l'eliminazione delle Commissioni mediche militari sta causando gravi disagi e uno stato di preoccupante insoddisfazione, tra gli invalidi e i mutilati civili di guerra. Le ragioni sono duplici. La prima è di carattere organizzativo e riguarda le insopportabili attese a cui sono sottoposti gli invalidi e i mutilati per accedere alle visite di controllo e per ottenerne le decisioni; la seconda si riferisce alla mutata «filosofia» da parte delle Commissioni mediche provinciali, nel considerare gli aggravamenti delle ferite di guerra e le conseguenze che spesso procurano allo stato di salute generale, con decisioni che quasi sempre non tengono conto dell'aggravamento delle ferite e delle ripercussioni sullo stato di salute generale;
la situazione che si è creata con l'abolizione delle tradizionali Commissioni mediche militari ha gravemente scontentato la categoria degli invalidi e dei mutilati civili di guerra, senza rispondere ad alcun criterio di razionalità, poiché ha solo aggravato l'attività e le responsabilità delle Commissioni mediche provinciali, che erano già oberate dalle normali e gravose incombenze,
l'interrogante chiede si sapere se il Ministro in indirizzo non intenda ripristinare le tradizionali Commissioni mediche militari, ingiustamente soppresse dal precedente Governo, in modo da evadere rapidamente le richieste di adeguamento della gravità dello stato di invalidità dei civili, che hanno subito ferite o mutilazioni di guerra. Ponendo così fine a uno stato di grave disagio e di insoddisfazione, che sta colpendo una categoria a cui il Paese deve mostrare attenzione e solidarietà, in nome dei principi morali che combattono la guerra, e che impongono piena solidarietà verso chi ne è stato vittima. Le Commissioni mediche militari potrebbero essere costituite, nelle regioni sprovviste di ospedali militari, da medici in servizio nei Distretti militari, nei reparti e corpi delle Forze armate e delle Forze dell'ordine.
(4-01041)