a prescindere dal merito.

Affido al collega presentatore quanto meno la richiesta di sollecitare egli stesso l'accantonamento del tema, affinché sia discusso congiuntamente con tutti gli altri emendamenti che lo investiranno.

Affido in estremo subordine al senso di responsabilità del presentatore dell'emendamento il farsi carico delle sollecitazioni che non solo io, ma anche gli autorevoli colleghi della maggioranza hanno proposto perché quello della difesa sociale nei processi di criminalità organizzata non è un problema né dell'opposizione né della maggioranza. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-SDI e Misto-Com).

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, chiedo di apporre la mia firma all'emendamento Carrara per l'eventualità che parte dei colleghi, seguendo l'opinione della collega Toia, ritengano il collega un giurista improvvisato. Mi capita di avere una cattedra di diritto da 34 anni, spero che la mia firma serva a rendere giuridico questo testo.

PAGANO (DS-U). Non apriamo la questione di come l'hai avuta la cattedra; questione che sarebbe un po’ delicata!

PRESIDENTE, Senatrice Pagano, lei sempre così composta e gentile!

MORANDO (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORANDO (DS-U). Signor Presidente, vorrei intervenire sull'ordine dei lavori per rivolgermi direttamente a lei con un brevissimo argomento.

Qualche minuto fa, a fronte di una precisa osservazione del senatore Ripamonti a proposito dell'ammissibilità o meno di tutti gli emendamenti e di uno in particolare, lei ha, a mio avviso del tutto legittimamente, chiesto di avere qualche minuto perché gli uffici potessero approfondire il contenuto di quell'emendamento e stabilire se esso avesse effettivamente una portata giuridica innovativa. Dopo qualche minuto ha espresso la sua valutazione, sostenendo che l'emendamento aveva effettivamente carattere modificativo della norma.

Se lei, con gli uffici e con la qualità dei funzionari che ha a disposizione per svolgere il suo lavoro in quest'Aula, ha avuto bisogno di qualche minuto per effettuare una valutazione piuttosto semplice, le faccio rilevare, con il tono pacato che corrisponde al mio carattere, che a ciascun senatore - in questo caso a Enrico Morando, ma ciò vale per ogni senatore - che dovrebbe poter presentare subemendamenti secondo il Regolamento del Senato è preclusa tale possibilità se riceve gli emendamenti nel momento in cui si inizia a votarli.

So benissimo che lei mi risponderà che gli emendamenti sono stati messi a disposizione dei Capigruppo ad un orario diverso rispetto a quello in cui noi li abbiamo ricevuti; però, ci troviamo in presenza di un emendamento, che la maggioranza intende approvare, interamente sostitutivo della proposta del disegno di legge al nostro esame. Vuole concederci mezz'ora di tempo per consentire ad ogni senatore di presentare subemendamenti, affinché l'attività legislativa si svolga secondo la sostanza e non soltanto la forma delle norme del nostro Regolamento?

Lei - lo ripeto - ha chiesto qualche minuto per valutare; possibile che qualche minuto per valutare non debba averlo ogni senatore di quest'Aula? (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U).

PRESIDENTE. Senatore Morando, lei mi ha anticipato. Credo come lei all'efficienza dello staff del Senato. Vorrei ricordarle, in primo luogo, che gli emendamenti sono stati consegnati ai Gruppi questa mattina alle ore 9,30 e quindi ogni singolo senatore aveva la possibilità di prenderne visione.

MORANDO (DS-U). Anche la Presidenza aveva a disposizione gli emendamenti da questa mattina, ma lei ha chiesto qualche minuto per compiere una valutazione!

PRESIDENTE. I subemendamenti sinora votati sono 84. Perciò, non posso che ribadire la corretta procedura sin qui seguita perché l'informazione era sufficiente e adeguata.

TOIA (Mar-DL-U). Ci spiace questa risposta, Presidente.

MORANDO (DS-U). Lei ha avuto qualche minuto, potendo contare su qualche collaboratore in più rispetto ad ogni senatore!

PRESIDENTE. Alla domanda del senatore Ripamonti se c'era un emendamento inammissibile in particolare, ho impiegato un minuto e gli ho dato una risposta, grazie all'efficienza da lei, senatore Morando, e da me riconosciuta dei nostri uffici.

CALVI (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALVI (DS-U). Intervengo per sottolineare una questione attinente al Regolamento.

Nel corso dell’illustrazione degli argomenti da parte del senatore Fassone, è stato sottolineato, credo con grande chiarezza - e mi auguro che tutti i colleghi abbiano potuto ascoltare malgrado una diffusa disattenzione - che l’emendamento 1.603 (testo 2), che riassume in un unico articolo i tre articoli di cui si componeva il disegno di legge originario, al comma 3 prevede la sostituzione dell’articolo 47 del codice di procedura penale. In particolare, si dice che: "Il giudice deve comunque sospendere il processo prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione e non può essere pronunciato il decreto che dispone il giudizio o la sentenza fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la sentenza".

In sostanza, ci troviamo di fronte ad un’asserzione secondo la quale il giudizio deve essere sospeso fino all’emissione della sentenza. Ebbene, la sentenza della Corte costituzionale poco fa citata (22 ottobre 1996, n. 353) aveva dichiarato incostituzionale proprio questa affermazione contenuta nella vecchia norma, tant’è vero che la sentenza si conclude dicendo: "Per questi motivi la Corte costituzionale, riuniti i giudizi, dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 47, comma 1, del codice di procedura penale nella parte in cui fa divieto al giudice di pronunciare la sentenza fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che ne dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di rimessione".

Quindi, noi abbiamo una sentenza della Corte costituzionale che nel 1996 ha dichiarato incostituzionale quella parte dell’articolo 47 nella quale si fa divieto di non sospendere il processo fino alla sentenza. Ora, con una nuova legge si vuole riproporre la medesima sostanza di tale istituto che è stato già dichiarato incostituzionale.

PRESIDENTE. Senatore Calvi, la invito a considerare che il tempo a sua disposizione era di due minuti.

CALVI (DS-U). La ringrazio, Presidente, e cercherò di esplicitare immediatamente la mia richiesta. Mi domando, in primo luogo, se tutti noi siamo consapevoli del fatto che stiamo approvando una norma che era già stata dichiarata incostituzionale. In secondo luogo, mi domando se sia mai possibile che nel momento in cui viene riproposta una riformulazione di un emendamento in Aula, e dunque non in Commissione, non sia data la possibilità alla stessa Commissione affari costituzionali di valutarne la costituzionalità.

Signor Presidente, non si tratta di un sospetto o di un dubbio di incostituzionalità, perché la Corte costituzionale si è già espressa in tal senso con una sentenza. Pertanto, le chiedo di consentire alla Commissione affari costituzionali di riesaminare l’emendamento 1.603 (testo 2) per valutare se la norma sia ammissibile e possa essere votata sulla base della considerazione che essa è chiaramente incostituzionale, così come recita la sentenza n. 353 del 1996. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).

CIRAMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRAMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, sono lieto di condividere la putatività e dunque di essere il padre putativo della norma in esame; però, non mi sono ingelosito del fatto che il senatore Carrara abbia potuto autonomamente rielaborare la normativa nel suo complesso, magari anche migliorandola, perché può darsi che qualcosa mi sia sfuggito e che il senatore Carrara, melius re perpensa, abbia potuto perfezionarla.

Pertanto, chiederei il permesso di aggiungere la mia firma al suddetto emendamento, anche per non lasciare solo il senatore Carrara a fare da bersaglio (come è accaduto a me) ai nostri amici e colleghi.

Al senatore Calvi vorrei dire che sarebbe più corretto leggere anche le argomentazioni della sentenza costituzionale che ha citato e non il solo dispositivo… (Commenti del senatore Calvi). …perché essa si riferiva soprattutto ai fatti di rimessione quando questa aveva contenuto dilatorio. (Applausi dal Gruppo UDC:CCD-CDU-DE, FI, AN e LP. Commenti dal Gruppo DS-U).

BOSCETTO (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOSCETTO (FI). Signor Presidente, signori senatori, voglio ricordare ai colleghi che la Commissione affari costituzionali ha preso in esame proprio questa problematica e, dopo la sentenza del 1996, alla quale si è riferito il senatore Calvi, ha preso in esame una ordinanza successiva, che mi pare risalga al 1997, dove si chiariva la portata della dichiarazione di incostituzionalità della sentenza precedente.

In questa ordinanza si diceva che, siccome la sentenza precedente aveva avuto riguardo a delle reiterazioni della stessa richiesta basata sui medesimi fatti, bisognava ritenere che quella dichiarazione di incostituzionalità si riferisse a situazioni di quel tipo. Quindi, l'interpretazione di quella sentenza precedente era nella logica che al giudice rimanesse la discrezionalità del valutare se erano sottoposti gli stessi fatti o fatti diversi. Ed è esattamente quello che è stato scritto sia nella legge Cirami che nell'emendamento in questione, dove si parla di elementi nuovi.

Mi pare che anche il senatore Fassone richiamasse questo concetto degli elementi nuovi, con una logica che deve essere di carattere sostanziale perché, come giustamente sosteneva il professor Cordero, nessuno andrà mai a ripetere la stessa precisa richiesta, ma sappiamo anche che una interpretazione corretta può andare a valutare nella sua oggettività e nella sua sostanza il tipo di reiterazione della richiesta.

Vorrei anche far presente che, per quanto riguarda i processi di criminalità organizzata, il problema c'era prima e c'è ancor oggi, ma si inserisce completamente negli stessi concetti dei quali sto parlando. Non mi pare che si possa pensare che ogni imputato possa porre in essere richieste a catena, ripetendo le stesse domande fondate sui medesimi elementi: dovrà trattarsi di domande fondate su elementi sostanzialmente diversi, diversi in modo rilevante.

Ecco perché il semplice richiamo, senatore Calvi, alla sentenza del 1996 non può valere se non si va a leggere questa successiva ordinanza della Corte del 1997 che rende, lo ripeto, discrezionale per il giudice la possibilità di valutare, cosa che - probabilmente - leggendo il dispositivo della sentenza del 1996 non si è compresa. Tale sentenza, infatti, dice che è incostituzionale laddove fa divieto, e sembrerebbe che questa pronunzia andasse a sanzionare il divieto tout court, non lasciando alcuno spazio di discrezionalità al giudice, mentre quest'ultimo ha la possibilità di andare a vedere qual è il tipo di oggettività della domanda.

Credo che questo sia stato riprodotto nel disegno di legge Cirami e ancor meglio nell'emendamento del quale stiamo parlando, sempre con i limiti di queste possibilità, che comunque attengono alla struttura di ogni norma sulla rimessione. (Applausi dal Gruppo FI, UDC:CCD-CDU-DE, LP e AN. Commenti del senatore Calvi).

PRESIDENTE. La prego, senatore Calvi: lei è già intervenuto.

PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, cercando di usare il minor tempo possibile, vorrei richiamare l’articolo 102, comma 2, del Regolamento, ove stabilisce che, qualora siano stati presentati più emendamenti ad uno stesso testo, sono posti in votazione prima i soppressivi e poi via via gli altri, a seconda della loro vicinanza al testo originario, secondo l'ordine in cui si oppongono, si inseriscono o si aggiungono ad esso. Quindi sono previsti emendamenti che sopprimono, che inseriscono, che si oppongono o che si aggiungono al testo originario, non sono previsti emendamenti che si sostituiscono ad esso.

La prego inoltre di valutare le conseguenze che questa tecnica legislativa avrebbe. Quest’Assemblea ha discusso dell’articolo 1 del disegno di legge, fino adesso, ha preso in considerazione solo quello; se venisse approvato l’emendamento 1.603 (testo 2), quest’Assemblea non avrebbe più nessuno spazio per valutare il contenuto normativo degli articoli 2 e 3 del disegno di legge, e questo contrasterebbe con il dettato costituzionale dell’articolo 72, dove si stabilisce che ogni disegno di legge presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo Regolamento, esaminato da una Commissione, prima, e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale. Ora, è chiaro che quelle norme regolamentari che assicurano un iter di discussione all’Assemblea sarebbero in questo caso completamente obliterate e non corrisponderebbero più al dettato costituzionale.

È vero che questa tecnica legislativa ha già avuto dei precedenti; è però il caso di ricordare che quei precedenti si riferiscono soltanto a situazioni in cui il Governo ha chiesto la fiducia: cambiava quindi radicalmente sia lo scopo, che era quello di non moltiplicare all’infinito i voti di fiducia, sia la natura del voto; e comunque, in quei casi, si apriva uno spazio ampio e autonomo di discussione in riferimento a quel voto e al suo significato. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI, Misto-Com e DS-U).

PRESIDENTE. Senatore Petrini, naturalmente, come lei ha potuto constatare e ha confermato, l’emendamento 1.603 (testo 2) è sostitutivo di tutti gli articoli del disegno di legge, cioè l’1, il 2 e il 3 e, essendo sostitutivo, viene messo in votazione prima degli altri, perché è il più lontano.

In secondo luogo… (La senatrice Toia fa cenni alla Presidenza).

TOIA (Mar-DL-U). Signor Presidente…

PRESIDENTE. Senatrice Toia, posso parlare o deve soltanto lei agitare la mano? Non capisco. (Vibrate proteste del senatore Petrini). Senatore Petrini, lei mi ha posto una questione, le stavo rispondendo. Oppure non è interessato alla mia risposta? Se non lo è, non la ascolti.

PETRINI (Mar-DL-U). Lei deve rispondere sulla costituzionalità di questo emendamento! Sulla costituzionalità deve rispondere!

PRESIDENTE. Io garantisco sulla regolarità della votazione di questo provvedimento, stia certo, senatore Petrini, garantisco sulla regolarità.

È del resto noto a tutti che è prassi costante che un solo emendamento che introduca un solo articolo può modificare più articoli o più leggi vigenti. (Proteste dal Gruppo DS-U). Tutti ricorderanno in quest’Assemblea e (mi rivolgo a chi viene da altra Assemblea) anche in altra Assemblea (vedo che il senatore Bassanini mi guarda con attenzione), la votazione di un unico emendamento recante un solo articolo che conteneva oltre 300 commi. (Applausi dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE, AN e LP).

TOIA (Mar-DL-U). Ma che c’entra?

ZANCAN (Verdi-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANCAN (Verdi-U). Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento. (Il senatore Ayala fa cenno di voler intervenire).

PRESIDENTE. Senatore Ayala, le darò la parola. Se lei me la chiede, gliela darò, non deve necessariamente gesticolare in maniera scomposta. Lei mi chiede la parola e io gliela darò. (Repliche del senatore Ayala). Anche al senatore Bassanini, che ho già annotato.

Prego, senatore Zancan.

ZANCAN (Verdi-U). Signor Presidente, signori colleghi, questa mattina, in un orario variabile tra le 10 e le 10,30, così come fa certamente fede il Resoconto della seduta, ho avuto l’onore di sostenere tre pregiudiziali di costituzionalità, non solo a nome del mio Gruppo, ma a nome di tutte le forze dell’opposizione.

Queste questioni pregiudiziali e sospensive io le ho trattate, come era mio dovere regolamentare, prima della discussione generale. Certamente in quel momento non conoscevo l'emendamento che ora stiamo trattando, il 1.603 (testo 2), per la decisiva ragione che io non ho assolutamente elementi per dubitare di quanto lei ha asserito, signor Presidente, ovvero sia che gli emendamenti sono stati rassegnati ai Gruppi alle 9,30 di questa mattina, ma essendo io in Aula e in attesa di discutere questa questione, non ne avevo certamente la conoscenza non avendo né il dono dell'ubiquità, né la capacità di leggere in uno o due minuti un testo che ha la bellezza di 225 pagine; cosicché ho trattato tre questioni di costituzionalità rispetto al disegno di legge cosiddetto Cirami.

Ora, ci troviamo di fronte a un emendamento che in realtà dell'emendamento ha soltanto il nome, perché sostituisce l'intero disegno di legge che, come è noto, è composto di tre articoli; si spaccia cioè per emendamento quella che è in realtà una sostituzione del disegno di legge. E allora, il gioco delle tre carte non è degno di un'Aula del Parlamento. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U e Mar-DL-U).

Questo è il gioco delle tre carte! Io non ho discusso le questioni di costituzionalità rispetto ad un emendamento che, nella sostanza, si vorrebbe far diventare il testo di legge; so bene che le questioni di costituzionalità non possono investire il singolo articolo o il singolo emendamento, ma il testo della legge nel suo complesso. Ma questo, che viene spacciato per emendamento, diventerebbe il testo della legge e allora, dato che non lo conoscevo, non per colpa mia, ma per colpa della fretta dissennata con cui si sta discutendo questa questione, signor Presidente, a lei e a nessun altro chiedo formalmente di concedermi 10 minuti di tempo per discutere le questioni pregiudiziale di costituzionalità e sospensiva relativamente a questo emendamento. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Udeur-PE e Misto-SDI).

PRESIDENTE. Senatore Zancan, mi rivolgo in particolare a lei e alla sua calorosa richiesta. A parte il fatto che non è ammissibile la discussione di una questione pregiudiziale di costituzionalità a questo stadio della discussione, vorrei farle presente che lei ha dichiarato che non ha il dono dell'ubiquità, ed in questo, essendo un laico, io le credo, ma ha anche aggiunto che non conosceva il testo di questo emendamento. Ci doveva essere però qualcosa che lei conosceva, perché lei a questo emendamento ha presentato dei subemendamenti, che sono stati votati, respinti e non accolti. (Applausi dai Gruppi FI, LP, AN e UDC:CCD-CDU-DE). Quindi, qualche cosa lei doveva conoscere.

Allora, senatore Zancan, non può rimproverarmi due cose contraddittorie. (Reiterate proteste del senatore Zancan. Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).

AYALA (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AYALA (DS-U). Non ho da dire cose nuove, Presidente; comunque, la ringrazio per avermi dato la parola.

Credo in tutta franchezza che i cosiddetti subemendamenti all’emendamento di cui stiamo discutendo siano stati così rubricati dagli uffici, ma nel momento in cui sono stati presentati, non credo si riferissero al testo dell’emendamento in discussione. Non so se il collega Zancan intendesse ciò. (Brusìo in Aula).

PRESIDENTE. Senatore Ayala, la prego di continuare il suo intervento e di non interloquire con l’uno o l’altro.

AYALA (DS-U). Al di là di ogni considerazione di tipo regolamentare o al richiamo di norme costituzionali, credo che siamo tutti d’accordo sul fatto che questo emendamento presenta alcuni aspetti delicati. (Brusìo in Aula).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, vi prego di fare silenzio. Fate parlare il senatore Ayala.

AYALA (DS-U). Questo emendamento, a mio parere, diventerebbe il nuovo testo. Il mio concetto in estrema sintesi è il seguente: siamo entrati in Aula con il disegno di legge Cirami; sappiamo già che non usciremo con quello, ma con la legge Carrara.

Ora, una norma di questo genere, così articolata e complessa, presenta alcuni aspetti - mi creda, Presidente, lei sa che quando dico una cosa almeno in quella credo, per cui il mio intento è di dare un contributo ai lavori dell’Assemblea - di grande delicatezza. Comprendo la necessità di non interrompere i lavori del Senato, che siamo tutti stanchi per i ritmi che abbiamo dovuto sopportare. Capisco perfettamente la situazione e se fossi al suo posto - cosa che non mi capiterà mai nella vita - avrei la medesima preoccupazione di far procedere i lavori. Tuttavia, di fronte ad una novità di particolare rilevanza, fuori dagli ordinari meccanismi parlamentari, il rischio è di varare un disegno di legge che contiene qualcosa che sicuramente nessuno, neanche Carrara che ha presentato il progetto, vuole.

Mi creda: non penso che la firma del senatore D’Onofrio, di per sé prestigiosissima, possa metterci al riparo da rischi di inesattezza. Poiché le conseguenze possono essere particolarmente significative su processi di particolare delicatezza per tutti, soprattutto per quelli contro la criminalità organizzata, mi chiedo perché, Presidente, non possa concedere, non dico mezz’ora, ma un quarto d’ora di tempo per un approfondimento. Non può farlo? Cosa succederebbe? Glielo chiedo, non facendo riferimento a questa o a quella norma regolamentare, ma facendo appello al suo buon senso che so essere una garanzia per tutti noi.

BASSANINI (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BASSANINI (DS-U). Mi perdoni, Presidente, ma ho colto il suo accenno di poco fa; so perfettamente a cosa si riferisce. Temo però che lei sia stato male informato. Il riferimento è la legge n. 127 del 1997 che fu votata dal Senato, articolo per articolo, per un totale di 30 articoli. Fu votata dalla Camera dei deputati, articolo per articolo, per un totale di 16. L’articolo 17, dopo due mesi di ostruzionismo, accorpò gli articoli seguenti. Quella legge è composta da 17 articoli, il diciassettesimo dei quali è composto da molti commi.

La Camera però ha votato prima i 16 articoli; poi separatamente ne ha votato uno; in tutto, diciassette. Il caso è, quindi, assolutamente diverso e la differenza, signor Presidente, è rilevante per una ragione costituzionale: lei sa quanto me infatti che, all’articolo 72, la Costituzione recita che ogni disegno di legge, presentato ad una Camera, è, secondo le norme del suo Regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Di qui la necessità che se il disegno di legge non è composto da una sola breve disposizione sia discusso, esaminato e votato articolo per articolo. L’accorpamento di un intero disegno di legge in un articolo configura una violazione del Regolamento ma anche dell’articolo 72 della Costituzione. Questa è quindi una ragione importante per questa pausa di riflessione e forse anche per l’esame da parte della Commissione affari costituzionali. Aggiungo, signor Presidente, un richiamo all’articolo 82 del Regolamento.

In base a tale articolo, comunque, prima di porre in votazione questo emendamento l’Assemblea dovrebbe pronunziarsi sulla dichiarazione di urgenza di questo disegno di legge, altrimenti non potrà essere messo in votazione l’emendamento perché prevede l’immediata entrata in vigore della legge. E come lei sa, l’articolo 82 del Regolamento riflette puntualmente l’articolo 73 della Costituzione il quale stabilisce che la dichiarazione di urgenza sia approvata a maggioranza assoluta dai componenti di ciascuna Camera.

In assenza di tale approvazione, dunque, questo emendamento non potrebbe essere votato. Pertanto, in ogni caso è necessaria una previa votazione al fine di verificare che vi sia la maggioranza assoluta per la dichiarazione d’urgenza. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI, Misto-Com e Verdi-U).

PRESIDENTE. La ringrazio senatore Bassanini. Avendo parlato con lei e avendo visto il suo viso sorridente che immaginava quali precedenti avessi in mente le faccio presente che naturalmente non mi riferivo a quello da lei citato, bensì ad un altro - anzi ad altri - di cui uno è proprio davanti i miei occhi. Si tratta della legge 23 dicembre 1996, n. 662, articolo 1, commi 267. E così potrei andare avanti. (Applausi dai banchi della maggioranza). Onorevoli colleghi, devo risposte a chi mi rivolge domande.

Senatore Bassanini, come recita la Costituzione, stiamo discutendo articolo per articolo, tanto che stiamo esaminando un emendamento che prevede la sostituzione di articoli.

Per quanto riguarda il richiamo all’articolo 82 del Regolamento da lei posto in essere, lei stesso può constatare che detto articolo si riferisce alla dichiarazione d’urgenza per la fissazione del termine di promulgazione. In questo caso non si fa nessun riferimento a nessun termine di promulgazione, bensì solo all’entrata in vigore della legge stessa.

MANZELLA (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZELLA (DS-U). Signor Presidente, mi inserisco brevemente in questa discussione avendo qualcosa da ridire sulla presentazione di questo emendamento.

Lei ha fatto riferimento a casi di unificazione di articoli in un unico contesto, ma questi casi si riferiscono o a decreti-legge o a regimi fiduciari, cioè alla posizione della questione di fiducia, che sono comunque momenti unificanti ed eccezionali nella normale procedura parlamentare. Quest’ultima - l’hanno già evidenziato i nostri colleghi ed amici - è quella che ricollega emendamenti ad articoli.

In altre parole, non esiste in tutta la procedura legislativa un solo momento in cui un emendamento venga staccato dall’articolo a cui si riferisce e venga riferito a più articoli. Ed allora, se avessi dovuto presentare questo emendamento, se ad esempio mi fossi chiamato Carrara, avrei semplicemente presentato un emendamento che prevedeva la sostituzione dell’articolo 1 con i seguenti e successivamente avrei presentato due emendamenti soppressivi degli articoli 2 e 3, raggiungendo ugualmente lo scopo con una procedura peraltro legittima. Ma lei mi ha detto che tale procedura ormai è stata fissata dal momento che è stato approvato un subemendamento ed io, signor Presidente, sono lieto che sia stata stabilita perché in questo modo abbiamo fissato un’insanabile irregolarità di questa legge. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-RC, Misto-Udeur-PE e Misto-SDI).

RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, naturalmente faccio appello alla sua ragionevolezza; credo che in alcuni momenti, quando si fanno interventi facendosi prendere dalla foga, non si riesce ad esprimere compiutamente il proprio ragionamento.

Mi auguro che non vi sia stato niente di offensivo nel suo intervento nei confronti del senatore Zancan. Vorrei solo ricordarle, signor Presidente, che il senatore Zancan faceva riferimento all’intervento reso questa mattina sui profili di costituzionalità delle norme al nostro esame. Egli ha solamente ricordato che avrebbe avuto la necessità di intervenire sugli stessi profili di costituzionalità anche in riferimento all’emendamento che stiamo discutendo in questo momento. Questo è l’oggetto della discussione. Il senatore Zancan ha svolto il suo intervento tra le 10 e le 10,30 e quindi non aveva la possibilità di conoscere il testo dell’emendamento al nostro esame. Questa è la questione, Presidente.

Ripeto, mi auguro e sono convinto che non ci sia da parte sua alcun atteggiamento offensivo nei confronti del senatore Zancan.

PRESIDENTE. È evidente che non c’è nessuna intenzione meno che cortese da parte mia nei confronti del senatore Zancan. Ho fatto soltanto osservare che all’emendamento di cui stiamo discutendo adesso, 1.603 (testo 2), sono già stati presentati …

TURRONI (Verdi-U). Un’ora dopo, un’ora dopo!

PRESIDENTE. Senatore Turroni, io sto parlando. Lei ha il dovere di ascoltarmi. Sono stati presentati, discussi e respinti vari subemendamenti e addirittura un subemendamento del medesimo senatore Zancan è stato approvato.

TURRONI (Verdi-U). Ci prende per il naso!

PRESIDENTE. Difficile dire che il senatore Zancan non conoscesse l’emendamento al quale ha presentato un subemendamento, che è stato approvato. (Reiterate proteste dei senatori Zancan e Turroni).

Ma perché si agita così tanto, senatore Zancan? Non capisco questo gesticolare. Non riesco a comprendere perché lei mi dice che l’emendamento non era conosciuto quando è stato approvato un suo subemendamento.

PETRINI (Mar-DL-U). Gli dia la parola!

PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo procedere.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, se vuole, con grande pacatezza glielo spiego io.

Il senatore Zancan è intervenuto alle 10 e qualcosa sui profili di costituzionalità. I subemendamenti sono stati predisposti dal nostro modesto ufficio legislativo e sono stati consegnati alle ore 11,30, così come ella aveva disposto. Ebbene, in quel lasso di tempo che noi abbiamo avuto a disposizione non è stato possibile per nessuno di noi poter discutere dei profili di costituzionalità di un emendamento che si è potuto esaminare solo in fase successiva. Questo è quello che le stiamo rappresentando.

La sua risposta, gentile Presidente, è leggermente offensiva perché parla d’altro, mi scusi, prendendo per il naso il collega Zancan e l’Assemblea intera. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U e Mar-DL-U).

PRESIDENTE. Non torno più su questo punto perché sono certo che il collega Zancan avrà capito che non lo prendo per il naso. Devo procedere all’esame del provvedimento e alle dichiarazioni di voto sull’emendamento 1.603 (testo 2). Non ho più questioni procedurali da affrontare.

Passiamo dunque alla votazione dell’emendamento 1.603 (testo 2).

FALOMI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FALOMI (DS-U). Signor Presidente, i colleghi Fassone, Calvi e altri del mio Gruppo e degli altri Gruppi di opposizione hanno chiarito con tutta evidenza il carattere incostituzionale della norma che stiamo per votare, di aperta, esplicita e palese violazione della Costituzione. Ci saremmo aspettati, peraltro, che dal presentatore di questo emendamento venisse qualche parola di chiarimento, ma stranamente il presentatore di questo emendamento sta zitto. Tra l’altro, non so se lo ha letto. (Commenti dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE e FI).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, fate parlare il senatore Falomi.

Nel momento in cui questo ramo Parlamento si sta mettendo sotto i piedi la Costituzione, nel momento in cui questo ramo del Parlamento si sta mettendo sotto i piedi il nostro Regolamento, penso che lei, signor Presidente, non considererà uno strappo al decoro del Parlamento il fatto che io ora mi tolga la giacca per sottolineare la gravità di quello che voi state facendo! (Il senatore Falomi si toglie la giacca) (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U).

Signor Presidente, penso che sia uno strappo al decoro assai minore di quello che voi state facendo alla Costituzione e al nostro Regolamento! (Alcuni senatori dei Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U si tolgono la giacca. Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U).

PRESIDENTE. Senatore Falomi, è uno strappo al decoro del Parlamento! La prego, senatore Falomi!

Senatore Cambursano, prego anche lei di rimettersi la giacca: non è una grande manifestazione di protesta, questa! La prego, senatore Cambursano!

Senatore Falomi, lei sa che ci sono stati dei colleghi addirittura ingessati che non hanno potuto entrare in questo Parlamento.

NOVI (FI). Pagliacci!

PRESIDENTE. Senatore Falomi, la prego di rispondere al mio invito: ha compiuto il suo gesto, può rimettersi la giacca. Anche lei, senatore Maritati, la prego! (Commenti dai Gruppi FI e UDC:CCD-CDU-DE. Brusìo in Aula).

Abbiamo visto il gesto dimostrativo, vi prego di mettervi la giacca!

NOVI (FI). Fate lo spogliarello!

PRESIDENTE. Allora, per evitare che vi togliate anche altre cose, sospendo la seduta per 10 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18,29, è ripresa alle ore 18,42).

Riprendiamo i nostri lavori.

Ricordo ai colleghi che siamo in sede di dichiarazioni di voto sull’emendamento 1.603 (testo 2).

CENTARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTARO (FI). Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole di Forza Italia, intendo appuntare la mia attenzione sulle parti che hanno dato origine ai dubbi manifestati dal collega Fassone.

Al comma 2 di tale emendamento, ove viene totalmente riscritto e modificato l’articolo 46 del codice di procedura penale, si introduce un procedimento in virtù del quale per i processi con più imputati, quando il primo imputato presenta una richiesta di rimessione, viene assegnato un termine di quindici giorni (termine tra l’altro a pena di decadenza) per aderire alla richiesta, Il che significa presentare altra istanza o dedurre ulteriori motivi o altri elementi di fatto, ovvero anche opporsi. All’esito di questo termine la richiesta di rimessione viene inoltrata. Ciò evita a tutta evidenza la possibilità che vi possano essere una o "n" richieste di rimessione nei casi di processi con più imputati.

Aggiungo che nel terzo comma (la parte in cui viene modificato l'articolo 47 del codice di procedura penale) c'è un riferimento all'articolo 159 del codice penale che attiene alla sospensione del termine di prescrizione e c'è un riferimento anche agli articolo 303 e 304 del codice di procedura penale e cioè alla sospensione dei termini per la custodia cautelare.

Quindi, questo lasso di tempo nel quale il processo viene inviato dal giudice a quo alla Cassazione, per poi essere inviato all'eventuale nuovo giudice o rimesso al giudice precedente, non sposta nel computo dei termini di prescrizione e di sospensione della custodia cautelare e quindi non causa alcuno degli effetti nefasti che questo lasso di tempo potrebbe originare, perché comunque è un certo periodo che passa e non passa attraverso l'esame di merito del processo.

Penso che questo possa fugare quei dubbi, di cui mi sono fatto carico evidentemente anche io, che riguardano i processi con più imputati, che sono poi, nella gran parte dei casi, processi di criminalità organizzata.

Ecco perché a me pare - tra l'altro anche con l'accoglimento dell'emendamento Zancan, che attribuiva alla Corte di cassazione a sezioni riunite la decisione sui processi per i delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis, introducendo, essa sì, una disparità di trattamento difficilmente giustificabile, malgrado la gravità di questi processi - che questo emendamento (condivisibile o meno che sia l'intero testo della legge o l'intenzione e la volontà del legislatore) faccia venire meno le più che legittime e giustificate preoccupazioni del collega Fassone, che evidentemente sono anche mie, nella qualità di Presidente della Commissione antimafia. (Applausi dal Gruppo FI).

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, credo che qualcosa sia morto qui oggi: sicuramente una parte dello spirito del Parlamento. Le Commissioni non hanno valore; il nostro lavoro di istruttoria, di discussione, non ha valore; il Regolamento non ha valore, nonostante i riferimenti ai precedenti, che immagino le abbiano fatto ma che sono già stati spuntati da interventi autorevoli dell'opposizione; gli articoli della Costituzione non hanno valore. Non possiamo che appellarci a lei, signor Presidente, giudicando il merito di questo emendamento.

Qualcosa è morto dello spirito del Parlamento, perché bisogna ottenere un risultato. Però noi non possiamo assistere inerti, come ha fatto lei; con la stessa noncuranza con cui lei ha ascoltato i riferimenti alla nostra Carta costituzionale, che dovrebbe essere gelosamente difesa da tutti, a partire da lei.

Vede, questo emendamento sostituisce i tre articoli di cui abbiamo discusso in Commissione e che eravamo chiamati a discutere in Aula. Questo, cari colleghi, è un metodo che fa trionfare l’astuzia levantina sulla limpidezza della nostra Costituzione. Sono due cose diverse: qualcuno può intendere il diritto in un modo e qualcuno lo può intendere in un altro, qualcuno trova i precedenti per l’uno e qualcuno trova i precedenti per l’altro. Ma io credo che noi qui dobbiamo difendere la Costituzione nella sua limpidezza, per quello che c’è scritto sulle nostre teste: la giustizia, il diritto, la fortezza (non la forza), che vuol dire anche limpidezza delle proprie posizioni.

In questo articolato ritroviamo lo stesso merito con cui ci stiamo confrontando sulla vita del Parlamento, che esce fortemente menomato da questa vicenda. Ne è uscito menomato già quando abbiamo affrontato il disegno di legge Cirami, costretti a lavorare anche venti ore al giorno, non nell’interesse dei cittadini italiani, ma, com’è stato ricordato inequivocabilmente dal proponente, dal presidente della Commissione e in altri due interventi in Aula oggi, per le vicende personali e private di due imputati.

Noi siamo stati trasformati (e lo dico perché ho sofferto quest’umiliazione) in dipendenti di un grande studio Previti, pagato dai cittadini italiani. Ma lo spirito del Senato lo dobbiamo far vivere lo stesso, ribellandoci a questa visione del Senato come insieme di dipendenti, di persone che non ne fanno parte.

Circa la forzatura dei tempi, io, vedete, sono preoccupato di quello che ha detto il collega Fassone, di quello che inutilmente hanno cercato di dirvi altri colleghi. Il problema non è soltanto l’esito processuale e non tanto - come si dice - il trasferimento a Brescia, ma il blocco del processo; esso viene reiterato con un nuovo riferimento al legittimo sospetto e questa è la ragione per cui l’articolo 1 che reca questo emendamento non è soltanto la somma dei tre articoli precedenti, ma comprende qualcosa in più: esso ingloba anche l’articolo 49 del codice di procedura penale, perché non ci siano dubbi che anche la seconda rimessione potrà avvalersi del legittimo sospetto.

Ecco, io sono preoccupato di quello che accadrà sul versante della grande criminalità organizzata, perché, cari colleghi (ripeto quello che ho detto in Commissione), ho ascoltato con interesse e anche con ammirazione l’intervento dell’onorevole Fini nella ricorrenza del decennale della strage di via D’Amelio a Palermo, ma non si può invocare l’onore del magistrato ucciso in quel caso e poi reintrodurre il legittimo sospetto, in base al quale - negli anni Sessanta e Settanta su richiesta del procuratore generale e ora si dice, figuratevi un po’, su richiesta dell’imputato - il processo può essere trasferito! (Vivi applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U). Su richiesta dell’imputato!

Ma voi vi immaginate cosa succederà nel nostro sistema giudiziario, nel nostro sistema democratico? Ma chi risponderà di questo? Si dice spesso che i magistrati non rispondono delle loro azioni: ma di questa vergogna chi risponderà? Chi risponderà del nuovo bagno di sangue che ci sarà, come quello che c’è stato negli anni Settanta e Ottanta? (Vivi applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U. Commenti dai banchi della maggioranza. Richiami del Presidente). Chi ne risponderà?

Allora io credo che qui ci sia un’esigenza oggettiva di vedere dai nostri atti parlamentari come si risponde al proclama di Bagarella. Al proclama di Bagarella il Parlamento manda questa risposta: chi è in carcere si tenga il carcere duro, a quelli fuori i processi non li faranno più! (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U). Questo è il messaggio che arriva da questo Parlamento! (Commenti del senatore Novi).

Io ho la massima considerazione, non mi sono stancato di ripeterlo… (Reiterati commenti del senatore Novi).

PRESIDENTE. Senatore Novi, la prego, non interrompa.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Ho la massima considerazione di molti di voi e non ho credo mai lesinato, non ho mai perduto l’occasione per riconoscere le storie limpide, di cui non si può dire nulla, di molti avversari della maggioranza. Io Però mi riferisco a loro perché poi sono gli atti parlamentari che parlano, non le singole biografie: e qui gli atti parlamentari danno la sensazione (ve ne chiedo scusa) di un reparto di lanzichenecchi che va all’assalto della Repubblica guidato da un gruppo di imputati.

Noi di fronte a questo scenario ci troviamo e noi a questo scenario ci opporremo. Non staremo inerti di fronte alle violazioni della Costituzione! (Vivissimi applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI, Misto-Com, Misto-RC e DS-U. Il senatore Cambursano espone un cartello su cui è scritto: "Benvenuti nel nuovo studio Previti").

PRESIDENTE. Senatore Cambursano, la prego di togliere quel cartello. Senatore Cambursano! Prego gli assistenti parlamentari di togliere quel cartello. Senatore Cambursano, la prego. (Il senatore Cambursano si sposta tentando di non farsi togliere il cartello). Senatore Cambursano, non fa nemmeno ridere questo suo gesto. Senatore Cambursano, rispetti il decoro del Senato. (Gli assistenti parlamentari ritirano il cartello al senatore Cambursano).

PETRINI (Mar-DL-U). Qual è il decoro?

PRESIDENTE. Senatore Petrini, io garantisco il decoro del Senato! (Commenti del senatore Petrini. Richiami del Presidente. Proteste dai banchi dell’opposizione).

Colleghi, informo di aver ricevuto, a nome del prescritto numero di senatori, una richiesta scritta volta a far sì che l'emendamento 1.603 (testo 2) sia votato a scrutinio segreto, a norma dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento.

Ritengo tale richiesta ammissibile, in quanto nel testo dell’emendamento si fa un riferimento, sia pure indiretto, all'articolo 25 della Costituzione espressamente richiamato nell’articolo 113 del nostro Regolamento.

Mi corre il dovere di ricordare che per procedere alla votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, è necessario l'appoggio di venti senatori.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).