Passiamo alla votazione finale.
Senatore Turroni, questa volta…
TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, lei sa che io ho la mano alzata costantemente…
PRESIDENTE. Non l’aveva, senatore Turroni.
TURRONI (Verdi-U). Lei non ha guardato, Presidente, non ha guardato! Non si accontenta di togliere la parola, Presidente…
MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, senatore Marino.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole dei Comunisti italiani all’approvazione del provvedimento… (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).
CAVALLARO (Mar-DL-U). Chiedo scusa, signor Presidente, non si riesce…
PRESIDENTE. Cerchiamo di lasciar parlare il senatore Marino, perché ci sono diversi senatori che intendono intervenire in dichiarazione di voto.
CAVALLARO (Mar-DL-U). Signor Presidente, volevo chiedere a lei…
PRESIDENTE. Senatore Cavallaro, adesso ha la parola il senatore Marino, dopo di che gliela concederò.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, dicevo che noi Comunisti Italiani approveremo il provvedimento. Siamo costretti ad approvare questa terza proroga, perché occorre assolutamente ridurre le tensioni abitative connesse agli sfratti per determinate categorie di locatari e ha ragione il senatore Fassone: è stata trascurata una politica sociale per la casa. Porto solamente un esempio.
Nel cosiddetto Patto per l’Italia non c’è una sola parola sulle esigenze abitative, non c’è nessun accenno al problema di una politica sociale per la casa. È vero che nel nostro Paese c’è un’alta percentuale di proprietari, ma, a maggior ragione, a nostro avviso, bisogna farsi carico del problema di chi la casa non ce l’ha: e sono ben 800.000 famiglie quelle che hanno fatto domanda per l’utilizzo del fondo sociale istituito con la legge n. 431 del 1998.
Come prova evidente di come sia stata trascurata la politica sociale per la casa, basta semplicemente una cifra: per il fondo sociale, cioè per i sussidi alle famiglie al fine di consentire loro di pagare l’affitto, era previsto storicamente in bilancio uno stanziamento di 335 milioni di euro; ora, con i vari tagli apportati con la finanziaria alle tabelle, si è registrata sostanzialmente una riduzione di questo fondo da 335 a 249 milioni di euro; prova lampante di come non si sia voluti andare verso la prosecuzione di una politica di integrazione del reddito consentendo, ripeto, alle famiglie più disagiate, ai locatari che soffrono un particolare disagio, di poter usufruire di questo fondo sociale.
È vero che la legge obiettivo si propone l’incentivazione dell’edilizia, ma non è stata affiancata da altri provvedimenti, come quello di rifinanziamento e rafforzamento del fondo sociale, per affrontare il disagio abitativo.
Si parla tanto di famiglie, ma c’è un problema di giovani coppie, che molto spesso si trovano in una condizione di lavoro assolutamente precario, le quali si trovano nell’impossibilità di pagare o continuare a pagare l’affitto per il proprio appartamento. Guardate che è un problema - lo sapete bene, colleghi - che non riguarda ormai solo le grandi città ad alta tensione abitativa: riguarda anche i centri minori.
Non si può pensare di lasciare il tutto alla spontaneità del mercato. A nostro avviso, bisogna invece riscoprire l'esigenza di un intervento pubblico a tutti i livelli istituzionali e non solo in termini assistenziali, perché la casa, il tetto è parte integrante dello Stato sociale. E' stato ben descritto dal senatore Malentacchi il vero e proprio dramma sociale, di cui le cronache dei giornali sono piene, che riguarda i portatori di handicap, le persone anziane, i soggetti a basso reddito.
Quindi, bisogna assolutamente rilanciare una politica per la casa potenziando il Fondo sociale di cui alla legge n. 431 del 1998, la cui sperimentazione è stata positiva, non apportando tagli, come è stato fatto con la finanziaria per il 2002 da questo Governo. Occorre rilanciare l'edilizia abitativa pubblica e privata; porre i comuni in condizioni di fornire risposte riqualificando il proprio patrimonio e acquisendo alloggi da destinare ai ceti meno abbienti; mettere le Regioni concretamente in grado di poter svolgere le proprie funzioni in materia di politica sociale per la casa; risolvere anche le questioni normative alle quali accennava il senatore Fassone; certamente realizzare il piano di costruzione degli alloggi.
Nel frattempo, c'è l'emergenza da affrontare; ecco perché non andava ridotto il Fondo sociale, ma potenziato per consentire alle famiglie a basso reddito di continuare a vivere nelle proprie abitazioni.
MALENTACCHI (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALENTACCHI (Misto-RC). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, questo provvedimento non rappresenta una concessione munifica, né tanto meno l'indicazione di una politica, di una svolta, neppure di un'intenzione. È semplicemente un atto obbligato, dovuto, di decenza per la parte più povera di un mondo assai largo di fragilità sociale, un atto che ci pone al riparo dalla possibilità di assistere a scene, come ricordavo in discussione generale, francamente indegne e da Terzo mondo.
Penso che su questo punto vada affermato un principio assoluto, generale e inderogabile: quello secondo cui non è possibile uno spostamento dalla casa alla strada ma l'esecuzione degli sfratti può avvenire soltanto quando vi è la certezza di un passaggio da un’abitazione all'altra.
È doveroso sottolineare che la stessa ANCI ha richiesto con forza la proroga non avendo alcuna possibilità di affrontare una ripresa degli sfratti per le famiglie in situazioni di disagio abitativo, che produrrebbe una forte opposizione, con evidenti problemi di ordine pubblico, da parte dei sindacati degli inquilini e dei movimenti di lotta per la casa.
Ma la proroga degli sfratti (questo è il punto politico, signor Sottosegretario, e lo voglio ripetere) rappresenta comunque il fallimento di una politica abitativa che nel nostro Paese è da lungo tempo inesistente e rispetto alla quale probabilmente siamo collocati agli ultimi posti nel panorama europeo. Ancora oggi, ben 18.000 miliardi di vecchie lire dell'ex GESCAL risultano inutilizzati, mentre le politiche di privatizzazione del patrimonio pubblico e di liberalizzazione degli sfratti acuiscono la questione della casa.
È in questo quadro, appunto, signor Sottosegretario, che la proroga è un atto dovuto, benché parziale, perché la fragilità sociale non riguarda soltanto l'ambito circoscritto riferito alle persone di una certa età, con redditi bassissimi, e ai portatori di handicap; quello degli alloggi è un mercato selettivo e per talune fasce sociali assolutamente inaccessibile, lo dobbiamo ricordare. Siamo qui per votare a favore di quello che rappresenta un provvedimento tampone, una sorta di atto di soccorso emergenziale.
La verità è che, mentre votiamo a favore di questo provvedimento che per primi abbiamo sollecitato, non possiamo non rimarcare il fatto che non soltanto ereditate una situazione che nel complesso non era di progettazione di una politica, di una strategia di largo respiro per affrontare il problema storico degli alloggi, ma peggiorate nel giro di un anno il quadro generale delle politiche della casa.
Avete tagliato drasticamente il Fondo sociale per il contributo affitti ed è questo un punto di polemica politica che non trova una risposta né un ragionamento sensato da parte vostra che non sia indicatore di quella che considero una febbre ideologica: la soggezione al primato del mercato inteso come regolatore assoluto di tutte le domande sociali.
Per concludere, signor Presidente, penso che il problema della casa rappresenti un esempio tangibile e anche una metafora della questione sociale che vive riacutizzata nelle trame di un welfare che viene - com’è noto - aggredito e destrutturato.
Tuttavia, riconfermo il voto favorevole dei senatori di Rifondazione Comunista al provvedimento in esame.
TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, se nelle due precedenti occasioni abbiamo votato a favore del decreto che prorogava gli sfratti, questa volta non possiamo farlo.
Nel brevissimo tempo che abbiamo avuto a disposizione ho cercato di ragionare sugli articoli 2 e 3 del provvedimento, che riguardano il blocco - definitivo, a mio avviso - delle norme in materia di abilitazione alle trasformazioni edilizie e delle norme concernenti gli espropri.
A differenza dei colleghi degli altri Gruppi dell’opposizione, ritengo che non possiamo approvare un provvedimento assolutamente sbagliato per la sola ragione che contiene una norma, un’unica norma, che condividiamo. È profondamente errato sospendere l’efficacia delle norme contenute nel testo unico in materia di edilizia, così come è profondamente sbagliato e negativo sospendere in maniera definitiva le norme legislative e regolamentari di cui al testo unico riguardante gli espropri.
Questi due provvedimenti, che - come ho già detto - hanno visto la luce al termine della scorsa legislatura e dei quali si poteva anche non condividere interamente i contenuti, mettevano però ordine nelle due materie fondamentali delle abilitazioni alle trasformazioni edilizie e degli espropri, cercando, fra l’altro, di rendere al contempo più snelli i provvedimenti e più concrete le garanzie offerte. Infatti, si faceva riferimento, ad esempio, alle norme sul consolidamento degli edifici, che tutelano gli abitanti che in quegli edifici vanno ad abitare e che sono maggiormente cautelative per il patrimonio storico e artistico.
Uso il termine "maggiormente" perché non abbiamo condiviso quei provvedimenti laddove modificavano le norme precedenti che escludevano la dichiarazione di inizio attività (che in varie circostanze ho definito una dichiarazione "all’amatriciana"), cercando di tradurre, adattandolo all’esigenza di non controllare assolutamente nulla, quello che esiste in altri Paesi (penso alla Francia e alla déclaration des travaux che si è voluto introdurre nel nostro Paese).
Al di là della traduzione del titolo della norma, si è eluso il contenuto della norma francese, che prevede sì una procedura semplificata, ma prevede sempre un soggetto terzo estraneo agli interessi in campo, che controlla la correttezza degli elaborati ed il loro contenuto, abilita alla trasformazione edilizia e verifica che le trasformazioni edilizie realizzate siano effettivamente coerenti con ciò che è stato autorizzato.
In questa direzione, a mio avviso, si doveva andare. Ciò avrebbe consentito di snellire i tempi e di semplificare le procedure, ma si è preferito fare un pasticcio, che sostanzialmente cancella ogni normativa. Ancor più il pasticcio lo ha fatto la cosiddetta legge Lunardi, che io chiamo legge Grillo, che ha di fatto eliminato qualsiasi controllo preventivo e successivo vanificando ogni possibilità di verificare ciò che accade nel territorio. La sospensione di questa normativa, in sostanza, significa la sua definitiva cancellazione.
Lo stesso vale per le norme di carattere legislativo e regolamentare in materia di espropriazione. Ho già provato a spiegare prima, nel mio intervento in discussione generale, che la sospensione di queste norme mostra qual è l’intendimento del Governo, cioè quello di toglierle di mezzo definitivamente per fare ancora una volta un favore alle grandi imprese, ledendo così gli interessi dei cittadini.
Per tale motivo non accettiamo di partecipare alla votazione del disegno di legge n. 1589, che pure contiene norme condivisibili, perché in questo modo siamo ricattati da parte del Governo. Ci asterremo dalla votazione perché non condividiamo le parti assolutamente negative e controriformatrici contenute nel testo in esame, pur continuando a sostenere la positività della norma prevista all’articolo 1, anche se avremmo voluto che fosse formulata diversamente.
CAVALLARO (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAVALLARO (Mar-DL-U). Signor Presidente, come ho già preannunziato nell’intervento in discussione generale, abbiamo avuto una serie di incertezze sulla condotta da tenere su questo provvedimento. Ciò, del resto, avrà effetto perché alcuni componenti del Gruppo intendono legittimamente manifestare il loro dissenso.
Come abbiamo detto fin dall’inizio, è assolutamente evidente la necessità di tenere conto della situazione dei soggetti direttamente interessati alla prima parte del decreto-legge n. 122; si tratta di alcune decine di migliaia di famiglie che, in mancanza di una immediata proroga, rischierebbero di trovarsi - come è stato sottolineato dal senatore Malentacchi - fuori dalla porta della loro casa dall’oggi al domani.
Il punto controverso è che non c’è in questo provvedimento, né in altri, se non in quelli genericamente annunziati, una politica della casa che dia a questo tema una soluzione a regime tenendo conto delle esigenze delle famiglie, dei proprietari e dei conduttori e che consenta sia l’offerta diffusa di locazioni a basso costo, sia l’eventuale rafforzamento dell’ipotesi di acquisto della prima casa.
Tuttavia, anche sotto tale profilo la nostra incertezza si è risolta nell’affermazione di un voto favorevole. Siamo contrari (ma questo non ci spinge a votare contro il provvedimento nel suo complesso) alla parte successiva del decreto-legge che ci apprestiamo a convertire in legge, e cioè al fatto che - come abbiamo già criticato - con questo mini-omnibus si proroghi senza motivo il termine di entrata in vigore dei due testi unici in materia paesistico-ambientale, edilizia ed urbanistica e in materia di espropri. Ci auguriamo che il Governo non utilizzi interamente la proroga prevista e porti invece al nostro esame i suddetti testi unici nel loro assetto definitivo.
Per tutti questi motivi, ribadisco il voto favorevole del nostro Gruppo al provvedimento in esame, con le limitate motivazioni che ho già ricordato.
MULAS (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MULAS (AN). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, annuncio il voto favorevole di Alleanza Nazionale su questo disegno di legge.
Le motivazioni sono state ampiamente illustrate sia in Commissione che in Aula, in sede di discussione generale, da parte del senatore Zappacosta. Pertanto, non mi resta che confermare il voto espresso in Commissione su questo provvedimento che, come è noto, rappresenta un atto dovuto in particolare nei confronti di determinate categorie di persone. (Applausi dal Gruppo AN).
BRUTTI Paolo (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUTTI Paolo (DS-U). Signor Presidente, come anticipato dal senatore Gasbarri nel suo intervento, il mio Gruppo voterà a favore del provvedimento in esame.
Si tratta - posso dirlo - di un voto espresso in uno stato di necessità sociale perché alcune migliaia di persone in difficilissime condizioni di emarginazione sociale rischierebbero, qualora non venisse approvato almeno il primo articolo del provvedimento, di essere messe letteralmente sulla strada.
Purtuttavia, non possiamo non esprimere un forte dissenso in merito ad altri aspetti del decreto-legge, in particolare sull’articolo 2 che proroga il termine di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia. Non ci convince la motivazione secondo la quale tale proroga si renderebbe necessaria per un adeguamento e un coordinamento con la cosiddetta legge Lunardi. In realtà sia questo decreto-legge sia la legge Lunardi dovrebbero coordinarsi con le modifiche costituzionali introdotte al titolo V della Costituzione.
A questo si aggiunga il nostro dissenso sui limiti del provvedimento, che lascia fuori (e si sarebbe potuto fare diversamente, come ricordato dal senatore Gasbarri) ampie fasce di soggetti sociali deboli altrettanto meritori di interesse rispetto alla proroga degli sfratti.
Infine, si tratta di un provvedimento privo di carattere strutturale. Quando si utilizza quest’espressione spesso ci viene chiesto cosa in realtà ciò possa significare e quale potrebbe essere l’alternativa strutturale. Ora non ho il tempo di indicare questa strada, ma intendo sottolineare un punto che più degli altri mi interessa.
Sarebbe utile e necessario cercare di affrontare almeno la piaga (molto ampia in questo campo) dei cosiddetti affitti in nero e della relativa evasione fiscale. Voglio solo indicare il terreno sul quale bisognerebbe muoversi. Si potrebbe procedere attraverso la forma della detrazione d’imposta di una quota del costo annuo dell’affitto, come oggi è previsto per le spese sanitarie.
Ciò introdurrebbe un sanissimo conflitto di interessi tra proprietari e locatari, farebbe emergere il sommerso, consentirebbe di allargare la platea di quelli che rientrano nell’imposta e ristorerebbe gli inquilini di una parte del costo degli affitti. Si potrebbe, inoltre, introdurre nella detrazione d’imposta il principio dell’imposta negativa per quei contribuenti che abbiano un reddito che non consenta di eseguire detrazioni.
Ciò graduerebbe l'intervento in base al reddito e fornirebbe mezzi per sostenere il pagamento degli affitti. Il gettito fiscale che emerge potrebbe essere finalizzato agli interventi di edilizia sociale da più parti richiesti. Ci aspettiamo che sul punto il Governo voglia presto aprire una discussione; siamo pronti a fornire il nostro contributo.
Per tali ragioni, lo ripeto, pur considerando limitato il senso del provvedimento in esame voteremo a favore dello stesso. (Applausi dal senatore Malentacchi).
GIOVANELLI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola per tre minuti.
GIOVANELLI (DS-U). Solo tre minuti?
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Giovanelli, ma essendo stato stabilito un tempo per le dichiarazioni in dissenso lo devo suddividere per il numero dei richiedenti.
GIOVANELLI (DS-U). Signor Presidente, è evidente che la durezza della condizione sociale delle famiglie beneficiate dall'articolo 1 del provvedimento al nostro esame richiederebbe di votare in senso favorevole almeno a questa norma, tuttavia, in dissenso dal mio Gruppo, dichiaro la mia astensione perché, nell'insieme, questo decreto-legge manifesta una totale assenza di iniziativa politica, vorrei dire un'afasia, una confusione e anche un'indecisione riguardo a due importantissimi terreni di azione del Governo.
Il primo concerne la questione degli affitti. La proroga nuovamente concessa è una resa alla realtà, oltre che alla norma proposta dall'Ulivo; noto un'assenza di interpretazione dello spirito di quella riforma difficile, che si è rivelata positiva e che va portata avanti attraverso misure fiscali. Qualcuno tra voi afferma di essere il campione della diminuzione delle tasse e del fisco; qui c'è un'ottima occasione per utilizzare la leva della riduzione fiscale in funzione sociale e di trasparenza: adoperatela. Il fatto che non ci pensiate neppure è segno di un qualcosa che sta al di sotto del minimo dello stipendio per un Governo decente. O si ha un'idea diversa di come regolamentare il tema, oppure non basta prorogare una parte degli affitti.
La seconda, ultima e più dura considerazione riguarda la proroga del termine di entrata in vigore del testo unico sull'edilizia. Sento parlare ideologicamente di testi unici in materia ambientale. Trovo la cosa assolutamente comica, dal momento che ogni giorno c'è una legge nuova; i testi unici sono strumenti da utilizzare per tempi di legislazione più lunghi.
In questo campo, però, signor Presidente, non si può continuare ad ignorare il nuovo Titolo V della Costituzione. Non si può tenere in piedi la normativa approvata con la legge Lunardi, che dice "padroni in casa propria" e che vuol dire, in realtà, "confusione in casa di tutti". La materia dell'edilizia e dell'urbanistica è regolata da norme che oggi sono costituzionalmente illegittime: altro che proroga del testo unico proposto dall'Ulivo!
Bisogna subito mettere mano a questa materia; non possiamo far passare in Aula un provvedimento che ignora completamente il fatto che la normativa che disciplina le normali concessioni edilizie è costituzionalmente illegittima. Lo dico senza alcuna pregiudiziale ideologica.
Credo sia giusto dire di sì alla responsabilizzazione dei professionisti e delle autorità locali. Il fatto di stabilire che le autorità locali devono stare a casa, regolando la materia in modo centralistico, in un Paese in cui ci sono realtà così distanti come quelle di Portici e di Fiesole, non sta in piedi. Bisogna decidersi a dare consequenzialità alla riforma del Titolo V della Costituzione.
Per tali ragioni, annuncio il mio voto di astensione su questo provvedimento, che ignora la sostanza politica della materia trattata.
COLETTI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
COLETTI (Mar-DL-U). Signor Presidente, mi asterrò nella votazione finale del provvedimento per sottolineare l'inesistenza di una politica del Governo su questo problema.
È necessario costruire nuove abitazioni attraverso programmi di intervento dello Stato per l'edilizia sovvenzionata, agevolata e convenzionata, tramite finanziamenti alle Regioni e coinvolgendo gli enti preposti al settore. Il 15-20 per cento delle famiglie sostiene per l'affitto una spesa superiore ad un terzo e qualche volta alla metà del reddito annuale. Ci sono famiglie che non possono più vivere in queste condizioni. Lo Stato deve intervenire attraverso il recupero di finanziamenti da destinare alle Regioni.
Il Gruppo della Margherita ha presentato una modifica alla legge n. 560 del 1993, che non ha funzionato, non consentendo agli enti di vendere gli alloggi di edilizia residenziale pubblica e bloccando in tal modo un meccanismo, che era anche volano dell'economia, di vendita e di reinvestimento di fondi per la costruzione di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica. Questi problemi devono essere affrontati dal Governo attraverso un piano di investimento nel settore.
Per tali motivi, ribadisco il mio voto di astensione in dissenso dal Gruppo.
EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, a titolo personale in dissenso dal mio Gruppo, dichiaro che mi asterrò dalla votazione del provvedimento in esame.
FERRARA (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA (FI). Signor Presidente, gli interventi dei colleghi e i contenuti del dibattito mi convincono a dichiarare che, a titolo personale in dissenso dal Gruppo, mi asterrò.
BATTAGLIA Antonio (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
BATTAGLIA Antonio (AN). Signor Presidente, annuncio che mi asterrò dalla votazione del provvedimento.
BOCO (Verdi-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCO (Verdi-U). Signor Presidente, prima che si proceda alla votazione finale del provvedimento, chiedo la verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
(Il Presidente dispone l'estrazione di due tessere di votazione)
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1589
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1.
È approvato.