DE PAOLI (Misto-LAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PAOLI (Misto-LAL). Signor Presidente, è fin troppo evidente che gli interventi del dimissionario sottosegretario Taormina hanno rappresentato un attacco ai giudici di Milano che hanno colpito Tangentopoli. Chiaramente, il problema non è solo l'onorevole Taormina, ma i tanti uomini del Polo che si comportano e parlano esattamente come lui.
Se è vero, come lo è, che il pool di Milano con la sua azione giudiziaria ha anticipato il giudizio politico che ha spazzato via i partiti di Tangentopoli, è vero anche che il Polo, con gli attacchi ai giudici, palesa invece una continuità con gli stessi partiti della prima Repubblica. (Applausi dal Gruppo DS-U).
L'attacco del Polo è dunque ai magistrati che per competenza territoriale e non per motivi politici, come le destre economiche sostengono, continuano a indagare su Berlusconi e sulle persone a lui vicine. I magistrati di Milano indagano e istruiscono processi contro lor signori semplicemente perché ritengono, atti alla mano, che questi si siano macchiati di reati sanzionabili penalmente nel nostro ordinamento.
Legittima sarebbe, invece, la posizione politica della destra per riformare il sistema giudiziario, ma l'azione della destra è volta esclusivamente ad attaccare i magistrati, oggi quelli di Milano, domani quelli di altre procure ritenute nemiche. Si cerca, di fatto, di sottomettere il potere giudiziario al potere politico.
I problemi della giustizia sono tanti. Bisogna anzitutto dare tempi certi alle sentenze, specialmente per chi è in carcere, prima del giudizio, in custodia cautelare, e bisogna che chi emette un giudizio ne sia responsabile. Ma per fare ciò bisogna aiutare i magistrati e non criminalizzarli. (Applausi dal Gruppo DS-U).