Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (531 KB)

Versione HTML base



Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 086 del 05/12/2001


*D'ONOFRIO (CCD-CDU:BF). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ONOFRIO (CCD-CDU:BF). Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, vogliamo svolgere alcune considerazioni sul tema che ci riguarda, quello della politica giudiziaria. Mi sembra che il dibattito abbia avuto ieri una premessa sulla quale è doveroso svolgere alcune considerazioni.

Nella giornata di ieri vi è stata una vicenda che per qualche tempo è stata ritenuta "la vicenda" della politica giudiziaria in Italia, il cosiddetto caso Taormina. Così non era. Noi siamo stati tra coloro i quali hanno ritenuto che il problema non era Taormina ma "il problema" e abbiamo il dovere di dire qual è "il problema".

Lo dico soprattutto dopo le parole del collega Del Turco che mai come in questo caso abbiamo considerato uomo libero, capace di esprimere in questo Parlamento una posizione talmente significativa e convincente che noi abbiamo applaudito, perché siamo capaci anche di applaudire gli esponenti dello schieramento politico avversario quando le loro opinioni indicano la strada che noi riteniamo giusta in una materia che non è banale, essendo la materia centrale della vita politica italiana.

Quando il collega Del Turco - sono lieto di vedere che è rientrato - ha affermato che l'esito di questa vicenda ci lascia davanti al problema così come esso era prima, dice la cosa che noi avevamo ritenuto essenziale in tutta questa situazione.

E quando il collega Del Turco dà notizia delle dimissioni della giunta dell'Associazione nazionale magistrati, arrivata per via di agenzia, affermando di non volersi soffermare su questo fatto, compie un'operazione di straordinaria intelligenza politica, che io condivido, perché l'ANM è una normale associazione che non ha nulla a che vedere con l'ordine giudiziario del nostro Paese. (Applausi dei Gruppi CCD-CDU:BF e FI).

Quindi, noi non abbiamo da prendere alcuna posizione nei confronti delle decisioni di un libero sindacato, al quale vogliamo dire in questo momento che non vi è alcuna ragione di ravvisare circostanze simili a quelle che indussero nel 1924 i magistrati a chiudere la loro attività giurisdizionale. Non siamo in presenza di un attentato alle libertà fondamentali del Paese quando un libero Parlamento dibatte liberamente dei problemi della giustizia dello stesso.

La questione era la seguente: come passare dalla prima alla seconda Repubblica facendosi carico dei problemi che la stessa aveva lasciato insoluti. Questo era il problema del 1993-1994, caro Del Turco, questo è il problema del 2001-2002. Non mi meraviglio che in questi sette anni Gruppi politici e singoli parlamentari abbiano mostrato posizioni diverse su questo tema; la ragione era ed è tutta politica.

Vi era qualcuno che nel 1993-1994 riteneva merito di «Mani pulite» la distruzione giudiziaria della prima Repubblica. Non ho mai condiviso quell'idea. Ritenevo che se la magistratura aveva motivo di indagare nei confronti di singoli parlamentari per ragioni di carattere penale non dovessero essere posti limiti. Ma poiché vi era una convergenza di indiziati tale da far ritenere che solo la distrazione potesse condurre a questa convergenza, ebbene, qualcuno di noi ebbe il dubbio che la stessa non fosse casuale.

Mi riferisco in particolare al fatto che il sottoscritto, insieme al collega Giovanardi, pose nel 1993 alla procura della Repubblica di Roma la seguente domanda: vi è per caso una convergenza politica, non giurisdizionale, nella circostanza che si aprano procedimenti penali per mafia nei confronti di Andreotti, per camorra nei confronti di Gava e per 'ndrangheta nei confronti di Misasi o si vuol per caso sostenere che l'Italia è stata governata dal 1946 al 1993 da un insieme di malfattori della malavita organizzata che hanno ricoperto le cariche di Presidente del Consiglio, di Ministro degli affari esteri e di Capo della segreteria politica dell'onorevole De Mita? In quel momento ponemmo alla procura della Repubblica di Roma la domanda se si era in presenza di un normale esercizio dell'azione penale obbligatoria o di qualcos'altro.

Questo era ed è il problema. (Applausi dei Gruppi CCD-CDU:BF e FI). Soprattutto dopo che Andreotti, Gava e Misasi sono stati assolti e quest'ultimo è dovuto morire e lascio da parte gli altri. Lo dico perché nel Gruppo del CCD-CDU vi è un collega, il senatore Michele Forte, che ha subìto quattordici procedimenti penali, seguiti da quattordici assoluzioni.

Mi chiedo se anche questo è stato un caso. (Applausi dai Gruppi CCD e FI). E mi chiedo se di fronte a ciò noi possiamo continuare a discutere del caso delle azioni penali obbligatorie o se dobbiamo porci, non solo noi del CCD-CDU ma tutti i colleghi parlamentari, la domanda se quello è proprio un caso e guarda che caso strano è quello di fronte al quale ci troviamo.

Non vogliamo che chi si era illuso nel 1993-1994 di poter mandare a casa la classe dirigente nazionale e periferica del pentapartito possa illudersi di ripetere l'operazione nel 2001 con la classe dirigente del centro-destra o del centro-sinistra. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP).

Voglio dire che non siamo ovviamente contrari all'ipotesi di amnistia, la consideriamo come la liberazione da questa angoscia e riteniamo che se su questo si formerà un consenso noi daremo il nostro contributo.

Ma, se qualcuno si era illuso nel 1993-1994 che si potesse mandare a casa un'intera classe dirigente in nome della corruzione e della malavita, questa illusione se la deve togliere perché abbiamo risolto il problema della successione politica a quella classe dirigente in quanto tale, e la successione politica avviene anche recuperando le migliori tradizioni di quella classe politica in quanto le responsabilità dei singoli sono sempre dei singoli, non esistono responsabilità penali di una classe politica: non era vero il 1993, non è vero il 2001. Se qualcuno pensa di ripetere quelle operazioni, si sbaglia di grosso e voglio che il dibattito di stasera faccia capire che quell'errore non sarà ripetuto.

Noi ci siamo comportati in questa vicenda, non soltanto per una sottigliezza giuridica, collega Del Turco, come Gruppo del Senato in particolare, alla luce della percezione continua del fatto che la questione non erano le parole dell'onorevole Taormina, che abbiamo ritenute improprie ed esagerate, ma i problemi che quella persona poneva e che sono all'origine di una mozione comune che la maggioranza di centro-destra ha presentato.

Su quale problema? Lo dico ai colleghi del centrosinistra perché noi vogliamo riprendere un percorso che nella scorsa legislatura è stato foriero di cose utili e non è un percorso di intese sottobanco, è un percorso di radicale modifica della Costituzione italiana sul punto centrale del rapporto tra politica e magistratura. L'abbiamo fatto quando abbiamo approvato il nuovo articolo 111 della Costituzione, l'abbiamo fatto quando l'allora senatore Pera, oggi presidente del Senato, conduceva insieme a tanti illustri colleghi dei Gruppi del centrosinistra, allora maggioranza di Governo una battaglia di libertà fondamentale alla quale noi rimaniamo legati.

Chiedo ai colleghi di centro-sinistra: perché abbiamo dovuto attendere 50 anni per ottenere che fosse scritto nella Costituzione niente di meno che il principio contenuto nel nuovo articolo 111 della stessa, in base al quale: «La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge».

Colleghi, ma vi pare che questo principio doveva attendere 50 anni dalla promulgazione della gloriosa Costituzione repubblicana per essere scritto nella stessa? E quando dopo si dice: «Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata», queste cose perché non furono scritte nella Costituzione del 1946? La ragione è storica e politica. (Proteste dei senatori Angius e Brutti Massimo).

 

D'ONOFRIO (CCD-CDU:BF). No, senatore Angius, è inutile che si agiti perché quella norma costituzionale fu approvata anche dal centro-sinistra.

 

MARITATI (DS-U). Ma chi governava? Chi governava?

 

PRESIDENTE. Senatore Maritati, la prego di non interrompere!

 

D'ONOFRIO (CCD-CDU:BF). Non c'è nessuna ragione perché vi ribelliate. L'articolo 111 della Costituzione fu scritto da tutti. È merito di tutto il Parlamento italiano. Io rivendico quel merito nei confronti di chi allora lo criticava. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI e AN). Così come rivendico il merito di tutto il Parlamento italiano che oggi discute di giustizia nei confronti di chiunque intende assumere decisioni contrarie illudendosi che siamo ancora nel 1993: così non era e così non è.

Le ragioni erano politico-costituzionali: nel 1946 (mi fa piacere che sia presente ora il collega Giuliano Amato) la Costituzione fu scritta in seguito ad un principio di compromesso costituzionale che è nell'articolo 104 della Costituzione vigente, in base al quale il Consiglio superiore della magistratura, che noi vorremmo organo di autogoverno della magistratura senza interferenze politiche, fu previsto dall'articolo 104 che stabilisce invece che un terzo dei membri del Consiglio della magistratura sono eletti dal Parlamento.

Perché questa decisione fu assunta da quell'Assemblea Costituente? Perché la sinistra di allora lo volle, in quanto riteneva che i magistrati italiani fossero fascisti e voleva impedire ai magistrati fascisti di avere nel Consiglio superiore della magistratura un voto determinante. Fu una norma di vendetta politica e di orientamento costituzionale.

Io vorrei vivere in un Paese che non avesse più bisogno di un articolo 104 della Costituzione! (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI e AN). Vorrei vivere in un Paese che ha un Consiglio superiore della magistratura nel quale seggano magistrati, certo, anche con orientamenti, con indirizzi politici: lungi da me l'idea che nell'esercizio dell'interpretazione della Costituzione e delle leggi non si svolga anche una funzione politica; ma altro è la funzione politica dell'interpretare la Costituzione e le leggi, altro è l'organizzazione politico-correntizia che giunge fino alla costituzione del Consiglio superiore della magistratura e che concorre a decidere l'assegnazione delle sedi, l'assegnazione degli incarichi, la spartizione del potere, come non fu mai fatto neanche dalla peggiore delle democrazie cristiane del passato. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI e AN).

Abbiamo accusato la vecchia Democrazia Cristiana di dividersi il potere dello Stato. Voglio capire perché dobbiamo assistere impunemente alla spartizione del potere giudiziario da parte del CSM, il quale deve pur spiegare, a noi, come a tutti gli italiani, perché tante delle sue decisioni finiscono davanti al TAR, tante sue decisioni finiscono davanti al Consiglio di Stato, tante delle sue decisioni sulle carriere dei giudici cadono di fronte alla difesa giurisdizionale. E' ovvio che non tutti hanno la possibilità o la volontà di fare ricorso al giudice amministrativo nei confronti delle sue decisioni. Noi poniamo la modifica del Consiglio superiore della Magistratura come punto centrale della proposta politica del centro-destra. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP).

Nella nostra risoluzione, lo dico ai colleghi del centro-sinistra e agli attenti ascoltatori del nostro dibattito che seggono nei diversi scranni della magistratura italiana, viene reso l'omaggio che dobbiamo rendere all'indipendenza, alla sacertà e al sacrificio dei magistrati. Non abbiamo bisogno di prendere lezioni da alcuno. Di fronte alla magistratura chiniamo la testa, perché le riconosciamo l'esercizio di una funzione fondamentale, ma non chiniamo la testa se essa chiede a noi parlamentari di farlo, perché il principio della separazione dei poteri, principio liberale, non conosciuto dalla Costituzione sovietica, che aveva nell'unificazione dei poteri, il principio costitutivo, che accusava la separazione dei poteri di essere figlia della cultura borghese del diritto, ci è proprio.

Queste cose il collega Amato le sa, le ha scritte, perché lui è un autentico liberale. Se siede su quei banchi non è per diversità di opinione con me su questo, ma su questioni che riguardano la politica sociale del nostro Paese. Sul principio di libertà non vi è divisione tra persone come Giuliano Amato, Del Turco, il sottoscritto e tutta quest'area.

Il principio di libertà deve accomunare questo Parlamento, e lo accomuna se ci liberiamo dall'illusione che si possa usare la magistratura come parte dello scontro politico. Il senso del dibattito di stasera è questo. La questione posta da Taormina era questa. Il fatto che lui sia andato via rende possibile a noi di dibattere del problema reale.

La questione del Consiglio superiore della magistratura per noi è essenziale. La riforma della legge sul Consiglio superiore della magistratura, per evitare che gli orientamenti politici dei magistrati divengano troppo incidenti, è decisiva e poniamo la questione della modifica dell'articolo 104 della Costituzione. Vogliamo abolire la presenza politica nel CSM; vogliamo restituire fino in fondo il principio della separazione dei poteri, come espressione della cultura liberale del Parlamento della Repubblica. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP. Molte congratulazioni).