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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 185 del 11/06/2002


CASTELLANI (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi senatori residui, il disegno di legge in argomento è davvero singolare; non vuole essere, almeno nelle intenzioni del Governo, una manovra correttiva ma in effetti lo è; vuole essere un decreto-legge, ma per parti consistenti affronta temi di ridisegno dell'azione della pubblica amministrazione che non hanno affatto le caratteristiche di necessità ed urgenza. Manovra correttiva in ogni caso è, perché va ad incidere sui saldi, prevedendo nuove entrate anche se tutte a carico del sistema delle cooperative e quindi prevedendo un aumento della pressione fiscale in un settore che si è dimostrato vitale per il nostro Paese e tutto ciò prima che vengano definiti i contorni precisi della riforma prevista che ridisegna il sistema delle società.

Perché tutta questa fretta allora? Per fare cassa e quindi per cercare di correggere l'andamento del fabbisogno, a fronte di una economia che presenta segnali non rigogliosi come quelli invece ipotizzati nel DPEF.

Quindi, siamo in presenza di una manovra correttiva non dichiarata, perché il Governo fino a qualche giorno fa si ostinava a chiudere gli occhi di fronte all'andamento dell'economia del nostro Paese che non potrà raggiungere, a detta di tutti, l'obiettivo del 2,3 per cento di incremento del PIL, come invece il Governo si ostina a credere nel suo immotivato ottimismo, del resto non più condiviso dal Governatore Fazio nelle sue considerazioni finali.

D'altronde, il Governo manda ancora segnali contraddittori in ordine a tale questione; il sottosegretario Tanzi e lo stesso ministro Tremonti dicono con chiarezza che non è più raggiungibile l'obiettivo fissato nel DPEF, ma il presidente Berlusconi, con l'ottimismo che gli è consueto e che dimostra sempre e in ogni circostanza, dice ancora di credere ad una crescita sopra il 2 per cento del PIL.

Dunque, si tratta di una manovra correttiva che tuttavia non è sufficiente a far raggiungere al nostro Paese gli obiettivi fissati nel patto di stabilità. C'è quindi una malcelata presa di coscienza della situazione, ma non la volontà di porvi rimedio. Anzi, si immaginano strumenti quali la Patrimonio S.p.a. e la Infrastrutture S.p.a. per dare ancora messaggi ed annunci al Paese con strumenti inadeguati, quando non pericolosi ai fini del contenimento del debito pubblico.

Ci sono poi le misure di contenimento del prezzo dei farmaci, che si rivelano anch'esse inadeguate ed inefficaci perché sembrano non incidere sul contenimento dell'uso dei farmaci ma sono volte, con un meccanismo di indubbio dirigismo, ad incidere genericamente sul prezzo di vendita.

Torniamo ora agli articoli 7 e 8 che rappresentano la vera novità del provvedimento in esame. Innanzitutto, perché la costituzione di queste due società con decreto-legge? Non sarebbe stato meglio un confronto parlamentare più serio ed aperto in proposito, senza i limiti di tempo imposti dalla conversione di un decreto-legge? Dove sono le caratteristiche di necessità ed urgenza, atteso che non c'è alcuna quantificazione sugli effetti per le entrate dello Stato, ma solo un annuncio di migliore ed economica gestione del patrimonio pubblico? C'è quindi un chiaro problema di costituzionalità.

Sembra evidente che il Governo vuole in questo modo sottrarsi ad un serio dibattito parlamentare, tanto che non ha fornito alcuna convincente risposta a tutti gli interrogativi sollevati non solo alla Camera, ma anche al Senato nel corso della discussione presso le Commissioni congiunte bilancio e finanze.

Gli interrogativi sono molti perché molte sono le ambiguità, come ambiguo è il contesto logico-politico in cui si calano le suddette società. Sembra comunque evidente che siamo di fronte a quella che è stata definita "finanza creativa" (qualcuno usa anche la parola "tremontismo" per definirla), che è tesa a sottrarre al controllo di Bruxelles il finanziamento delle opere infrastrutturali e quindi ad aumentare in modo occulto (la Corte dei conti dice "sotto la linea") il debito pubblico.

Questa operazione di occultamento non è poi così brillante (qualcuno ha parlato addirittura di "spazzatura sotto il tappeto"), perché alla fine occorrerà chiarire se le due società sono o meno nel settore pubblico, anche se, avendo il Governo respinto emendamenti che andavano in tal senso, sembra di doverne dedurre che a suo avviso siano al di fuori di esso, almeno per la Infrastrutture S.p.a. Anche in questo caso gli interrogativi rimangono. Basti pensare che se il trasferimento dei beni alla Patrimonio S.p.a., previsto dal comma 10 dell'articolo 7, avviene da parte dello Stato a titolo gratuito (non è scritto esplicitamente, ma sembra di doverlo dedurre dall'intero contesto) ciò significa, come ha giustamente osservato il Servizio del bilancio, che viene sottratto allo Stato un attivo che è posto a garanzia del passivo (e sappiamo bene che il passivo corrisponde al debito pubblico).

Pertanto, se la Patrimonio S.p.a. non fa parte - lo dico in maniera interrogativa - del settore pubblico, questa sottrazione deve essere adeguatamente coperta e tutta l'operazione che viene ipotizzata cade da sé perché in ogni caso va ad incidere pesantemente sul bilancio dello Stato e dunque sul debito pubblico, con riflessi conseguenti sul patto di stabilità.

Il Governo ha chiarito in Commissione che questa società farebbe parte del settore pubblico, ma in tal caso perché non scriverlo esplicitamente? Perché non sono stati accettati gli emendamenti che andavano in tal senso? Ecco che ancora rimane un contorno di ambiguità.

È lodevole, indubbiamente, l'obiettivo che ci si prefigge: quello di una valorizzazione e quindi di una gestione economica del patrimonio pubblico. A parte che qui, ancora una volta, ci si dimentica che c'è già una legge volta alla valorizzazione del patrimonio pubblico, la legge 2 aprile 2001, n. 136, che si prefigge l'obbiettivo della valorizzazione del patrimonio pubblico con il concorso dei comuni (qui assolutamente dimenticati). Ma è proprio vero che, con la Patrimonio S.p.a., si raggiungerà questo obiettivo? Basti pensare che molti degli immobili pubblici per essere valorizzati presuppongono ulteriori interventi e, quindi, investimenti. Dove recupererà la Patrimonio S.p.a. le risorse necessarie per questi interventi?

Evidenzio anche altre questioni. Tra gli immobili ci sono quelli adibiti ad uffici pubblici. Per essere valorizzati devono essere offerti in locazione a canoni di mercato (e pure questo è previsto). Tutto questo aumenterà la spesa corrente e con quali effetti sul bilancio dello Stato? Inoltre, ci sono immobili - caserme ed altro - che, per essere valorizzati, necessitano del nulla osta della Difesa o di altri Dicasteri, con le difficoltà che questo comporta.

Ci sono poi altri beni, i più in stato di abbandono o occupati di fatto. Questi, per essere valorizzati ed essere resi appetibili, necessitano di progetti di ampio respiro e di numerosi interventi. Anche in questo caso vale la domanda: dove si recupereranno le risorse necessarie?

È prevista la cartolarizzazione, ma, anche in questo caso, la società veicolo cui saranno trasferiti gli immobili può indebitarsi con garanzie dello Stato (lo prevedono l'articolo 2, comma 3, e l'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 351 del 2001, a cui si fa esplicito rinvio). Si tratta, anche in questo caso, di un rischio ulteriore assunto dallo Stato, che in ogni caso andrà evidenziato e coperto.

Vi è poi una questione di fondamentale importanza. Tra i beni trasferibili ci sono anche tutte le partecipazioni (lo hanno già ricordato altri colleghi). Si va quindi verso la creazione di una società di gestione delle partecipazioni dello Stato? Torniamo all'IRI? Quale logica c'è in questa scelta, quali gli obiettivi? Vogliamo un confronto più trasparente; si deve discutere in modo appunto serio di queste operazioni, che non possono essere fatte con un decreto-legge.

Inoltre, occorre un chiarimento nell'intreccio che si viene a creare tra la Patrimonio S.p.a. e la Infrastrutture S.p.a.. Si dice che i beni possono essere trasferiti a titolo oneroso (lo ha ricordato prima il collega D'Amico), ma le azioni sembra che possano essere trasferite a titolo gratuito (articolo 7, comma 3). Ne deriva allora che la Patrimonio S.p.a. finisce per essere a garanzia delle operazioni effettuate dalla Infrastrutture S.p.a. in modo non palese? Occorre un chiarimento, sotto questo profilo. Sono questioni profonde, che debbono essere chiarite. A questo riguardo, non sono sufficienti le risposte che ci sono state date dal Governo nelle Commissioni.

E veniamo alla Infrastrutture S.p.a.. Essa ha due obiettivi: la costruzione delle infrastrutture e lo sviluppo economico. Come vengono finanziati? Si dice attraverso l'emissione di titoli. A copertura dei rischi si prevede, a discrezione del Ministro dell'economia, la garanzia dello Stato. Anche in questo caso, la discrezionalità prevista non esonera dalla necessità di prevedere una copertura per il rischio che ne discende. Anche in questo caso si ricade quindi nell'articolo 81 della Costituzione.

E quali sono le infrastrutture che verranno effettuate? Chi le determina? Lo dice in qualche modo, nel suo parere, la Commissione lavori pubblici del Senato, a cui non è stata data un'adeguata risposta.

Inoltre, il secondo oggetto dell'attività della Infrastrutture S.p.a. è finanziare lo sviluppo economico, così definito in modo generico e non identificabile. Si vuole tornare alla Cassa per il Mezzogiorno? Si prevedono partecipazioni non di maggioranza, ma si dimentica forse che era proprio questo il compito della GEPI? Vogliamo tornare a quella stagione? Quali poi le attività finanziate e quali le operazioni finanziarie necessarie che saranno messe in atto? E in quali territori? Ci si dimentica della necessaria riserva per il Mezzogiorno?

In sostanza, la Infrastrutture S.p.a. è una banca di credito interamente pubblica. Quale coerenza, allora, con le privatizzazioni bancarie fino ad ora perseguite? Quale apertura al mercato? Ci si accanisce contro le partecipazioni bancarie delle fondazioni (che hanno anche l'onore di una citazione in questo provvedimento, come ha ricordato il collega D'Amico) e poi si ricrea una banca di Stato. Ripeto, ci si accanisce contro le fondazioni e si crea nuovamente una banca di Stato. Con quali criteri agirà questa banca? Andrà sul mercato a reperire capitali con la garanzia dello Stato per poi metterli a disposizione con costi inferiori? Non è distorsione del mercato, tutto questo? Davvero, come qualcuno ha detto, il "tremontismo" è un misto di economia e finanza virtuale e di neostatalismo, non sappiamo con quale coerenza per un Governo che si dice improntato ai princìpi liberali.

Tutto, poi, è in mano al Ministro dell'economia, che adotta «le linee direttrici per la operatività della società», senza alcun controllo del Parlamento. Non è un eccesso di dirigismo tutto questo?

Tanti allora sono gli interrogativi, compresi quelli relativi ai beni culturali, al loro destino e alla loro utilizzazione. Si ha notizia che questa mattina anche lo stesso sottosegretario Sgarbi abbia manifestato molte perplessità in ordine a questo provvedimento. Vi sono poi gli interrogativi che nascono dalla audizione della Corte dei conti, che riguardano questioni fondamentali. Ne ricordo di seguito alcune. Qual è l'effetto quantitativo di riduzione dell'indebitamento che si vuole ricavare dalla Patrimonio S.p.a. e dalla Infrastrutture S.p.a. a partire dal 2002? Quale sarà la valutazione che verrà fatta di tutto questo in sede Eurostat?

Il problema della inclusione della Patrimonio S.p.a. all'interno del conto delle pubbliche amministrazioni torna pesantemente nei rilievi della Corte dei conti. Del resto, avverte la Corte, se la nuova società non fosse ricompresa fra le amministrazioni pubbliche, le stesse operazioni di cartolarizzazione non darebbero luogo ad alcun miglioramento dei conti pubblici, neppure in modo indiretto, attraverso il trasferimento allo Stato dei proventi delle cartolarizzazioni (infatti, secondo le regole SEC 95, «sarebbe trattata come un prelevamento di capitale», cito dall'audizione della Corte dei conti).

Inoltre, c'è la questione di fondo sull'abuso delle cartolarizzazioni, che non sono altro che un anticipo sugli introiti futuri. Giustamente la Corte suggerisce «di non abusare di tecniche contabili che consentano di registrare entrate immediate, a scapito di futuri equilibri di finanza pubblica o che trasferiscono» sottolinea «oneri rilevanti a danno della conoscibilità, da parte in primo luogo del Parlamento, delle risultanze effettive della gestione, con riguardo ai diversi aggregati che esprimono i consuntivi della gestione pubblica».

Insomma, signor Presidente e onorevoli colleghi, sono tanti gli interrogativi e le ambiguità rimasti ancora senza risposta e che gettano su tutto il provvedimento una forte ombra di oscurità e fanno permanere tutte le nostre perplessità e contrarietà. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).