SCHIFANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si dirà che si è persa un'occasione; evidentemente è così. Le motivazioni probabilmente saranno devolute alla storia, e credo che la serenità del dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula semideserta la dica lunga sulla evidente obiettiva convergenza di tutte le forze politiche sull'impossibilità sostanziale di arrivare, alla vigilia della competizione elettorale e a pochi mesi dalla definitiva entrata in vigore della riforma costituzionale, ad una buona legge che garantisca a tutti gli italiani residenti all'estero di esercitare quel voto che viene loro costituzionalmente garantito.
Certo, si è mancata un'occasione; non posso astenermi dal dirlo, anche perché probabilmente ciò non sarebbe accaduto se gli organi legislativi competenti, quali la Commissione e l'Aula, non fossero stati distratti e distolti da questo compito per occuparsi di altri argomenti che notoriamente non erano destinati a divenire legge. Mi riferisco al tema del conflitto di interessi, già accennato dalla collega Pasquali, e ad altri fatti, come per esempio l'introduzione di questo provvedimento come emendamento ad una legge elettorale il cui esito era non tanto incerto, ma scontato per la non convergenza delle forze politiche.
Si sono persi dei mesi preziosi. Ciò nondimeno, il testo uscito dalla Commissione, pur con le obiettive difficoltà di tempo e di approfondimento che presentava, è apprezzabile e accettabile. Nel voto finale non sono state espresse manifestazioni di dissenso da parte della Casa delle libertà; in effetti, si tratta di un testo che ha dovuto confrontarsi con problemi oggettivi che sono emersi dal dibattito in Commissione grazie ad un'audizione dei Ministri degli esteri e dell'interno, che la Casa delle libertà ha opportunamente chiesto, senza con ciò mai e poi mai voler intralciare l'attività della Commissione stessa. Questo ci ha consentito di scoprire che vi erano delle impossibilità oggettive a che quel testo di legge che stavamo per discutere, in assenza della norma transitoria citata dalla relatrice, potesse essere applicato correttamente da parte del Governo.
Un'altra occasione mancata è stata la non approvazione in Aula, l'autunno scorso, di un importantissimo disegno di legge votato all'unanimità ai primi di settembre in Commissione esteri, che consentiva l'assunzione in via precaria di 250 contrattisti - se non ricordo male - da distribuire presso i consolati italiani in tutto il mondo. Ad essi veniva affidato l'incarico importantissimo di procedere all'aggiornamento degli elenchi AIRE, tenendo conto degli archivi consolari; si tratta di una attività essenziale e indispensabile, come confermano gli atti parlamentari che recano le dichiarazioni di chi partecipò a quell'attività legislativa e degli esponenti del Governo. Il testo, stranamente, nonostante fosse stato votato all'unanimità in Commissione, non vide mai la luce dell'Aula, non sappiamo per quale motivo, non certo per ragioni riconducibili all'opposizione. E' stata un'occasione mancata.
Credo che la prossima legislatura dovrebbe segnare delle tappe essenziali, sulle quali davvero occorre veramente un impegno politico di tutti. Come prima tappa, ancor prima dell'approvazione del provvedimento che garantirà agli italiani all'estero il diritto di voto, dovrà essere propedeuticamente approvato il disegno di legge n. 4726, che consentirà a chi governerà di aggiornare gli elenchi. Noi rischiavamo e rischiamo di attuare la legge non consentendo l'esercizio di voto a tutti gli italiani. Non ci sono i tempi nemmeno per attuare la proposta transitoria contenuta nel testo della relatrice che consentirebbe di votare soltanto a una fetta di italiani, non a tutti. Prendiamo atto che probabilmente non si è oggettivamente nella possibilità di garantire questa modalità di voto.
L'esame del disegno di legge evidenzia come questa proposta sia apprezzabile e come abbia affrontato in maniera serena e pacata le varie articolazioni delle problematiche, pur lasciando alcuni punti, non dico oscuri, ma da approfondire nel dibattito dell'Aula; per esempio, la costituzionalità o meno della riserva esclusiva dell'elettorato passivo agli italiani non residenti all'estero. Sono aspetti che l'Aula avrebbe potuto meglio focalizzare per risolvere, punti neutri, non di contrapposizione politica.
Credo allora che dovremmo partire da questo disegno di legge nel caso in cui il teso non diventasse legge a causa dell'imminente scioglimento delle Camere. E' doveroso partire da questa proposta, perché ad essa riconosciamo una credibilità; ma ancora prima – torno a ripeterlo - dovremmo immediatamente dotare il Governo di mezzi finanziari per consentire l'attuazione di un articolo di questo disegno di legge che segna una svolta giusta, una svolta di modernizzazione del nostro sistema elettorale, quello che prevede l'istituzione di un albo unico degli italiani residenti all'estero, che tenga conto della effettiva popolazione degli elettori che risiedono all'estero, al di là della iscrizione all'AIRE, un albo che denota e conferma i limiti di obsolescenza e di non adeguamento alla realtà dei fatti (vi sono iscritti defunti, persone delle quali non viene indicato il recapito, il domicilio, la reperibilità).
Questo testo introduce un principio forte, cui immediatamente va posta attenzione con una fonte legislativa propedeutica. Quando e se nella prossima legislatura approveremo questo disegno di legge, a quella data il Governo già dovrebbe essere in condizione di attuare le norme in esso contenute.
E' un'occasione mancata; sicuramente lo è anche se, come ha detto saggiamente il Presidente della Repubblica, la grande riforma in questa legislatura è stata fatta: è stata cambiata la Costituzione, si tratta di attuarla.
Dio non voglia che questa normativa - e noi ci batteremo perché non succeda - venga ricondotta tra quelle norme costituzionali che sono scritte e non trovano efficacia nel nostro Paese perché mancano i provvedimenti di attuazione. Mi riferisco, ad esempio, alla norma sui partiti: abbiamo una norma sancita in Costituzione, ma non abbiamo una legge attuativa e non sappiamo effettivamente ancora oggi cosa si debba fare per essere un partito, lo si lascia all'iniziativa o alla semplificazione dell'iniziativa. Dio non voglia che si ripeta questo. Noi assumiamo l'impegno che ciò non avvenga. Nello stesso tempo guardiamo ai nostri compatrioti, che ci osservano, non soltanto con fiducia, ma con un messaggio che vuole essere un impegno e un'assicurazione: potranno votare - credo che di questo si farà carico l'intera Aula - non appena, nella prossima legislatura, avranno una buona legge, che dovrà essere tale perché sarà approvata, ci auguriamo, quasi all'unanimità, così come è stata approvata all'unanimità la riforma costituzionale che ne sta alla base.
Sui diritti costituzionali non si scherza. Sull'attuazione dei diritti costituzionali e sul disegno delle regole della vita democratica del nostro Paese non ci si può dividere, o quantomeno ci si deve sforzare di non dividersi, e queste regole vanno condivise da tutti e non vanno approvate a semplice maggioranza, come ogni tanto si è visto fare in quest'Aula. (Applausi dai Gruppi FI e AN).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lauricella. Ne ha facoltà.