CIRAMI (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, signori colleghi, signori del Governo, l'argomento di cui oggi ci occupiamo è un argomento che richiede compostezza, sono assolutamente d'accordo con il presidente Mancino. E se lei me lo consente, presidente Mancino, la farò oggetto della mia interlocuzione oggi, perché questo comporta altrettanta fermezza nelle affermazioni che farò che la compostezza che credo mi contraddistingua.
Presidenza del vice presidente SALVI
(Segue CIRAMI). L'odierno dibattito è stato sì originato dalle modalità di cui la giornata di ieri ha visto l'epilogo (un epilogo forse non molto bello, per quello che è avvenuto in Aula), però questo non deve far sfuggire a noi tutti la consapevolezza delle problematiche gravi che oggi pesano sull'intero mondo giudiziario, dall'ordinamento alla giurisdizione stessa; giurisdizione la cui aggettivazione oggi più corrente è quella della sua delegittimazione.
Ma come è maturata questa delegittimazione, dove sono le sue radici? Credo, in questo brevissimo tempo che ho a disposizione, di poterle individuare in quella sottile strategia, molto raffinata, ben datata, cominciata già agli inizi degli anni Novanta, il cui maggior rappresentante fu l'onorevole Violante, presidente allora dell'Antimafia, attraverso una sistematica, ferma aggressione alla Corte di legittimità.
Ricordiamo tutti gli episodi di aggressione nei confronti di Corrado Carnevale e non mi pare - ero magistrato, a quel tempo - di aver ascoltato la sinistra di allora, che si chiamava ancora Partito comunista, aver reclamato per questa aggressione alle istituzioni.
È cominciato da allora un uso strumentale e strategico di mezzi che erano sì formalmente legali, ma il cui uso si è rivelato assai illegale. Ne faccio un'elencazione per brevità: avvisi di garanzia che innescavano nel circuito massmediale processi sommari di piazza, per un presunto contrasto preventivo della legalità; processi aperti e mai conclusi o processi di lunga durata, il cui interesse era alla pendenza del procedimento e non alla sua conclusione, con la conseguenza di molteplici condanne che abbiamo dovuto subire in sede europea per la durata; carcerazioni preventive mirate ad estorcere confessioni o accuse, il tintinnare di manette da Milano, secondo il rito ambrosiano, con la conseguenza che oggi stiamo pagando non so quanti miliardi per ingiuste detenzioni; strumentalizzazioni del pentitismo (mi pare che sia superfluo parlarne, avendone parlato già abbastanza nella scorsa legislatura ed essendo il fenomeno sotto gli occhi di tutti e qui il discorso si farebbe lungo); scelta arbitraria dell'azione penale, mirata all'individuazione prima del colpevole e poi del fatto reato.
Senatore Mancino, lei ricorderà che oggi la scelta del pubblico ministero, del singolo sostituto procuratore della Repubblica è assolutamente irresponsabile, nel senso che si sceglie chi, come, quanto, perché e in che tempi perseguire, senza che su queste scelte sia stato mai esercitato un sindacato di legittimità neanche dagli organi di controllo interni della stessa magistratura; tutto questo nella sua irresponsabilità.
L'inettitudine del Consiglio superiore della magistratura, corporativo e collaterale politico, incapace di emarginare tempestivamente. Senatore Del Turco, lei è testimone di quando con l'Antimafia abbiamo scoperto il verminaio di Messina: da quattro anni la situazione era conosciuta al CSM e mai provvedimenti erano stati emanati da parte dello stesso.
DEL TURCO (Misto-SDI). È vero.
CIRAMI (CCD-CDU:BF). Bene, i comportamenti illeciti ed illegittimi di quei magistrati, o di questa parte della magistratura, si sono lasciati correre da parte del CSM, perché di questo si è fatto un uso politico e politicizzato decisamente corporativo, a senso unico, per compiti non demandati, ratione materiae, dalla legge che lo ha istituito. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e dei senatori Salzano e Ruvolo).
Invasione di campo da parte del CSM nei confronti del potere legislativo. Oggi in Commissione giustizia abbondano i pareri del CSM su qualsiasi materia, certamente non solo su quella che la legge n. 195 del 1958 prevede essere demandata a quel consesso. Sistematica aggressione al Parlamento; con pressione al limite dell'aggressione nel momento della legislazione, quando tutti insieme si stava cercando, da una parte e dall'altra, di ricostruire regole che erano state violate; compiacenza del circuito mediale. Tutto questo è avvenuto senza che mai la sinistra avesse sentito il bisogno di reagire efficacemente.
Posso essere d'accordo con lei, senatore Mancino, e condivido appieno quello che lei ha detto nelle sue riflessioni, ma vorrei che la sua coalizione, quella cui lei appartiene, la seguisse su questa materia di riforma, così da riportare al corretto gioco istituzionale e costituzionale nel rapporto tra i poteri dello Stato.
Ciò allora non fu fatto perché questo faceva comodo, a mio modo di vedere, per giustizializzare, è il termine esatto, la classe dirigente avversaria, di cui anche lei, mi dispiace, senatore Mancino, faceva parte, che ha pagato il prezzo più grosso di questa decapitazione. Mi riferisco agli Andreotti, ai Mannino, ai Darida, ai Forlani, a Enzo Carra, di cui ricordiamo la vergognosa processione in manette ripreso dalla televisione.
E tutto questo perché? Per avere la conquista al potere per la via giudiziaria, servendosi anche di artificiose costruzioni giurisprudenziali, quali il concorso esterno che è diventato un attributo, un corollario dei vari reati che si intendevano addebitare ai politici. La teoria del «non poteva non sapere» applicata a senso unico, perché arrivata a via delle Botteghe Oscure si è fermata. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e Aut.) La convergenza del molteplice, cioè dello zero più zero che deve fare uno; perchè la somma dei cretini deve fare una persona intelligente per giustificare forme di strumentalizzazione del pentitismo.
Senatore Mancino, non possiamo dimenticare queste cose. Occorre allora una inversione di tendenza se sono vere, come ritengo siano, le preoccupazioni espresse qualche giorno fa dal senatore Cossiga sulla nuova ondata di aggressione giudiziaria al potere politico.
Bisogna ritornare cioè, con adeguate riforme, al corretto rapporto tra i poteri costituzionali, riconoscendo che il Parlamento è il potere sovrano, perché è responsabile di fronte al proprio elettorato. Vogliamo, ed è interesse di tutti, mio per primo, una magistratura indipendente nel giudizio e nell'applicazione rigorosa della legge e non asservita a questo o a quell'interesse di parte.
Si impone una riforma seria del CSM che lo spoliticizzi e che lo faccia cessare di essere un anti-Parlamento o un Parlamento aggiunto, secondo la convenienza. Occorre ricordare ciò che Falcone diceva sulla separazione delle carriere, che oggi la sinistra tende a dimenticare, ossia che proprio avendo riguardo alle diverse caratteristiche professionali dei due organi occorreva separarne le carriere.
E' necessario rivedere il meccanismo dell'azione penale obbligatoria perché essa non sia arbitraria, come lo è stata, asservita a questo o a quell'interesse a seconda dell'appartenenza politica di questo o quel sostituto. Potremmo discutere e discuteremo delle priorità che qualche procuratore della Repubblica assegna con proprie circolari e vedere se queste priorità debbano toccare al Parlamento o ad un organo interno della magistratura.
Occorre rivedere l'azione disciplinare perchè essa sia più oggettiva, più pronta, più tempestiva; rivedere il concetto di responsabilità dei magistrati.
Per fare tutto questo credo, signor Presidente, onorevoli colleghi, che occorra per tutti un confronto - su questo sono d'accordo - sereno e leale, a cui non faremo certamente mancare il nostro contributo senza arroccamenti su posizioni che oggi diventerebbero patetiche, quelle stesse posizioni che quelle strategie hanno usato e strumentalizzato. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bucciero. Ne ha facoltà.