Allegato B
Testo integrale dell'intervento del senatore Vallone nella discussione della mozione 1-00081
Onorevoli colleghi,
la Margherita preannuncia il proprio voto favorevole alla mozione del collega Turroni; mozione perfettamente sovrapponibile alle posizioni maturate in seno al mio Gruppo parlamentare in materia di sviluppo sostenibile.
Le sollecitazioni rivolte al Governo in essa contenute sono da accogliere ed appoggiare in pieno e senza riserve.
(Permettetemi, tuttavia, di esprimere un certo rammarico nel vedere l'Aula del Senato così desolatamente svuotata dopo l'attività febbrile che l'ha contraddistinta negli ultimi giorni, e nel constatare come - ancora una volta - i grandi temi dell'ambiente facciano la parte della Cenerentola nel dibattito politico nazionale.)
Il Parlamento italiano è stato uno degli ultimi degli Stati UE a ratificare il Protocollo di Kyoto, ratifica avvenuta a tempo quasi scaduto e che ci ha consentito, per il rotto della cuffia, di presentarci con le carte in regola - almeno formalmente - al prossimo Summit ONU di Johannesburg.
Guardate onorevoli colleghi, questo fatto rende bene l'idea di come l'Italia abbia affrontato e continui ad affrontare con sufficienza tematiche che coinvolgono direttamente la sopravvivenza di milioni di uomini e quella del nostro pianeta.
Senza voler tornare su vecchie polemiche riguardo le misure contenute nel collegato ambientale, a suo tempo la Margherita non ha potuto fare a meno di constatare l'assoluta inadeguatezza delle misure adottate dall'Esecutivo e finalizzate alla riduzione delle emissioni dei gas serra. Parlo di gas serra poiché essi rappresentano i principali imputati del surriscaldamento del pianeta e delle conseguenze catastrofiche che tutti conosciamo: biodiversità, desertificazione, eccetera. Anzi, onorevoli colleghi, mi permetterei di dire che si tratta di conseguenze che non conosciamo abbastanza!
L'impegno dell'Italia di ridurre del 6,5 per cento i livelli di emissione rispetto al 1990 già entro il 2002, con la conseguente riduzione dei consumi di petrolio di almeno 8 milioni di tonnellate, non è stato rispettato, ed anzi, si è registrato un notevole incremento delle emissioni di C02.
A dieci anni dalla "Conferenza ONU sull'Ambiente e lo sviluppo" di Rio de Janeiro, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'ingloriosa fine del Protocollo di Kyoto - figlio di quel summit - testimonia che si è fatto troppo poco. Alla Conferenza mondiale dello scorso marzo sui "Finanziamenti allo Sviluppo" tenutasi a Monterrey, in Messico, sono scaturiti risultati a dir poco deludenti riguardo la cancellazione del debito dei Paesi poveri e la riforma della finanza internazionale.
A fronte di tutto ciò, la Margherita esprime il suo fortissimo auspicio affinché il nostro Governo si impegni a promuovere a Johannesburg l'integrazione dell'agenda dei lavori con una serie di urgenti e concrete iniziative, caratterizzate da precise scadenze temporali. In particolare, in materia di libero ed equo accesso all'acqua, tutelando e promuovendo sistemi di gestione sostenibile e collettiva su piccola scala. L'inserimento nell'agenda dei lavori dell'obiettivo di raggiungere un consumo sostenibile delle acque e di ridurre le diseguaglianze nell'acceso alle risorse idriche servirà ad agire anche sul fronte della lotta alla siccità, alla fame e alla desertificazione. Accesso equo e libero all'acqua, lotta alla desertificazione e alla siccità non sono altro che il risvolto della medaglia della lotta alla fame e alle malattie correlate alla povertà, poiché non vi è sovranità alimentare che possa sopravvivere senza un ' assistenza particolare ai piccoli agricoltori, sotto forma di tecnologie, di crediti e di estensione dei servizi.
Il Parlamento italiano, da parte sua, continua ad approvare mozioni comuni, l'ultima appena lo scorso giugno in relazione al vertice FAO, con la quale si impegnava il Governo a concentrare la nostra cooperazione allo sviluppo nel triennio 2002-2004 e a portare, entro cinque anni, allo 0,70 per cento del PIL la percentuale delle risorse da impegnare per lo sviluppo al terzo mondo.
Mi chiedo, tuttavia, che esito concreto avranno gli impegni annunciati dal Governo. Si avvieranno anche questi sulla malinconica strada dell'oblio di tante, troppe mozioni?
Per concludere, Signor Presidente, chi vi parla è stato designato dalla Presidenza del Senato della Repubblica, quale componente della delegazione ufficiale italiana al Vertice di Johannesburg. Sarà per il sottoscritto un onore e al tempo stesso un impegno importantissimo. Non vi nascondo, tuttavia, un certo imbarazzo nel rappresentare le posizioni di quelle economie industriali - come la nostra - che consumano immense quantità di energia e materie prime, producendo altissimi volumi di rifiuti ed emissioni inquinanti, a fronte della povertà della maggior parte degli abitanti del pianeta.
Eviterò di tediarvi con numeri e statistiche, desidero solo ricordare un dato che, da solo, rende esattamente l'idea di come stanno le cose. Secondo i dati UNEP, infatti, il 20 per cento della popolazione mondiale rappresenta l'86 per cento del consumo globale di beni e risorse. Ebbene, di fronte a tali sproporzioni, il personale convincimento - che è anche un auspicio - è quello che le potenze industriali: Nord America, Europa e parti dell'Asia orientale, riescano a sedersi intorno ad un tavolo con l'intenzione di lavorare davvero seriamente, al di là dei proclami, fissando obiettivi concreti ed urgenti e precise tappe temporali, poiché - come sostengono gli scienziati - se non si interviene subito e drasticamente, difficilmente si potrà più farlo in avvenire.
Gandhi diceva: "Il nostro prossimo è tutto ciò che vive". Parafrasando Gandhi, mi permetto di affermare: "Il nostro futuro è tutto ciò che vive".
E se non preserviamo ciò che oggi ancora vive, difficilmente consegneremo alle generazioni a venire una concreta speranza di vita.
Sen. Vallone
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Commissione parlamentare per le questioni regionali,
variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato, in data 1° agosto 2002, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il senatore Antonio Battaglia, in sostituzione del senatore Alberto Balboni, dimissionario.
Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione
E' stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, avanzata dal senatore Riccardo Pedrizzi, nell'ambito di un procedimento civile pendente nei suoi confronti innanzi al Tribunale di Roma.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Sen. CURTO Euprepio
Modifica della normativa afferente il commercio e l' utilizzazione di presidi sanitari (1663)
(presentato in data 01/08/02 )
Sen. CURTO Euprepio
Norme sul Corpo veterinario militare (1664)
(presentato in data 01/08/02 )
Sen. CURTO Euprepio
Isituzione dell' Albo degli ex parlamentari (1665)
(presentato in data 01/08/02 )
Sen. CURTO Euprepio
Istituzione di una Commissione parlamentare d' inchiesta sulla "Missione Arcobaleno" (1666)
(presentato in data 01/08/02 )
Sen. CURTO Euprepio
Isitituzione dell' Agenzia regionale per l' immigrazione (1667)
(presentato in data 01/08/02 )
Sen. CURTO Euprepio
Istituzione in Brindisi di una sezione distaccata della Corte di appello e di una Corte di assise di appello (1668)
(presentato in data 01/08/02 )
Sen. SANZARELLO Sebastiano
Istituzione dell' Università di Enna (1669)
(presentato in data 01/08/02 )
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con lettera in data 23 luglio 2002, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 46, della legge 8 agosto 1995, n. 335, la relazione per l'anno 2001 - redatta dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale - sugli aspetti economico-finanziari ed attuativi inerenti alla riforma previdenziale recata dalla suddetta legge n. 335 del 1995, e avente ad oggetto, in particolare, gli andamenti finanziari del sistema pensionistico obbligatorio (Doc. CXXXVII, n. 1).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente.
COSSIGA - Al Ministro della difesa - Premesso che in nome dei principi di libertà di coscienza e di associazione lo scrivente ha sempre condannato come "macarthista" la persecuzione posta in essere dal Governo dell’epoca da settori illiberali dei partiti politici ed in particolare dal Consiglio Superiore della Magistratura contro la cosiddetta Loggia Massonica P2 e coloro che ne risultavano iscritti,
lo scrivente interpella il Ministro in indirizzo per conoscere per l’appoggio di quali centrali occulte di potere il "piduista" Generale di Brigata dei carabinieri Serafino Liberati abbia potuto pacificamente percorrere la carriera fino al grado ora ricoperto nella permanenza nel quale risulta iscritto per atti ufficiali, per quanto risulta all’interpellante, alla Loggia massonica P2 e per l’appoggio di chi, entro o fuori l’Amministrazione militare e in particolare l’Arma dei carabinieri, sia stato addirittura designato a Presidente del COCER.
E questo mentre venivano letteralmente massacrati nella carriera e nell’onore: l’Ammiraglio di Squadra Torrisi, Capo di Stato Maggiore della Difesa, destituito; il Generale di Divisione dell’Arma dei carabinieri Giulio Grassini, Direttore del SISDE, destituito e per evitare la nomina a Vice-Comandante Generale del quale fu approvata addirittura una legge che mutava i criteri di nomina a questo ufficio; il Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Santovito, Direttore del SISMI, destituito, e numerosi altri magistrati, funzionari civili, ufficiali di tutte le Forze Armate ed in particolare dell’Arma dei carabinieri.
E tutto ciò quando poi la Corte d’Assise di Roma con sentenza passata in giudicato, per rinunzia all’appello da parte di noto pubblico ministero di Magistratura Democratica che aveva promosso l’azione penale, tutti i membri della Loggia massonica P2 furono assolti dall’accusa di partecipazione ad associazione segreta e ad associazione sovversiva, e mandati liberi per qualsiasi altro reato.
(2-00227)
BUCCIERO - Ai Ministri della salute, dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali - Premesso che:
con legge 1º aprile 1999, n. 91, recante "disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti" è stato disciplinato il "prelievo di organi e di tessuti da soggetto di cui sia stata accertata la morte" e sono state regolamentate "le attività di prelievo e di trapianto di tessuti e di espianto e di trapianto di organi";
la suddetta legge appare indirizzata a disciplinare la materia in questione soltanto con riferimento a prelievi e trapianti da eseguirsi da un soggetto donatore per il periodo successivo alla morte di questo, tanto da essere espressamente indicato nella legge n. 91 del 1999 che "il prelievo di organi e di tessuti è consentito secondo le modalità previste dalla presente legge ed è effettuato previo accertamento della morte" (articolo 3, comma primo) e che "i cittadini sono tenuti a dichiarare la propria libera volontà in ordine alla donazione di organi e di tessuti del proprio corpo successivamente alla morte" (articolo 4, comma primo, ma si veda anche il comma quarto: "il prelievo ...successivamente alla dichiarazione di morte è consentito...");
del resto, anche dal punto di vista logico, prima ancora che giuridico, i problemi maggiori per disciplinare il consenso al prelievo o al trapianto si pongono proprio con riferimento al soggetto che, trovandosi in prossimità della morte, spesso non è in grado di esprimere con efficacia il proprio consenso;
tale interpretazione limitativa dell’applicabilità della disciplina in questione soltanto per gli atti di disposizione di organi e di tessuti per il periodo successivo alla morte è confermata dal successivo decreto del Ministro della sanità del 8 aprile 2000 (Gazzetta Ufficiale n. 89 del 15 aprile 2000), dove sono previste, tra l’altro, le modalità ed i tempi per la notifica personale a tutti i cittadini de "la richiesta di dichiarare la propria volontà in merito alla donazione di organi e tessuti del proprio corpo dopo la morte";
alla luce di quanto sopra, appare perlomeno discutibile l’applicabilità della suddetta disciplina della materia anche a trapianti e prelievi non soltanto post mortem, ma pure inter vivos e ciò, a maggior ragione, per ciò che concerne il cosiddetto trapianto di osso umano da innesto;
tuttavia, anche nella materia relativa al trapianto di osso umano da innesto, già da qualche tempo è stato possibile registrare le preoccupazioni ed il disagio degli operatori, in particolare ortopedici, ai quali è imposto il rispetto di un protocollo approvato dal Centro Nazionale Trapianti e dal Consiglio Superiore di Sanità, successivamente trasposto in accordo Stato-Regioni (Rep. Atti n. 1415 del 21/3/02), che prevede la necessità di rivolgersi per l’ottenimento di ossa da impiantare alle c.d. banche dell’osso che, come è noto, oggi sono attive soltanto nelle città di Firenze, Bologna e Treviso;
a causa di carenza di ossa disponibili per poter sopperire alla richiesta su tutto il territorio nazionale i responsabili delle tre banche su menzionate, riuniti in una commissione, hanno stabilito, in data 19 luglio 2002, di rivolgersi, ex articolo 19 della legge n. 91 del 1999, a 5 o 6 banche estere dell’osso, tra le quali tre o quattro banche americane, che sembrano operare per fine di lucro;
a causa della difficoltà di reperire in tempi brevi ossa umane da innesto nei centri del nord all’uopo istituiti per via della ridotta quantità disponibile e della difficoltà di trasporto del materiale alla temperatura di –80ºC, gli operatori sempre più spesso sono costretti ad impiantare dei sostituti dell’osso umano, realizzati in solfato tricalcico o in altri materiali, di minore efficacia terapeutica e di costo di circa dieci volte superiore a quello dell’osso umano (solitamente ottenuto da teste di femore asportate durante operazioni di routine inter vivos);
fino all’approvazione del menzionato protocollo da parte del Centro Nazionale Trapianti, in Italia erano attive più di trenta banche delle ossa da donatore vivente, operanti in modo conforme al precedente protocollo (G.I.O.T. 17 Vol. 1990, depositato presso l’allora denominato Ministero della Sanità) e di cui la metà aveva sede nel centro sud Italia;
tali banche erano in condizioni di assicurare sufficiente quantità di osso a costi estremamente contenuti per la Pubblica Amministrazione;
negli ultimi dieci anni non si sono registrate infezioni dovute all’innesto di osso prelevato, trattato ed utilizzato da tali suddette strutture,
alla luce della sopravvenuta riforma costituzionale che, in applicazione del cosiddetto principio di sussidiarietà, ha attribuito alle Regioni piena competenza nella materia sanitaria, si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano al corrente delle peculiari problematiche testé riassunte relative alla disciplina dei trapianti inter vivos di ossi umani da innesto;
se siano al corrente delle attuali difficoltà da parte degli operatori del centro e del sud del Paese di rivolgersi alle cosiddette banche dell’osso, istituite soltanto in tre città del nord e del loro conseguente operare con sistemi alternativi di minore efficacia terapeutica, ma di costo maggiore, con evidenti ricadute in peius sia per i cittadini, destinatari dell’impianto osseo "surrogato", sia degli enti pubblici territoriali ed, in ultima analisi, dell’intero sistema sanitario nazionale, costretti a sopportare costi enormi per una attività che fino ad oggi ciascun operatore svolgeva in assoluta libertà, attingendo a ossi umani da innesto autonomamente reperiti ed appositamente trattati;
se siano in grado di escludere che la commissione composta dalle tre banche di cui sopra abbia stabilito di propria iniziativa quale sia l’osso utilizzabile in Italia, anche di provenienza extracomunitaria e gestito anche da strutture con scopi di lucro;
se, infine, siano allo studio in tempi brevi interventi volti a chiarire agli operatori che la disciplina del trapianto inter vivos di ossi umani da innesto è sottratta dalla applicazione dei principi di cui alla legge n. 91 del 1999 ovvero volti a sollecitare la creazione delle cosiddette banche dell’osso anche nella restante parte del territorio nazionale.
(3-00595)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
TURRONI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:
in data 17 agosto 2000 ai sensi della legge n. 64 del 1998, istitutiva dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, decade dall’incarico il direttore generale dell’ARPA Abruzzo, ing. Piselli, senza la richiesta di restare per rendere operativo il lavoro svolto fino a nuova copertura della carica;
precedentemente alla suddetta scadenza il Presidente della Giunta Regionale abruzzese, appena eletto, dichiarava pubblicamente alla stampa che "la presidenza dell’Agenzia per l’Ambiente sarà assegnata all’avv. Dionisio Maurizio", inventandosi una carica inesistente ai sensi della legge n. 64 del 1998, che invece prevede solo la figura del direttore generale, e conseguentemente rendendo politica la carica stessa non tenendo conto dei requisiti professionali richiesti dalla legge per la Direzione generale;
in data 12 luglio 2000, un mese prima della scadenza suddetta, la Giunta delibera (Delibera n. 995) il bando per il rinnovo della carica di direttore generale dell’ARPA ed allo stesso tempo annulla la delibera n. 2954/98, emanata dalla Giunta precedente, con la quale si stabilivano i criteri di professionalità, competenza specifica, eccetera, necessari per la scelta del direttore;
poco giorni dopo l’approvazione della delibera n. 995, che avviava l’iter procedurale del concorso, veniva pubblicato il testo dell’avviso pubblico con procedura di urgenza fissando il termine di 15 giorni per la presentazione delle domande da parte degli aspiranti con scadenza 3 agosto 2000;
il 22 novembre 2000, con delibera n. 1518/c, veniva approvato dall’esecutivo un disegno di legge di riforma dell’ARPA, che, nell’ipotesi della sua approvazione, prevederà una gestione politica dell’Agenzia, con consiglio di amministrazione e presidente e la rimozione dalla carica del direttore generale appena essa entrerà in vigore;
in data 18 aprile 2001 la Giunta, "ravvisata l’opportunità di interrompere l’iter procedimentale con le modalità della normativa in itinere", stabilisce di revocare la delibera n. 995/2000 con la quale, con tanta urgenza, era stato approvato il concorso per la sostituzione dell’ing. Piselli decaduto dall’incarico (Delibera n. 311);
la notizia compare per estratto, inaspettata e inosservata, in un numero estivo del BURA senza pubblicazione e/o notifica ai candidati della procedura annullata;
il tempo passa e la gestione dell’ARPA si trascina senza programma, senza direttore, senza coordinamento, con personale insufficiente riducendo la già ridottissima attività e accumulando ritardi spaventosi rispetto e tutte le altre regioni italiane con un peggioramento della situazione ambientale;
il direttore regionale Costantini stante "l’eccezionalità" della situazione "creatasi" ritiene di non potersi esprimere e consulta un avvocato esterno per trovare argomenti ad una deliberazione di "commissariamento" dell’ARPA;
in data 31 ottobre 2001 con delibera n. 966 sancisce il parere di legittimità del dott. Costantini e stabilisce che l’ARPA va commissariata per i seguenti motivi: 1) contrasto tra la legge vigente e quella in itinere; 2) il lungo iter per l’approvazione della nuova legge in Consiglio regionale; 3) il carattere urgente della governabilità dell’ARPA;
la stessa delibera stabilisce anche che "al nominando commissario" verranno attribuite per non oltre sei mesi:
le funzioni di direttore generale come dai commi 1 e 2 dell’articolo 10 della legge regionale n. 64 del 1998;
le funzioni di cui all’articolo 5, numeri 5, 6 e 11 primo comma del disegno di legge in itinere;
viene infine demandato, al governatore, il compito di scegliere il commissario, al quale va attribuita la retribuzione del direttore generale;
qualche mese dopo il commissario designato porterà il nome dell’avv. Dionisio Maurizio, lo stesso che fu incaricato dal Presidente della Giunta al ruolo inesistente di Presidente dell’ARPA e che per difetto di requisiti non aveva potuto essere il vincitore del bando;
il caso vuole che l’avv. Dionisio non si trova in nessuna delle condizioni imposte dai commi 3 e segg. dell’articolo10 della legge n. 64 del 1998, necessarie allo svolgimento delle funzioni dei punti 1 e 2 di tale articolo che ha lo scopo di definire i requisiti e le competenze del direttore generale dell’ARPA, così la Giunta cancella gli altri commi e assegna alla nuova figura solo i poteri di gestione definiti nei primi due punti a stipendio pieno;
successivamente alla delibera n. 966 se ne aggiunge un’altra del 28 novembre 2001 n. 1134 dove è l’intera Giunta a nominare il commissario nella persona di Dionisio Maurizio "avendone i requisiti";
in data 4 dicembre 2001 negli uffici dell’ARPA si insedia il Commissario e in data 26 febbraio 2002, con un provvedimento notificato dal messo giudiziario, lo stesso destituisce il direttore amministrativo dell’ARPA rendendo più debole l’Agenzia che si ritrova senza il direttore generale e senza il direttore amministrativo,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;
se non intenda accertare quali siano i veri motivi che a tutt’oggi non hanno ancora permesso la nomina del direttore dell’ARPA Abruzzo e soprattutto perché la Giunta, così solerte ad indire il bando e a pubblicarlo addirittura di urgenza ed in periodo di ferie se ne disinteressa fino a revocarlo nonostante siano pervenute tante e qualificate domande alla regione per concorrere al posto di direttore generale dell’Agenzia;
quali siano le ragioni per cui non si è andati avanti fino a nominare il direttore visto che la più volte richiamata proposta di legge in itinere in Consiglio regionale, tanto cara alla Giunta stessa, ne presupponeva l’esistenza stabilendone l’immediata rimozione, una volta entrata in vigore;
in base a quali competenze la Giunta regionale si arroghi il potere di commissariare l’ARPA a seguito di un una consulenza esterna dell’avv. Carli, che per pura coincidenza successivamente ottiene dal Commissario regionale un incarico provvisorio presso la struttura stessa, nonostante il regolamento dell’ARPA preveda che per gli affari legali l’Agenzia debba servirsi delle apposite strutture regionali;
quali siano le motivazioni della mancata attribuzione al commissario nominato, avv. Dionisio, di tutte le altre prerogative contenute nei successivi commi dell’articolo 10 della legge n. 64 del 1998 che riguardano i requisiti, il trattamento giuridico-economico, le incompatibilità e, cioè, tutte quelle condizioni che la legge inderogabilmente stabilisce per il direttore generale che sono indissolubilmente connesse all’effettiva titolarità e all’esercizio delle funzioni elencate nei commi 1 e 2 dello stesso articolo;
a quali poteri abbia fatto ricorso il Commissario per stabilire chi ha operato l’estromissione del direttore amministrativo visto che la risoluzione anticipata del suo contratto di cinque anni è contemplata solo in caso di nomina del "nuovo direttore generale" mentre alla nomina del dott. Dionisi non è connesso nessun effetto risolutivo di cariche e, ancor di più, la possibilità di nominare un altro direttore amministrativo;
quali iniziative intenda assumere il Ministro stesso per garantire l’immediata ripresa delle funzioni dell’ARPA, al completo del suo organico, visto che la caduta verticale dei controlli dell’Agenzia espone come mai l’Abruzzo alle ecomafie soprattutto nell’ambito dello smaltimento illegale dei rifiuti e nei reati contro le aree naturali protette.
(4-02843)
RONCONI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che nei giorni scorsi si è svolta a Todi (Perugia) la manifestazione culturale "Todi Arte Festival", si chiede di conoscere:
se e con quale contributo abbia partecipato all’evento il Ministero per i beni le attività culturali;
quali enti pubblici abbiano contribuito finanziariamente alla manifestazione e per quale entità;
quanti siano stati gli spettatori paganti e non al Festival e per quale incasso;
quali siano stati i bilanci delle edizioni degli anni passati.
(4-02844)