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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 086 del 05/12/2001


Discussione di mozioni sulla questione giustizia

Approvazione della mozione 1-00045. Reiezione della mozione 1-00046 e dell'ordine del giorno G1

PRESIDENTE. Comunica l'organizzazione della discussione stabilita dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, avvertendo che la mozionen. 45 si intende illustrata e che la n. 46 sarà illustrata dal senatore Mancino.

TOIA (Mar-DL-U). Auspica la presenza in Aula del ministro Castelli, che rappresenta l'interlocutore primario del dibattito in particolare in seguito alle dichiarazioni sulla giustizia rese nella giornata di ieri.

MANCINO (Mar-DL-U). L'intervento di ieri del ministro Castelli ha carattere surrettizio in quanto l'ordine del giorno verteva sulla mozione presentata dall'opposizione per la revoca all'avvocato Taormina del mandato di sottosegretario, né l'illustrazione effettuata dal Ministro della politica del Governo sulla giustizia è stata preceduta da una comunicazione ai Gruppi, come sempre è avvenuto nella prassi parlamentare. Nella sua esposizione, il Guardasigilli non ha tenuto in alcun conto il quadro europeo in cui deve incardinarsi anche la politica italiana in materia di giustizia, alla luce dei vincoli posti dai trattati di Maastricht ed Amsterdam, che occorre tenere bene a mente prima di dissociare l'Italia, isolandola dagli altri Paesi dell'Unione, sulla questione del mandato di arresto europeo previsto anche per reati di riciclaggio, corruzione e frode, con il pretesto di rinviare tale possibilità ad una futura costituzione europea. Ciò dimostra la scarsa considerazione in cui il Governo tiene il processo di costruzione europea, nonché il suo atteggiamento pregiudiziale nei confronti del Parlamento europeo a causa della prevalente presenza di forze di sinistra. Inaccettabili sono inoltre le critiche espresse all'articolo 68 della Costituzione; d'altra parte ferma è la condanna nei confronti del giustizialismo che si risolve in una lesione della qualità della democrazia in quanto i problemi politici non si risolvono sul piano giudiziario. Se errori vi sono stati in tal senso, essi vanno imputati a singoli giudici non alla magistratura nel suo complesso, che negli anni passati ha soltanto voluto colpire i reati di corruzione e concussione che hanno caratterizzato una determinata epoca. Peraltro, molti imputati sono stati scagionati, tra cui il presidente Andreotti, cui dà atto di non aver mai espresso giudizi tanto forti e negativi nei confronti della magistratura. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, FI, CCD-CDU:BF e AN). Per quanto riguarda la separazione delle funzioni tra magistratura giudicante ed inquirente, la discussione è stata male impostata, intanto perché oltre all'ipotesi di pubblici ministeri dipendenti dall'Esecutivo vi è anche quella che li vede dipendenti dal Legislativo, e comunque perché ai magistrati va garantita assoluta autonomia, al massimo prevedendo funzioni distinte. In ordine al rapporto tra politica e magistratura, sollecita una riforma per evitare che i giudici eletti in Parlamento tornino alla magistratura al termine del mandato parlamentare. Soffermandosi sulla condizione di sofferenza del Parlamento, schiacciato rispetto al ruolo prevalente esercitato dal Governo, auspica un bilanciamento che consenta di fornire le risposte più adeguate allequestioni vitali per il Paese. (Vivi applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Misto-Com, Misto-SDI, Verdi-U e Aut. Molte congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.

MARINI (Misto-SDI). Suscitano perplessità le dichiarazioni rese ieri dal Ministro della giustizia, in particolare per il profilo che attiene alla divisione delle carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti, che il suo Gruppo ritiene debbano comunque continuare ad appartenere complessivamente all'ordine giudiziario, per quello relativo all'equilibrio tra i poteri dello Stato, nonché con riferimento al mandato di cattura europeo che si vuole limitare ai soli reati connessi al terrorismo. Da tali dichiarazioni, che fanno seguito alle ripetute esternazioni del Presidente del Consiglio sulla valenza politica di molte decisioni dei giudici, effettuate anche all'estero, emerge un attacco indiscriminato alla magistratura, quando sarebbe invece necessario concentrarsi sull'emergenza giustizia, non solo con un aumento dell'organico dei magistrati o con una modernizzazione del sistema, ma con un equilibrio nelle decisioni dei giudici ispirato al principio della giustizia giusta e del giusto processo. Occorre un maggiore rispetto del principio della divisione tra i poteri dello Stato, evitando la sovraesposizione di quello giudiziario, un'applicazione meno indiscriminata del principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale, sia pure nell'ambito dell'autonomia dei singoli magistrati, un'effettiva terzietà del giudice dell'udienza preliminare come elemento di garanzia per i cittadini.

CALLEGARO (CCD-CDU:BF). Probabilmente l'interpretazione distorta del reale desiderio del ministro Castelli di mettere mano ai problemi della giustizia, ristabilendo anche il giusto confine tra i poteri giudiziario e legislativo, deriva dalla mancata attuazione delle riforme da parte del centrosinistra nella scorsa legislatura. Peraltro, pur condividendo il richiamo del vice presidente del CSM sull'esigenza di non delegittimare i giudici, che emettono le sentenze in nome del popolo italiano, poiché questi non sono depositari di un potere di rappresentanza devono limitarsi ad applicare le leggi, evitando di criticare l'operato del Parlamento. Sono inoltre condivisibili le critiche del senatore Mancino al giustizialismo che non deve sostituire la politica, un giudizio evidentemente condiviso anche da quanti nelle ultime elezioni non si sono lasciati incantare dalla propaganda e hanno viceversa valutato le proposte concrete. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP. Congratulazioni).

FRANCO Paolo (LNP). La Lega Nord apprezza sia la mozione della maggioranza sia la linea che ha ispirato il Guardasigilli nelle sue argomentazioni. L'amministrazione della giustizia in nome del popolo italiano richiederebbe la soddisfazione delle proprie ragioni in un tempo accettabile e una fiducia nell'effettività della pena irrogata; viceversa, la percezione dei cittadini rispetto, ad esempio, ad un avviso di garanzia è quella di una preventiva messa al bando dell'imputato dalla società. Le continue intemperanze e le minacce di esponenti del centrosinistra nel dibattito di ieri nei confronti del ministro Castelli sono il chiaro segno del timore che la Casa delle libertà metta veramente mano ai problemi della società, e soprattutto a quelli della giustizia, spuntando le armi della propaganda e dimostrando invece il vero spirito democratico degli esponenti della maggioranza, ulteriormente avvalorato dalle dimissioni del sottosegretario Taormina; al contrario, l'esultanza di fronte agli avvisi di garanzia emessi a carico del presidente del Consiglio Berlusconi nel 1994 o dei vertici della Lega, ma anche la delegittimazione del Ministro della giustizia in carica dimostrano il vero spirito antidemocratico che serpeggia nello schieramento politico avversario, costretto a cercare aiuto in Europa per contrastare le spinte federaliste e autonomiste che ispireranno nel futuro anche l'amministrazione della giustizia. (Applausi dai Gruppi LNP, FI, CCD-CDU:BF e AN. Congratulazioni).

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). I problemi della giustizia potranno essere risolti solo con un condiviso senso dello Stato; per questo sono da salutare con soddisfazione le dimissioni del sottosegretario Taormina, che recandosi a difendere un boss mafioso con la scorta garantitagli dallo Stato ha dimostrato di non poter rappresentare il Governo italiano in quanto non ha saputo prendere le distanze da interessi ad esso antitetici. Dovranno essere affrontate questioni delicate che riguardano le garanzie dei cittadini, come la possibilità per i magistrati che hanno avuto un'esperienza politica di esercitare nuovamente le proprie funzioni, o l'approntamento di strumenti in grado di assicurare una maggiore sobrietà e disinteresse da parte dei magistrati nell'esercizio delle loro funzioni. Ma i problemi della giustizia non si risolvono intimidendo i magistrati o attraverso il controllo politico dell'esercizio dell'azione penale, ma rispettando le istituzioni, che necessitano del consenso ma i cui principi non possono essere da questo condizionati. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Misto-Com, Misto-SDI e Verdi-U. Congratulazioni).

GRECO (FI). Il sottosegretario Taormina ha posto il problema del corretto esercizio della giurisdizione e del riequilibrio dei poteri; le sue dimissioni hanno determinato un dibattito sulla giustizia, che è l'occasione per riaffermare il programma della Casa delle libertà, basato sulla certezza del reato, del processo e della pena. La crisi della giustizia è evidente e spetta al potere politico stabilire se le cause risiedono nella confusione delle leggi, nel principio della obbligatorietà dell'azione penale o nella responsabilità di singoli magistrati, così come spetta alla politica adottare i rimedi con scelte democratiche e non sotto la pressione dei magistrati più presenti nei mezzi di comunicazione di massa. La sinistra ha superato indenne la fase giustizialista perché aveva stabilito un'alleanza organica con la magistratura politicizzata ed ora fa leva sulla questione giustizia per darsi un'identità, arrivando ad avallare la disapplicazione delle sentenze della Corte costituzionale e delle leggi del Parlamento. Bisogna invece porre fine allo scontro frontale tra la politica e una magistratura che deborda dal proprio ambito e non rispetta la divisione dei poteri, ristabilendo gli ambiti di competenza e le relative imputazioni di responsabilità. (Applausi dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF, LNP e del senatore Salzano).

PERUZZOTTI (LNP). Il ministro Castelli ha opportunamente posto all'attenzione del Parlamento la gravità della situazione della giustizia in Italia, causata dalla farraginosità delle leggi e dalla difficile applicazione del codice di procedura penale, ma anche dagli errori dei precedenti Governi quali la soppressione delle preture. Il Ministro ha anche sottolineato l'insostenibilità del sistema carcerario che non è in grado di assicurare la rieducazione dei detenuti. Il Ministro ha criticato alcune singole sentenze e si è riservato di esercitare l'azione disciplinare, ma ciò non equivale ad una generica accusa alla magistratura nel suo complesso, che invece va rispettata e apprezzata per il lavoro che svolge. Il compito del Governo e della maggioranza è pertanto quello di restituire efficienza al sistema e la fiducia dei cittadini nella giustizia. (Applausi dai Gruppi LNP, FI, AN e CCD-CDU:BF e del senatore Salzano. Congratulazioni).

SALVI (DS-U). Il Presidente del Consiglio ha nuovamente ribadito la tesi secondo cui la fine del suo primo Governo è da imputare ad un complotto della magistratura per ribaltare il voto popolare. Tale tesi è priva di ogni fondamento, in quanto l'avviso di garanzia risale al giugno del 1994, mentre la caduta del Governo è riconducibile all'azione politica di Bossi e Buttiglione, attuali ministri del secondo Governo Berlusconi, che presentarono una mozione di sfiducia rispetto alla quale la situazione giudiziaria del Presidente del Consiglio non aveva alcun rilievo. Tale tesi è motivata soltanto dall'aspirazione all'impunità a vantaggio dei potenti e ad una giustizia squilibrata a danno dei deboli. Il ministro Castelli nel suo intervento di ieri si è impropriamente richiamato al principio della sovranità popolarefacendone una caricatura, perché tale principio va inserito nell'ambito della separazione dei poteri e di un assetto istituzionale nel quale l'autonomia della magistratura non rappresenta la tutela di una corporazione, ma dei diritti di cittadini. Il Governo si è quindi incamminato sulla strada del conflitto istituzionale con la magistratura, che è proprio ciò di cui il Paese non ha bisogno per risolvere i problemi della giustizia. Rispetto a tale linea l'opposizione terrà fermi i principi di legalità e di democrazia. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-RC. Congratulazioni).

 

Presidenza del vice presidente SALVI

CIRAMI (CCD-CDU:BF). Le radici della delegittimazione della magistratura risalgono agli anni Novanta, con l'attacco all'operato del giudice di Cassazione Carnevale da parte dell'allora presidente dell'Antimafia, onorevole Violante, e si è sostanziato nell'uso strumentale degli avvisi di garanzia, nella carcerazione preventiva mirata alla estorsione delle accuse, nel pentitismo e nella scelta arbitraria dell'esercizio dell'azione penale. In tale quadro è emersa l'inettitudine del Consiglio superiore della magistratura, che si è rivelato organismo corporativo ed inefficiente, a sanzionare i comportamenti dei giudici che invadevano il campo legislativo. E' necessaria dunque un'inversione di tendenza per riportare ad un corretto rapporto i poteri costituzionali nell'interesse del Paese, garantendo una magistratura realmente indipendente attraverso la riforma del CSM e la separazione delle carriere, già auspicata dallo stesso Falcone. Occorre inoltre rivedere il meccanismo dell'azione penale obbligatoria per evitare un uso arbitrario da parte di singoli magistrati. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP. Congratulazioni).

BUCCIERO (AN). Già all'epoca dei referendum sulla giustizia era stata evidenziata la pervasività dell'azione della magistratura all'interno delle istituzioni dello Stato, attraverso una proliferazione di magistrati nel Ministero con potere condizionante nei confronti del responsabile del Dicastero nonché nelle varie amministrazioni pubbliche. E' il momento pertanto di affermare che, seppure gran parte dei magistrati costituisce un vanto per il Paese, una piccola minoranza rappresenta un vulnus all'onore della categoria e determina una caduta in termini di qualità favorendo l'emergere di chi appartiene a cordate politiche. Compito del Parlamento è dunque quello di isolare tale parte della magistratura e di ridare forza ad un ordine giudiziario realmente indipendente e non strumento di lobby. In tale quadro il Consiglio superiore della magistratura va riportato alle originarie funzioni ma anche l'Associazione nazionale dei magistrati deve garantire pluralità di opinioni, altrimenti è preferibile la costituzione di nuovi sindacati. Auspica pertanto che sulle urgenti riforme si riscontri quello spirito super partes invocato nella passata legislatura dal centrosinistra. (Applausi dai Gruppi AN, FI e CCD-CDU:BF e del senatore Salzano).

ZANCAN (Verdi-U). Esprime soddisfazione per le dimissioni da sottosegretario dell'onorevole Taormina imposte dall'opposizione per gli inauditi tentativi di sopraffazione del potere giudiziario da egli posti in atto in questi mesi. Ma fonte di preoccupazione è l'intervento del ministro Castelli in materia di giustizia che depotenzia l'operato della magistratura e non riconosce le importanti riforme realizzate dal centrosinistra riguardanti, per esempio, il giudice di pace e il giusto processo, cui anche l'opposizione di allora ha fornito un contributo decisivo. Peraltro, non convince più la tesi del complotto da parte della magistratura, considerato l'alto numero di magistrati che in questi anni si è occupato di reati inerenti il mondo politico che impedisce di considerarli tutti asserviti ad una certa parte politica. Infondato è inoltre il riferimento contenuto nella mozione della maggioranza alla pericolosità della prevalenza di asseriti principi e convenzioni di diritto internazionale che sovvertirebbero la gerarchia delle fonti stabilita dalla Costituzione. Peraltro, i provvedimenti che caratterizzano i primi atti del Governo di centrodestra fanno ritornare indietro l'amministrazione della giustizia rispetto alla posizione guadagnata dall'Italia nel consesso europeo negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda la sanatoria dei reati ambientali e la normativa sulle rogatorie e sul rientro dei capitali dall'estero. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com, Misto-SDI e Misto-RC).

SODANO Calogero (CCD-CDU:BF). Esprime rispetto per la decisione assunta dall'onorevole Taormina che rappresenta un esempio di nobiltà politica, così come è apprezzabile l'intervento del ministro Castelli in materia di giustizia. Si reclama infatti con forza una seria riforma della giustizia che garantisca una reale efficienza e comprenda anche il riconoscimento della responsabilità civile e penale dei giudici. Condivide la posizione del presidente Pera in ordine alla deliberazione del Parlamento europeo sulle rogatorie. Si ha infatti il sospetto che le polemiche internazionali siano alimentate dall'Italia, considerato che in altri Paesi, quali la Gran Bretagna, vengono adottate misure rigorose come l'abolizione del controllo giudiziario sui fermi di polizia senza che la questione esca dai confini nazionali. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN e LNP e del senatore Salzano).

CALVI (DS-U). La complessità delle questioni sollevate nell'intervento del ministro Castelli e nelle mozioni meriterebbe un approccio culturale diverso mentre da parte del Governo e della maggioranza si cerca soltanto di raggiungere un obiettivo e cioè l'elusione del controllo di giurisdizione. In tal senso è inaccettabile la riforma dell'articolo 68 della Costituzione per ritornare ad un sistema che garantisca l'impunità dei politici responsabili di reati comuni, così come è auspicabile che non ci si nasconda dietro la ratifica da parte del Parlamento in ordine al mandato di arresto europeo da cui il Governo vorrebbe dissociarsi proponendone l'applicazione a soli 6 reati rispetto ai 34 proposti. Il problema centrale rimane il rapporto tra magistratura e politica, che andrebbe affrontato con pacatezza garantendo l'indipendenza assoluta della magistratura, mentre l'intervento del Ministro rappresenta una frattura insanabile che non consente alcun dialogo tra potere politico e magistratura e mette in discussione in modo approssimativo soltanto un certo tipo di politicizzazione dei giudici. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com, Misto-SDI, Verdi-U e Misto-RC).

CARUSO Antonino (AN). Non si può addebitare alla magistratura, nel suo complesso leale nei confronti dello Stato e delle sue leggi, il ritardo con cui si è fornito ai cittadini una risposta ai problemi legati alla giustizia, pur dovendo i giudici collaborare al recupero di efficienza; tale collaborazione, che deve prescindere da valutazioni tattiche connesse al perseguimento di obiettivi politici o ideologici, deve tradursi in un'ottimizzazione delle risorse assegnate dallo Stato al settore, per aumentarne la produttività e garantire la correttezza procedurale, nella conferma della mera funzione interpretativa dei giudici rispetto alle scelte legislative compiute dal Parlamento. In uno schema costituzionale basato sulla separazione dei poteri, non si può legittimamente pensare ad un regolamento di conti tra diversi organi apicali, bensì ad una rivisitazione di vicende pregresse al fine di capitalizzare l'esperienza di un passato molto prossimo. L'indipendenza dei magistrati, infatti, non è un diritto o un privilegio di casta, bensì un dovere rispetto alle garanzie da assicurare ai cittadini. Occorre quindi abbassare i toni della polemica, dimostrando il senso dello Stato con parole e con fatti, ma anche con silenzi operosi. (Applausi dai Gruppi AN, FI, CCD-CDU:BF e DS-U e del senatore Occhetto. Molte congratulazioni).

CONSOLO (AN). Associandosi all'appello del presidente della Commissione giustizia, senatore Caruso, sulla necessità di smorzare le polemiche, soprattutto una volta risolto il caso Taormina per volontà autonoma del protagonista, le incontestabili seppure forti dichiarazioni del Ministro della giustizia devono essere lette come un invito a risolvere concordemente i problemi del settore. Non c'è alcuna volontà di generalizzare le critiche rivolte a pochi ma autorevoli magistrati, che hanno violato il principio ispiratore dell'articolo 98 della Costituzione, che vieta non solo ai magistrati, ma anche ai militari di carriera o ai rappresentanti diplomatici l'iscrizione ai partiti politici, senza dimenticare però che disattendere le sentenze della Corte costituzionale da parte di alcuni giudici incide sulla credibilità dell'intero ordinamento. (Applausi dai Gruppi AN, FI e CCD-CDU:BF).

 

Presidenza del presidente PERA

NOVI (FI). Coloro che lamentano la mancanza di senso dello Stato nei comportamenti del sottosegretario Taormina dovrebbero ricordare l'elogio funebre svolto durante le esequie di un capomafia calabrese da un Sottosegretario del Governo presieduto dall'onorevole D'Alema; un episodio del genere rappresenta la discriminante di natura morale rispetto all'Esecutivo in carica. All'attacco eversivo rivolto alle istituzioni, compreso nell'Aula del Senato quello nei confronti del presidente Pera, fa riscontro una regressione di tipo reazionario di una parte della magistratura che punta ad una feudalizzazione della giustizia, secondo una concezione proprietaria e neocorporativa, discriminante per gli inquisiti; sono numerosi gli esempi di una tale gestione privatizzata della giustizia, ma è sufficiente ricordare che un sostituto procuratore di Milano ha inquisito il procuratore di Roma Vittorio Mele che aveva osato arrestare l'editore del quotidiano "la Repubblica" o, ancora, le pressioni dell'ufficio GIP di Napoli per indirizzare le indagini sulle manifestazioni di Genova contro il G8 la scorsa estate. (Applausi dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF e LNP. Congratulazioni. Commenti ironici dai Gruppi DS-U, Misto-Com e Misto-RC).

 

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione

CASTELLI, ministro della giustizia. Il bilancio che si può trarre dal dibattito, seppure parziale, non può che essere positivo essendosi trasformate le polemiche al di fuori delle Aule parlamentari in discussione svolta nei luoghi istituzionali propri. Per valutare il tono delle sue affermazioni di ieri, occorre ricordare il clima in cui si è svolto il dibattito, per cui esprime apprezzamento per la pacatezza dei toni di quello in corso. L'apprezzabile mozione presentata dalla maggioranza indica al Governo il cammino da compiere, anche se sono infondate le accuse di un ritardo nell'attuazione del programma dei primi cinque mesi, considerati il varo della riforma del diritto societario, la presentazione al Senato del disegno di legge per l'elezione del CSM e al preesame del Consiglio dei Ministri di quello per l'abolizione dei reati di opinione e, infine, la prossima elaborazione dei provvedimenti per abbreviare i riti della giustizia civile e per riformare l'ordinamento giudiziario. In conclusione, a dimostrazione che il Governo ed in particolare il Ministro della giustizia non hanno mai cessato di collaborare con la magistratura, annuncia l'impegno a risolvere la sperequazione retributiva della magistratura ordinaria con riferimento alla produttività e all'efficienza, anche attraverso l'istituzione di una Commissione paritetica composta da tre magistrati nominati dal CSM, uno nominato dal Ministro, un avvocato sempre di nomina ministeriale e da un rappresentante di una società di consulenza. (Applausi dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF e LNP. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Passa alla votazione.

CARUSO Luigi (Misto-MSI-Fiamma). Non si può negare l'uso politico e il conseguente abuso di potere di una parte della magistratura legata al Partito comunista e ai suoi eredi per la conquista del potere attraverso la via giudiziaria; né si può dimenticare la persecuzione cui un magistrato di Torino legato a tale Partito ha sottoposto Edgardo Sogno e i giovani della destra italiana. Non è sufficiente una separazione delle carriere, vista anche la necessità di superare la contaminazione di funzioni e di ruoli, ma è opportuno prevedere sanzioni severe e certe per i magistrati che sbagliano, riconducendo anche il CSM al suo ruolo istituzionale. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

SODANO Tommaso (Misto-RC). Dopo l'approvazione delle leggi sul falso in bilancio, sulle rogatorie, sul rientro dei capitali all'estero, la vicenda Taormina ha evidenziato la volontà della maggioranza di risolvere i problemi giudiziari dell'onorevole Berlusconi e dei suoi amici e proseguirà, grazie anche alla mozione presentata dalla maggioranza, con le azioni disciplinari preannunciate ieri dal ministro Castelli, anche a costo di un isolamento del Paese sul piano internazionale. D'altronde, che queste fossero le vere intenzioni era già dimostrato dalla diminuzione delle risorse destinate alla giustizia nel disegno di legge finanziaria, dal mancato ampliamento delle previsioni delle leggi Gozzini e dalla conseguente e crescente invivibilità delle carceri, dalla mancata attuazione del giusto processo, dalla riduzione delle scorte dei magistrati a rischio. (Applausi dai Gruppi Misto-RC, DS-U e Misto-Com).

DE PAOLI (Misto-LAL). L'attacco ai giudici di Milano che hanno tentato di contrastare Tangentopoli dimostra la continuità e la contiguità degli esponenti della Casa delle libertà con quelli della cosiddetta prima Repubblica e rende chiaro che il centrodestra intende combattere oggi i giudici di Milano, rei di perseguire reati sanzionati dall'ordinamento, e nel futuro ogni procura che si ponga in contrasto con gli interessi dell'Esecutivo. (Applausi dal Gruppo DS-U).

OCCHETTO (Misto-LGU). La seduta di ieri è stata condotta con abile regìa, nella quale i senatori sono stati delle comparse, per trasmettere in televisione un ulteriore capitolo del conflitto tra potere politico e potere giudiziario. Anche se è evidente la crisi della giustizia, il Parlamento deve svolgere il suo ruolo di legislatore e non avallare un conflitto il cui unico intento è quello di intimidire i giudici e renderli così meno liberi. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com, Misto-RC e Verdi-U. Congratulazioni).

PAGLIARULO (Misto-Com). Nel suo comizio di ieri il ministro Castelli, che nei primi cinque mesi di incarico non ha fatto nulla per risolvere i problemi della giustizia, ha ripetuto le argomentazioni del Presidente del consiglio secondo cui la magistratura si è organizzata politicamente. Gli attacchi del Governo sono finalizzati a condizionare i magistrati, a renderli meno liberi, in nome di un falso garantismo che tende solo ad abbassare il livello della legalità a favore dei potenti, mentre il Governo propone politiche proibizionistiche sugli stupefacenti e norme ignobili sull'immigrazione. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, DS-U, Mar-DL-U e Misto-RC).

DEL TURCO (Misto-SDI). Dà notizia delle dimissioni della giunta dell'Associazione nazionale magistrati, che se dovesse risultare legata al dibattito in corso necessiterebbe un'attenta riflessione da parte del Parlamento. Il sottosegretario Taormina doveva dimettersi perché un uomo di Governo non può minacciare la galera ai magistrati, specialmente se è avvocato e si proclama garantista. Tuttavia, dopo le sue dimissioni, i problemi della giustizia restano sul tappeto inalterati, in quanto il ministro Castelli ha sostenuto le stesse posizioni del sottosegretario Taormina, che coincidono con quelle del Presidente del Consiglio. L'opposizione deve quindi domandarsi quali effetti abbia determinato la sua mozione e se l'amnistia non rappresenti per il Paese una scelta obbligata, l'unica in grado di sgombrare il terreno politico da una forma impropria di conflitto, in quanto l'opposizione confida nella magistratura per risolvere i propri problemi politici, mentre la maggioranza contrasta i giudici in quanto indagano sul Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, Mar-DL-U, Verdi-U, FI, CCD-CDU:BF e AN. Molte congratulazioni).

BOCO (Verdi-U). In questa circostanza il Governo ha dimostrato di non accettare la distinzione dei poteri e l'intervento del ministro Castelli è stato un linciaggio della magistratura in diretta televisiva, con il quale il Governo ha dimostrato di non riuscire a fare i conti con i propri problemi giudiziari. La giustizia andrebbe riformata, ma ciò non è possibile se il Paese è ostaggio dell'odio maturato da Berlusconi nei confronti della procura di Milano e se il Governo nei suoi primi mesi di attività utilizza il Parlamento per risolvere i problemi giudiziari dell'Esecutivo e dei parlamentari della maggioranza. L'attentato all'indipendenza della magistratura rappresenta in Europa una anomalia dell'Italia, unico Paese in cui i magistrati che hanno combattuto la corruzione possono essere definiti da esponenti della maggioranza come delle escrescenze. Ormai la divisione non passa più tra garantisti e giustizialisti, bensì tra difensori della legalità e della illegalità, come appare evidente dalla lettera di dimissioni di Taormina, piena di minacce in codice, che ritiene di essere stato vittima di una barbara persecuzione ma non spende neanche una parola sui magistrati uccisi dalla mafia, o dalle dichiarazioni del ministro Lunardi secondo il quale lo Stato deve convivere con la mafia. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com e Misto-RC. Congratulazioni).

D'ONOFRIO (CCD-CDU:BF). Apprezza l'intervento del senatore Del Turco, sia per la sobrietà con cui ha comunicato la notizia delle dimissioni della giunta dell'Associazione nazionale magistrati, sia per avere indicato una possibile soluzione al problema giudiziario, nel giusto presupposto che le dimissioni di Taormina non risolvono il problema, che ora come nel 1993 è quello del passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Tuttavia non è possibile l'illusione coltivata nel 1993 di cambiare la classe dirigente per via giudiziaria, in quanto il problema della successione politica è stato risolto e la responsabilità penale è solo personale. E' necessario invece costruire un nuovo rapporto tra la politica e la magistratura a partire dal principio costituzionale del giusto processo e da una riforma del CSM che lo riporti alle sue finalità istituzionali eliminandone la politicizzazione. Questo punto è un elemento centrale della proposta politica del centrodestra, che riconosce la fondamentale funzione svolta dalla magistratura ma nell'ambito della separazione dei poteri. (Applausi dai Gruppi CCD-CDU:BF, FI, AN, e LNP. Molte congratulazioni).

BORDON (Mar-DL-U). Il ministro Castelli ha attaccato in modo fazioso la magistratura ma non ha indicato quali provvedimenti intende adottare. Ha parlato di persecuzione giudiziaria a danno del Presidente del Consiglio, ma il Ministro della giustizia dovrebbe anche chiarire se in tale azione giudiziaria si riscontrano elementi penalmente o disciplinarmente rilevanti. L'intreccio degli interessi giudiziari di esponenti della maggioranza e la mancata risoluzione del conflitto di interessi impediscono al Governo di affrontare le questioni della giustizia nell'interesse generale del Paese. Infatti i primi 100 giorni di Governo sono stati dedicati alla risoluzione per via legislativa dei problemi di Berlusconi e di altri esponenti della maggioranza. Tale peculiarità italiana sta diventando ormai un caso in Europa e la rincorsa degli interessi personali del Presidente del Consiglio sta determinando l'abbassamento della soglia di legalità del Paese e l'accentuazione dell'iniquità del sistema giudiziario, che invece necessita di una efficace riforma. A tal fine sarebbe auspicabile una revisione del processo nella sua attuale articolazione in tre gradi di giudizio e del sistema delle notifiche al fine di ridurre drasticamente i tempi dei processi, così come è possibile esaminare la distinzione delle funzioni tra i magistrati; sono però tutte proposte che necessitano, in via preventiva, del rasserenamento del clima. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Aut e Verdi-U. Molte congratulazioni).

MORO (LNP). La sinistra ha modificato la propria strategia ricorrendo alla delegittimazione delle istituzioni, come dimostrano gli attacchi al presidente Pera e al ministro Castelli e la polemica pretestuosa sul caso Taormina, cercando di recuperare i legami ormai persi con la società civile con il tentativo di bloccare l'attività parlamentare e dimostrando aperture nei confronti del movimento no-global. In contrapposizione a tale scomposta strategia si pone la politica del Governo e della maggioranza che, con la lucida analisi delministro Castelli, ha esposto con chiarezza le linee di intervento in materia di giustizia. Peraltro, misure positive a favore della giustizia sono state previste nella finanziaria e negli importanti provvedimenti approvati in questi mesi. Occorre accompagnare l'indipendenza della magistratura ad una definizione della responsabilità da parte dei giudici per evitare che si trasformi in arbitrio, ponendo anche controlli sul loro operato. Quanto al processo di costruzione dello spazio giudiziario europeo, non può essere anteposto alla ricerca di un'armonizzazione delle Costituzioni e dei sistemi giudiziari dei diversi Paesi, che non significa però avallare l'idea di un super-Stato. (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN. Congratulazioni).

NANIA (AN). Premesso che il rilievo dei temi della giustizia per il Paese impone di ricercare la collaborazione anche con l'opposizione, esprime solidarietà alla magistratura, intesa in senso generale, per l'impegno dimostrato nella lotta alla criminalità nelle varie forme in cui si manifesta, ma stigmatizza il comportamento di alcuni magistrati che tentano di usare il loro mandato a fini di lotta politica, come è accaduto più volte in passato. In tal senso, anche le dimissioni della giunta dell'Associazione nazionale magistrati rappresentano un atto improprio che interferisce con le libere valutazioni della politica. Occorre inoltre ribadire con forza che l'unico potere legittimato dalla sovranità popolare è quello legislativo, definito come tale dalla Costituzione in cui si parla invece di ordine giudiziario. Spetta dunque alla responsabilità del Parlamento difendere la magistratura da alcuni suoi componenti che ne mettono in discussione l'autonomia e l'indipendenza, poiché queste ultime costituiscono un diritto dei cittadini che va tutelato. In tale quadro si può dunque affermare che il caso Taormina ha giovato al Paese per aver sollevato la discussione sulla questione giustizia, anche se sono condannabili i toni da egli utilizzati nella denuncia. (Applausi dai Gruppi AN, FI, CCD-CDU:BF e LNP. Molte congratulazioni).

BRUTTI Massimo (DS-U). Alla domanda di giustizia proveniente dalla società si risponde rendendo più efficiente la giustizia, intesa come servizio offerto ai cittadini e quindi rafforzando le garanzie degli stessi. Occorre dunque definire nuove regole in tal senso e non per aggredire le associazioni dei magistrati. Le riforme del centrosinistra in materia di giustizia hanno rappresentato un'inversione di tendenza e hanno determinato una riduzione delle pendenze giudiziarie, come riconosciuto anche dal ministro Castelli a Strasburgo. Peraltro, di fronte alla sempre più complessa organizzazione delle attività criminali occorre favorire la creazione di uno spazio giuridico europeo e quindi è inaccettabile la dissociazione dell'Italia in ordine alla validità del mandato di arresto europeo per i reati di riciclaggio, corruzione e frode. Le dimissioni di Taormina rappresentano un fatto positivo non solo per le dichiarazioni rese ma anche per aver egli difeso, pur ricoprendo una carica governativa, imputati appartenenti alla mafia e alla criminalità organizzata. Peraltro l'idea della giustizia che ispira il Governo emerge dai provvedimenti approvati che, tra l'altro, depenalizzano il falso in bilancio e sanciscono il condono per chi ha illegalmente esportato capitali all'estero. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com, Misto-SDI e Verdi-U. Congratulazioni).

SCHIFANI (FI). La separazione tra giustizia e politica corrisponde ad una conquista della civiltà del diritto, quale evoluzione di uno Stato democratico, ed è stata recepita dalla Costituzione repubblicana; invece la crisi degli anni Novanta e il conseguente disorientamento della società hanno legittimato un diffuso giustizialismo, avallato dalle teorizzazioni di taluni intellettuali; al superamento di tale distorta visione della società non fa riscontro un'analoga riaffermazione dei valori propri della giustizia da parte di alcuni magistrati, che anzi con il disconoscimento di una sentenza della Corte costituzionale e quindi di una legge dello Stato fanno venir meno i presupposti della loro stessa credibilità. Occorrerà adottare le misure necessarie per l'individuazione della responsabilità dei magistrati che, seppure in limitati casi, compiano errori tanto evidenti; ma occorrerà soprattutto cogliere l'occasione, secondo il richiamo del presidente della Repubblica Ciampi, per l'attuazione di una giustizia giusta e rapida e per un riequilibrio tra i poteri dello Stato, anche attraverso la riforma delle competenze disciplinari del CSM, il recepimento del criterio di priorità nell'esercizio dell'azione penale adottato nei principali Paesi europei, la separazione delle funzioni e quindi delle carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti, la temporaneità delle funzioni direttive e monocratiche, la decisione collegiale per la privazione della libertà dell'imputato salva la flagranza di reato. La Casa delle libertà non intende sottrarsi alla propria missione nella realizzazione di tali riforme e respinge le accuse di voler sottomettere il potere giudiziario, intendendo invece esaltarne le doti di abnegazione e rispetto della legalità. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi FI, AN, CCD-CDU:BF e LNP. Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. Poiché le mozioni nn. 45 e 46, nonché l'ordine del giorno G1 hanno contenuti profondamente divergenti e tra loro incompatibili, su un tema che viceversa richiederebbe una convergenza e che pertanto sarà nuovamente dibattuto, precisa che porrà separatamente ai voti i tre documenti.

 

Con votazione preceduta dalla verifica del numero legale, chiesta dalla senatrice DE PETRIS (Verdi-U), il Senato approva la mozione 1-00045 e respinge la mozione 1-00046 e l'ordine del giorno G1.