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Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1051 del 07/03/2001


LAURICELLA. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, desidero sottolineare il valore di questo dibattito e di questa seduta del Senato, che vuole essere, ed è certamente, un segnale ai milioni di cittadini italiani residenti all'estero che aspettavano in questa legislatura di poter esercitare il diritto di voto. Lo avevano richiesto in diverse occasioni: attraverso le riunioni dei loro Consigli degli italiani all'estero, attraverso le deliberazioni del Consiglio generale degli italiani all'estero, attraverso quel grande dibattito che ha riempito la Conferenza di Roma e le cinque Conferenze nazionali. Ed erano incoraggiati e speranzosi di potere ottenere l'esercizio di questo diritto fin dalle prossime elezioni per il fatto che si stava elaborando in Parlamento un'ottima legge.

Quella che abbiamo in discussione questa sera è una buona legge. Certamente se un difetto le si può trovare, è nel fatto che non si è visto un grande impegno volto alla predisposizione di modifiche costruttive volte alla sua realizzazione. Si è visto, invece, da alcune parti un tentativo di approfondimento senza obiettivi precisi: il bisogno di sentire l'intervento di tutti i parlamentari di alcuni Gruppi, di sentire il Governo nei suoi diversi Ministeri, addirittura da parte di qualcuno il bisogno di sentire i funzionari, i direttori generali, i collaboratori dei Ministri; il tutto in una manovra che non possiamo che definire dilatoria.

Se per l'approvazione definitiva di questa legge sarebbero sufficienti ancora poche altre settimane, allora vuol dire che queste manovre, questo eccesso di richieste di audizioni, di approfondimento continuo, di rinvii senza l'apporto di proposte di modifica hanno certamente avuto un peso, hanno determinato qualcosa.

Eppure, a mio giudizio, la normativa portata alla nostra discussione è ottimale. Certo, si tratta di una legge molto innovativa sulla quale il Parlamento italiano si misura per la prima volta e in riferimento alla quale non è azzardato rilevare caratteristiche di sperimentalità, così come ha sottolineato l'onorevole relatrice. E' chiaro però che su una normativa del genere - anche quando sarà approvata nella prossima legislatura - bisognerà ritornare.

Il Parlamento italiano è stato costretto a ritornare sull'intero complesso normativo che riguarda gli italiani residenti all'estero in più occasioni: due volte nel caso della legge sui Comitati degli italiani all'estero (COMITES), due volte su quella concernente il Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE); anche in questi casi si trattava di materia sperimentale.

Di fronte al risultato raggiunto, a nome del Gruppo dei Democratici di Sinistra che rappresento, non posso non riconoscere il lavoro svolto dalla senatrice D'Alessandro Prisco nell'aver costruito il consenso unanime all'interno della 1a Commissione su questa proposta di legge e, soprattutto, per avere percorso tutto l'innovativo iter costituzionale: due modifiche costituzionali nel corso di una legislatura in un periodo in cui il Parlamento non è stato particolarmente prodigo di riforme!

Sulle questioni che hanno riguardato gli italiani residenti all'estero invece l'accordo si è raggiunto e, malgrado l'infortunio di quel 29 luglio che vide la bocciatura alla Camera dei deputati della legge concernente la modifica dell'articolo 48 della Costituzione, il Parlamento è riuscito a ritornare su tale materia, producendo peraltro una riforma costituzionale. E questo è un risultato fondamentale di cui il Parlamento può essere orgoglioso e il mondo degli italiani residenti all'estero può essere soddisfatto.

Nell'amarezza di non poter esercitare questo voto fino alla prossima legislatura penso vi sia comprensione tra gli italiani residenti all'estero, tra coloro che nel CGIE hanno lavorato con forza alla redazione di questa legge, comprensione per coloro che, attraverso l'esperienza nei Comitati degli italiani all'estero, si sono impegnati per avere una voce a cui avevano diritto.

Desidero così rispondere anche alle critiche che da tempo affettuosamente ci rivolge il senatore Migone verso il quale provo stima e affetto. Vorrei quindi ritornare sul fatto che non siamo all'anno zero per le elezioni italiane all'estero; vi sono già state le elezioni del Parlamento europeo e un voto degli italiani residenti all'estero già c'è, anche se si realizza con grande difficoltà.

Ma questo cosa significa? Forse che perché si realizza con grande difficoltà non bisogna realizzarlo e bisogna privare milioni di cittadini italiani del loro diritto al voto?

Vorrei ritornare sul fatto che gli italiani residenti all'estero non sono quelle decine di milioni di cui si parla. Vi è un interesse del nostro Paese, che ha lavorato e dovrà continuare a lavorare per l'integrazione dei suoi cittadini che vivono per lungo tempo in altri Paesi.

In questo caso si tratta di cittadini, di elettori italiani che hanno avuto e hanno diritto di voto e che non hanno la possibilità di esercitarlo: dovrebbero percorrere migliaia di chilometri per venire dall'America o dall'Australia dove lavorano per esercitare il diritto di voto di cui godono nel loro Paese di appartenenza. A questi cittadini italiani si garantisce l'esercizio di un diritto e non un diritto garantito da tutti gli articoli della Costituzione; non vi è nessuna voglia né intenzione di limitare la sovranità di altri Paesi.

In questi giorni, passando per Ribera, un paese dell'agrigentino, ho notato un gruppo di tunisini che discutevano animatamente; ebbene, stavano votando per eleggere il loro Parlamento. Del resto, questo lo fanno anche i cittadini croati e quelli portoghesi in Italia e nessuno credo ritenga che interferiscano in qualche modo negli affari dell'Italia semplicemente perché eleggono il loro Parlamento.

Sono convinto che il Parlamento italiano dovrà tornare su questi argomenti nel corso della prossima legislatura, nell'ambito della quale sarà necessario ripercorrere questo cammino che dovrà avere inizio dalle leggi elettorali. Secondo qualcuno avremmo bloccato questo provvedimento semplicemente perché abbiamo voluto associarlo alla legge elettorale; ebbene, ritengo che proprio quello fosse il suo terreno naturale e di una legge elettorale il nostro Paese avrebbe avuto grande necessità. E se non abbiamo una legge elettorale è anche perché non abbiamo anche una legge in materia di diritto di voto agli italiani residenti all'estero.

Non esiste alcun rapporto con altre normative che saranno o non saranno approvate, visto che era giusto che su problemi enormi come quelli in materia di conflitto di interesse il Parlamento potesse dire la sua.

In merito al voto degli italiani all'estero, sono dell'avviso che nella presente legislatura il Parlamento sia riuscito a trovare un'intesa, producendo un enorme lavoro e attuando una riforma della Costituzione alla quale si lavorava da tanto tempo.

Non è vero che qualcuno abbia riso quando il senatore D'Onofrio ha presentato un disegno di legge di questo tipo dal momento che io stesso nel 1992 presentai una proposta di legge che verteva su questa materia e nessuno rise, anzi allora il Parlamento approvò in prima lettura le proposte del Governo, dell'allora ministro Elia, ma il provvedimento non andò in porto perché vennero sciolte le Camere.

Durante la XII legislature alcuni disegni di legge su questa materia furono approvati in prima lettura dal Parlamento, ma anche in questo caso non arrivarono a conclusione perché dopo due anni vi fu lo scioglimento delle Camere.

La XIII legislatura finalmente riesce a produrre il risultato di unificare il Parlamento in uno sforzo solidale verso riforme di questa importanza e sono orgoglioso che ciò sia avvenuto mentre una maggioranza di centro-sinistra governava l'Italia ed era maggioranza nel Parlamento. Questo è il segnale che il centro-sinistra vuole lanciare agli italiani all'estero in tal senso impegnandosi anche per quanto riguarda la prossima legislatura.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.