MALENTACCHI (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALENTACCHI (Misto-RC). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, questo provvedimento non rappresenta una concessione munifica, né tanto meno l'indicazione di una politica, di una svolta, neppure di un'intenzione. È semplicemente un atto obbligato, dovuto, di decenza per la parte più povera di un mondo assai largo di fragilità sociale, un atto che ci pone al riparo dalla possibilità di assistere a scene, come ricordavo in discussione generale, francamente indegne e da Terzo mondo.
Penso che su questo punto vada affermato un principio assoluto, generale e inderogabile: quello secondo cui non è possibile uno spostamento dalla casa alla strada ma l'esecuzione degli sfratti può avvenire soltanto quando vi è la certezza di un passaggio da un’abitazione all'altra.
È doveroso sottolineare che la stessa ANCI ha richiesto con forza la proroga non avendo alcuna possibilità di affrontare una ripresa degli sfratti per le famiglie in situazioni di disagio abitativo, che produrrebbe una forte opposizione, con evidenti problemi di ordine pubblico, da parte dei sindacati degli inquilini e dei movimenti di lotta per la casa.
Ma la proroga degli sfratti (questo è il punto politico, signor Sottosegretario, e lo voglio ripetere) rappresenta comunque il fallimento di una politica abitativa che nel nostro Paese è da lungo tempo inesistente e rispetto alla quale probabilmente siamo collocati agli ultimi posti nel panorama europeo. Ancora oggi, ben 18.000 miliardi di vecchie lire dell'ex GESCAL risultano inutilizzati, mentre le politiche di privatizzazione del patrimonio pubblico e di liberalizzazione degli sfratti acuiscono la questione della casa.
È in questo quadro, appunto, signor Sottosegretario, che la proroga è un atto dovuto, benché parziale, perché la fragilità sociale non riguarda soltanto l'ambito circoscritto riferito alle persone di una certa età, con redditi bassissimi, e ai portatori di handicap; quello degli alloggi è un mercato selettivo e per talune fasce sociali assolutamente inaccessibile, lo dobbiamo ricordare. Siamo qui per votare a favore di quello che rappresenta un provvedimento tampone, una sorta di atto di soccorso emergenziale.
La verità è che, mentre votiamo a favore di questo provvedimento che per primi abbiamo sollecitato, non possiamo non rimarcare il fatto che non soltanto ereditate una situazione che nel complesso non era di progettazione di una politica, di una strategia di largo respiro per affrontare il problema storico degli alloggi, ma peggiorate nel giro di un anno il quadro generale delle politiche della casa.
Avete tagliato drasticamente il Fondo sociale per il contributo affitti ed è questo un punto di polemica politica che non trova una risposta né un ragionamento sensato da parte vostra che non sia indicatore di quella che considero una febbre ideologica: la soggezione al primato del mercato inteso come regolatore assoluto di tutte le domande sociali.
Per concludere, signor Presidente, penso che il problema della casa rappresenti un esempio tangibile e anche una metafora della questione sociale che vive riacutizzata nelle trame di un welfare che viene - com’è noto - aggredito e destrutturato.
Tuttavia, riconfermo il voto favorevole dei senatori di Rifondazione Comunista al provvedimento in esame.