Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (638 KB)

Versione HTML base



Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 113 del 05/02/2002


D'ONOFRIO (CCD-CDU:BF). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ONOFRIO (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i senatori del Gruppo CCD-CDU ritengono che, con il voto che il Senato si accinge ad esprimere, in riferimento alla possibilità del rientro in Italia degli eredi di Casa Savoia, si compia un gesto di intelligenza politica e non di generosità. Un gesto di intelligenza politica perché, in questo momento, non ci accingiamo a modificare il giudizio vario che è stato espresso sul rapporto tra casa Savoia e l'Italia, per la parte rilevante avuta nell'unità d'Italia, nella perdita della libertà e durante la seconda guerra mondiale.

Nei confronti di casa Savoia le opinioni sono state, sono e saranno, molto diverse. Tale diversità di opinioni, per quanto ci riguarda, non costituisce il motivo per il quale stasera voteremo a favore della proposta di rendere transitoria, e quindi definitivamente superata, la norma della Costituzione che prevede il divieto di ingresso in Italia.

Infatti, abbiamo combattuto nel corso dei decenni scorsi, le diverse battaglie che hanno rappresentato i differenti giudizi sul passato del nostro Paese. Sappiamo perfettamente quali opinioni si siano manifestate in ordine al Risorgimento, al complicato processo di formazione dell'unità d'Italia, alle capacità dimostrate da casa Savoia nel corso del processo di unificazione nazionale. Abbiamo ritenuto e riteniamo che l'unità nazionale sia un valore. Nel giudizio espresso in passato e che oggi formuliamo in ordine alle sue attività politiche, non abbiamo mai ritenuto marginali i meriti storici di casa Savoia nel consentire l'unità d'Italia.

Abbiamo però ritenuto e riteniamo che, nel corso della lunga, complicata e tormentata storia d'Italia, non vi sia stata costantemente quella linearità per il bene del Paese che aveva caratterizzato l'azione di casa Savoia tra la metà e la fine dell'Ottocento. Le decisioni di casa Savoia sono state oggetto di valutazioni molto diverse. Siamo eredi di una Costituzione Repubblicana votata nel 1947 dai nostri predecessori; mi richiamo alle considerazioni eccellenti svolte poco fa dal senatore Andreotti.

I costituenti di parte cattolica votarono una Costituzione democratica, nazionale, antifascista, contro la guerra; e in quella Costituzione ci riconoscevamo e ci riconosciamo. Tuttavia sappiamo che in quella Costituzione vi erano aspetti che non consideriamo permanenti ma che, per fortuna, erano e sono caduchi.

Mi riferisco a quella parte della Costituzione che, alla fine della seconda guerra mondiale, faceva riferimento all'esperienza sovietica di democrazia socialista, che non ritenevamo democratica. La Costituzione ci appartiene per tutto ciò che essa esprime in termini di libertà, democrazia, senso del progresso e capacità di rovesciamento del rapporto tra i vertici e la base. Sono questi i valori che abbiamo posto e poniamo alla base della Costituzione quando affermiamo che fondamento dell'ordine costituzionale è la persona umana e non le istituzioni di vertice della Repubblica.

Siamo quindi repubblicani - lo dico all'amico e collega Del Pennino - nel senso più profondo del termine, perché essere repubblicani da questo punto di vista significa essere per un modello di ordinamento nel quale la successione ai vertici dello Stato non è definita in base allo statuto di una famiglia regnante ma in base ad una volontà popolare: sia essa quella diretta, nelle forme dell'elezione diretta del Capo dello Stato sia essa indiretta, attraverso l'elezione da parte dei parlamentari e di rappresentanti - come nel caso italiano - dei Consigli regionali.

Per queste ragioni, abbiamo ritenuto e riteniamo che nei confronti di casa Savoia le opinioni potevano essere, sono state e sono diverse in ordine ai meriti, per noi eccezionali nel raggiungimento dell'unità nazionale, e in ordine ai demeriti, che consideriamo grandi per quanto riguarda il periodo nel quale l'Italia ha perduto le libertà fondamentalie e per quanto riguarda il coinvolgimento nella seconda guerra mondiale, che non ha rappresentato una pagina nobile nella storia di questo Paese.

Pertanto, la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana non è in alcun modo intaccata dalla volontà, che oggi esprimiamo, che i discendenti di casa Savoia possano rientrare in Italia. Ci rendiamo conto che con questo voto non modifichiamo i giudizi passati, sia quelli favorevoli sia quelli negativi, perché noi stiamo per votare una modifica della Costituzione, non un'abrogazione del giudizio storico; rendiamo transitorio quel giudizio dopo poco più di cinquantaquattro anni.

Riteniamo che il decorso del tempo abbia fatto maturare nella coscienza del Paese la piena compatibilità tra l'essere repubblicani e l'essere favorevoli alla presenza in Italia dei discendenti di casa Savoia.

Quella che noi rappresentiamo in questo Senato è un'opinione un po' diversa da quella di quanti sono favorevoli al ritorno in Italia dei discendenti di Casa Savoia perché non condividono il giudizio negativo su di essa che è stato espresso da alcuni. Noi esprimiamo un giudizio favorevole al rientro dei discendenti di Casa Savoia in Italia non per ragioni ideologiche, non perché siamo monarchici di orientamento, legittimisti nel senso di riconoscere la legittimità di Casa Savoia rispetto ad altre case che hanno regnato in Italia, ma perché riteniamo che l'ordinamento repubblicano sia preferibile.

Da questo punto di vista, siamo del tutto consapevoli che in Europa vigono molti ordinamenti a base monarchica, alcuni dei quali del tutto compatibili con grandi riforme costituzionali che consideriamo importanti. Basti pensare alla monarchia spagnola, a ciò che essa ha saputo fare nel periodo post-franchista quando ha concorso ad alimentare la formazione di una grande alternanza politica tra socialisti e popolari in Spagna. Pensiamo ai meriti straordinari della casa regnante britannica. Pensiamo ai meriti delle case regnanti di altri Paesi d'Europa.

Noi non siamo antimonarchici per ragioni ideologiche, come una parte della sinistra italiana è stata ed è antimonarchica per ragioni - per così dire - strutturali e mentali, lo siamo per ragioni storiche. Riteniamo complessivamente preferibile l'ordinamento repubblicano rispetto a quello monarchico, ma proprio per questa ragione, in quanto repubblicani, non vogliamo discriminare nessuno che abbia l'idea di riproporre la formula monarchica.

Pensiamo che questa riproposizione possa far parte dei diritti politici di chi ritiene di voler modificare l'ordinamento repubblicano. Ci opporremo politicamente a queste opinioni, riteniamo che oggi l'opinione prevalente in Italia sia favorevole al mantenimento dell'ordinamento repubblicano.

Non era così alla fine della seconda guerra mondiale, non perché vi siano dubbi sulla legittimità con la quale è sorto l'ordinamento repubblicano. Condivido il ricordo storico del presidente Andreotti: l'ordinamento repubblicano è nato per volontà popolare, ma si è consolidato per volontà popolare.

Oggi ritengo che una larghissima maggioranza degli italiani sia sostanzialmente favorevole all'ordinamento repubblicano, ma non ho nulla in contrario all'eventualità che una minoranza, anche se esigua, voglia riproporre l'ordinamento monarchico: questo farebbe parte di un libero dibattito politico che come tale farebbe onore al nostro Paese. Il ritorno in Italia dei discendenti di Casa Savoia, se concorrerà ad aprire un dibattito di tipo istituzionale, non sarà motivo di dolore da parte nostra, bensì di arricchimento del dibattito politico.

Diremo le nostre ragioni contrarie all'ordinamento monarchico. Diremo le nostre ragioni favorevoli all'ordinamento repubblicano.

Non ci nasconderemo dietro l'opinione dei costituzionalisti italiani che ritengono che non si possa modificare l'ordinamento repubblicano neanche con una legge di revisione costituzionale. Questa è la mia opinione. Io sono convinto che non si possa modificare l'ordinamento repubblicano con un referendum, ma so che vi sono altri costituzionalisti che la pensano diversamente. Da questo punto di vista vediamo, rimuovendo l'ostacolo all'ingresso in Italia dei discendenti di Casa Savoia, arricchita la possibilità del dibattito democratico del nostro Paese.

Mi permetto di dissentire dall'ultima considerazione del Presidente Andreotti. La libertà del dibattito politico certamente è stato un grande merito della I Repubblica ma il voto di stasera dimostra che la libertà del dibattito politico fa parte anche della II Repubblica e di questo non ci rammarichiamo. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI e AN ).