BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, è un dibattito complesso e quando ascolto gli interventi, le parole-chiave che vengono pronunciate (ordini, poteri, Commissione bicamerale, Consiglio superiore della magistratura), penso alle persone; penso a chi chiede la protezione di un diritto oggi in Italia, anche soltanto un credito, e deve aspettare; penso alle vittime dei reati, agli inermi che sono colpiti dalla criminalità organizzata; penso alle persone deboli e senza potere, ai poveri, nei confronti dei quali sono più duri i processi e i verdetti. Ricordo bene il senatore Castelli quando chiedeva al Governo di arrestare gli extracomunitari che erano a piazza Navona. Penso alla povera gente, alle persone accusate di reati minori che affollano le carceri.
La prima risposta che dobbiamo dare alla domanda di giustizia che c'è nel Paese è la seguente: continuare a lavorare per rendere più efficiente la giustizia. La risposta che dobbiamo dare si riassume in una sola parola: riforma. Noi abbiamo bisogno che le riforme vadano avanti, le riforme per la giustizia come servizio, le riforme che puntano all'efficienza dell'Amministrazione giudiziaria, che rafforzano le garanzie per i cittadini, non quelle che vogliono spezzare la separazione dei poteri.
Noi abbiamo bisogno di nuove regole, ma non per comprimere l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, bensì per dare più autonomia ai diritti dei cittadini. Abbiamo bisogno di nuove regole e di riforme, non per aggredire l'associazionismo libero dei magistrati, perché le associazioni libere dei magistrati sono preziose per la democrazia, così come lo sono quelle degli avvocati, e devono essere - credo - presenti e operanti nel dibattito pubblico del Paese, perché abbiamo bisogno del loro contributo.
Il Ministro della giustizia, nel suo rapporto del 2001 al Parlamento di Strasburgo, ha sottolineato come le riforme che sono state realizzate durante gli anni dei Governi dell'Ulivo siano strategiche. Sono parole sue, diverse da quelle che ieri ci è venuto a dire in quest'Aula. «Esse hanno determinato» - dice l'altro Castelli, non quello che abbiamo sentito ieri - «un miglioramento ed una inversione di tendenza». Il procuratore generale presso la Corte di cassazione, nel discorso inaugurale del 2001, ha rilevato che con le riforme avviate negli anni passati dai Governi dell'Ulivo il carico complessivo di lavoro degli uffici giudiziari è diminuito. E sapete cosa significa questo? Che cominciano a diventare un po' più celeri i processi, che si comincia a dare qualche risposta in più ai cittadini.
Naturalmente, c'è ancora molto da fare, molto, e per questo vorrei che mettessimo uno stop alle polemiche inutili, alle aggressioni. La richiesta di dimissioni di Taormina aveva questo valore emblematico, serviva a dire all'intero Governo, alla politica, che sul terreno della giustizia abbiamo bisogno di un confronto diverso da quello che voi volete imporci: abbiamo bisogno di un confronto simile a quello più volte autorevolmente richiesto dal Capo dello Stato.
Dobbiamo fare in modo che quelle richieste non cadano nel vuoto; abbiamo bisogno di riforme che rafforzino l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Negli anni passati, già ne abbiamo fatta una, e cioè quella che prevede il patrocinio dei non abbienti. Certo, è arduo affermare nei fatti l'uguaglianza di tutti i cittadini, anche dei più deboli di fronte alla legge, anche di quelli che non hanno avvocati illustri a difenderli, che non hanno parlamentari amici che portano il loro caso nell'Aula quando si discute. È arduo difendere e sostenere l'eguaglianza, perché comporta un impegno delle istituzioni, impegno ancora più difficile quando i responsabili dei reati sono potenti e organizzati.
Le faccio un esempio, signor Presidente. Le attività criminali che attraversano i confini dei nostri Paesi sono per definizione attività potenti, attività criminali organizzate, come il terrorismo internazionale, come il riciclaggio di danaro sporco, come la corruzione. Negli anni passati abbiamo lavorato per costruire uno spazio giuridico europeo, perché le indagini si potessero svolgere anche al di dà dei confini di un solo Paese, perché la criminalità è capace di andare al di là dei confini ed è perciò potente.
In questo quadro, viene avanti, condivisa finora da tutti i Paesi europei, la proposta del mandato di arresto europeo. Vorrei che fosse chiaro che la dissociazione decisa dal Governo, che respinge l'applicazione del mandato di arresto per reati quali la corruzione e il riciclaggio di danaro sporco, implica per la prima volta un isolamento dell'Italia rispetto a tutti gli altri Paesi dell'Unione europea.
Ma il Governo non si limita a questo perché, attraverso le dichiarazioni del ministro Castelli, ci propone nuovamente un attacco indiscriminato e arrogante contro la magistratura. Di questo attacco è stato capofila, nelle scorse settimane, il sottosegretario Taormina. Le sue dimissioni sono un fatto positivo non solo per la gravità, senza precedenti, delle dichiarazioni da lui rese, ma anche perché quel Sottosegretario, come avvocato, ha difeso mafiosi, il boss del contrabbando internazionale Prudentino contro il quale lo Stato si era costituito parte civile; con arroganza ha sostenuto che poteva continuare a farlo anche essendo componente del Governo.
Poi vi sono state le dichiarazioni contro i giudici di Milano. Non è vero che i giudici della I e della IV sezione penale del tribunale di Milano hanno disatteso la sentenza della Corte costituzionale; colleghi, non vi è stata ribellione, poiché quel giudizio verteva su fatti diversi da quelli trattati e definiti nella sentenza della Corte.
Voi avete rivelato concretamente in questi mesi, nei fatti, la vostra concezione della giustizia attraverso le leggi approvate finora dopo il 13 maggio, attraverso la legge che ha depenalizzato il falso in bilancio contro i princìpi elementari di trasparenza del mercato, attraverso la legge sulle rogatorie che rende più difficili e lunghi i processi e già ha prodotto la scarcerazione di un riciclatore di danaro sporco, attraverso il condono per chi ha portato illegalmente capitali all'estero. Oggi prospettate la subordinazione del pubblico ministero all'Esecutivo e l'impunità dei politici responsabili di reati comuni.
Signor Presidente, con il filosofo antico, noi diremmo "omnia infra indignationem verba sunt": tutte le parole che possiamo usare sono al di sotto dell'indignazione che proviamo; indignazione per le leggi vergogna, indignazione per una politica pericolosa per la divisione dei poteri, che non rispetta l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, che è incapace di sospingere in avanti il processo di riforma dell'Amministrazione giudiziaria, incapace di produrre regole e misure concrete a tutela dei diritti dei cittadini. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com e Misto-SDI. Congratulazioni).