Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 106 del 25/01/2002


Testo allegato all'intervento del senatore Manfredi in sede di illustrazione dell'interpellanza 2-00121

COMUNE DI LAVENA PONTE TRESA

PROVINCIA DI VARESE

 

ASSOCIAZIONE TRA I COMUNI ITALIANI DI FRONTIERA

 

CON IL CANTON TICINO - (A. C. I. F. ) -

 

In qualità di Presidente dell'Associazione dei Comuni di Frontiera che è la naturale conversione dell'ex Consorzio dei comuni di Frontiera con il Canton Ticino, conversione resasi necessaria dopo le modifiche e le innovazioni introdotte dalla legge di riforma delle Autonomie Locali 8.6.1990, n. 142 in tema di cooperazione fra Enti, mi preme far presente alcuni problemi che devono, a. mio avviso, essere al più presto risolti.

 

I primi due, pur non avendo diretto riguardo ai frontalieri come lavoratori, interessano enormemente i Comuni di Frontiera e riguardano il cosiddetto ristorno frontalieri. Infatti sono ormai alcuni anni che detti fondi vengono erogati con enorme ritardo causando grossi problemi se non veri e propri danni economici ai Comuni.

 

Molti Comuni, specie quelli di più piccole dimensioni, attendono «con ansia» si può dire l'erogazione di tali fondi per poter attuare quanto programmato.

 

Il ritardo dell'erogazione non solo determina il ritardo dell'esecuzione di lavori programmati ma, a volte, può comportare anche la sopravvenuta impossibilità a realizzare l'opera finanziata con essi. Infatti il ritardo comporta la lievitazione dei costi ed a volte gli Enti non riescono a coprire tale surplus.

 

­Pertanto l'auspicio è che siano superati tutti gli ostacoli che di volta in volta vengono frapposti all'erogazione effettiva dei fondi. A tal proposito raccolgo l'invito rivoltomi da un collega Sindaco del Luinense invitando i competenti organi ed uffici della Regione Lombardia ad evitare interferenze che, di fatto poi, determinano solo ed esclusivamente ingiustificati ritardi.

 

Il secondo problema è quello dell'utilizzo di detti fondi. Se prima il vincolo di destinarli esclusivamente a spese di investimento aventi natura di opere di urbanizzazione aveva un suo grosso fondamento nella necessità di realizzare quelle infrastrutture necessarie a far fronte ai problemi che la forte immigrazione creava, occorre dire che una parte di essi, che dovrebbe aggirarsi almeno intorno al 30%, dev'essere destinata al funzionamento delle opere realizzate.

 

A causa delle sempre più ridotte disponibilità di risorse finanziarie proprie dei Comuni si corre fortemente il rischio che alcune, se non tutte, le strutture realizzate restino o diventino un domani delle «cattedrali nel deserto». Quindi credo che ci debba essere un forte impegno dei politici regionali a far modificare in tal senso la Convenzione Italo-Svizzera che regola la compensazione dei ristorni dei frontalieri.

 

Altro problema, infine, ma a mio avviso ancora più importante in quanto va ad incidere proprio sulle «persone frontalieri» è quello di attivarsi affinché io Stato emani delle norme che consentano l'utilizzo dei frontalieri licenziati dalla Svizzera e non più riassunti. Occorre una normativa del tipo di quella inerente i servizi socialmente utili che non è applicabile ai frontalieri. Attualmente invece i frontalieri disoccupati non sono assolutamente utilizzabili. Occorrerebbe (che so) una norma che consenta ai Comuni di programmare gli interventi nel settore manutenzione patrimonio (strade, argini, ecc.) provvedendo solo ed esclusivamente al pagamento, in misura non eccessiva, di una assicurazione e riducendo al minimo gli eventuali oneri fiscali.

Lavena Ponte Tresa, 4 settembre 1997.

  

IL PRESIDENTE

(Mina Grazia Donata)