MARINI (Misto-SDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, si è prodotto da qualche mese uno scontro durissimo, frontale, ingiustificato tra Governo e ordine giudiziario.
Eccessive sono state le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che in più occasioni, in confronti nazionali, ha denunciato gli atteggiamenti della magistratura, che a suo giudizio hanno determinato la fine di un equilibrio politico con decisioni che sono state motivate da atteggiamenti politici. Incaute sono state le dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio all'estero, quando ha inteso esprimere un giudizio negativo su parti dell'ordine giudiziario italiano.
Mi pare che siamo stati tutti d'accordo, poi, costringendo il sottosegretario Taormina a rassegnare le dimissioni, nel ritenere che le dichiarazioni di un membro del Governo erano quantomeno inopportune. Da ultimo, mi pare che lo stesso intervento del Ministro della giustizia in quest'Aula ieri sia stato eccessivo rispetto a quello che doveva essere un atteggiamento di prefigurazione dei rapporti con la magistratura da parte del Governo.
Diciamo che vi sono azioni del Governo che suscitano perplessità, per lo meno in noi dell'opposizione. Hanno suscitato perplessità le parole del Ministro quando, parlando della divisione delle carriere dei magistrati, ha fatto riferimento - e certo non per una pura casualità - al sistema e quindi all'ordinamento francese. Ci sembrano eccessive le denunce di scantonamento di alcuni magistrati, come anche mi pare che la mancata affermazione del principio sacrosanto, ribadito dal Presidente della Repubblica, della divisione dei poteri abbia un qualche significato.
Abbiamo l'impressione che il Governo si muova nella logica di un attacco indiscriminato alla magistratura; probabilmente si immagina la possibilità di una magistratura sottomessa al sistema politico.
Negli interventi del Ministro vi è traccia della discussione apertasi sull'esclusione di reati importanti, come quello di pedofilia, dal mandato di arresto europeo. Senza un rapporto di sinergie con gli altri Paesi europei la lotta contro la pedofilia può risultare difficile o vana. Far credere che sia possibile limitare il mandato di arresto europeo solo ai reati di terrorismo ci sembra un modo non proprio corretto di intendere il funzionamento della divisione dei poteri nel nostro Paese.
Ribadisco una mia opinione: esiste senza dubbio in Italia un "problema magistratura", ma esso non si risolve soltanto aumentando gli organici dei magistrati o del personale che con essi collabora, né tanto meno esclusivamente con una modernizzazione del sistema giustizia, che è importante ma non sufficiente per risolvere i nodi più volte enunciati in Parlamento.
È necessario un maggiore equilibrio nell'esercizio della giurisdizione, concetto che siamo soliti compendiare nell'espressione "giustizia giusta". Occorre un rispetto da parte di tutti, sia dell'ordine giudiziario sia dei politici, del principio della divisione dei poteri. Ci è parso - lo abbiamo ribadito più volte in quest'Aula - che vi sia stata una sovraesposizione di alcuni magistrati nel tentativo di ricercare il consenso dell'opinione pubblica, dimenticando in tal modo un elemento fondamentale della nostra democrazia: l'autonomia del magistrato, conseguente al principio della divisione dei poteri.
La Costituzione sancisce due princìpi basilari nell'esercizio della giurisdizione: l'autonomia dei magistrati e l'obbligatorietà dell'azione penale. Bisognerebbe interrogarsi per capire se questi due princìpi siano stati rispettati e intesi nella maniera giusta; se cioè il principio del rispetto dell'autonomia della magistratura sia stato doverosamente recepito dagli altri poteri dello Stato e se l'obbligatorietà dell'azione penale sia stata esercitata con correttezza, ovvero si sia più volte trasformata in una scelta, ossia in una forma di interpretazione autonoma dei singoli magistrati.
Abbiamo il dovere di ribadire il sacrosanto principio costituzionale della divisione dei poteri. Non possiamo tacere alcuni problemi emersi dopo l'applicazione della cosiddetta riforma Vassalli, a cominciare dal modo in cui si esercita la terzietà del GUP. Pensiamo che l'organizzazione emersa dalla riforma non esalti la terzietà del GUP e che tale figura sia diventata spesso solo un momento di passaggio nella procedura che conduce alla sentenza.
Mi pare che la centralità delle garanzie dei cittadini molte volte sia stata sottovalutata. Vi è una contraddizione permanente tra l'efficienza e la rapidità nell'esercizio della giurisdizione e le garanzie dei cittadini. Da un lato abbiamo introdotto il sacrosanto principio del giusto processo a garanzia del cittadino; dall'altro lato, la necessità di rendere più spedita l'attività giudiziaria attraverso il giudice monocratico ha contraddetto quel principio perché la collegialità è sistema di maggiore garanzia per i cittadini. Ciò dimostra quanto sia difficile trovare un giusto equilibrio all'interno dei rapporti dello Stato.
Signor Presidente, vorrei esprimere l'opinione del mio Gruppo rispetto alla questione ormai antica della divisione delle carriere. È senza dubbio necessario pervenire ad una divisione di funzioni e di carriere, ma ad una sola condizione: che l'attività della magistratura inquirente conservi le prerogative stabilite dalla Costituzione per la giurisdizione.
I magistrati possono avere carriere diverse ma devono rimanere all'interno dell'ordine giudiziario, devono cioè essere sempre magistrati; non deve essere applicato il principio francese per cui i magistrati inquirenti sono sottoposti al potere del Governo. Ciò che è contenuto nella mozione della maggioranza, e quindi dell'indicazione da parte del Parlamento… (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Mi dispiace, senatore Marini; purtroppo non è possibile andare oltre i tempi che sono stati concessi.
È iscritto a parlare il senatore Callegaro. Ne ha facoltà.