Svolgimento di interpellanze e interrogazioni
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.
Saranno svolte per prime l'interpellanza 2-00087 sulla chiusura di uffici postali in alcuni comuni dell'Appennino umbro e l'interrogazione 3-00034 sul riordino degli uffici postali in alcuni comuni interni delle Marche.
Ha facoltà di parlare il senatore Ronconi per illustrare l'interpellanza 2-00087.
RONCONI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, l'interpellanza parte dalla notizia che molti uffici postali dell'Umbria che interessano piccole frazioni di montagna sono stati chiusi dalla società Poste s.p.a.. Vorrei sottolineare che questa decisione determina gravi conseguenze, anzitutto perché queste piccole frazioni di montagna sono prevalentemente abitate da persone anziane, che hanno difficoltà di spostamento, ma soprattutto perché tali zone già soffrono di un grave spopolamento. Il venir meno di un servizio importante, in alcuni casi persino essenziale, come quello postale determina ulteriori condizioni di impoverimento sociale di quei luoghi.
Chiedo al Sottosegretario se il Governo può interessare o ha già interessato della vicenda le Poste s.p.a. anche in considerazione del fatto che le amministrazioni comunali di quelle piccole frazioni di montagna sarebbero disposte ad affidare alle Poste servizi supplementari proprio per favorire la permanenza di quegli uffici.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente all'interpellanza testé svolta e all'interrogazione 3-00034.
BALDINI, sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispondo congiuntamente. I due atti di sindacato ispettivo parlamentare presentano analogia di contenuti, vertendo ambedue sul piano di razionalizzazione delle reti degli uffici postali attuata dalla società Poste.
In proposito, è opportuno rammentare che il processo di liberalizzazione del servizio postale attuato in adesione alle indicazioni della direttiva 97/67 CE (recepita con decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261), pur se in maniera graduale e controllata, ha imposto ai gestori privati e al fornitore del servizio universale l'adozione di misure idonee al conseguimento dell'equilibrio gestionale.
In tale contesto si colloca il piano di impresa 1998-2002 - varato dal consiglio di amministrazione della società ed approvato dall'allora Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, in qualità di azionista unico, e dal Ministro delle comunicazioni, in qualità di Autorità di regolamentazione del settore postale - che prevede il raggiungimento, nell'anno in corso, del pareggio di bilancio e la possibilità di avviare la privatizzazione e di chiedere la quotazione in borsa della società.
In merito al ridimensionamento della rete degli uffici postali, il vigente contratto di programma - stipulato tra il Ministero delle comunicazioni e la società - prevede, all'articolo 5, comma 3, che la predetta società indichi una serie di uffici non in grado di garantire condizioni di operatività compatibili con il raggiungimento dell'equilibrio economico di gestione; da parte della società devono, altresì, essere rappresentate le iniziative e gli interventi adottati per il miglioramento della gestione di tali uffici, al fine di arrivare ad una progressiva riduzione delle relative perdite.
Le innovazioni apportate a livello organizzativo e la diversificazione dell'attività societaria hanno consentito di recuperare molte realtà; esistono, tuttavia, alcune situazioni in cui condizioni oggettive quali una richiesta di servizi rigida e poco espandibile (per scarsa densità demografica e/o per tipo di clientela non interessata a nuovi servizi), particolari condizioni territoriali, nonché la presenza di costi fissi (affitto, climatizzazione, pulizia locali, costo del personale, eccetera) non consentono, non solo per il presente ma anche in prospettiva, di ipotizzare il potenziamento dei volumi di traffico.
Secondo uno studio effettuato dalla società Poste, infatti, vi è un consistente numero di piccoli uffici periferici - cosiddetti "marginali" - che non garantiscono condizioni di equilibrio gestionale in quanto non in grado di coprire neppure i costi fissi (di personale e di funzionamento), fra i quali, tra l'altro, non vengono nemmeno considerati i costi riguardanti le fasi successive di lavorazione: trasporto, ripartizione nei centri di lavorazione postale, consegna, eccetera.
Ammonta a circa 4.000 il numero di tali uffici ma, atteso il carattere sociale della presenza di sportelli postali in alcune realtà territoriali, prima di arrivare alla chiusura degli uffici vengono poste in essere modalità operative alternative, allo scopo di contenere le spese: apertura degli uffici part-time (verticale e orizzontale), operatore polivalente o unico (con mansioni di sportelleria e recapito), sperimentazione di uffici mobili.
La chiusura è quindi una misura estrema che viene effettuata solo se l'ufficio sia ubicato in un comune dove esistono altri uffici, se esista un altro sportello a distanza ragionevole ed in presenza di un esiguo numero di operazioni giornaliere svolte: tale tipo di intervento, infatti, ha finora riguardato solo 400 uffici, pari al 10 per cento degli uffici che presentano un consistente deficit di cassa, ed al 2,8 per cento del totale degli uffici presenti sul territorio (14.000). Gli altri uffici che registrano un passivo di bilancio potrebbero essere interessati dal part-time verticale (riduzione del numero delle giornate settimanali di apertura) o dal part-time orizzontale (riduzione delle ore lavorative giornaliere).
Naturalmente, ha proseguito la società Poste, l'introduzione di nuove modalità organizzative avviene sempre dopo un'analisi dettagliata e costante sia delle variabili ambientali che caratterizzano il territorio investito, sia dei dati storici relativi all'andamento del traffico degli uffici interessati.
Ciò premesso, in linea generale, per quanto concerne le specifiche situazioni di volta in volta analizzate, la medesima società ha precisato - in merito all'interrogazione 3-00034 del senatore Cavallaro - che nei comuni di Camporotondo di Fiatrone, Serrapetrona, Cessapalombo e Gagliole le indagini effettuate hanno evidenziato un'offerta di servizi eccedente rispetto alla domanda, tuttavia i suddetti uffici postali sono a tutt'oggi aperti ancora per l'intero turno antimeridiano, dalle 8,10 alle 13,30.
Per quanto riguarda invece il comune di Camerino, la cui popolazione è di circa 7.300 abitanti, costituenti circa 2.850 nuclei familiari, la società ha precisato di essere presente con ben cinque uffici che operano secondo il seguente orario.
L'ufficio di Camerino, turno unico, aperto dalle ore 8,10 alle ore 13,30, l'ufficio di Camerino 1, turno unico, dalle 8,10 alle 13,30, l'ufficio di Morro, aperto un giorno a settimana, dalle 8,10 alle 13,30, l'ufficio di Polverina, aperto due giorni a settimana, dalle 8,10 alle 13,30 e quello di Mergnano, turno unico, dalle 8,10 alle 13,30.
Tale situazione è stata determinata dalla valutazione dei dati statistici relativi ai flussi di traffico, che - ha precisato l'azienda - mostrava un sostanziale calo di affluenza della clientela durante il turno pomeridiano e, quindi, una relativa concentrazione della domanda dei servizi nelle ore antimeridiane. Pertanto, al fine di assicurare la presenza del personale, tenendo conto delle effettive necessità degli utenti che si manifestano soprattutto nelle ore centrali della mattinata (9,30-11,30), l'ufficio postale di Camerino è stato interessato dalla chiusura del turno pomeridiano, inizialmente prevista per il solo periodo estivo e fino alla data del 15 settembre 2001, chiusura che la società ha ritenuto di adottare come soluzione definitiva.
Nel quadro dei provvedimenti di riorganizzazione di cui trattasi, dal 1° novembre 2001 l'ufficio di S. Luca di Camerino - precedentemente aperto un giorno a settimana con orario 8,30-13,30 - è stato chiuso.
A completamento di informazione, la predetta società ha comunque fatto presente che nell'ambito della provincia di Macerata, oltre al menzionato ufficio di S. Luca di Camerino, sono stati interessati dalla chiusura i soli uffici di Fematre e di Casavecchia.
In merito all'interpellanza 2-00087 del senatore Ronconi, riguardante la situazione della regione Umbria, la ripetuta società, nel precisare che in tale regione operano ben tre filiali (Perugia, Foligno e Terni), ha comunicato che la capillare presenza sul territorio di uffici postali in alcune realtà si è dimostrata sovradimensionata rispetto alle effettive esigenze della clientela.
Per riequilibrare la situazione sono state avviate alcune iniziative quali l'apertura di nuovi sportelli, il potenziamento di quelli esistenti attraverso il prolungamento dell'orario di apertura al pubblico, nonché l'informatizzazione delle procedure. Nel contempo, sono stati individuati alcuni uffici la cui chiusura, in relazione al contesto socio territoriale in cui operavano ed alla vicinanza con altri uffici, si è ritenuto non risultasse particolarmente pregiudizievole per gli utenti.
Di conseguenza, nel corso del 2001, sono state effettuate alcune variazioni operative che hanno comportato la chiusura di due uffici nell'ambito della filiale di Foligno (Piedivalle e Agriano), due in quella di Terni (S. Vito in Monte e Prodo, nonché lo sportello avanzato di Morrano dipendente dall'ufficio di Morrano Ciconia), e quattro in quella di Perugia (Isola maggiore, Pantano, Lugano Città di Castello e Camporeggiano). È stata altresì introdotta la figura dell'operatore polivalente in 13 uffici nell'ambito della filiale di Foligno, in 6 in quella di Terni ed in 2 in quella di Perugia. Infine, è stata prevista l'adozione di un orario di apertura al pubblico ridotto in 5 uffici a Foligno, in 7 uffici nella provincia di Terni ed in 10 uffici in quella di Perugia.
RONCONI (CCD-CDU:BF). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RONCONI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatto della risposta fornita dal rappresentante del Governo.
Conosco le difficoltà cui vanno incontro gli uffici postali in alcune zone montane della regione umbra. Al riguardo, sollecito il Governo affinché indichi alla società Poste s.p.a. come soluzione percorribile quella dell'utilizzazione del part-time per gli impiegati e per i dipendenti di questa azienda in alcune zone.
Auspico, inoltre, che tra le varie ipotesi possa essere individuata anche quella dell'ufficio «viaggiante». L'ufficio postale, però, ha sempre rappresentato un servizio importante al di là della sua economicità e in alcune zone montane è evidente la prevalenza del primo aspetto rispetto al secondo.
D'altra parte, dalle parole del Sottosegretario si rileva che pochi, in realtà, sono stati e sono gli uffici interessati da una totale chiusura: per quanto riguarda l'Umbria, si è fatto riferimento a due uffici dipendenti dalla filiale di Foligno, due da quella di Terni e quattro da quella di Perugia. Il numero obiettivamente esiguo di uffici interessati dalla chiusura potrebbe portare la società Poste s.p.a. ad utilizzare questi ultimi per servizi alternativi part-time oppure come uffici mobili. Ricordo che in alcune di queste situazioni sarebbe sufficiente garantire l'apertura per pochissime ore settimanali, il che risolverebbe un problema particolarmente sentito da quelle popolazioni.
CAVALLARO (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAVALLARO (Mar-DL-U). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per l'ampiezza e la completezza della risposta fornita all'interrogazione da me presentata. Tuttavia, mi dichiaro insoddisfatto non già in relazione alle domande da me formulate su alcuni specifici uffici, peraltro già superate nel frattempo da eventi successivi, bensì con riferimento alla parte iniziale generale dell'intervento del Sottosegretario.
Faccio rilevare come appaia evidente, e come del resto si evince dall'intervento del collega Ronconi, che per alcune realtà il servizio postale rappresenta un servizio pubblico di carattere insostituibile (si pensi solo al pagamento delle pensioni o alle operazioni finanziarie che in alcune comunità - mi riferisco alle comunità della montagna maceratese - sono possibili solo attraverso lo sportello postale).
Aggiungo che, trattandosi di un servizio con gestore unico a livello nazionale, la valutazione di economicità non può essere atomizzata per singoli uffici. Ciò vale per tutti i servizi pubblici: la valutazione di economicità deve essere effettuata nel complesso o, quantomeno, per vaste aree poiché il gestore, in cambio dell'affidamento in via esclusiva di un servizio in concessione, ottiene sia uffici che garantiscono un profitto economico sia uffici che non rendono, situazione che deve mediare attraverso un'organizzazione economica di più vasta portata.
Di qui la necessità da parte del gestore di studiare forme diverse, tra l'altro non pseudo-solutorie: garantire il passaggio di un pulmino una volta a settimana può non essere sufficiente a rispondere alle minime esigenze di servizio che comunque, a mio avviso, devono essere garantite nella convenzione la quale non può prevedere la chiusura di uffici solo perché astrattamente dichiarati antieconomici; vi sono comunità, di montagna in particolare, che non possono presentare una richiesta di servizi superiore. Non a caso ho fatto specifico riferimento alla legge n. 97 del 1994, sulla montagna, che prevede seppur genericamente - cercheremo pertanto di renderla più concreta in futuro, anche come associazione dei parlamentari - misure specifiche affinché i servizi pubblici (e le Poste non sono solamente un servizio economico ma anche un servizio pubblico) in alcune realtà obbediscano a parametri di completezza e di equilibrio.
In relazione a questo, tenendo tra l'altro conto che prosegue, come è stato annunziato, seppure in una misura che comunque non definirei marginale, il fenomeno delle chiusure, nel ringraziare il Governo per la sua risposta, puntuale e documentata, mi dichiaro insoddisfatto.