BRUTTI Paolo (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUTTI Paolo (DS-U). Signor Presidente, vorrei anch'io associarmi a quanto detto adesso dal senatore Turroni. Sono questa mattina in discussione circa trecento emendamenti su questo testo importante e si tratta già di una riduzione cospicua rispetto a quelli che erano stati presentati complessivamente sia dalla maggioranza che dall'opposizione. Ora noi potremmo ridurre ulteriormente il nostro tempo di discussione, perché è nostra opinione (l'ha poc'anzi espressa il senatore Turroni, la voglio ribadire) che il punto di maggior interesse, ancora controverso, rispetto a questo testo, consista appunto nella questione relativa alla società Patrimonio dello Stato S.p.a..
Se si potesse fare un passo avanti, peraltro nella direzione che avevamo già, nella notte ricordata dal senatore Turroni, concordato, potremmo ritirare l'insieme degli emendamenti, perché il valore politico e anche concreto della modifica del punto relativo alla Patrimonio dello Stato S.p.a. sormonta per importanza l'insieme delle altre proposte che abbiamo presentato.
D'altra parte, voglio far presente a lei, signor Presidente, nonché al relatore, che il già citato emendamento Vizzini anticipava di poche ore una lettera del Presidente della Repubblica rivolta al Presidente del Consiglio, in cui si sollevavano perplessità nel merito del decreto-legge n. 63, che andavano proprio nella direzione contenuta nell'emendamento Vizzini.
Debbo anche ricordare che, durante la discussione che ci portò all'intesa, successivamente non realizzata, il ministro Giovanardi, intervenuto nella discussione prima dell'intesa stessa, ci sollecitò a non insistere nella direzione della presentazione dell'emendamento, in quanto egli assicurava che il Presidente del Consiglio avrebbe espresso per lettera la propria opinione al Presidente della Repubblica, in modo da garantire che il Governo avrebbe adempiuto alle indicazioni contenute nella richiesta dello stesso Presidente della Repubblica.
In realtà, ciò è accaduto la settimana scorsa e le parole del ministro Giovanardi lasciavano intendere che la questione si sarebbe dovuta risolvere nelle ore immediatamente successive; il Presidente del Consiglio era in viaggio all'estero e ci venne detto che, appena rientrato, avrebbe compiuto questo atto, quindi ci si pregava di non frapporre degli atti legislativi a questa volontà del Presidente del Consiglio che il Ministro in quel momento espresse.
Ora, non posso dire che quelle affermazioni ci convinsero del tutto, ma certo attenuarono in parte il nostro atteggiamento. Sono passati da quel momento sette giorni e non si ha traccia di questa presa di posizione del Presidente del Consiglio, tanto che sorge in noi il dubbio che, in realtà, egli non intende aderire alle richieste formulate dal Presidente della Repubblica e questo ci sembra un fatto molto grave e da sottolineare.
Ora, poiché per le questioni che venivano indicate dal Capo dello Stato c'era l'esigenza non solo di atti amministrativi e decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ma anche di modifiche legislative (perché almeno su un punto le controversie che si potrebbero innescare richiedono una soluzione di questo tipo) e poiché sono trascorsi sette giorni e non abbiamo rilevato alcunché né sotto il profilo degli atti amministrativi né, tantomeno, sotto quello degli atti legislativi, siamo qui a riproporre la questione. Nel momento del varo di questa legge potremmo prevedere la soluzione definitiva a questo problema, secondo gli orientamenti e le richieste del Presidente della Repubblica.
Per questo motivo, se venisse accolta tale impostazione, noi aderiremmo volentieri alla proposta del senatore Turroni e, per agevolare questa operazione, potremmo ritirare gli emendamenti presentati.
Qualora tale proposta non venisse accolta, voglio però sottolineare che ci troveremmo non solo di fronte ad un'obiezione rispetto alle posizioni espresse dall'opposizione, ma - purtroppo - anche ad un'obiezione alle richieste e alle indicazioni del Presidente della Repubblica.