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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 086 del 05/12/2001


BOCO (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOCO (Verdi-U). Signor Presidente, questo dibattito meriterebbe ovviamente un'interlocuzione anche con chi mi ha preceduto. Per il rispetto che devo alla discussione che c'è stata in questi giorni spero e auspico che il dibattito sia più ampio, che continui e che oggi, invece, si incanali soprattutto nelle grandi questioni che sono state accese ieri.

Infatti sembra ormai la norma che, con l'avvento di questo Governo, ci ritroviamo a discutere, e noi a difendere, le questioni affrontate già dai nostri padri costituenti, ma mai - dico mai - avrei potuto immaginare di ritrovarmi nello stesso dibattito che segnò l'inizio della nostra storia repubblicana: la distinzione dei tre poteri. Tuttavia ciò che anche per un ragazzino è chiaro per questo Governo non lo è.

Il ministro Castelli ieri è intervenuto in quest'Aula contro tutte le regole, sciorinando sondaggi e calunnie. Ha parlato di una grande parte di cittadini insoddisfatti della macchina della giustizia, ha accusato la magistratura, ha parlato e straparlato di fronte ai telespettatori, un impune linciaggio davanti all'opinione pubblica.

Avevate preparato uno specchietto per le allodole, seguendo un copione già pronto; l'importante era avere la platea e gli spettatori inconsapevoli; poi la scena centrale, l'annuncio delle dimissioni, accompagnato da un nuovo attacco ai magistrati. Avete infangato le istituzioni e avete tentato di raggirare gli italiani fornendo informazioni degne di un regime. C'è una sola parola che risponde a tutto ciò: vergogna!

Questo Governo ha dimostrato di voler imbavagliare il potere giudiziario, un potere scomodo solo per chi ha problemi con la giustizia e, soprattutto, per chi non li ha risolti. La macchina della giustizia è una cosa e i magistrati sono un'altra. Noi siamo i primi a dire che il sistema è ancora troppo lento e che i luoghi di detenzione devono concedere situazioni più dignitose, ma processi più rapidi e condizioni più dignitose per i detenuti non includono un azzeramento del sistema, ma piuttosto un suo miglioramento, e soprattutto non includono lo sconfinamento dal proprio ruolo.

Noi siamo stati fra i primi a criticare chi sconfina dal proprio potere, ma in questo caso siamo di fronte, non già ad una critica, bensì all'ingerenza e alla delegittimazione di un potere da parte di un altro. La verità è che questo Paese è ostaggio dell'odio maturato da Berlusconi nei confronti della procura di Milano; un odio maturato da colui che ricopre oggi la carica di Presidente del Consiglio. Questo è inaccettabile.

Avete ratificato accordi internazionali stravolgendo le norme originarie a favore di pochi eletti, di cui si conoscono nomi e cognomi; mi riferisco naturalmente alla legge sulle rogatorie. Avete emanato norme per favorire il falso in bilancio; avete aiutato esclusivamente alcuni amici che, per non pagare le tasse, detenevano i capitali all'estero. Credo che di fronte a questi dati nessuno possa avere ancora dubbi: leggi emanate ad uso e consumo di pochi, altro che necessità di strumenti adeguati e di nuovi stanziamenti per gli uffici giudiziari! I problemi per il Governo sono evidentemente altri.

Non possiamo accettare in alcun caso che si utilizzi il Parlamento per sistemare le vicende giudiziarie dei membri dell'Esecutivo e dei suoi amici. Nessuno può stare al di sopra della legge, qualunque sia la posizione ricoperta. La difesa dello Stato di diritto è importante per tenere saldi i princìpi della nostra Carta costituzionale. Questa volta si attenta all'indipendenza dell'ordine giudiziario, si attenta alla libertà e si indebolisce la democrazia. In questo caso il governo della legge, la rule of law, per dirla con Ralf Dahrendorf, dovrebbe diventare l'ultimo bastione della libertà; ma qualcuno gioca sporco e pensa di sottrarsi alle regole, pensa di poter stare al di sopra della legge.

L'intervento di ieri ha dimostrato una mancanza di chiarezza circa la distinzione dei ruoli tra Esecutivo e magistratura e circa il ruolo della giurisdizione, la stessa confusione che il Presidente del Consiglio ha evidenziato in più occasioni.

Avete un comportamento che non ha eguali in nessun altro Paese occidentale. Avete attaccato i giudici - e quali giudici! - coloro che hanno fatto comprendere che la politica non godeva di immunità particolari di fronte alla legge e che hanno ribadito l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Quei giudici sono stati da voi definiti "escrescenze" e sono stati messi sul banco degli imputati, ma ciò non stupisce ormai più nessuno.

È grave che un Sottosegretario in carica abbia preso la difesa di imputati per gravi reati rispetto ai quali lo Stato si era costituito parte civile. È grave che un Sottosegretario e un Ministro siano insorti contro la magistratura in tal modo. Questo sarebbe un golpe degno dei peggiori regimi.

Noi Verdi non abbiamo mai avuto posizioni giustizialiste, ma in questa legislatura non ci sono divisioni tra garantisti e giustizialisti, bensì tra legalità e illegalità, fra Stato di diritto e repubblica delle banane.

Il problema questa volta è diverso; si tratta di un caso già visto con il primo atto assunto dal vecchio Governo Berlusconi del 1994: il decreto Biondi, il cosiddetto decreto salva-ladri, il primo atto che ha fatto comprendere che la lingua batte dove il dente duole. Chissà perché il nostro Presidente del Consiglio ha così a cuore il fattore giustizia; chissà perché ha scelto un Sottosegretario avvocato difensore di imputati per reati di mafia; chissà perché ieri il ministro Castelli - oggi non si è pronunziato - e il Governo hanno attivato qui in Senato quella sceneggiata.

Noi Verdi ci poniamo tanti interrogativi che aumentano a fronte degli attacchi del Presidente del Consiglio, di un ex Sottosegretario per l'interno e di un Ministro della giustizia alle inchieste del pool "Mani pulite", agli anni di Tangentopoli.

Noi Verdi non abbiamo mai avuto di questi problemi. Ci teniamo a sottolineare e a ricordare quelle pagine di storia, pagine che hanno visto i cittadini scendere in piazza a difesa di quei giudici che lottavano contro il malaffare e contro la mafia.

Anche queste sono le pagine della storia. Quei giudici che il Governo ama ricordare solo per le commemorazioni. Di quei giudici, anche di quelli che hanno perso la vita con il loro operato, oggi in quest'Aula voglio ricordare i nomi di Borsellino e di Falcone, di quest'ultimo che per primo aveva parlato della commistione fra politica, mafia ed affari, cioè del cosiddetto terzo livello.

Ma il Governo forse non vuole ricordare certe cose, è troppo scomodo; è più comodo dire che i magistrati sbagliano, che sono comunisti, che la gente di quegli anni è scesa in piazza sbagliando. Interessanti le dichiarazioni del sottosegretario - fortunatamente ex - Taormina. Nella sua lettera di dimissioni egli parla di barbara persecuzione di imputati politici. Non una parola per quei giudici ammazzati barbaramente, per quei poliziotti uccisi mentre servivano lo Stato; non una parola contro la mafia, perché gli imputati per reati di mafia evidentemente si difendono e la mafia non si attacca. Anzi, vorrei ricordare la dichiarazione di pochi mesi fa del ministro delle infrastrutture Lunardi sulla mafia, signor Presidente del Senato: "Con la mafia si convive". Sì, proprio così, con la mafia si convive; e nessuno si stupisce, nessuna parola, silenzio.

Questo Governo ha dimostrato di voler imbavagliare il potere giudiziario. Molti di quei giudici, cari colleghi, adesso sono soli, subiscono giornalmente un vero linciaggio e il Presidente del Consiglio tace e la sua maggioranza, voi, cosa fate? Traballate! Come può questa maggioranza stare insieme? Come ha potuto continuare questa maggioranza ad accettare le accuse mosse alla magistratura? Interessante sarebbe rispondere a tutto questo.

Mi avvio alle conclusioni, Presidente. Abbiamo assistito ieri alle minacce di un Sottosegretario che prima delle dimissioni ha dichiarato: "Io perderò al Senato, ma perderò solo io? Io parlerò dopo, non vi preoccupate". Una minaccia rivolta a chi, colleghi? A qualcuno del resto della maggioranza? Forse a chi ha qualche scheletro, o qualche cassetto da aprire? A chi prima di parlare deve pensare alle conseguenze? Ma qui la politica va oltre, parla in codice, e i codici, cari colleghi, non appartengono a questo sistema democratico e trasparente; appartengono a sistemi paralleli che le nostre istituzioni dovrebbero combattere. (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com e Misto-RC. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Senatore Boco, anche lei, se lo ritiene necessario, può consegnare la parte non letta del suo intervento.