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Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1051 del 07/03/2001


PASQUALI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, il Presidente della Repubblica, nella fase iniziale del suo mandato al Quirinale, ha sottolineato l'importanza del ruolo degli italiani all'estero ed ha incontrato i rappresentanti degli organismi degli italiani nel mondo, rassicurandoli non solo sull'iter della legge costituzionale relativa alla modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, ma anche sul sollecito esame della legge ordinaria senza la quale non poteva esservi attuazione concreta e compiuta di un diritto che, come tale, è riconosciuto dalla nostra stessa Carta costituzionale.

Non molto oltre, la strada è apparsa facile una volta rimosso l'ostacolo dato dalle necessarie modifiche degli articoli 56 e 57, dopo che in precedenza si era modificato l'articolo 48. Ci siamo illusi: il disegno di legge ordinaria è rimasto in Commissione.

È inutile ora rivangare o porre eccessivamente rilievo su quello che noi dell'opposizione abbiamo osservato più volte in quella sede, condannando la circostanza che questo provvedimento fosse stato ad un certo punto inserito nella legge elettorale che era fin troppo facile prevedere imponesse, nella migliore delle ipotesi, tempi lunghissimi nella difficoltà di trovare una convergenza.

Un rilievo comunque ci permettiamo di avanzare nei confronti del Governo. In questo periodo di stallo poteva intanto essere dato inizio a quelle procedure che potevano prescindere da un provvedimento legislativo.

Comunque, debbo dire che, una volta ripreso l'esame in Commissione, è stato constatato (questo discorso è riferibile in particolare alla relatrice e ai Sottosegretari di Stato sia per gli affari esteri che per l'interno), anche da parte nostra, che vi è una comunione di intenti per risolvere il problema dei tempi rispetto agli adempimenti necessari.

D'altronde, avevo già rilevato, in sede di approvazione della legge costituzionale modificativa degli articoli 56 e 57 della Costituzione, come quella che era stata a lungo una battaglia condotta quasi esclusivamente dalla destra era divenuta patrimonio comune.

La relatrice, senatrice D'Alessandro Prisco - che è stata vicina ai nostri connazionali all'estero in più occasioni e, in particolare, in occasione della prima Conferenza degli italiani nel mondo - ha dimostrato sensibile attenzione rispetto ai tempi e ai correttivi necessari per permettere la prima applicazione, già con le prossime elezioni, di questo disegno di legge: di questo dobbiamo esserle sinceramente grate.

Ora, questo traguardo non si presenta più come possibile per lo scadere dei tempi. Mi permetto però di osservare che, poiché il disegno di legge è stato approvato in Commissione il 22 febbraio ultimo scorso, ci sarebbero stati teoricamente i tempi tecnici, qualora si fosse portato il provvedimento in Aula nella settimana dal 27 febbraio al 1° marzo, per trasferirlo poi alla Camera in questa settimana, sia pure in limine rispetto all'ultimo scorcio della legislatura.

La maggioranza invece ha voluto privilegiare, rispetto a qualsiasi altro disegno di legge, quello sul conflitto di interessi, la cui approvazione in Senato avrebbe potuto dare una soddisfazione relativa, benché di rilevante segnale politico, visto che doveva necessariamente escludersi il completamento dell'iter con l'approvazione da parte dell'altro ramo del Parlamento.

Per una legge impossibile nel completamento del suo iter è stata sacrificata una legge possibile e anzi doverosa. Dovremmo ora consolarci con la considerazione che l'approvazione in Senato ha un suo alto significato politico che non disconosciamo. Non so però se la penseranno nello stesso modo tutti i nostri connazionali all'estero: non so se l'aver permesso loro di contare finalmente su un completamento dell'iter per essere delusi all'ultima ora, non renderà arduo per il Presidente della Repubblica affrontare questo difficile tema in occasione della sua visita in Sud America.

Io so quanto soffra del mancato compimento dell'iter l'onorevole Mirko Tremaglia, che ha combattuto lungo l'arco di 30 anni ed oltre, per la realizzazione di questo sogno, facendone una ragione di vita e che non si è arreso fino all'ultimo, chiedendo al Capo dello Stato persino di protrarre del tempo necessario lo scioglimento delle Camere.

Mi auguro che oggi in quest'Aula venga praticamente preso l'impegno solenne di dare priorità, nella prossima legislatura, a questa legge attuativa, per giungere finalmente, dopo decenni, alla realizzazione dell'antico sogno dei nostri fratelli lontani. Al recente Consiglio generale degli italiani all'estero lo abbiamo promesso; siamo in ogni caso debitori più che mai nei confronti dei nostri connazionali all'estero, di questi italiani che hanno portato con il loro lavoro, i loro sacrifici, la loro duttile intelligenza, il nome del nostro Paese in qualsiasi angolo del mondo, con l'orgoglio ancora avvertito di essere, prima di ogni altra cosa, cittadini italiani. (Applausi dai Gruppi AN e FI e del senatore Gubert).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stiffoni. Ne ha facoltà.