MARCHETTI. Signor Presidente, è nota la nostra contrarietà alle scelte fin qui compiute per consentire l'esercizio del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all'estero. Non ci ha convinti la scelta effettuata con la legge costituzionale 17 gennaio 2000, n. 1, con la quale è stata istituita la circoscrizione Estero, alla quale sono stati assegnati seggi nel numero stabilito da successiva norma costituzionale.
Le discussioni degli ultimi tempi, gli approfondimenti svolti in Commissione affari costituzionali, con la collaborazione del Governo, con l'intenso impegno della relatrice, ci hanno ulteriormente convinti delle difficoltà di assicurare un voto all'estero personale, uguale, libero e segreto, come richiesto dall'articolo 48 della Costituzione.
Ricordo, in particolare, l'intervento del sottosegretario di Stato per gli affari esteri Danieli, testé intervenuto con grande senso di equilibrio. Le sue considerazioni, che riprendono quelle svolte in 1a Commissione, lasciano aperte le perplessità già espresse.
Il sottosegretario Danieli evidenziava già, il 24 gennaio scorso, che le operazioni di revisione e di bonifica delle anagrafi consolari risultano particolarmente lunghe e complesse, mentre l'anagrafe degli italiani residenti all'estero gestita dal Ministero dell'interno e dai comuni, su cui si basa l'intero esercizio elettorale, fornisce dati che rispecchiano solo parzialmente, e spesso in maniera incompleta o inesatta, la dislocazione effettiva dei nostri connazionali all'estero.
Del resto, intervenendo poc'anzi, il Sottosegretario ha ribadito l'esigenza di pervenire ad un’anagrafe unica, che certifichi veramente la situazione esistente. Egli sottolineava in Commissione, nel mese di gennaio, che occorre tempo per realizzare operazioni vaste e complesse, difficili da gestire, quali quelle previste nel disegno di legge in esame. Ha inoltre ricordato la difficoltà di raggiungere intese con i Paesi extraeuropei per regolare lo svolgimento in loco della campagna elettorale. E' però evidente che queste intese sono necessarie. Si va ad un voto mondiale, ma il sottosegretario Danieli ha ribadito poco fa che le intese esistenti sono soltanto a livello dell'Europa comunitaria.
Non soddisfa la scelta compiuta in proposito dall'articolo 17 del disegno di legge. Ci si chiede come sia possibile, in mancanza di intese, che la campagna elettorale si svolga nel rispetto dei principi di parità di trattamento dei partiti politici e dei candidati, di libertà di riunione e di propaganda politica.
Ci si chiede come sia possibile, in mancanza di intese, garantire che nessun pregiudizio possa derivare per il posto di lavoro e per i diritti individuali degli elettori e dei cittadini italiani in conseguenza della loro partecipazione alle elezioni e alla campagna elettorale. Sembrerebbe che la principale finalità dell'intesa, così come configurata nel disegno di legge, sia quella di rendere possibile il voto per corrispondenza, che invece riteniamo debba essere sempre escluso.
Signor Presidente, colleghi, consentitemi di dire che l'eventuale voto in zona Cesarini di questo disegno di legge avverrebbe senza avere ben valutato (nonostante, ripeto, l'intenso impegno dei colleghi della Commissione, a partire dalla relatrice) la possibilità di dare attuazione alla normativa per le prossime elezioni. Non è chiaro nemmeno il numero degli aventi diritto al voto, anzi i dati AIRE e quelli dei consolati sono enormemente divergenti.
Il buonsenso suggerirebbe almeno di non esporre la nostra democrazia ad una possibile, anzi probabile pessima prova. Troppo promesse sono state fatte da più parti politiche in questi ultimi anni e mi auguro che la consueta cautela preservi il Presidente della Repubblica nelle sue visite all'estero nei prossimi giorni.
Tutti questi dubbi e queste perplessità ci confermano, signor Presidente, colleghi, nella nostra contrarietà al disegno di legge.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Onofrio. Ne ha facoltà.