che la Procura circondariale di Napoli versava in una disastrosa condizione organizzativa che si concretizzava in oltre 700.000 pendenze all'atto dell'unificazione con la Procura retta dal Dr. Agostino Cordova;
che furono trovati 2.000.000 di seguiti di informative giacenti sui pavimenti e non esaminati da alcuno;
che giacevano negli armadi 9.500 fascicoli d'esecuzione inevasi, anche con pene oramai prescritte;
che i sostituti della Procura circondariale presenziavano, in media, ad 1, 7 udienze per mese, laddove quelli della Procura - Tribunale ne facevano 2-3 per settimana;
che gli stessi nel 1999 proposero complessivamente solo 7 impugnazioni (n.b. si parla dei sostituti, altre poche decine furono proposte dai procuratori aggiunti);
che nessuno, e tanto meno la Procura Generale di Napoli, si accorse dell'enorme arretrato formatosi presso la Procura circondariale;
che nessuno se ne interessò dopo che il procuratore Cordova segnalò tale anomalia a tutti gli organi competenti (Ministro, CSM, Procura generale di Napoli, Procura generale della Cassazione);
che le segnalazioni a partire dal giugno 1999 furono infinite (oltre 60);
che nessun provvedimento adottarono CSM e Ministero della giustizia;
che nessun procedimento disciplinare risulta iniziato;
che il Procuratore circondariale venne assegnato a presiedere una sezione del tribunale;
che gli organici della Procura unificati, anziché essere adeguati alla disastrata situazione, furono addirittura ridotti;
che il ministro pro tempore Fassino promise pubblicamente un incremento di 150 unità di personale amministrativo, di cui 50 entro novembre 2000, e non solo la promessa non fu mantenuta, ma l'organico amministrativo fu ulteriormente ridotto;
che il procuratore Cordova predispose tutti i rimedi possibili per tamponare la situazione;
che i suoi ordini di servizio anticiparono le direttive del CSM sull'organizzazione degli uffici, anzi per qualche parte furono letteralmente copiati dal CSM;
che, senza generalizzare, vi fu un'insofferenza dei sostituti dell'ex Procura circondariale ad adeguarsi alle regole;
che il malcontento e l'insofferenza furono strumentalizzati dalle correnti di MD, dei Verdi e dei Ghibellini;
che l'insofferenza crebbe per il rischio di responsabilità per le anomalie evidenziate dal procuratore;
che le correnti di cui sopra colsero al volo l'occasione per conseguire due obiettivi: la cooptazione dei voti ai fini delle elezioni alla giunta distrettuale, al consiglio giudiziario e, nel prossimo anno, al CSM e la creazione dei presupposti per l'incompatibilità del procuratore;
che tali presupposti furono creati mediante delibere della giunta, documenti, osservazioni sugli ordini di servizio ed altro, immediatamente pubblicizzati tramite la stampa locale;
che parte della stampa locale asseconda questo disegno, non tralasciando quasi quotidianamente di dare spazio, mediante notizie faziose, interviste pilotate, capovolgimenti della realtà alle correnti della sinisttra;
che persino le audizioni del CSM furono immediatamente seguite da fughe di notizie, nonostante fossero riservate, notizie riportanti solo i fatti utili a giudizio degli strumentalizzatori;
che il presidente Verde ha trattato la pratica con urgenza, mentre nulla ha fatto per le gravissime anomalie segnalate dal procuratore;
che il presidente Verde risulterebbe inquisito presso la Procura di Napoli;
che l'Ufficio impugnazioni è stato istituito a causa dell'enorme numero di casi in cui il P.M. che aveva chiesto la condanna non aveva inteso impugnare la sentenza di assoluzione;
che un'analoga situazione è riscontrabile presso la Procura Generale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo autentico sfascio provocato in alcuni uffici giudiziari del Tribunale di Napoli da gestioni incompetenti e dall'insufficiente impegno di magistrati che per coprire precedenti e censurabili comportamenti professionali ritengono di assicurarsi una sorta di protezione correntizia aderendo a quelle componenti che possono contare sul sostegno della maggioranza del CSM.
(2-00123)