ACCIARINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
ACCIARINI (DS-U). Signor Presidente, voterò contro la conversione in legge del decreto-legge n. 64 perché contiene al suo interno la proroga della partecipazione italiana all'operazione militare "Enduring Freedom" fino al 31 dicembre 2002.
Non si tratta purtroppo di libertà duratura, ma di guerra infinita; una guerra senza regole, senza fronte, persino senza un nemico chiaramente identificato. Non abbiamo mai dichiarato guerra all'Afghanistan, né loro l'hanno dichiarata a noi. In realtà, gli Stati Uniti rappresentano l'unico centro decisionale di questa guerra e non hanno bisogno di comprimari, di uguali con cui consultarsi e condividere responsabilità e decisioni; anche l'ONU, che sembrava il baluardo della libertà in Occidente, è stata messa da parte. Non sappiamo neanche chiaramente quale sia ora la funzione delle nostre truppe in questa operazione multinazionale.
Mi ha molto colpito nel dibattito quanto alcuni colleghi hanno detto sottolineando l'aspetto umanitario dell'operazione. Si tratterebbe, quindi, se ho capito bene, di un agnello travestito da lupo; è un po' strano, normalmente avviene il contrario. Se è così, però, allora perché non togliamo questo odioso travestimento? Perché continuiamo ad applicare il codice militare di guerra alle nostre truppe impegnate nelle operazioni?
Su questo è già stato detto molto, ma mi sembra che essa costituisca la più bella prova che in realtà non si tratti di un'operazione di pace, perché si applicherebbe il codice militare di pace. In realtà, siamo in guerra, e nulla di più però ci è dato di sapere di essa, perché la ricerca dei responsabili - una ricerca sacrosanta - dell'attentato dell'11 settembre scorso è passata in secondo piano rispetto alle esigenze propagandistiche di questa operazione.
Per quanto riguarda la lotta al terrorismo, mi sembra che tutti i fatti, compresi i più recenti, potrebbero indurci a parafrasare una frase che Manzoni scrive nei "Promessi sposi" per indicare come la ricerca della conversa scomparsa nel monastero di Monza fosse fatta su basi sbagliate: «Forse» - dice Manzoni - «per saperne di più, piuttosto che cercare» - nel nostro caso, bombardare - «lontano, sarebbe stato meglio scavare» - io dico indagare - «vicino».
Fra poco voteremo una proroga su cui, ripeto, non c'è stato un dibattito parlamentare concreto; si tratta di una proroga al buio. Alcuni la definiscono in un modo, altri in un modo diverso: si può scegliere.
Allora, visto che abbiamo il problema di non riuscire neanche a definire cosa sta avvenendo, teniamo presente ciò che ha detto, qualche giorno fa, un medico di Emergency. Mentre narrava le atroci sofferenze del popolo afghano, nel quale vi sono stati milioni di morti e migliaia di persone storpiate e il cui territorio è pieno di mine, egli ha pronunciato queste parole, che mi hanno molto colpito: «Ricordate sempre che dietro le parole ci sono le persone».
A me sembra che adesso ci manchino anche le parole. Allora, mi permetto di dirvi che dietro il voto ci sono le persone; pensiamoci, fra poco, quando voteremo. Diamo la parola pace e non la parola guerra agli uomini, alle donne e ai bambini dell'Afghanistan. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, Misto-Com e Misto-RC e dei senatori Salvi, Bonavita, Longhi, Brutti Paolo e Iovene)