MARINI (Misto-SDI). Suscitano perplessità le dichiarazioni rese ieri dal Ministro della giustizia, in particolare per il profilo che attiene alla divisione delle carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti, che il suo Gruppo ritiene debbano comunque continuare ad appartenere complessivamente all'ordine giudiziario, per quello relativo all'equilibrio tra i poteri dello Stato, nonché con riferimento al mandato di cattura europeo che si vuole limitare ai soli reati connessi al terrorismo. Da tali dichiarazioni, che fanno seguito alle ripetute esternazioni del Presidente del Consiglio sulla valenza politica di molte decisioni dei giudici, effettuate anche all'estero, emerge un attacco indiscriminato alla magistratura, quando sarebbe invece necessario concentrarsi sull'emergenza giustizia, non solo con un aumento dell'organico dei magistrati o con una modernizzazione del sistema, ma con un equilibrio nelle decisioni dei giudici ispirato al principio della giustizia giusta e del giusto processo. Occorre un maggiore rispetto del principio della divisione tra i poteri dello Stato, evitando la sovraesposizione di quello giudiziario, un'applicazione meno indiscriminata del principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale, sia pure nell'ambito dell'autonomia dei singoli magistrati, un'effettiva terzietà del giudice dell'udienza preliminare come elemento di garanzia per i cittadini.