MORO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORO (LNP). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, ciò che sta accadendo da un po' di tempo è lo specchio fedele dello stato della politica italiana. Alla sinistra e alla minoranza nulla interessa che in quest'Aula si realizzi ciò per cui gli elettori ci hanno dato mandato.
Si è continuamente alla ricerca della delegittimazione delle istituzioni o, quanto meno, della loro messa in discussione. I tentativi sono sotto gli occhi di tutti e quello che più ci preoccupa è che ne abbiamo colto il disegno strategico: gli attacchi al presidente Pera (non mi risulta che il senatore Petrini abbia mai smentito quanto riportato dai giornali a proposito delle paure che deve avere il Presidente del Senato) e il pensiero del senatore Bordon espresso ieri sera in ordine all'imparzialità di chi presiede l'Aula; per non dire della polemica pretestuosa, populista e per nulla costruttiva (anzi distruttiva) sul cosiddetto caso Taormina; così gli attacchi scomposti ad un Ministro della Repubblica che ha avuto solo il torto di dire la verità.
Dal 13 maggio ci siamo accorti - per fortuna non solo noi, ma anche gli elettori - che la sinistra ha cambiato il suo linguaggio e che non riesce più a parlare direttamente al popolo perché ne ha perso le radici. Non ha più il collegamento che ne alimentava l'esistenza e non è più in grado di sostenere i temi tradizionali che la distinguevano.
Dal 1996 essa ha cominciato a parlare in "politichese", distruggendo i legami con il suo passato, pensando che una volta raggiunto il potere potesse vivere di luce propria e che la sola forza dei numeri fosse garanzia di continuità. La realtà del dopo elezioni e la sconfitta elettorale non sono state ancora assimilate e come minoranza essa ha scelto la strategia dell'attacco alle istituzioni. I tentativi per recuperare la credibilità sono volti soltanto a cercare di paralizzare l'attività parlamentare con la ricerca esasperata di un consenso che è giunto persino a strizzare l'occhio ai vari Agnoletto e Casarini.
Altre sono le cose - ritengo più importanti - che il cittadino esige da chi è stato chiamato a rappresentarlo. Ciò che sta succedendo fa parte di una commedia che non ci appartiene e della quale avremmo potuto benissimo fare a meno. I giudizi che accettiamo dagli elettori sono quelli sui fatti e sui risultati e non sulle parole. Non ci appartiene il metodo di fare pura accademia o letteratura giuridica.
La sinistra, con la complicità di una comunicazione schierata politicamente, è riuscita a scatenare una tempesta non dico in un bicchiere d'acqua, ma in un ditale. Ne è l'esempio la bagarre sull'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, la cui riforma non prevede, come afferma l'opposizione, il licenziamento in toto, bensì l'abrogazione dello stesso articolo con una divisione che non intende mettere in discussione il principio del licenziamento per giusta causa, ma piuttosto consente il giudizio secondo equità ed ammette l'impugnazione solo per vizi di procedura. Questo è ciò che dice la riforma dell'articolo 18 e non altro.
Il dibattito sulla giustizia che abbiamo affrontato, scaturito dalle pesanti ed esasperate dichiarazioni di un membro del Governo, era latente e meritava migliore cornice, non fosse altro per l'importanza del tema e per le implicazioni che sottende anche nel campo più vasto dello scenario europeo. Tenterò di spiegare quale sia la posizione della Lega Nord Padania su un tema così scottante.
L'intervento in Aula ieri del ministro Castelli è uno di quelli che resterà negli annali della storia parlamentare, non solo per la lucida analisi che egli ha fatto dei mali della giustizia. Ci voleva, senatore Zancan, la mentalità schematica e lineare di un ingegnere per far capire a milioni di telespettatori quali sono i termini veri del problema e delle accuse precise che ha rivolto ad una parte della magistratura senza tanti infingimenti, con una rappresentazione cruda e spietata di quali sono i mali che l'affliggono, nonché per tracciare le linee attraverso le quali tentare di risolvere i numerosi problemi.
Nel suo intervento - che non è piaciuto alla sinistra, e non poteva che essere così perché le responsabilità sono palesi - egli ha messo in luce quali sono i problemi nei quali si dibatte la giustizia nel nostro Paese e quali potrebbero essere i futuri scenari del quadro europeo: ci preoccupano molto i primi e ancor di più i secondi.
Soffriamo di troppe anomalie nel nostro sistema per non porci almeno nella condizione di trovare la necessità di indicare i rimedi (la progressione delle carriere, la loro separazione); ciò determina che le garanzie richieste dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo siano largamente assenti nel nostro Paese con le conseguenti condanne. Abbiamo purtroppo in questo ambito un triste primato.
In democrazia la magistratura deve essere indipendente, però l'indipendenza senza la responsabilità può diventare arbitrio, soprattutto oggi che per effetto dell'aumento della criminalità i poteri dei magistrati si sono notevolmente rafforzati. Nei fatti la responsabilità del giudice è assai scarsa e i controlli e le censure sono pressoché inesistenti.
Ricordo, per esempio, che magistrati si diventa ancora per concorso e la progressione nella carriera avviene per pura anzianità, senza alcun controllo sulle capacità o esperienze acquisite. I risultati sono sotto gli occhi di tutti con le modifiche delle sentenze e il loro annullamento in oltre la metà dei casi. Ciò determina fatalmente l'esasperante lunghezza dei processi e, quel che più conta, la mancanza della certezza della pena e purtroppo anche la mancanza della fiducia dei cittadini nella giustizia.
L'intervento del ministro Castelli che tanto scandalo ha provocato nella sinistra, con reazioni anche scomposte di colleghi che ho sempre ritenuto equilibrati, non ha fatto altro che rappresentare la fotografia del comparto giustizia che questa maggioranza ha trovato dopo cinque anni di gestione della sinistra. Certamente ha dato fastidio che il ministro Castelli abbia messo il dito nella piaga citando dati e numeri che hanno evidenziato il disagio e l'arretratezza del sistema giustizia, e in particolare lo stato di certe procure.
Certamente, cari colleghi della sinistra, il quadro che ne è scaturito non ha entusiasmato neanche noi, anche perché ciò ci carica di ulteriori impegni oltre a quelli che già sapevamo esistere all'indomani delle elezioni. Ma per dare l'esatta misura di quale sia stata la nostra sensibilità ancor prima di questo dibattito, va considerato il fatto che nella finanziaria all'esame del Parlamento gli unici Ministeri che non hanno patito le conseguenze di forti riduzioni sono quelli che presiedono al comparto della giustizia e a quello della sicurezza.
Questa è la risposta concreta della Casa delle libertà. I 1.700 magistrati che potranno operare a breve costituiscono ossigeno puro per un comparto che è al limite dell'asfissia; per non dire dei provvedimenti, già legge dello Stato, come quello sulla violenza negli stadi, la riforma del diritto societario, le rogatorie, le norme contro il terrorismo. Come vedete la mole di lavoro è enorme e dà l'esatta misura dello sforzo profuso nel settore della giustizia.
Il potere giudicante ha invaso troppe volte e tenta continuamente di invadere il campo della politica, ergendosi a giudice, non solo delle cause, ma anche del sistema legislativo, proponendo, auspicando, giudicando e ora anche disattendendo le regole di cui si è dotato uno Stato democratico. Questo non è accettabile.
Il Ministro ha posto alcuni problemi e ci ha invitato a fare alcune riflessioni. Per quale motivo non dovremmo accettare quanto il ministro Castelli ha proposto, guardando agli ordinamenti in vigore negli altri Stati europei in ordine alla sottomissione e al controllo della figura del pubblico ministero da parte dell'Esecutivo, come già avviene per esempio in Francia e in Gran Bretagna? Dov'è lo scandalo?
Vogliamo un'integrazione europea a tutto tondo, con l'euro, l'integrazione economica e politica, la polizia europea? Ebbene, dobbiamo affrontare anche problemi spinosi, sui quali alla fine si devono pur prendere decisioni, diversamente si corre il rischio che altri decidano per noi.
Ritengo comunque che i mali non vadano limitati soltanto ai vari Ministri che si sono susseguiti prima del 13 maggio, ma anche a coloro che rappresentano i vari Dicasteri all'interno dell'Unione europea. Mi riferisco ai COREPER, dei quali si sa poco pur essendo tali Comitati i principali responsabili delle decisioni assunte nei vari Vertici europei. Dopo il Vertice di Nizza nella scorsa primavera e quello del 1999 in Tampere, ci accingiamo ora a celebrare il Vertice di Lacken il prossimo 15 dicembre.
Auspichiamo che i membri italiani del COREPER abbiano preparato tutto l'iter salvaguardando i princìpi fondamentali degli Stati sovrani. Quali motivazioni, per esempio, hanno portato nelle sedi istituzionali europee con riguardo all'euromandato di cattura? Come si sono comportati a Bruxelles, lasciando che il Parlamento europeo sanzionasse l'Italia sulle rogatorie, sull'ufficio antidroghe e sul mandato di cattura europeo?
Non vorremmo che sull'onda della lotta al terrorismo internazionale, a seguito degli atti dell'11 settembre scorso, ogni decisione possa divenire, se non opportunamente calibrata, un grimaldello terribile per una serie di atti che hanno scarsa attinenza con il terrorismo.
Nella mozione presentata dalla Casa delle Libertà sono stati individuati alcuni punti di riforma indispensabili per delineare un quadro normativo e organizzativo idoneo a dare un nuovo impulso alle tematiche della giustizia, al rapporto tra potere legislativo e ordine giudiziario e ad una nuova trasparenza istituzionale.
Il Senato impegna il Governo affinché in tema di lotta al terrorismo internazionale intensifichi la collaborazione con gli Stati membri dell'Unione europea, riconoscendo tuttavia che il processo di costruzione dello spazio giudiziario europeo non può essere anteposto all'armonizzazione delle Costituzioni e dei sistemi giudiziari dei Paesi membri, data la profonda differenza tra gli stessi soprattutto con riferimento al sistema sanzionatorio e al diverso status costituzionale dei pubblici ministeri.
Il prossimo Vertice di Lacken sarà una sorta di incoronazione di Giuliano Amato? Noi temiamo di sì e non siamo d'accordo. Le grandi influenze lobbiste, i potentati politici ed economici della real politik europea stanno spingendo verso questo risultato. Quest'uomo dovrebbe disegnare la Costituzione europea, che è poi quella di un'Europa neogiacobina che si contrappone all'Europa cristiana; sia chiaro, noi vogliamo quest'ultima.
Non siamo disposti ad avallare scelte che hanno quale traguardo finale un super Stato ove pochi, magari non eletti, decidono le sorti di tutti. Non vogliamo il super Stato, non vogliamo che il potere cali dall'alto; ci pare che si voglia costituire una società piramidale in cui dall'alto vengono prese decisioni sulla pelle dei popoli. Non ci stiamo; consideriamo il potere come legame inscindibile tra popolo e Parlamento e che sia sempre e comunque il primo a dare indicazioni al secondo.
Non ci interessa la restaurazione giacobina dell'Europa economica, di cui fin d'ora saremo strenui oppositori (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN. Congratulazioni).