GIOVANELLI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola per tre minuti.
GIOVANELLI (DS-U). Solo tre minuti?
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Giovanelli, ma essendo stato stabilito un tempo per le dichiarazioni in dissenso lo devo suddividere per il numero dei richiedenti.
GIOVANELLI (DS-U). Signor Presidente, è evidente che la durezza della condizione sociale delle famiglie beneficiate dall'articolo 1 del provvedimento al nostro esame richiederebbe di votare in senso favorevole almeno a questa norma, tuttavia, in dissenso dal mio Gruppo, dichiaro la mia astensione perché, nell'insieme, questo decreto-legge manifesta una totale assenza di iniziativa politica, vorrei dire un'afasia, una confusione e anche un'indecisione riguardo a due importantissimi terreni di azione del Governo.
Il primo concerne la questione degli affitti. La proroga nuovamente concessa è una resa alla realtà, oltre che alla norma proposta dall'Ulivo; noto un'assenza di interpretazione dello spirito di quella riforma difficile, che si è rivelata positiva e che va portata avanti attraverso misure fiscali. Qualcuno tra voi afferma di essere il campione della diminuzione delle tasse e del fisco; qui c'è un'ottima occasione per utilizzare la leva della riduzione fiscale in funzione sociale e di trasparenza: adoperatela. Il fatto che non ci pensiate neppure è segno di un qualcosa che sta al di sotto del minimo dello stipendio per un Governo decente. O si ha un'idea diversa di come regolamentare il tema, oppure non basta prorogare una parte degli affitti.
La seconda, ultima e più dura considerazione riguarda la proroga del termine di entrata in vigore del testo unico sull'edilizia. Sento parlare ideologicamente di testi unici in materia ambientale. Trovo la cosa assolutamente comica, dal momento che ogni giorno c'è una legge nuova; i testi unici sono strumenti da utilizzare per tempi di legislazione più lunghi.
In questo campo, però, signor Presidente, non si può continuare ad ignorare il nuovo Titolo V della Costituzione. Non si può tenere in piedi la normativa approvata con la legge Lunardi, che dice "padroni in casa propria" e che vuol dire, in realtà, "confusione in casa di tutti". La materia dell'edilizia e dell'urbanistica è regolata da norme che oggi sono costituzionalmente illegittime: altro che proroga del testo unico proposto dall'Ulivo!
Bisogna subito mettere mano a questa materia; non possiamo far passare in Aula un provvedimento che ignora completamente il fatto che la normativa che disciplina le normali concessioni edilizie è costituzionalmente illegittima. Lo dico senza alcuna pregiudiziale ideologica.
Credo sia giusto dire di sì alla responsabilizzazione dei professionisti e delle autorità locali. Il fatto di stabilire che le autorità locali devono stare a casa, regolando la materia in modo centralistico, in un Paese in cui ci sono realtà così distanti come quelle di Portici e di Fiesole, non sta in piedi. Bisogna decidersi a dare consequenzialità alla riforma del Titolo V della Costituzione.
Per tali ragioni, annuncio il mio voto di astensione su questo provvedimento, che ignora la sostanza politica della materia trattata.