D'ONOFRIO. Signor Presidente, onorevoli sottosegretari, onorevole collega D'Alessandro Prisco, desidero soltanto ricordare che nella legislatura che andò dal 1992 al 1994 ero esponente del Gruppo democratico cristiano alla Camera e presi un'iniziativa considerata allora molto stravagante. In base ad essa, si prevedeva che gli italiani all'estero potessero eleggere direttamente all'estero alcuni loro rappresentanti nel Parlamento italiano.
Lo sostenni allora (parlo di un periodo che risale a sette-otto anni fa) perché ciò avrebbe consentito al Parlamento italiano di aprirsi a quella straordinaria realtà che è costituita dalla grande Italia nel mondo, che nel corso di oltre centocinquanta anni è stata rappresentata da milioni di nostri emigranti, non pochi dei quali sono rimasti legati alla madrepatria come cittadini.
Quell'iniziativa allora fu accolta con molta ironia e fu respinta con sdegno; non avrei mai immaginato che potesse diventare legge costituzionale della Repubblica. Lo è divenuta in questa legislatura, e devo dire che sono particolarmente lieto che abbia registrato un simile successo, perché non vi è dubbio che si tratta di una straordinaria novità che, quando consentirà concretamente agli italiani all'estero di partecipare alle elezioni per il Parlamento nazionale, farà del nostro il primo Parlamento nazionale, dopo quello portoghese (ma credo certamente molto di più), che si apre alla realtà della globalizzazione, in termini assolutamente nuovi.
Si tratta di un cambiamento straordinario, non di un cambiamento banale. Non è soltanto il riconoscimento, più che necessario, del diritto di voto, che come tutti sappiamo può essere esercitato anche mediante il voto per corrispondenza: si tratta invece del radicamento, fuori dei confini nazionali, di una parte della rappresentanza nazionale.
Credo che non abbiamo riflettuto a sufficienza sulla straordinaria novità di questo fatto e mi auguro che il tempo che sarà davanti a noi, non potendosi procedere ora all'approvazione e all'esecuzione della legge in questa tornata elettorale, verrà utilizzato riflettendo su che cosa sostanzialmente essa significa. Faremo le nostre valutazioni anche sul modo migliore per rendere attuabile questo diritto degli italiani all'estero.
Perché vorrei dire che non è solo il riconoscimento dell'italianità nel mondo: quello relativo al voto degli italiani all'estero fa parte di una serie di interventi che, insieme alla rivalutazione della lingua italiana, della civiltà e della storia italiana tra i milioni di nostri emigrati, al ricongiungimento ideale con la Patria italiana, potranno rappresentare una nuova e straordinaria ricchezza per il Paese e quindi per il Parlamento, che rappresenta il Paese nel senso migliore del termine.
Anche noi, in qualche misura, siamo rammaricati che sia difficile dare attuazione in questa fase a una legge che, attuando le nuove norme costituzionali, consenta agli italiani all'estero di votare nelle imminenti elezioni politiche. Vorrei dire però che questo rammarico si unisce alla consapevolezza – l'ho detto in Commissione, i colleghi Sottosegretari lo hanno sentito, così come la collega D'Alessandro Prisco – che non si tratta di una questione politica di questa o di quella parte, che si tratta invece della constatazione di un insieme di problemi giuridici che riguardano la concretezza del diritto di voto, la certezza delle persone che hanno quel diritto, la possibilità di discriminare tra residenti e non residenti in Italia rispetto all'elettorato passivo. Non è questione di poco conto, essendo una norma costituzionale fondamentale quella che riconosce ai cittadini italiani il diritto di essere eletti nelle assemblee rappresentative, mentre per gli italiani residenti all'estero è necessaria una modifica di questa disposizione.
La nostra convinzione rimane che, fatte le modifiche costituzionali che hanno introdotto il principio di un Parlamento nazionale rappresentativo della italianità nel mondo – cosa di enorme rilievo, probabilmente maggiore di quanto ci si è resi conto fino ad ora – se occorrerà valutare con più attenzione le disposizioni tecniche per rendere certo l'esercizio del diritto, non sarà tempo perduto, ma tempo ben impiegato.
Vorrei soltanto dire che, se questa discussione non può terminare con l'approvazione di un disegno di legge che prevede il voto degli italiani all'estero nelle prossime elezioni politiche, non mettiamo per troppo tempo a dormire il problema. E' una questione che dobbiamo affrontare nel nuovo Parlamento: dobbiamo affrontarla con il consenso delle nostre rappresentanze diplomatiche, con il concorso e il consenso delle nostre strutture comunali (quelle preposte alla tenuta dei registri degli italiani all'estero, fondamentali per la concretezza del diritto di voto in quanto tale). Dobbiamo fare in modo che le decisioni che prenderemo in futuro consentano agli italiani di votare contemporaneamente; di questo si è trattato in Commissione e vorrei che in futuro si evitasse una analoga constatazione della impossibilità di onorare i termini del voto degli italiani in Italia e di quelli del voto degli italiani all'estero.
Esprimo sentimenti di particolare gioia, per il fatto che sono già intervenute le nuove norme costituzionali, e di rammarico (ma non straordinariamente negativo, certamente non di parte politica) per il fatto che gli italiani all'estero non potranno votare in queste elezioni. Ho appena letto un'agenzia di gruppi di giovani italiani dell'Uruguay: essi fanno presente che, certo, il diritto di voto è fondamentale, ma forse lo sentono più importante i nonni, i bisnonni, piuttosto che i giovani italiani, i quali vorrebbero un impegno maggiore per la lingua italiana, per la professionalità, per l'educazione, per il ritorno a studiare la storia italiana da parte dei figli e dei nipoti degli emigrati che probabilmente non hanno potuto farlo in Italia.
Vorrei che prendessimo complessivamente coscienza del fatto che il riconoscimento del lavoro degli italiani nel mondo non si può realizzare con il solo voto, che rappresenta la base per un ragionamento più complessivo.
Per queste ragioni, signor Presidente, il CCD continua a partecipare alle discussioni su questo tema, consapevole che si potrà giungere, non oggi ma nei prossimi mesi, al risultato definitivo utile per il voto degli italiani all'estero. (Applausi dai Gruppi CCD, FI e AN).
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il senatore Gubert. Ne ha facoltà.