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Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1051 del 07/03/2001


MIGONE. Signor Presidente, colleghe e colleghi, ho soltanto cinque minuti a disposizione per parlare in dissenso rispetto al mio Gruppo.

Definirei questa una vicenda di normalità elusa, perché noi alla fine non siamo in grado di fare come tutti gli altri Paesi, dell'occidente e non solo dell'occidente, che fanno votare, com'è normale, tutti i loro cittadini e le loro cittadine che sono temporaneamente all'estero. E non si tratta soltanto di privilegiati, ma di marittimi, di soldati, eccetera; siede davanti a me il sottosegretario Brutti che conosce bene queste cose.

Noi abbiamo rinunciato a questo per inseguire - non c'è più il rappresentante della Lega Nord - con fin troppo accanimento (e mi dispiace proprio parlare in dissenso dal mio Gruppo da questo punto di vista) un disegno che proprio nella formulazione della legge applicativa rivela tutte le sue contraddizioni. La Costituzione dev'essere applicata, oppure dev'essere modificata, oppure, come io mi auguro in questo caso, dev'essere rimodificata, perché vediamo come, nel momento della stesura, pur con i lodevolissimi sforzi che sono stati compiuti, si finisce per ledere dei fondamentali interessi di politica estera del nostro Paese e rendere, soprattutto, un cattivo servizio a coloro a cui questa legge è diretta, cioè i nostri emigranti, che hanno come primo interesse di integrarsi nel Paese di emigrazione e, soprattutto, non essere messi in contraddizione tra le loro radici e la loro nuova collocazione.

Faccio qualche rapidissimo esempio. È stato migliorato il testo per quanto riguarda gli accordi con gli altri Paesi, ma esso contiene - come ha già sottolineato il senatore Marchetti - ancora la vaga forma "ove possibile". Provate ad immaginare, onorevoli colleghi, che cosa succederebbe nel nostro Paese se si indicesse una campagna elettorale e delle elezioni sul nostro territorio nell'ambito di una significativa comunità di immigrati, senza accordi con il nostro Paese. Non possiamo fare agli altri ciò che non vogliamo sia fatto a noi stessi.

Viene poi presa in considerazione l'esigenza dell'omogeneità di questi accordi, ma viene trascurato, per esempio, un elemento fondamentale di omogeneità, e quindi di parità di condizioni degli elettori e degli eletti, cioè quello dell'accesso ai media.

Terzo esempio. La creazione del collegio mondiale viene elusa nel momento in cui si reintroducono le ripartizioni, che molti Paesi nostri amici rifiutano, anche se sono state meglio confezionate rispetto alla versione originaria.

Guardate che questi sono nostri interessi di politica estera fondamentali. Non basta dire che la questione non li riguarda. A parte il fatto che li riguarda dal momento che tutta la vicenda si svolge sul loro territorio, ma c’è comunque una bilateralità di rapporti che deve essere rispettata.

Potrei intrattenervi a lungo, ma non ne ho la possibilità, per quanto riguarda le procedure. Si tratta di una norma che viene inserita nel testo, ma che di fatto è transitoria, che rivela l’imbarazzo degli estensori del testo; pone in essere una procedura che per la disparità di condizioni nei diversi Paesi potrebbe dare luogo ad una valanga di ricorsi. La scorciatoia di basarsi sugli elenchi dell’AIRE che, com’è noto, non sono quello che dovrebbero essere, rivela anche qui un fondamentale imbarazzo.

Mi auguro che anche coloro che con sincerità hanno sostenuto questo sforzo nella prossima legislatura riflettano e si rendano conto che la difficoltà di queste norme di applicazione non sta in giochi tattici che, per carità, possono sempre esserci; ma, nel momento in cui si applica una premessa che non regge la prova dei fatti, si rivela ciò che forse in una prima fase non era interamente chiaro quando abbiamo votato queste modifiche costituzionali. (Applausi dal Gruppo DS e dei senatori Vertone Grimaldi e Giaretta).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Servello. Ne ha facoltà.