SERVELLO. Signor Presidente, innanzitutto voglio dire ai colleghi che ho chiesto di parlare in una mia speciale qualità, quella di figlio di emigranti, nato negli Stati Uniti appunto da emigranti. Quindi, non parlo con la freddezza ragionieristica di altri colleghi di questo tema, colleghi che conoscono poco l’emigrazione, che non l’hanno vissuta, che non l’hanno subita e soprattutto che non ne hanno conosciuto le origini, gli sviluppi, le sofferenze, la generosità.
Caro Migone, lei è una persona umanamente simpatica, però è un recidivo. Questa legge non passa, cari colleghi, per le ragioni che più volte sto sottolineando da settimane e settimane: perché questo processo costituzionale è stato portato avanti per lungo tempo e perché la legge di riforma elettorale è arrivata nel pieno della campagna elettorale. Fuori da ogni ipocrisia, caro Migone, questa legge non passa per calcoli elettorali, non perché lei sia fra coloro i quali recitano una commedia a questo riguardo. Lei è coerente come oppositore di questo tipo di scelta, ma non passa per calcoli elettorali.
Se qualcuno avesse ascoltato me quando ho proposto (mi pare nella sala della Regina) che, insieme alla norma costituzionale che conferisce il diritto agli italiani nel mondo di votare, fosse indicato il numero dei parlamentari da eleggere alla Camera e al Senato, allora non ci sarebbe stato più bisogno di queste pantomime che si stanno recitando a tutti i livelli, anche a quelli più alti della nostra Repubblica, perché si sarebbe dovuta applicare quella norma. Intervenuta la fase preelettorale di questa lunga vigilia elettorale, hanno prevalso i calcoli di natura meramente elettorale, che hanno indotto molte anime belle a recitare una parte sul proscenio e una seconda, diversa e opposta, nel retroscena del palcoscenico. Questa è la realtà.
Onorevoli colleghi, il voto degli italiani nel mondo è un vecchio sogno. Il primo disegno di legge in materia fu presentato in questo ramo del Parlamento, nel 1955, durante la II legislatura, da un senatore della Repubblica, l'onorevole Lando Ferretti. Successivamente questa specie di crociata – chiamatela pure sentimentale, o se volete spirituale – è stata abbracciata da Giorgio Almirante e poi perseguita, con la tenacia propria del montanaro, dal collega Tremaglia.
Ebbene, gli italiani che lo attendevano hanno ricevuto il messaggio della riforma costituzionale con grande gioia. Tutti ritenevano che si potesse realizzare, alla vigilia delle prossime elezioni politiche generali, il miracolo di una partecipazione massiccia al voto degli italiani nel mondo. Si è perso tempo prezioso e ciò non è avvenuto. La lunga attesa è stata seguita da una convulsa vigilia e poi dalla delusione.
Onorevoli colleghi, abbiamo deluso le attese, abbiamo frenato la speranza e non so se i vari colli di Roma abbiano partecipato in varia misura alla vicenda. Non basta proclamare intenzioni se poi non si adottano le procedure conseguenti per realizzarle. Vi è stato un gioco delle parti, o meglio un gioco dei partiti, in questa vicenda. Al Governo, qui rappresentato da due Sottosegretari, voglio però dire che il corso delle cose non si può fermare; non si può ritenere che questa specie di sogno avanzato, che ha coinvolto le rappresentanze governative, le ambasciate e i consolati presenti in tutto il mondo, possa rappresentare una copertura delle responsabilità che, come l'onorevole Danieli ricorda, sono state oggetto di dibattito anche nell'ambito dell'ultima Conferenza degli italiani nel mondo.
Esistono problemi immani relativi alla presenza negli Stati dove la nostra comunità è ampia, numerosa, articolata, rappresentata da uomini e donne impegnati ai più alti livelli e, nei suoi aspetti più popolari, dagli emigranti. La nostra organizzazione all'estero è insufficiente sia per l'evoluzione economico-sociale, lo sviluppo dei commerci e degli investimenti, sia dal punto di vista culturale.
Onorevole Danieli, se non si modifica sostanzialmente il bilancio dello Stato, se non si conferiscono al Ministero degli esteri le risorse necessarie per dar luogo, all'apertura di nuovi consolati (diversi Stati degli Stati Uniti d'America ne sono sprovvisti, in alcuni casi ne sono stati chiusi), è perfettamente inutile prevedere il voto. E' perfettamente inutile se la comunità italiana è abbandonata a se stessa, se per raggiungere il primo consolato si devono magari attraversare due Stati.
Occorrono maggiori risorse per la scuola e per la diffusione della lingua italiana all'estero. Continuiamo a ripetere che è necessario diffondere la cultura italiana nel mondo, ma se le scuole non esistono o le poche esistenti sono costrette a vivacchiare, che cultura vogliamo diffondere o difendere?
Senatore Migone, gli italiani si sono inseriti certamente nelle comunità dove vivono da decenni; talune famiglie da 50, 70 o 100 anni. Negli Stati Uniti ho avuto il padre, la madre, gli zii, i figli e i nipoti. Il sogno anche dei nipoti che non hanno mai visto l'Italia è quello di venire nel nostro Paese, e ne ho ricevuti tanti: dirigenti di banca, alti professionisti di ogni genere, che ricordano discorsi lontani, antichi, e che vogliono rivedere il nostro Paese.
MIGONE. Ma non votare.
SERVELLO. E' però un ricordo che si connette alla famiglia, non alla presenza dell'Italia attraverso le sue rappresentanze e le sue iniziative, naturalmente salvo eccezioni, perché in talune zone si fa molto, anche al di là delle risorse disponibili del Ministero degli esteri.
Onorevoli colleghi, bisogna che sia valorizzata questa comunità: decine di milioni di italiani, una forza immane. Quando affermiamo che cerchiamo le sinergie, con chi dobbiamo realizzarle, se non con gli italiani, con quelli che lavorano, che producono, che sono anche nella politica dei vari Stati sparsi per il mondo? Questo per me è il messaggio che dobbiamo avere dentro noi stessi, se non siamo soltanto dei ragionieri della politica, ma vogliamo considerare la politica come chi vi parla almeno l'ha sempre considerata, e cioè come una missione, un servizio. Non, quindi, il popolo italiano, gli italiani nel mondo, al servizio nostro, dei politicanti, ma noi al servizio di questa gente: gente che lavora, che produce, che dà ritorni, in termini di immagine e di cultura, al nostro Paese.
Io penso e spero che nella prossima legislatura questa legge, modificata o meno, e naturalmente armonizzata rispetto alle situazioni di carattere locale, con uno sviluppo ramificato e il più ampio possibile della presenza dei nostri consolati, ed anche eventualmente dei nostri consoli onorari, possa ridestare un po' dovunque le speranze che oggi appaiono piuttosto deluse. (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Schifani. Ne ha facoltà.