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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 086 del 05/12/2001


FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, colleghi senatori, oggi trattiamo un tema di vitale importanza sul quale volutamente sono state costruite strumentalizzazioni a meri scopi di propaganda politica, avulse dal contesto delle necessità proprie dei cittadini. Bisogna partire da questo presupposto per comprendere la linea conduttrice che ha seguito ieri il Ministro della giustizia, nella sua illustrata argomentazione, che condividiamo pienamente e che oggi prosegue nella risoluzione proposta dalla maggioranza.

Come, secondo il dettato costituzionale, la giustizia è amministrata in nome del popolo, è altrettanto vero e indispensabile che essa sia amministrata per il popolo, senza divenire arzigogolo per dotte ma vacue argomentazioni.

La domanda da porsi subito diviene allora: nel senso comune dei cittadini c'è fiducia in merito all'espletamento delle funzioni giudiziali? Il lavoratore, l'impresa, gli enti, i privati cittadini che vengono lesi nei loro diritti hanno o no la convinzione di poter accedere ad un sistema giudiziario che in tempi ragionevoli possa dar loro soddisfazione?

Sanno che a chi delinque verrà comminata la giusta pena, secondo condizioni di detenzione sobrie e civili, oppure temono la decorrenza dei termini, le scarcerazioni facili o anche, secondo il senso civile che ci contraddistingue, l'abbrutimento in celle sovraffollate?

Infine, sono fiduciosi, nel caso in cui vengano essi stessi coinvolti nelle procedure di merito, che, ad esempio, lo strumento dell'avviso di garanzia svolge effettivamente le finalità per cui è stato istituito e non piuttosto quelle di una messa al bando preventiva?

Ebbene, senza rispondere con onestà d'animo a questi interrogativi, qualsiasi ulteriore considerazione diventa pretestuosa e inutile, magari non per i riflettori delle telecamere ma certo per la società civile, per tutti coloro che ogni mattina si alzano per andare al lavoro, contribuendo al miglioramento del consesso civile con competenza e pazienza, dalle quali spesso dovremmo prendere esempio noi per primi, a maggior ragione considerando che ieri una scolaresca in visita è stata fatta allontanare repentinamente dalle tribune a causa delle violente intemperanze occorse in Aula.

Credo che in tali circostanze l'opposizione di sinistra abbia invece contribuito in direzione opposta. Mi riferisco al censurabile comportamento tenuto al momento dell'intervento del ministro Castelli, più volte interrotto da grida isteriche, gesti aggressivi e offese personali.

Vedere il senatore Mauro Fabris inveire contro il Ministro che, al termine della seduta, lasciava l'Aula; oppure i gesti di minaccia del senatore Angius, ripresi anche dalla Presidenza (il quale senatore Angius poteva invece più tardi, in tutta tranquillità, parlare nel merito del rinvio della seduta); o anche il senatore Zancan che parlava di discorso «sconclusionato» del Ministro dopo che aveva validamente contribuito alla bagarre; vedere tutto questo dà motivo di comprendere il perché di tanta paura.

Paura che il Governo della Casa delle libertà dia il via ad infrastrutture di interesse nazionale, che riformi il diritto societario eliminando i privilegi, che alleggerisca il pubblico dagli immensi balzelli che lo soffocano (immobili compresi), che tenti e trovi le vie per riaccendere la voglia di fare impresa, lavoro e ricchezza, che tuteli la famiglia, che affronti con coraggio e successo la mole previdenziale ed assistenziale, che svincoli la giustizia da partigianerie utili a certo confronto politico.

Paura insomma di restare con un pugno di mosche in mano, di veder dimostrato, se ce ne fosse bisogno, che la transizione tra prima e seconda Repubblica è tuttora in corso: alla mia destra la prima, alla mia sinistra la seconda.

Dico questo con un unico e semplice riferimento al caso Taormina: le dimissioni trasmesse rendono il merito della coscienza democratica che alberga nella maggioranza. Se si sbaglia, anche convintamente, se ne prende atto e si assumono le conseguenze del caso. Non è questione di poltrone ma di comportamenti che rendono qualsiasi persona degna di rispetto, anche quando dà fastidio sentirsi scomodi a causa di una propria intima convinzione. Chissà perché altrettanto non hanno fatto certi «Presidenti» nominati dalla Sinistra, invitati alle dimissioni e tuttora (anche se non saldamente) «a cavallo».

Tornando al tema della giustizia, ribadisco che non si tratta solo di problemi di carattere legislativo, ma anche di intima convinzione in ordine alla funzione democratica dell'istituto. Voglio porre alcune questioni ancora, formulate da chi, rappresentando la Lega Nord, sa bene quale sia stata la pervicace aggressione a cui è stato sottoposto il Movimento, si badi bene, per le proprie peculiari idee politiche.

Siamo stati e siamo inquisiti e perquisiti: avete mai visto o sentito di un componente della Lega trovato con spranghe, armi, improprie o vere, passamontagna, molotov (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN), sampietrini, estintori o quant'altro servisse ad aggredire e minacciare l'altrui incolumità? Eppure, mi chiedo: quanti nel loro intimo sono stati soddisfatti dei risultati dell'ultimo processo concluso per i fatti di via Bellerio a carico di Umberto Bossi e diversi altri componenti dei vertici della Lega?

Quanti, anche senza parlare, non hanno pensato: «Ma che vadano pure tutti dentro, ben gli sta»? Quanti hanno magari silenziosamente esultato al famoso avviso di garanzia emesso a carico del presidente Berlusconi nel 1994? Quanti, con questi comportamenti in mille altri casi, hanno auspicato non tanto che venga fatta luce e giustizia bensì piazza pulita di avversari politici?

Quanti hanno avuto in animo tale sentimento sono responsabili della situazione della giustizia in Italia, Paese più condannato tra gli occidentali dagli organismi internazionali (la Corte per i diritti dell'uomo di Strasburgo) che vigilano sull'equità dei sistemi giudiziari. Oppure anche quelle condanne sono «fantasie» del Ministro?

I dati che ieri ci sono stati riproposti sono terrificanti: assumiamoci la responsabilità di modificarli in meglio. Anche se non attinente, mi viene in mente quanto scritto dai quotidiani di oggi in merito al livello di preparazione dei nostri studenti: quale scuola ci troviamo? Sono dati, questi, inventati dal Governo?

Quanti di voi hanno notato con terrore le affermazioni di noti esponenti della magistratura che, oltre a quanto già detto ieri dal Ministro in diverse interviste, si riferivano al responsabile di questo Dicastero come «l'ingegner Castelli» e non il «ministro Castelli»? Equivoco o piuttosto l'intenzione di rifiutare il riconoscimento dell'autorità voluta dal popolo e dal Presidente della Repubblica alla carica cui era stato chiamato? (Applausi dai Gruppi LNP, FI, AN e CCD-CDU:BF).

Quanto gravi sono questi atteggiamenti, non per il Ministro, non per il Governo, non per la Lega, ma per la gente, per quelli che colgono distinzioni antidemocratiche di tale portata? «Non ti riconosco come Ministro». «Non riconosco le vostre leggi». Allora chiunque di noi qui dentro o fuori, qualsiasi cittadino potrebbe altrettanto non riconoscere l'autorità di un giudice, di un carabiniere, di un poliziotto, attuare la legittima difesa nei confronti dell'abuso di un arresto o di un giudizio iniquo, usare violenza contro la violenza.

E' questa la giustizia che volete difendere? Quella che, vituperata, ha avuto l'onore della sceneggiata che avete messo in atto ieri? Voi, strenui difensori delle prerogative unitarie contro il vero federalismo, pronti a cercare aiuto in Europa, tanto da alcuni Governi, quanto dalla stampa, per sopravvivere a questi cambiamenti?

L'Italia è piena, nella sua storia, di lanzichenecchi che, a diverso titolo, chiamati, ora dall'una ora dall'altra parte, sono venuti per liberare e non se ne sono più andati. E' un vezzo antico, tornato di gran moda in questi ultimi anni. Il popolo conosce bene queste propensioni e lo ha dimostrato con il voto.

Su una cosa sola non sono d'accordo con il ministro Castelli, quando ha affermato che alle elezioni politiche si sono contrapposti due diversi programmi. Non è vero! Il vostro è stato un puerile scopiazzamento, in ritardo, del nostro e non un vero programma. Mi sembra che la conferma giunga, giorno dopo giorno, proprio dalle Aule parlamentari. Salvo qualche caso personale, dovuto a forte coscienza e a professionalità, come Gruppi politici non riuscite ad esprimere proposte ed idee che possano riferirsi ad una linea logica, propositiva ed alternativa. Il comportamento sulla guerra in Afghanistan ne è il più evidente esempio.

Chi esprime giudizi sulla magistratura grazie al suo ruolo di parlamentare non può essere tacciato di minacciare le prerogative costituzionali. In questo modo vengono sviliti, e sono la stragrande maggioranza, i magistrati che applicano le leggi e rifuggono la politica, spesso in condizioni di lavoro proibitive o, addirittura, pericolose. Mi metto al loro posto, di quelli che la televisione la vedono soltanto a casa, che non hanno la voce, se non quella finalmente di un Ministro che, con il suo impegno e la sua tenacia anche ieri ci ha dimostrato che lavorerà per loro.

La Lega Nord sa essere partito rivoluzionario e democratico, dimostrare le proprie idee nelle piazze e nelle strade, quanto altrettanto nelle Aule parlamentari; opporsi agli abusi subiti nella vita politica con la vita politica, senza dare l'assalto, pianificato e programmato, a luoghi di potere utili alla gestione del potere.

La nostra anima politica parte proprio dalla supremazia del popolo su qualsiasi altro potere, dalla necessità di avvicinare il più possibile i centri decisionali alle dimensioni locali, a valorizzare le libertà delle differenze. Così dovrà diventare la giustizia in Italia: vicina al cittadino nell'applicare la legge, lontana dalle correnti di Palazzo per essere autonoma, corpo orgoglioso che sente più la responsabilità del proprio ruolo che le prerogative che questo comporta. (Applausi dai Gruppi LNP, FI, AN e CCD-CDU:BF. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.

Le ricordo che ha a disposizione sei minuti.