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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 225 del 30/07/2002


BORDON (Mar-DL-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORDON (Mar-DL-U). Signor Presidente, già ieri durante la Conferenza dei Capigruppo le dissi di essere molto lieto di trovarmi completamente d’accordo con la sua proposta originaria, anche perché lei l’aveva motivata con ragioni inoppugnabili.

Per coloro che non erano presenti in quella sede, ricordo che la proposta con cui il presidente Pera si è presentato nella Conferenza dei Capigruppo non prevedeva, per l’appunto, che fosse inserito nel calendario di questa settimana (e a dir la verità nemmeno per l’inizio di settembre) il disegno di legge Cirami.

I motivi - li traggo dalle parole del Presidente - erano così riassumibili: abbiamo un calendario molto intenso, con decreti-legge in scadenza; il Presidente del Senato giustamente ci ha ricordato che il suo primo obbligo è quello di assicurare che tali provvedimenti d’urgenza siano comunque votati - non dico approvati, aggiungeva il Presidente, perché ciò rientra nelle libere determinazioni del Parlamento - entro la scadenza prevista per la loro decadenza. Il Presidente del Senato aggiungeva, infine, che l’inserimento di qualsiasi altro argomento in calendario potrebbe essere un rischio.

Ebbene, signor Presidente, malgrado queste sue riflessioni, sagge oltreché logiche, che assumevano il principio fisico dell’impenetrabilità dei corpi (come scherzosamente ieri le ho detto) arrivava inaspettatamente, anzi forse del tutto "aspettatamente" - mi si conceda il neologismo - la dichiarazione del Capogruppo di Forza Italia, seguita da quelle degli altri, unitissimi - come un sol uomo, si potrebbe dire una volta tanto - Capigruppo del Polo. Con tale dichiarazione si chiedeva semplicemente che qualsiasi altro provvedimento - ripeto - qualsiasi altro provvedimento diventasse secondario e che si lavorasse di giorno e di notte per l’approvazione di un solo ed urgentissimo disegno di legge: l’ormai notissimo disegno di legge Cirami.

Quello che mi sembra molto grave non è solo questa insistenza, che cozza contro ogni logica e che a questo punto - se mi è consentito, mi rivolgo ai colleghi della maggioranza - rende legittimo un sospetto, che tutti hanno fatto circolare, compresi i maggiori organi di stampa, e cioè che con questo provvedimento si voglia ottenere un risultato ben preciso, che non è quello di migliorare la situazione della giustizia in Italia, ma piuttosto quello di favorire, impedendo la conclusione di un processo, determinate persone. Ma non soltanto si accredita questo legittimo sospetto, addirittura si avvalora l’assoluta certezza che voi anteponete veramente agli interessi di tutti gli italiani, anche di fronte alla scadenza di decreti-legge urgenti, soltanto questo vostro (o meglio di altri e vostro per induzione) interesse di carattere privato.

Questo è un fatto di una gravità inaudita, Presidente. Ed è ancora più grave, mi permetto di dirglielo, forse non se ne è reso conto, che qui in Aula il collega Schifani si comporti ormai come colui che dispone e decide dell'ordine dei lavori di questo nostro Senato. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

Infatti, non soltanto abbiamo ieri scoperto che di fronte ad un atto di questo tipo nemmeno le parole del Presidente del Senato appaiono essere sufficienti per convincere la maggioranza, ma, mi deve consentire, Presidente, ieri non abbiamo visto nemmeno una grande resistenza da parte sua di fronte allo stravolgimento di un calendario, che, come lei stesso ricordava, poteva mettere a rischio addirittura l'approvazione dei decreti urgenti che abbiamo in discussione.

Spero allora che la saggezza ritorni per tutti, cioè che non si voglia continuare con questo braccio di ferro; se dovessimo andare avanti in questa direzione credo, Presidente, che per davvero quel confronto che dobbiamo realizzare, soprattutto su temi così delicati come quelli della giustizia, non avverrebbe nel clima migliore. Ciò anche per una circostanza che voglio rilevare in conclusione di questo mio intervento.

Vede, Presidente, se non si comprende quanto poco prima ricordavo, non si riesce a capire quale sia l'urgenza che consente di far convocare le Commissioni del Senato, in sedute anche notturne, e di impegnare l'Aula, che potrebbe essere assai più normalmente impegnata per l'approvazione dei decreti e anche per tantissimi altri provvedimenti.

Ieri le ho fatto pervenire una proposta alternativa di calendario, in cui, ad esempio, è prevista la discussione di uno di quei provvedimenti già approvati dalle Commissioni, che attendono di essere portati in Aula, e che, guarda caso, non vengono da questa esaminati. Oggi invece si vorrebbe imporre di far esaminare all'Aula - attenzione - un provvedimento che al momento non è ancora stato licenziato, malgrado i lavori in seduta notturna, dalla competente Commissione.

Ci sono quindi strappi di ogni genere; mentre i provvedimenti di cui parlavo riguardano la sicurezza e le garanzie dei cittadini, il provvedimento in esame riguarda soltanto le garanzie di alcuni cittadini.

No, amici e signori della maggioranza, così non possiamo andare avanti. Vorrei davvero farvi un ultimo appello. In queste ore ed in questi giorni abbiamo impegnato le nostre energie ed intelligenze in una sorta di scontro durissimo, che non credo abbia rasserenato il clima consentendoci di avallare quelle iniziative, che tante volte sono state richieste, di impegno riformatore nel Paese, né abbia portato un grado ancora più alto di fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

Credo faremmo cosa saggia e giusta se sospendessimo questa seduta, riconvocassimo la Conferenza dei Capigruppo e trovassimo un accordo sul calendario che ci consenta di uscire in un modo dignitoso da una situazione di questo tipo, senza impedire, perché nessuno lo vuole, che la maggioranza possa portare in discussione le proprie proposte, anche se, ovviamente, nessuno può nemmeno impedire all'opposizione di battersi perché queste non vengano approvate.

Occorre cioè evitare che, in spregio a tutta la logica e alle regole di questo Parlamento, si continui a forzare in maniera intollerabile la situazione, mettendo anche il Presidente del Senato nelle condizioni di divenire, tutt'al più, un registratore delle posizioni della maggioranza, il che rende davvero un cattivo servizio all'istituzione e, in generale, a tutti noi. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U, Misto-Com e Aut).