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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 106 del 25/01/2002


PRESIDENTE. Il senatore Forcieri ha chiesto che l'interrogazione 3-00117, sulla crisi degli stabilimenti San Giorgio siti in provincia di Brescia e La Spezia, sia trasformata in una interpellanza. La richiesta si intende accolta.

Il senatore Forcieri ha pertanto facoltà di svolgere l'interpellanza 2-00120.

FORCIERI (DS-U). Signor Presidente, ho chiesto di trasformare l'interrogazione, presentata il 26 settembre scorso, in una interpellanza per illustrare le novità nel frattempo intervenute. Infatti, la situazione segnalata nell'atto ispettivo si è fortemente aggravata e richiede ora un impegno maggiore.

Il testo originario dell'interrogazione riguardava la grave crisi che ha investito il gruppo Moulinex-Brandt, le cui origini, a mio giudizio, andrebbero meglio indagate al fine di illuminare i diversi passaggi che hanno condotto un florido gruppo industriale italiano ad acquisire la proprietà azionaria di società francesi; un'operazione rivelatasi in poco tempo totalmente fallimentare e che ha portato alla messa in liquidazione dell'intero gruppo.

Il gruppo Moulinex-Brandt ha diversi stabilimenti in Francia e in altre parti d'Europa, nonché due grandi unità produttive in Italia, lo stabilimento San Giorgio di La Spezia e la Ocean di Verolanuova in provincia di Brescia, presso cui lavoravano oltre 1.200 dipendenti.

Fin dall'inizio era apparso evidente che le fabbriche italiane correvano un rischio particolare rispetto agli stabilimenti francesi per l'attivismo manifestato dal primo ministro del Governo francese Lionel Jospin. Nell'interrogazione di settembre facevo presente che il Primo Ministro francese aveva dichiarato espressamente il suo personale impegno ad intervenire nella crisi della Moulinex, sottolineando che, anche in un'economia di mercato, il Governo ha il dovere di conservare un ruolo economico e soprattutto sociale. Nell'atto ispettivo chiedevo analogo attivismo da parte del nostro Governo e apprenderemo dalla risposta del Sottosegretario quali iniziative siano state adottate.

Se misure sono state poste in essere, esse non hanno dato in ogni caso i frutti sperati. Ciò che si temeva è infatti avvenuto: il gruppo è stato messo in vendita; alla vendita si sono presentati alcuni gruppi internazionali, tra cui uno italiano, il gruppo Candy dell'industriale Fumagalli. Il Governo francese ha posto precise condizioni ai potenziali acquirenti delle attività poste in liquidazione, ottenendo garanzie precise: la società che avesse rilevato il gruppo avrebbe garantito almeno il 78 per cento dei posti di lavoro.

Il Governo francese, a gara aperta, ha chiesto dunque di rimodulare le offerte per aumentare le garanzie dal punto di vista sociale e occupazionale. Dagli atti risulterebbe che, per conseguire tale obiettivo, è stata regalata un'intera società, la Brandt-Italia, proprietaria dei marchi Ocean-San Giorgio e della rete commerciale relativa. Trattandosi di beni semidurevoli di largo consumo, come frigoriferi, lavatrici, impianti del freddo e del lavaggio, il marchio della fabbrica è molto importante.

Questo marchio è stato quasi aggiunto senza oneri al pacchetto di vendita e la scelta è ricaduta sul gruppo finanziario israeliano Elco. Si è privilegiato questo gruppo rispetto ad altri, tra cui anche un importante gruppo italiano, giudicando tale scelta la più vantaggiosa soprattutto sul piano sociale. Mi domando per chi è più vantaggiosa sul piano sociale; sicuramente lo è per le fabbriche francesi del gruppo, ma non per quelle italiane, che sono state lasciate fuori dal processo di acquisizione, nelle quali oggi ci sono 1.200 lavoratori che non hanno alcuna prospettiva.

Tra l'altro, a queste fabbriche è stato sottratto il marchio Ocean-San Giorgio, perché i due stabilimenti di La Spezia e di Brescia avevano un accordo con la Brandt Italia per utilizzarlo gratuitamente. Evidentemente, questo non potrà più essere possibile ed inoltre credo che si avranno prospettive assolutamente devastanti sul piano occupazionale e sociale.

Devo dire - non per spirito di polemica - che, per un Governo che vuole contare di più in Europa, che sceglie la strada di mostrare i muscoli, che vuole trasformare i nostri ambasciatori in promotori commerciali, in agenti di commercio, il risultato ottenuto in questa prima prova concreta dei fatti non è certo esaltante e anzi dimostra tutta la velleità e la debolezza di questo Esecutivo.

Mi auguro che il Sottosegretario possa dirmi qualcosa di diverso rispetto alle mie previsioni, che non sono certo positive. Sicuramente chiedo al Governo di avviare un'iniziativa seria, perché a mio giudizio esistono ancora degli spazi per la soluzione di questo problema. Sicuramente, c'è lo spazio per aprire una trattativa con la società finanziaria che ha acquistato tutto il resto del gruppo, affinché possa acquistare anche le due fabbriche italiane di La Spezia e di Brescia.

E' dunque necessario aprire un confronto, ma chi può farlo? Essendo coinvolto un gruppo internazionale, trattandosi di un procedimento che si è svolto quasi esclusivamente fuori dal nostro territorio nazionale, in Francia, chi può mettere in contatto queste realtà? Perché i due stabilimenti italiani sono stati lasciati fuori dalle trattative? Perché i lavoratori francesi possono guardare al loro futuro con una prospettiva relativamente tranquilla e serena e invece i nostri lavoratori sono assolutamente privi di prospettive? Sottolineo che tale situazione riguarda 1.200 famiglie, che da un giorno all'altro potrebbero essere ridotte sul lastrico se queste fabbriche, non trovando un acquirente, venissero poste in liquidazione.

Occorre capire allora qual è l'impegno del Governo per ottenere questo risultato, se c'è stato e quali altre iniziative il Governo può assumere. Certo, credo che se non raggiungessimo un risultato positivo, si tradirebbe la fiducia dei nostri lavoratori, aumentando il loro senso di sconforto e di disperazione.

Attendo quindi la risposta del Sottosegretario, che ha seguito personalmente tale vicenda, e mi riservo di esprimere la mia soddisfazione o insoddisfazione in sede di replica.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

VALDUCCI, sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, onorevoli senatori, desidero premettere che sono un po' dispiaciuto per le parole, che mi sembrano dettate da fini di propaganda politica piuttosto che ispirate alla realtà dei fatti, pronunciate dal senatore Forcieri, con il quale, tra l'altro, mi ero già incontrato per discutere di questa vicenda. Ritengo che egli confonda quali sono le possibilità di intervento del Governo nazionale italiano rispetto ad una decisione che doveva essere assunta da un tribunale francese.

Noi crediamo molto nella distinzione delle funzioni, dei compiti e delle prerogative e quindi crediamo che l'ordine giudiziario debba essere autonomo nelle decisioni, come in questo caso. Se in Francia il Governo è in grado di influenzare le decisioni di un tribunale, lo lascio ad altre competenze statuali.

Certo, abbiamo potuto fare poco proprio perché si trattava di una situazione fallimentare di una società francese che possedeva al 100 per cento la società Ocean S.p.A. italiana. Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto per sollecitare il Governo francese in una certa direzione nell'interesse delle famiglie e nell'interesse dei cittadini impegnati nei due stabilimenti italiani.

Tengo anche a sottolineare che il gruppo Moulinex-Brandt aveva oltre 11.000 dipendenti nel territorio francese, senza considerare gli stabilimenti in altre nazioni dell'Est europeo. In Francia si è proceduto all'acquisto da parte della SEB di una quota di circa 5.500 dipendenti, che non credo verranno riutilizzati negli stabilimenti; a questa azione si è aggiunta l'offerta della Elco, che è stata giudicata la migliore, che - come è stato ricordato dal senatore Forcieri - garantisce al 78 per cento dei dipendenti dei sette stabilimenti francesi la continuità lavorativa.

Vengo ora al merito dell'interpellanza presentata, ricordando i fatti e sottolineando nuovamente l'impegno del nostro Governo.

Il gruppo Brandt, in amministrazione controllata dal 7 settembre dello scorso anno, è stato assegnato il 15 gennaio ultimo scorso dal tribunale francese di Nanterre alla cordata formata dall'israeliana Elco e dalla spagnola Fagor.

L'offerta formulata dalla Elco, che è uno dei maggiori gruppi industriali israeliani, è pertanto prevalsa sulle altre tre offerte presentate dalla statunitense Whirlpool, dalla turca Arcelik-Beko e dall'italiana Candy. In realtà, l'aggiudicazione alla Elco sembrava, in qualche modo, già acquisita la settimana precedente a seguito del consenso espresso dalle organizzazioni sindacali del gruppo Brandt sull'offerta della predetta Elco che, di fatto, si è impegnata a riprendere il 78 per cento dei 5.370 addetti Brandt in Francia e sette stabilimenti (uno solo parzialmente). Allo stesso tempo, la scelta effettuata dal tribunale di Nanterre è caduta sulla Elco perché sembra che la sua offerta sia stata ritenuta migliore sotto il profilo sociale e considerata come l'unica in grado di riprendere e rilanciare integralmente la struttura della Brandt dal punto di vista industriale e commerciale.

In ordine alle due unità produttive italiane del gruppo Brandt, a questo punto, si ritiene molto probabile che la Elco possa acquistare i due stabilimenti dell'Ocean S.p.A di Verolanuova, dove vengono prodotti frigoriferi e freezer di alta gamma con processi produttivi automatizzati, e di La Spezia, dove si producono lavatrici. La Brandt, infatti, in Francia ha una struttura molto forte nella cottura e nel lavaggio a carica alta, ma dipende in gran parte dalle due unità italiane per la linea freddo e il lavaggio con carica frontale.

In sostanza, per il gruppo israeliano, disponendo già della rete commerciale facente capo alla filiale italiana Brandt Italia e della titolarità dei marchi Ocean e S. Giorgio e non avendo altra capacità produttiva di elettrodomestici oltre a quella acquisita in Francia, la rilevazione dei due stabilimenti italiani rappresenterebbe, sotto il profilo della razionalizzazione produttiva e commerciale, il naturale completamento della propria struttura industriale.

Si prevede, pertanto, che nei prossimi giorni il gruppo Elco presenti al tribunale di Brescia, presso il quale i due stabilimenti italiani sono stati ammessi all'amministrazione controllata, un'offerta di acquisto per la rilevazione delle due strutture aziendali.

Su tali entità produttive è da rilevare che mentre lo stabilimento Ocean di Verolanuova lavora attualmente a regime, anche se sono stati preannunciati tre giorni di cassa integrazione entro fine mese, l'attività dello stabilimento di La Spezia risulta ferma. Per quest'ultimo, in particolare, si rendono certamente necessarie misure idonee a risollevare lo stabilimento dalla grave crisi finanziaria al fine di una sua riqualificazione produttiva.

L'evolversi della situazione e il destino dei suddetti stabilimenti sono seguiti con particolare attenzione dal Ministero delle attività produttive che, in linea con gli sforzi già sostenuti (si ricorda che il 10 ottobre 2001, presso lo stesso Ministero si è svolto un incontro, al quale hanno partecipato rappresentanti del Ministero del lavoro e di tutte le altre parti interessate), sulla base anche delle sollecitazioni pervenute da parte degli ambienti sindacali e delle forze politiche e istituzionali nazionali e locali, sosterrà ogni possibile soluzione volta al mantenimento dei livelli occupazionali e a favorire un rilancio delle due realtà aziendali.

FORCIERI (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORCIERI (DS-U). Signor Presidente, voglio manifestare il mio riconoscimento per la disponibilità del Sottosegretario ad occuparsi della questione e anche a venire a rispondere questa mattina in Aula. Non vorrei quindi sembrare scortese se, nello stesso tempo, gli manifesto anche la mia completa insoddisfazione per quanto ho qui ascoltato; vorrei però che questa mia manifestazione di pensiero non venisse presa come un atteggiamento di polemica politica. Ci sarebbero infatti molti spunti per poter fare della polemica politica sull'indipendenza della magistratura e su altre questioni, ma evito qualsiasi accenno del genere perché la mia è l'insoddisfazione di due città, di 1.200 famiglie che non possono sentirsi in alcun modo garantite da una risposta che ha un carattere prevalentemente burocratico e che dimostra quello che c'è stato, cioè un atteggiamento non adeguato alla gravità dei problemi.

Infatti, non è perché in Francia sono 11.000 dipendenti e in Italia 1.200 che dobbiamo parametrare le nostre azioni al numero dei dipendenti coinvolti, non credo che si tratti di questo. In Francia c'è stata una grossa iniziativa che ha portato alla soluzione dei problemi del gruppo da parte proprio del Governo francese; questo finora non c'è stato in Italia nella misura adeguata. Ci sono state molte manifestazioni di impegno da parte del Governo e della regione, la quale si è anche impegnata, insieme al Ministero delle attività produttive, a trovare i fondi (non molti: si parla di 5 milioni di euro di dote per sollevare la situazione finanziaria della fabbrica di La Spezia), ma di concreto non si è fatto assolutamente niente.

Ora però prendo proprio spunto dalle affermazioni del Sottosegretario quando dice che oggi si ritiene molto probabile che la Elco possa acquistare i due stabilimenti italiani in quanto, tutto sommato, essi possono risultare sinergici rispetto alle attività più complessive del gruppo.

Su questo noi dobbiamo insistere, su questo mi permetto di chiedere con forza di intervenire, a nome delle istituzioni locali (non so se lei sia informato, signor Sottosegretario, oggi pomeriggio si terranno un consiglio comunale e provinciale aperti nella città di La Spezia con la partecipazione dei lavoratori, delle popolazioni; lunedì mattina ci sarà uno sciopero generale su tali questioni). Che il Governo alzi il telefono, chiami i titolari di questo gruppo multinazionale, li inviti a venire in Italia a vedere gli stabilimenti, a prendere atto.

C'è disponibilità, da parte dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali, delle istituzioni locali, ad affrontare la situazione e a fare anche i sacrifici che possono e dovranno in qualche modo essere fatti se ad essi si lega una prospettiva di sviluppo, di crescita, di rilancio dell'attività produttiva. Se invece è soltanto un'operazione di chiusura, di smobilitazione, troverà un'opposizione fermissima non solo sul piano sociale, ma anche politico.

Io mi auguro, anche per un problema di rapporti tra maggioranza e opposizione, tra parlamentari e Governo, che così non accada e che si possa creare quel circuito virtuoso di attività che mirino tutte nella stessa direzione e che possano ottenere un risultato. Me lo auguro soprattutto per quelle 1.200 famiglie che ad oggi, anche dopo la risposta del Sottosegretario, non sanno quale sarà la loro prospettiva per il domani.

PRESIDENTE. Rimangono da esaminare l'interpellanza 2-00113, l'interrogazione 3-00231 e l'interrogazione 3-00197 alle quali risponderà il sottosegretario di Stato Vegas, il quale ha già comunicato ieri che potrà essere in Aula alle ore 10,30.

Sospendo, pertanto, la seduta fino alle ore 10,30.

 

(La seduta, sospesa alle ore 10,18, è ripresa alle ore 10,35).