Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (532 KB)

Versione standard



Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 197 del 26/06/2002


MONTALBANO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MONTALBANO (DS-U). Signor Presidente, è evidente che avremmo preferito che sull'articolo 7 si procedesse in altra maniera rispetto a come il Governo e la maggioranza hanno scelto di fare.

Pensavamo che fosse più proficuo affrontare le questioni che riguardano la riforma della legge Merloni in maniera più organica, più approfondita, meno estemporanea e approssimativa, per certi aspetti, di quanto non si sia fatto relativamente al testo che ci è pervenuto dalla Camera dei deputati.

Sulla votazione dell'articolo 7, il Gruppo dei Democratici di Sinistra si asterrà proprio perché avremmo preferito un intervento diverso, che, in forza della sua organicità, ci permettesse di rivisitare le norme che sovrintendono i lavori pubblici e gli appalti.

Tuttavia, non possiamo non sottolineare il lavoro svolto in Commissione, un lavoro di rilievo forse politico; comunque, a nostro giudizio, di rilievo legislativo. Dalla Commissione è stato licenziato un testo che ci consente di evitare, ad esempio, che le Regioni possano facoltativamente non richiedere la qualificazione alle imprese per lavori fino a 500 milioni. Tale testo ci consente altresì di correggere le norme introdotte, a modifica della qualificazione, nel testo licenziato dalla Camera e di sottoporre i concessionari alle disposizioni contenute nella legge Merloni, evitando l'erogazione di un anticipo alle imprese e quindi il proliferare del fenomeno del "mordi e fuggi" che molto spesso si era presentato nell'esperienza della gestione dei lavori pubblici. Esso ci consente inoltre di porre un argine ad una preoccupazione che avevamo manifestato: quella di chi, di fronte al testo pervenuto dalla Camera, pensava che la soglia di legalità, che sul terreno degli appalti è assai importante mantenere alta, fosse abbassata. Ecco, quindi, che il nostro giudizio è particolarmente attento e, per certi versi, positivo.

Proprio per quel modo di procedere a cui facevo riferimento all'inizio, non si è introdotta nel disegno di legge una norma relativa alle stazioni appaltanti. Nel corso del dibattito svolto in Commissione si è giunti ad una valutazione comune e convergente sull'ordine del giorno presentato all'articolo 7 che richiama la questione della riduzione delle stazioni appaltanti. Quest'ordine del giorno, sotto alcuni aspetti, colma una lacuna.

Voglio dirlo con molta chiarezza e nettezza anche ai colleghi intervenuti poc'anzi. Noi ci siamo avvalsi - dobbiamo sottolinearlo - dell'apporto che a questa discussione hanno dato la Commissione antimafia e la Commissione giustizia del Senato il cui dibattito interessante e proficuo ha messo la stessa Commissione, quindi la minoranza e la maggioranza, ma anche il Governo, nelle condizioni di convergere su questi punti ma anche su quello, che noi riteniamo decisivo, richiamato nell'ordine del giorno che impegna il Governo a produrre entro dodici mesi una normativa, in raccordo con le Regioni, che consenta di diminuire le stazioni appaltanti.

Non è un vezzo, ma la constatazione di una grande necessità che noi abbiamo nel Paese: 24.000 stazioni appaltanti nel Paese. L'Osservatorio dei lavori pubblici ha comunicato all'Autorità di vigilanza che in meno di un anno vi sono state 12.110 gare; nei primi tre mesi del 2002 sono stati indetti 8.900 bandi.

La proliferazione delle stazioni appaltanti e dei soggetti che hanno in carico la gestione degli appalti è assai ampia e costituisce terreno fertile per le infiltrazioni mafiose, per elementi di forzatura e di condizionamento che queste organizzazioni mafiose operano sulle stesse.

Procedere unanimemente, da parte dell'Assemblea del Senato, oltre che all'approvazione dell'articolo anche all'accoglimento dell'ordine del giorno in questione significa compiere un passo avanti sul piano della consapevolezza comune che può consentirci di attrezzarci meglio rispetto a questo problema.

Ecco quali sono le ragioni fondamentali per cui esprimeremo questo nostro voto di astensione sul complesso dell'articolo. Avremmo preferito un diverso approccio al problema, ma non nascondiamo un giudizio di attenzione - ripeto - e in parte positivo per il lavoro svolto in Commissione e in Aula. (Applausi dal Gruppo DS-U).