*GUBERT. Signor Presidente, ci sono due tipi di interesse alla rappresentanza dei nostri emigrati. Uno è l'interesse a rappresentare la collettività in quanto residente all'estero, l'altro è l'interesse a partecipare alla vita politica della zona di origine.
A mio avviso, in questo disegno di legge non c'è equilibrio tra queste due esigenze. Si è privilegiata nettamente la prima e anche in maniera non molto coerente (perché si riservano, per esempio, solo 4 su 12 deputati a rappresentare le varie collettività distribuite sul territorio) e si è trascurata la seconda. Mi sembra fuori luogo impedire ad un residente all'estero di candidarsi in Italia e non riesco a capire come una norma del genere non sia incostituzionale.
Non capisco perché bisogna rinnovare l'opzione di volta in volta quando si potrebbe mantenerla salvo revoca. Non si capisce perché non si possa votare per corrispondenza in Italia visto che così si vota dall'estero. Non si capisce perché chi viene in Italia non abbia più diritto ad avere le agevolazioni per i viaggi. Quindi, la prima osservazione riguarda uno squilibrio tra chi decide di votare in Italia e chi decide di votare all'estero.
Una seconda osservazione riguarda l'operazione di centralizzazione delle liste elettorali, sottraendole ai comuni. Vorrei far notare come le elezioni non si tengono solo a livello nazionale, ma anche a livello regionale, provinciale, comunale. Il Governo gestisce tutto dal centro, mentre credo che il comune debba rimanere il riferimento principale dell'anagrafe dei propri residenti all'estero; semmai, il Governo deve coordinare, integrare, correggere e stimolare.
Devo anche dire che c'è una contraddizione tra gli articoli 1 e 4 del disegno di legge, laddove si dice che qualora i cittadini non ricevano le cartoline o i plichi elettorali possono votare in Italia, e l'articolo 5, laddove prevede che il Governo comunichi ai comuni soltanto i nominativi degli elettori che hanno fatto l'opzione per il voto in Italia: ciò vuol dire che una parte dei cittadini che può votare in Italia non figurerà negli elenchi comunali.
Ci sono poi una serie di osservazioni minori. Per esempio, una certa macchinosità nella presentazione delle liste: voi pensate che tutti siano ricchi e possano venire a Roma a presentarle, oppure che siano solo le associazioni e i partiti che lo possano fare, ma credo che si debba dare la possibilità di presentare queste liste anche a emigrati a livello decentrato.
Non si capisce, poi, perché si debba votare in anticipo rispetto all'esaurimento della campagna elettorale, quando si può benissimo trovare il modo per eliminare questo anticipo del voto che sostanzialmente toglie la possibilità agli emigrati di partecipare pienamente al dibattito elettorale nazionale. Infine - come hanno rilevato anche altri colleghi - la norma transitoria risulterebbe assai tranchant, poco rispettosa del nuovo sistema, e comunque tale da non poter essere praticamente applicata.
Per questi motivi, signor Presidente, mi rammarico che non siamo arrivati a concretizzare questo voto, ma se questo all'esame fosse stato il testo da approvare in via definitiva, salvo correzioni, avrei votato contro.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pasquali. Ne ha facoltà.