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Legislatura 13Ş - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1051 del 07/03/2001


Discussione dei disegni di legge:

(838) MINARDO. – Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero

(1170) LAURICELLA ed altri. – Modalità di voto e di rappresentanza dei cittadini italiani residenti all’estero

(1200) MELUZZI e DE ANNA. – Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero

(1962) COSTA. – Norme per l’esercizio del diritto di voto all’estero dei cittadini italiani residenti oltreconfine

(2222) MARCHETTI ed altri. – Norma per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani non residenti nel territorio della Repubblica

(4010) LA LOGGIA ed altri. – Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 838, 1170, 1200, 1962, 2222 e 4010.

Ricordo che i tempi sono stati ripartiti e che dobbiamo chiudere la seduta entro le ore 23, ma io mi auguro anche prima.

La relazione è stata già stampata e distribuita.

La relatrice, senatrice D'Alessandro Prisco, ha chiesto di integrare la relazione scritta. Ne ha facoltà.

D'ALESSANDRO PRISCO, relatrice. Signor Presidente, vorrei fare una brevissima considerazione, in quanto mi rifaccio alla relazione scritta per quanto riguarda il merito del provvedimento.

Esprimo una grande soddisfazione perché finalmente questo provvedimento riesce ad approdare nell’Aula del Senato dopo l’approfondito e anche prolungato lavoro che vi ha dedicato la Commissione affari costituzionali. Come i colleghi sanno, questa legge costituisce il completamento di quel percorso che abbiamo iniziato e che ci ha portato a notevoli risultati, cioè la modifica di tre articoli della Costituzione essenziali per consentire agli italiani residenti all’estero di esercitare il loro diritto di voto senza l’obbligo di tornare in Italia. Quindi, la legge ordinaria prescritta dall’articolo 48 della Costituzione è l’oggetto di questo provvedimento.

Nel merito, ripeto, rinvio alla relazione scritta. Voglio solo sottolineare che abbiamo dovuto compiere un lavoro piuttosto complesso e approfondito. Credo che lo abbiamo svolto nel modo migliore di cui siamo stati capaci, anche se è, naturalmente, perfettibile.

L’unica amarezza, in questa soddisfazione che ho espresso all’inizio, è costituita dal fatto che purtroppo ci troviamo ad iniziare la discussione in un momento conclusivo del lavoro di questo Parlamento, della XIII legislatura. Temo che questo fatto renderà complesso, se non impraticabile, il contenuto di quell’articolo che avevamo introdotto proprio nella speranza di realizzare la possibilità dell’esercizio del diritto di voto anche nelle prossime elezioni, cioè quelle norme transitorie che sono contenute all’articolo 23.

A questo punto, credo che dobbiamo renderci conto della situazione e altresì comprendere - mi permetto di dire - il valore e il contenuto del provvedimento, rispetto al quale chiedo ai colleghi di prestare la massima attenzione possibile.

PRESIDENTE. Prima di aprire la discussione generale, ha chiesto di parlare il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.

DANIELI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anch’io voglio esprimere, da un lato, soddisfazione, così come ha fatto la relatrice, senatrice D’Alessandro Prisco, e nello stesso tempo amarezza, perché mi rendo conto che siamo arrivati ormai alla fine della XIII legislatura, con tempi contratti, e ho la sensazione che la legge ordinaria, anche per le ragioni che poi saranno illustrate dal sottosegretario Brutti, probabilmente avrà difficoltà ad essere attuata.

Esprimo da un lato soddisfazione perché (come ricordava giustamente il Presidente della Repubblica, ma come ha ricordato anche in diverse occasioni, compresa l’ultima Assemblea generale del Consiglio degli italiani all’estero, l’onorevole Mirko Tremaglia) un grande risultato è stato raggiunto, quello di due modifiche costituzionali, relative all’articolo 48 e agli articoli 56 e 57; modifiche attese per molti anni, anzi per la verità per alcuni decenni; modifiche compiute in questa legislatura; modifiche che segnano una tappa fondamentale per la concreta realizzazione del diritto di voto, già riconosciuto naturalmente ai nostri connazionali all’estero, ma scarsamente esercitato per le note difficoltà connesse al rientro in Italia e all’espressione del voto presso i seggi.

Questo è un risultato, una tappa che dev'essere ricordata. Abbiamo lavorato al progetto di una legge attuativa delle modifiche costituzionali, io credo, con grande impegno; è venuto fuori un disegno di legge interessante, sperimentale, nel senso che è la prima volta che nell'ordinamento italiano si introducono strumenti quali il voto per corrispondenza, l'opzione, il meccanismo attuativo della circoscrizione Estero.

È un buon disegno di legge, che naturalmente può essere ancora migliorato, in cui sono contenuti elementi di grande innovazione, quale, ad esempio, la realizzazione, finalmente, dell'anagrafe unica degli italiani residenti all'estero, la cui mancanza è stata un fattore perdurante nel sistema italiano che ha creato, nel corso degli anni, anzi nel corso dei decenni ormai, una diversità dal punto di vista dell'individuazione dei connazionali residenti all'estero, anche in connessione con l'esercizio del diritto di voto; tale diversità si supera, appunto, attraverso la realizzazione dell'anagrafe unica.

C'è la previsione di cui all'articolo 6, relativa all'individuazione delle ripartizioni nell'ambito della circoscrizione Estero, individuazione che il Governo ha condiviso al fine di garantire ad ogni grande area geografica una rappresentanza parlamentare, tenendo conto della diversa dislocazione e della diversa consistenza delle nostre comunità all'estero.

Sono previste le intese, che in qualche caso sono già state realizzate (si tratta, naturalmente, dei Paesi appartenenti all'Unione europea, nei quali gli italiani residenti all'estero hanno già avuto la possibilità di esprimere il proprio voto presso seggi organizzati nei nostri consolati), mentre altre intese dovranno essere negoziate con i Paesi non appartenenti all'Unione europea. È infine prevista l'estensione di questa normativa al referendum.

Dunque, in questo disegno di legge vi sono elementi assolutamente positivi. Dovrà sicuramente essere realizzato un lavoro di integrazione per quanto riguarda gli italiani temporaneamente residenti all'estero, per i quali credo che vada sviluppata un'iniziativa al fine di consentire anche a loro - naturalmente non nell'ambito della circoscrizione Estero - l'esercizio del diritto di voto in loco. Ormai gli italiani temporaneamente residenti all'estero assommano a un numero considerevole: basti pensare agli italiani impegnati all'estero per lavoro e ai nostri militari che partecipano a missioni di pace nei diversi Paesi. Questo è un problema per il quale è necessaria un'integrazione.

Abbiamo lavorato - lo ricordava prima la senatrice D'Alessandro Prisco - all'elaborazione di una norma transitoria, proprio per cercare di dare un'immediata attuazione alle riforme costituzionali. Oggi anche questa norma transitoria incomincia ad avere un po’ il fiato corto (ma su questo interverrà più puntualmente il sottosegretario Brutti), prevedendo essa stessa, alla lettera c), una serie di adempimenti in capo alla Ministero dell'interno. Ma abbiamo lavorato a questa norma transitoria proprio per cercare di dare attuazione alle modifiche costituzionali. Chiaramente si tratta di una norma transitoria che in qualche modo brutalizza le disposizioni previste a regime dall'articolato.

La disposizione transitoria muove dall'esigenza dell'immediata attuazione e sconta evidentemente l'urgenza che ha dettato la stesura della norma di cui all'articolo 23. Nella norma transitoria scompare, infatti, il diritto di opzione previsto dalle norme a regime. Per l'invio diretto del plico elettorale vi è una esclusiva di attribuzioni in capo al Ministero degli esteri e alla rete diplomatica consolare, mentre tutti gli oneri sono conferiti al Ministero dell'interno. Vi è quindi una semplificazione, forse un po' estrema, dettata dall'esigenza dell'urgenza.

Signor Presidente, dopo una rassegna degli elementi positivi che ho riscontrato nel lavoro compiuto, ricordo in conclusione che la tappa fondamentale è quella della modifica costituzionale. In maniera trasversale si è lavorato ad essa per molti anni e alla fine è stata conseguita. Sono convinto che il Senato discuterà della legge ordinaria con grande attenzione; il collega Brutti interverrà quindi per fornire il punto di vista del Ministero dell'interno e per tirare le conclusioni della discussione che si svilupperà.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Marchetti. Ne ha facoltà.

MARCHETTI. Signor Presidente, è nota la nostra contrarietà alle scelte fin qui compiute per consentire l'esercizio del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all'estero. Non ci ha convinti la scelta effettuata con la legge costituzionale 17 gennaio 2000, n. 1, con la quale è stata istituita la circoscrizione Estero, alla quale sono stati assegnati seggi nel numero stabilito da successiva norma costituzionale.

Le discussioni degli ultimi tempi, gli approfondimenti svolti in Commissione affari costituzionali, con la collaborazione del Governo, con l'intenso impegno della relatrice, ci hanno ulteriormente convinti delle difficoltà di assicurare un voto all'estero personale, uguale, libero e segreto, come richiesto dall'articolo 48 della Costituzione.

Ricordo, in particolare, l'intervento del sottosegretario di Stato per gli affari esteri Danieli, testé intervenuto con grande senso di equilibrio. Le sue considerazioni, che riprendono quelle svolte in 1a Commissione, lasciano aperte le perplessità già espresse.

Il sottosegretario Danieli evidenziava già, il 24 gennaio scorso, che le operazioni di revisione e di bonifica delle anagrafi consolari risultano particolarmente lunghe e complesse, mentre l'anagrafe degli italiani residenti all'estero gestita dal Ministero dell'interno e dai comuni, su cui si basa l'intero esercizio elettorale, fornisce dati che rispecchiano solo parzialmente, e spesso in maniera incompleta o inesatta, la dislocazione effettiva dei nostri connazionali all'estero.

Del resto, intervenendo poc'anzi, il Sottosegretario ha ribadito l'esigenza di pervenire ad un’anagrafe unica, che certifichi veramente la situazione esistente. Egli sottolineava in Commissione, nel mese di gennaio, che occorre tempo per realizzare operazioni vaste e complesse, difficili da gestire, quali quelle previste nel disegno di legge in esame. Ha inoltre ricordato la difficoltà di raggiungere intese con i Paesi extraeuropei per regolare lo svolgimento in loco della campagna elettorale. E' però evidente che queste intese sono necessarie. Si va ad un voto mondiale, ma il sottosegretario Danieli ha ribadito poco fa che le intese esistenti sono soltanto a livello dell'Europa comunitaria.

Non soddisfa la scelta compiuta in proposito dall'articolo 17 del disegno di legge. Ci si chiede come sia possibile, in mancanza di intese, che la campagna elettorale si svolga nel rispetto dei principi di parità di trattamento dei partiti politici e dei candidati, di libertà di riunione e di propaganda politica.

Ci si chiede come sia possibile, in mancanza di intese, garantire che nessun pregiudizio possa derivare per il posto di lavoro e per i diritti individuali degli elettori e dei cittadini italiani in conseguenza della loro partecipazione alle elezioni e alla campagna elettorale. Sembrerebbe che la principale finalità dell'intesa, così come configurata nel disegno di legge, sia quella di rendere possibile il voto per corrispondenza, che invece riteniamo debba essere sempre escluso.

Signor Presidente, colleghi, consentitemi di dire che l'eventuale voto in zona Cesarini di questo disegno di legge avverrebbe senza avere ben valutato (nonostante, ripeto, l'intenso impegno dei colleghi della Commissione, a partire dalla relatrice) la possibilità di dare attuazione alla normativa per le prossime elezioni. Non è chiaro nemmeno il numero degli aventi diritto al voto, anzi i dati AIRE e quelli dei consolati sono enormemente divergenti.

Il buonsenso suggerirebbe almeno di non esporre la nostra democrazia ad una possibile, anzi probabile pessima prova. Troppo promesse sono state fatte da più parti politiche in questi ultimi anni e mi auguro che la consueta cautela preservi il Presidente della Repubblica nelle sue visite all'estero nei prossimi giorni.

Tutti questi dubbi e queste perplessità ci confermano, signor Presidente, colleghi, nella nostra contrarietà al disegno di legge.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Onofrio. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO. Signor Presidente, onorevoli sottosegretari, onorevole collega D'Alessandro Prisco, desidero soltanto ricordare che nella legislatura che andò dal 1992 al 1994 ero esponente del Gruppo democratico cristiano alla Camera e presi un'iniziativa considerata allora molto stravagante. In base ad essa, si prevedeva che gli italiani all'estero potessero eleggere direttamente all'estero alcuni loro rappresentanti nel Parlamento italiano.

Lo sostenni allora (parlo di un periodo che risale a sette-otto anni fa) perché ciò avrebbe consentito al Parlamento italiano di aprirsi a quella straordinaria realtà che è costituita dalla grande Italia nel mondo, che nel corso di oltre centocinquanta anni è stata rappresentata da milioni di nostri emigranti, non pochi dei quali sono rimasti legati alla madrepatria come cittadini.

Quell'iniziativa allora fu accolta con molta ironia e fu respinta con sdegno; non avrei mai immaginato che potesse diventare legge costituzionale della Repubblica. Lo è divenuta in questa legislatura, e devo dire che sono particolarmente lieto che abbia registrato un simile successo, perché non vi è dubbio che si tratta di una straordinaria novità che, quando consentirà concretamente agli italiani all'estero di partecipare alle elezioni per il Parlamento nazionale, farà del nostro il primo Parlamento nazionale, dopo quello portoghese (ma credo certamente molto di più), che si apre alla realtà della globalizzazione, in termini assolutamente nuovi.

Si tratta di un cambiamento straordinario, non di un cambiamento banale. Non è soltanto il riconoscimento, più che necessario, del diritto di voto, che come tutti sappiamo può essere esercitato anche mediante il voto per corrispondenza: si tratta invece del radicamento, fuori dei confini nazionali, di una parte della rappresentanza nazionale.

Credo che non abbiamo riflettuto a sufficienza sulla straordinaria novità di questo fatto e mi auguro che il tempo che sarà davanti a noi, non potendosi procedere ora all'approvazione e all'esecuzione della legge in questa tornata elettorale, verrà utilizzato riflettendo su che cosa sostanzialmente essa significa. Faremo le nostre valutazioni anche sul modo migliore per rendere attuabile questo diritto degli italiani all'estero.

Perché vorrei dire che non è solo il riconoscimento dell'italianità nel mondo: quello relativo al voto degli italiani all'estero fa parte di una serie di interventi che, insieme alla rivalutazione della lingua italiana, della civiltà e della storia italiana tra i milioni di nostri emigrati, al ricongiungimento ideale con la Patria italiana, potranno rappresentare una nuova e straordinaria ricchezza per il Paese e quindi per il Parlamento, che rappresenta il Paese nel senso migliore del termine.

Anche noi, in qualche misura, siamo rammaricati che sia difficile dare attuazione in questa fase a una legge che, attuando le nuove norme costituzionali, consenta agli italiani all'estero di votare nelle imminenti elezioni politiche. Vorrei dire però che questo rammarico si unisce alla consapevolezza – l'ho detto in Commissione, i colleghi Sottosegretari lo hanno sentito, così come la collega D'Alessandro Prisco – che non si tratta di una questione politica di questa o di quella parte, che si tratta invece della constatazione di un insieme di problemi giuridici che riguardano la concretezza del diritto di voto, la certezza delle persone che hanno quel diritto, la possibilità di discriminare tra residenti e non residenti in Italia rispetto all'elettorato passivo. Non è questione di poco conto, essendo una norma costituzionale fondamentale quella che riconosce ai cittadini italiani il diritto di essere eletti nelle assemblee rappresentative, mentre per gli italiani residenti all'estero è necessaria una modifica di questa disposizione.

La nostra convinzione rimane che, fatte le modifiche costituzionali che hanno introdotto il principio di un Parlamento nazionale rappresentativo della italianità nel mondo – cosa di enorme rilievo, probabilmente maggiore di quanto ci si è resi conto fino ad ora – se occorrerà valutare con più attenzione le disposizioni tecniche per rendere certo l'esercizio del diritto, non sarà tempo perduto, ma tempo ben impiegato.

Vorrei soltanto dire che, se questa discussione non può terminare con l'approvazione di un disegno di legge che prevede il voto degli italiani all'estero nelle prossime elezioni politiche, non mettiamo per troppo tempo a dormire il problema. E' una questione che dobbiamo affrontare nel nuovo Parlamento: dobbiamo affrontarla con il consenso delle nostre rappresentanze diplomatiche, con il concorso e il consenso delle nostre strutture comunali (quelle preposte alla tenuta dei registri degli italiani all'estero, fondamentali per la concretezza del diritto di voto in quanto tale). Dobbiamo fare in modo che le decisioni che prenderemo in futuro consentano agli italiani di votare contemporaneamente; di questo si è trattato in Commissione e vorrei che in futuro si evitasse una analoga constatazione della impossibilità di onorare i termini del voto degli italiani in Italia e di quelli del voto degli italiani all'estero.

Esprimo sentimenti di particolare gioia, per il fatto che sono già intervenute le nuove norme costituzionali, e di rammarico (ma non straordinariamente negativo, certamente non di parte politica) per il fatto che gli italiani all'estero non potranno votare in queste elezioni. Ho appena letto un'agenzia di gruppi di giovani italiani dell'Uruguay: essi fanno presente che, certo, il diritto di voto è fondamentale, ma forse lo sentono più importante i nonni, i bisnonni, piuttosto che i giovani italiani, i quali vorrebbero un impegno maggiore per la lingua italiana, per la professionalità, per l'educazione, per il ritorno a studiare la storia italiana da parte dei figli e dei nipoti degli emigrati che probabilmente non hanno potuto farlo in Italia.

Vorrei che prendessimo complessivamente coscienza del fatto che il riconoscimento del lavoro degli italiani nel mondo non si può realizzare con il solo voto, che rappresenta la base per un ragionamento più complessivo.

Per queste ragioni, signor Presidente, il CCD continua a partecipare alle discussioni su questo tema, consapevole che si potrà giungere, non oggi ma nei prossimi mesi, al risultato definitivo utile per il voto degli italiani all'estero. (Applausi dai Gruppi CCD, FI e AN).

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il senatore Gubert. Ne ha facoltà.

*GUBERT. Signor Presidente, ci sono due tipi di interesse alla rappresentanza dei nostri emigrati. Uno è l'interesse a rappresentare la collettività in quanto residente all'estero, l'altro è l'interesse a partecipare alla vita politica della zona di origine.

A mio avviso, in questo disegno di legge non c'è equilibrio tra queste due esigenze. Si è privilegiata nettamente la prima e anche in maniera non molto coerente (perché si riservano, per esempio, solo 4 su 12 deputati a rappresentare le varie collettività distribuite sul territorio) e si è trascurata la seconda. Mi sembra fuori luogo impedire ad un residente all'estero di candidarsi in Italia e non riesco a capire come una norma del genere non sia incostituzionale.

Non capisco perché bisogna rinnovare l'opzione di volta in volta quando si potrebbe mantenerla salvo revoca. Non si capisce perché non si possa votare per corrispondenza in Italia visto che così si vota dall'estero. Non si capisce perché chi viene in Italia non abbia più diritto ad avere le agevolazioni per i viaggi. Quindi, la prima osservazione riguarda uno squilibrio tra chi decide di votare in Italia e chi decide di votare all'estero.

Una seconda osservazione riguarda l'operazione di centralizzazione delle liste elettorali, sottraendole ai comuni. Vorrei far notare come le elezioni non si tengono solo a livello nazionale, ma anche a livello regionale, provinciale, comunale. Il Governo gestisce tutto dal centro, mentre credo che il comune debba rimanere il riferimento principale dell'anagrafe dei propri residenti all'estero; semmai, il Governo deve coordinare, integrare, correggere e stimolare.

Devo anche dire che c'è una contraddizione tra gli articoli 1 e 4 del disegno di legge, laddove si dice che qualora i cittadini non ricevano le cartoline o i plichi elettorali possono votare in Italia, e l'articolo 5, laddove prevede che il Governo comunichi ai comuni soltanto i nominativi degli elettori che hanno fatto l'opzione per il voto in Italia: ciò vuol dire che una parte dei cittadini che può votare in Italia non figurerà negli elenchi comunali.

Ci sono poi una serie di osservazioni minori. Per esempio, una certa macchinosità nella presentazione delle liste: voi pensate che tutti siano ricchi e possano venire a Roma a presentarle, oppure che siano solo le associazioni e i partiti che lo possano fare, ma credo che si debba dare la possibilità di presentare queste liste anche a emigrati a livello decentrato.

Non si capisce, poi, perché si debba votare in anticipo rispetto all'esaurimento della campagna elettorale, quando si può benissimo trovare il modo per eliminare questo anticipo del voto che sostanzialmente toglie la possibilità agli emigrati di partecipare pienamente al dibattito elettorale nazionale. Infine - come hanno rilevato anche altri colleghi - la norma transitoria risulterebbe assai tranchant, poco rispettosa del nuovo sistema, e comunque tale da non poter essere praticamente applicata.

Per questi motivi, signor Presidente, mi rammarico che non siamo arrivati a concretizzare questo voto, ma se questo all'esame fosse stato il testo da approvare in via definitiva, salvo correzioni, avrei votato contro.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pasquali. Ne ha facoltà.

PASQUALI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, il Presidente della Repubblica, nella fase iniziale del suo mandato al Quirinale, ha sottolineato l'importanza del ruolo degli italiani all'estero ed ha incontrato i rappresentanti degli organismi degli italiani nel mondo, rassicurandoli non solo sull'iter della legge costituzionale relativa alla modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, ma anche sul sollecito esame della legge ordinaria senza la quale non poteva esservi attuazione concreta e compiuta di un diritto che, come tale, è riconosciuto dalla nostra stessa Carta costituzionale.

Non molto oltre, la strada è apparsa facile una volta rimosso l'ostacolo dato dalle necessarie modifiche degli articoli 56 e 57, dopo che in precedenza si era modificato l'articolo 48. Ci siamo illusi: il disegno di legge ordinaria è rimasto in Commissione.

È inutile ora rivangare o porre eccessivamente rilievo su quello che noi dell'opposizione abbiamo osservato più volte in quella sede, condannando la circostanza che questo provvedimento fosse stato ad un certo punto inserito nella legge elettorale che era fin troppo facile prevedere imponesse, nella migliore delle ipotesi, tempi lunghissimi nella difficoltà di trovare una convergenza.

Un rilievo comunque ci permettiamo di avanzare nei confronti del Governo. In questo periodo di stallo poteva intanto essere dato inizio a quelle procedure che potevano prescindere da un provvedimento legislativo.

Comunque, debbo dire che, una volta ripreso l'esame in Commissione, è stato constatato (questo discorso è riferibile in particolare alla relatrice e ai Sottosegretari di Stato sia per gli affari esteri che per l'interno), anche da parte nostra, che vi è una comunione di intenti per risolvere il problema dei tempi rispetto agli adempimenti necessari.

D'altronde, avevo già rilevato, in sede di approvazione della legge costituzionale modificativa degli articoli 56 e 57 della Costituzione, come quella che era stata a lungo una battaglia condotta quasi esclusivamente dalla destra era divenuta patrimonio comune.

La relatrice, senatrice D'Alessandro Prisco - che è stata vicina ai nostri connazionali all'estero in più occasioni e, in particolare, in occasione della prima Conferenza degli italiani nel mondo - ha dimostrato sensibile attenzione rispetto ai tempi e ai correttivi necessari per permettere la prima applicazione, già con le prossime elezioni, di questo disegno di legge: di questo dobbiamo esserle sinceramente grate.

Ora, questo traguardo non si presenta più come possibile per lo scadere dei tempi. Mi permetto però di osservare che, poiché il disegno di legge è stato approvato in Commissione il 22 febbraio ultimo scorso, ci sarebbero stati teoricamente i tempi tecnici, qualora si fosse portato il provvedimento in Aula nella settimana dal 27 febbraio al 1° marzo, per trasferirlo poi alla Camera in questa settimana, sia pure in limine rispetto all'ultimo scorcio della legislatura.

La maggioranza invece ha voluto privilegiare, rispetto a qualsiasi altro disegno di legge, quello sul conflitto di interessi, la cui approvazione in Senato avrebbe potuto dare una soddisfazione relativa, benché di rilevante segnale politico, visto che doveva necessariamente escludersi il completamento dell'iter con l'approvazione da parte dell'altro ramo del Parlamento.

Per una legge impossibile nel completamento del suo iter è stata sacrificata una legge possibile e anzi doverosa. Dovremmo ora consolarci con la considerazione che l'approvazione in Senato ha un suo alto significato politico che non disconosciamo. Non so però se la penseranno nello stesso modo tutti i nostri connazionali all'estero: non so se l'aver permesso loro di contare finalmente su un completamento dell'iter per essere delusi all'ultima ora, non renderà arduo per il Presidente della Repubblica affrontare questo difficile tema in occasione della sua visita in Sud America.

Io so quanto soffra del mancato compimento dell'iter l'onorevole Mirko Tremaglia, che ha combattuto lungo l'arco di 30 anni ed oltre, per la realizzazione di questo sogno, facendone una ragione di vita e che non si è arreso fino all'ultimo, chiedendo al Capo dello Stato persino di protrarre del tempo necessario lo scioglimento delle Camere.

Mi auguro che oggi in quest'Aula venga praticamente preso l'impegno solenne di dare priorità, nella prossima legislatura, a questa legge attuativa, per giungere finalmente, dopo decenni, alla realizzazione dell'antico sogno dei nostri fratelli lontani. Al recente Consiglio generale degli italiani all'estero lo abbiamo promesso; siamo in ogni caso debitori più che mai nei confronti dei nostri connazionali all'estero, di questi italiani che hanno portato con il loro lavoro, i loro sacrifici, la loro duttile intelligenza, il nome del nostro Paese in qualsiasi angolo del mondo, con l'orgoglio ancora avvertito di essere, prima di ogni altra cosa, cittadini italiani. (Applausi dai Gruppi AN e FI e del senatore Gubert).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stiffoni. Ne ha facoltà.

STIFFONI. Signor Presidente, siamo di fronte a una situazione che ha del paradossale. Da anni si sostiene l'esercizio del voto degli italiani all'estero. In questa legislatura, che fra poche ore si concluderà, siamo riusciti a modificare ben tre articoli della Costituzione con uno schieramento trasversale.

Da più parti sono stati lanciati messaggi definitivi ai nostri connazionali, anche attraverso la prima Conferenza degli italiani nel mondo. Ma ora ci siamo nuovamente impantanati con una legge ordinaria che regolamenta tale esercizio. I commenti che da più parti si susseguono sono i più disparati e l'impressione che se ne può ricavare è quella di una forte ingerenza preelettorale e di una caduta di serenità che fatalmente si è trasformata in una angoscia da sconfitta.

Non voglio assolutamente partecipare al cosiddetto "gioco del cerino" che non è certamente un gioco di abilità ma, al contrario, è un misero comportamento. Tuttavia, bisogna ammettere con estrema chiarezza che la sinistra di Governo non era e non è disponibile a rinunciare a spartire, con i vecchi metodi, 18 parlamentari da sottrarsi ai collegi metropolitani.

Compagni della sinistra, a questo punto penso sia opportuno da parte vostra un atto di onestà. Dopo le modifiche costituzionali sull'argomento c'era tutto il tempo per esprimersi con una legge che regolamentasse il voto degli italiani all'estero. Non lo avete voluto, incardinando anche questa possibilità per i nostri connazionali in quella riforma elettorale che sapevate benissimo non sarebbe mai andata in porto anche perché voi non lo avete voluto.

Come avete portato avanti fino alle estreme conseguenze la legge - e il referendum che ne conseguirà - sul decentramento centralista, ovvero "antifederalismo" che si concluderà domani, così avreste potuto fare per i nostri connazionali solo se lo aveste voluto. Poteva essere anche questa una legge blindata secondo il vostro stile, ma non lo avete voluto.

Su questo provvedimento la Lega Nord non ha presentato - pur contribuendo ai lavori in Commissione - alcun emendamento anche per velocizzarne il più possibile l'iter.

Ma questa è storia di ieri. Oggi, nonostante le promesse e le sollecitazioni arrivate da ogni dove, verrà ufficializzato che i nostri connazionali dovranno aspettare che la Casa delle libertà, se ne avrà il mandato dagli elettori, dia loro la possibilità di sentirsi ancora parte di questo Paese. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Elia. Ne ha facoltà.

ELIA. Signor Presidente, il Gruppo Popolare si associa all'apprezzamento per il lavoro svolto dalla relatrice e dalla Commissione affari costituzionali per costruire su un terreno di assoluta novità, un terreno sconosciuto, tutta una serie di istituti che avrebbero dovuto consentire fin da ora l'esercizio del diritto di voto agli italiani residenti all'estero.

Purtroppo, malgrado l'impegno dispiegato, in sede di Conferenza dei Capigruppo - e credo di non rivelare un segreto - il Ministro dell'interno ha affermato e noi ne abbiamo preso atto che non vi era la disponibilità di novanta giorni che avrebbero dovuto consentire tutti gli adempimenti necessari - dopo lo scioglimento delle Camere - per rendere possibile e soprattutto garantito in termini di autenticità e democraticità il voto per corrispondenza da parte dei cittadini italiani residenti all'estero. Prendiamo atto che questa constatata impossibilità conclude una legislatura che aveva fatto moltissimo perché si arrivasse ad un esito positivo, soprattutto a livello costituzionale, con la modifica degli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione.

Era una vecchia ispirazione che avevamo seguìto.

Non dimenticherò che nel 1993 una legge che avrebbe consentito fin da allora l'esercizio del diritto di voto degli italiani all'estero è stata sacrificata qui in Senato ad esigenze contrapposte. Noi fin da allora ci battevamo per ottenere questo risultato che in prima deliberazione alla Camera aveva trovato il consenso della maggior parte dei deputati, così come era avvenuto in Senato, sempre in prima deliberazione.

Pertanto, nessuno più di noi, da un così lungo tempo trascorso, da un impegno profuso a più riprese, può valutare, constatare, prendere atto con rammarico profondo di quello che è accaduto.

Tuttavia, da questa impossibilità, in questa situazione che non è stata contraddetta - non sono state certamente contraddette le parole del Ministro, da quanto ci è stato comunicato dal Sottosegretario per gli affari esteri -, dal complesso di queste considerazioni, cioè, prendono le mosse i tentativi che verranno fatti nella prossima legislatura affinché gli eventuali inconvenienti derivanti dall'esercizio del diritto di voto nei Paesi esteri possano essere ridotti assolutamente al minimo e possano essere garantiti sia l'esercizio del voto, sia l'assoluta autenticità e l'assoluta democraticità dello stesso.

Con questo augurio e con questo auspicio il Gruppo del Partito Popolare Italiano prende atto con rammarico della conclusione di questa vicenda.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.

MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, gli italiani all'estero sono una grande realtà democratica che ha sviluppato grandi attese, proprio grazie all'attenzione che è stata loro riservata specialmente negli ultimi anni, ed è molto apprezzabile la loro volontà di restare uniti all'Italia e di partecipare alla nostra vita comunitaria.

Ritengo che questa legislatura abbia dato una grande prova di attenzione nel momento in cui le Camere, lavorando, hanno prodotto la necessaria modifica costituzionale dopo le prescritte letture nei due rami del Parlamento.

Certo, l'ideale sarebbe stato arrivare fino in fondo non in termini formalistici, ossia soltanto legislativi, ma in termini sostanziali consentendo quindi che gli italiani all'estero potessero effettivamente votare già dalla prossima competizione elettorale.

Oggi si è preso atto della mancanza del tempo necessario per consentire concretamente l'esercizio del diritto di voto degli italiani all'estero. Di chi è la colpa? Non lo so. So che ognuno ha meriti e colpe; ognuno nella propria coscienza può vedere se si è voluto veramente realizzare questa legge e andare incontro alle esigenze dei nostri connazionali.

Per quanto riguarda i Democratici - il Sottosegretario per gli affari esteri ci rappresenta - tale volontà c'è stata, è stata forte, conclamata, partecipata e dimostrata con una serie di atti anche un po' clamorosi. Qualcuno forse ricorda quella ripetizione di voto durante le procedure di riforma costituzionale operate proprio in questo ramo del Parlamento.

Purtroppo dovremo aspettare la prossima legislatura per concludere questa vicenda e chiedo formalmente a coloro che ne faranno parte - mi auguro di essere tra questi ma non ne sono ovviamente certa, come penso nessuno qui dentro - di riprendere immediatamente in esame la questione per definirla con la dovuta, doverosa e democratica migliore soluzione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Migone. Ne ha facoltà.

MIGONE. Signor Presidente, colleghe e colleghi, ho soltanto cinque minuti a disposizione per parlare in dissenso rispetto al mio Gruppo.

Definirei questa una vicenda di normalità elusa, perché noi alla fine non siamo in grado di fare come tutti gli altri Paesi, dell'occidente e non solo dell'occidente, che fanno votare, com'è normale, tutti i loro cittadini e le loro cittadine che sono temporaneamente all'estero. E non si tratta soltanto di privilegiati, ma di marittimi, di soldati, eccetera; siede davanti a me il sottosegretario Brutti che conosce bene queste cose.

Noi abbiamo rinunciato a questo per inseguire - non c'è più il rappresentante della Lega Nord - con fin troppo accanimento (e mi dispiace proprio parlare in dissenso dal mio Gruppo da questo punto di vista) un disegno che proprio nella formulazione della legge applicativa rivela tutte le sue contraddizioni. La Costituzione dev'essere applicata, oppure dev'essere modificata, oppure, come io mi auguro in questo caso, dev'essere rimodificata, perché vediamo come, nel momento della stesura, pur con i lodevolissimi sforzi che sono stati compiuti, si finisce per ledere dei fondamentali interessi di politica estera del nostro Paese e rendere, soprattutto, un cattivo servizio a coloro a cui questa legge è diretta, cioè i nostri emigranti, che hanno come primo interesse di integrarsi nel Paese di emigrazione e, soprattutto, non essere messi in contraddizione tra le loro radici e la loro nuova collocazione.

Faccio qualche rapidissimo esempio. È stato migliorato il testo per quanto riguarda gli accordi con gli altri Paesi, ma esso contiene - come ha già sottolineato il senatore Marchetti - ancora la vaga forma "ove possibile". Provate ad immaginare, onorevoli colleghi, che cosa succederebbe nel nostro Paese se si indicesse una campagna elettorale e delle elezioni sul nostro territorio nell'ambito di una significativa comunità di immigrati, senza accordi con il nostro Paese. Non possiamo fare agli altri ciò che non vogliamo sia fatto a noi stessi.

Viene poi presa in considerazione l'esigenza dell'omogeneità di questi accordi, ma viene trascurato, per esempio, un elemento fondamentale di omogeneità, e quindi di parità di condizioni degli elettori e degli eletti, cioè quello dell'accesso ai media.

Terzo esempio. La creazione del collegio mondiale viene elusa nel momento in cui si reintroducono le ripartizioni, che molti Paesi nostri amici rifiutano, anche se sono state meglio confezionate rispetto alla versione originaria.

Guardate che questi sono nostri interessi di politica estera fondamentali. Non basta dire che la questione non li riguarda. A parte il fatto che li riguarda dal momento che tutta la vicenda si svolge sul loro territorio, ma c’è comunque una bilateralità di rapporti che deve essere rispettata.

Potrei intrattenervi a lungo, ma non ne ho la possibilità, per quanto riguarda le procedure. Si tratta di una norma che viene inserita nel testo, ma che di fatto è transitoria, che rivela l’imbarazzo degli estensori del testo; pone in essere una procedura che per la disparità di condizioni nei diversi Paesi potrebbe dare luogo ad una valanga di ricorsi. La scorciatoia di basarsi sugli elenchi dell’AIRE che, com’è noto, non sono quello che dovrebbero essere, rivela anche qui un fondamentale imbarazzo.

Mi auguro che anche coloro che con sincerità hanno sostenuto questo sforzo nella prossima legislatura riflettano e si rendano conto che la difficoltà di queste norme di applicazione non sta in giochi tattici che, per carità, possono sempre esserci; ma, nel momento in cui si applica una premessa che non regge la prova dei fatti, si rivela ciò che forse in una prima fase non era interamente chiaro quando abbiamo votato queste modifiche costituzionali. (Applausi dal Gruppo DS e dei senatori Vertone Grimaldi e Giaretta).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Servello. Ne ha facoltà.

SERVELLO. Signor Presidente, innanzitutto voglio dire ai colleghi che ho chiesto di parlare in una mia speciale qualità, quella di figlio di emigranti, nato negli Stati Uniti appunto da emigranti. Quindi, non parlo con la freddezza ragionieristica di altri colleghi di questo tema, colleghi che conoscono poco l’emigrazione, che non l’hanno vissuta, che non l’hanno subita e soprattutto che non ne hanno conosciuto le origini, gli sviluppi, le sofferenze, la generosità.

Caro Migone, lei è una persona umanamente simpatica, però è un recidivo. Questa legge non passa, cari colleghi, per le ragioni che più volte sto sottolineando da settimane e settimane: perché questo processo costituzionale è stato portato avanti per lungo tempo e perché la legge di riforma elettorale è arrivata nel pieno della campagna elettorale. Fuori da ogni ipocrisia, caro Migone, questa legge non passa per calcoli elettorali, non perché lei sia fra coloro i quali recitano una commedia a questo riguardo. Lei è coerente come oppositore di questo tipo di scelta, ma non passa per calcoli elettorali.

Se qualcuno avesse ascoltato me quando ho proposto (mi pare nella sala della Regina) che, insieme alla norma costituzionale che conferisce il diritto agli italiani nel mondo di votare, fosse indicato il numero dei parlamentari da eleggere alla Camera e al Senato, allora non ci sarebbe stato più bisogno di queste pantomime che si stanno recitando a tutti i livelli, anche a quelli più alti della nostra Repubblica, perché si sarebbe dovuta applicare quella norma. Intervenuta la fase preelettorale di questa lunga vigilia elettorale, hanno prevalso i calcoli di natura meramente elettorale, che hanno indotto molte anime belle a recitare una parte sul proscenio e una seconda, diversa e opposta, nel retroscena del palcoscenico. Questa è la realtà.

Onorevoli colleghi, il voto degli italiani nel mondo è un vecchio sogno. Il primo disegno di legge in materia fu presentato in questo ramo del Parlamento, nel 1955, durante la II legislatura, da un senatore della Repubblica, l'onorevole Lando Ferretti. Successivamente questa specie di crociata – chiamatela pure sentimentale, o se volete spirituale – è stata abbracciata da Giorgio Almirante e poi perseguita, con la tenacia propria del montanaro, dal collega Tremaglia.

Ebbene, gli italiani che lo attendevano hanno ricevuto il messaggio della riforma costituzionale con grande gioia. Tutti ritenevano che si potesse realizzare, alla vigilia delle prossime elezioni politiche generali, il miracolo di una partecipazione massiccia al voto degli italiani nel mondo. Si è perso tempo prezioso e ciò non è avvenuto. La lunga attesa è stata seguita da una convulsa vigilia e poi dalla delusione.

Onorevoli colleghi, abbiamo deluso le attese, abbiamo frenato la speranza e non so se i vari colli di Roma abbiano partecipato in varia misura alla vicenda. Non basta proclamare intenzioni se poi non si adottano le procedure conseguenti per realizzarle. Vi è stato un gioco delle parti, o meglio un gioco dei partiti, in questa vicenda. Al Governo, qui rappresentato da due Sottosegretari, voglio però dire che il corso delle cose non si può fermare; non si può ritenere che questa specie di sogno avanzato, che ha coinvolto le rappresentanze governative, le ambasciate e i consolati presenti in tutto il mondo, possa rappresentare una copertura delle responsabilità che, come l'onorevole Danieli ricorda, sono state oggetto di dibattito anche nell'ambito dell'ultima Conferenza degli italiani nel mondo.

Esistono problemi immani relativi alla presenza negli Stati dove la nostra comunità è ampia, numerosa, articolata, rappresentata da uomini e donne impegnati ai più alti livelli e, nei suoi aspetti più popolari, dagli emigranti. La nostra organizzazione all'estero è insufficiente sia per l'evoluzione economico-sociale, lo sviluppo dei commerci e degli investimenti, sia dal punto di vista culturale.

Onorevole Danieli, se non si modifica sostanzialmente il bilancio dello Stato, se non si conferiscono al Ministero degli esteri le risorse necessarie per dar luogo, all'apertura di nuovi consolati (diversi Stati degli Stati Uniti d'America ne sono sprovvisti, in alcuni casi ne sono stati chiusi), è perfettamente inutile prevedere il voto. E' perfettamente inutile se la comunità italiana è abbandonata a se stessa, se per raggiungere il primo consolato si devono magari attraversare due Stati.

Occorrono maggiori risorse per la scuola e per la diffusione della lingua italiana all'estero. Continuiamo a ripetere che è necessario diffondere la cultura italiana nel mondo, ma se le scuole non esistono o le poche esistenti sono costrette a vivacchiare, che cultura vogliamo diffondere o difendere?

Senatore Migone, gli italiani si sono inseriti certamente nelle comunità dove vivono da decenni; talune famiglie da 50, 70 o 100 anni. Negli Stati Uniti ho avuto il padre, la madre, gli zii, i figli e i nipoti. Il sogno anche dei nipoti che non hanno mai visto l'Italia è quello di venire nel nostro Paese, e ne ho ricevuti tanti: dirigenti di banca, alti professionisti di ogni genere, che ricordano discorsi lontani, antichi, e che vogliono rivedere il nostro Paese.

MIGONE. Ma non votare.

SERVELLO. E' però un ricordo che si connette alla famiglia, non alla presenza dell'Italia attraverso le sue rappresentanze e le sue iniziative, naturalmente salvo eccezioni, perché in talune zone si fa molto, anche al di là delle risorse disponibili del Ministero degli esteri.

Onorevoli colleghi, bisogna che sia valorizzata questa comunità: decine di milioni di italiani, una forza immane. Quando affermiamo che cerchiamo le sinergie, con chi dobbiamo realizzarle, se non con gli italiani, con quelli che lavorano, che producono, che sono anche nella politica dei vari Stati sparsi per il mondo? Questo per me è il messaggio che dobbiamo avere dentro noi stessi, se non siamo soltanto dei ragionieri della politica, ma vogliamo considerare la politica come chi vi parla almeno l'ha sempre considerata, e cioè come una missione, un servizio. Non, quindi, il popolo italiano, gli italiani nel mondo, al servizio nostro, dei politicanti, ma noi al servizio di questa gente: gente che lavora, che produce, che dà ritorni, in termini di immagine e di cultura, al nostro Paese.

Io penso e spero che nella prossima legislatura questa legge, modificata o meno, e naturalmente armonizzata rispetto alle situazioni di carattere locale, con uno sviluppo ramificato e il più ampio possibile della presenza dei nostri consolati, ed anche eventualmente dei nostri consoli onorari, possa ridestare un po' dovunque le speranze che oggi appaiono piuttosto deluse. (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Schifani. Ne ha facoltà.

SCHIFANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si dirà che si è persa un'occasione; evidentemente è così. Le motivazioni probabilmente saranno devolute alla storia, e credo che la serenità del dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula semideserta la dica lunga sulla evidente obiettiva convergenza di tutte le forze politiche sull'impossibilità sostanziale di arrivare, alla vigilia della competizione elettorale e a pochi mesi dalla definitiva entrata in vigore della riforma costituzionale, ad una buona legge che garantisca a tutti gli italiani residenti all'estero di esercitare quel voto che viene loro costituzionalmente garantito.

Certo, si è mancata un'occasione; non posso astenermi dal dirlo, anche perché probabilmente ciò non sarebbe accaduto se gli organi legislativi competenti, quali la Commissione e l'Aula, non fossero stati distratti e distolti da questo compito per occuparsi di altri argomenti che notoriamente non erano destinati a divenire legge. Mi riferisco al tema del conflitto di interessi, già accennato dalla collega Pasquali, e ad altri fatti, come per esempio l'introduzione di questo provvedimento come emendamento ad una legge elettorale il cui esito era non tanto incerto, ma scontato per la non convergenza delle forze politiche.

Si sono persi dei mesi preziosi. Ciò nondimeno, il testo uscito dalla Commissione, pur con le obiettive difficoltà di tempo e di approfondimento che presentava, è apprezzabile e accettabile. Nel voto finale non sono state espresse manifestazioni di dissenso da parte della Casa delle libertà; in effetti, si tratta di un testo che ha dovuto confrontarsi con problemi oggettivi che sono emersi dal dibattito in Commissione grazie ad un'audizione dei Ministri degli esteri e dell'interno, che la Casa delle libertà ha opportunamente chiesto, senza con ciò mai e poi mai voler intralciare l'attività della Commissione stessa. Questo ci ha consentito di scoprire che vi erano delle impossibilità oggettive a che quel testo di legge che stavamo per discutere, in assenza della norma transitoria citata dalla relatrice, potesse essere applicato correttamente da parte del Governo.

Un'altra occasione mancata è stata la non approvazione in Aula, l'autunno scorso, di un importantissimo disegno di legge votato all'unanimità ai primi di settembre in Commissione esteri, che consentiva l'assunzione in via precaria di 250 contrattisti - se non ricordo male - da distribuire presso i consolati italiani in tutto il mondo. Ad essi veniva affidato l'incarico importantissimo di procedere all'aggiornamento degli elenchi AIRE, tenendo conto degli archivi consolari; si tratta di una attività essenziale e indispensabile, come confermano gli atti parlamentari che recano le dichiarazioni di chi partecipò a quell'attività legislativa e degli esponenti del Governo. Il testo, stranamente, nonostante fosse stato votato all'unanimità in Commissione, non vide mai la luce dell'Aula, non sappiamo per quale motivo, non certo per ragioni riconducibili all'opposizione. E' stata un'occasione mancata.

Credo che la prossima legislatura dovrebbe segnare delle tappe essenziali, sulle quali davvero occorre veramente un impegno politico di tutti. Come prima tappa, ancor prima dell'approvazione del provvedimento che garantirà agli italiani all'estero il diritto di voto, dovrà essere propedeuticamente approvato il disegno di legge n. 4726, che consentirà a chi governerà di aggiornare gli elenchi. Noi rischiavamo e rischiamo di attuare la legge non consentendo l'esercizio di voto a tutti gli italiani. Non ci sono i tempi nemmeno per attuare la proposta transitoria contenuta nel testo della relatrice che consentirebbe di votare soltanto a una fetta di italiani, non a tutti. Prendiamo atto che probabilmente non si è oggettivamente nella possibilità di garantire questa modalità di voto.

L'esame del disegno di legge evidenzia come questa proposta sia apprezzabile e come abbia affrontato in maniera serena e pacata le varie articolazioni delle problematiche, pur lasciando alcuni punti, non dico oscuri, ma da approfondire nel dibattito dell'Aula; per esempio, la costituzionalità o meno della riserva esclusiva dell'elettorato passivo agli italiani non residenti all'estero. Sono aspetti che l'Aula avrebbe potuto meglio focalizzare per risolvere, punti neutri, non di contrapposizione politica.

Credo allora che dovremmo partire da questo disegno di legge nel caso in cui il teso non diventasse legge a causa dell'imminente scioglimento delle Camere. E' doveroso partire da questa proposta, perché ad essa riconosciamo una credibilità; ma ancora prima – torno a ripeterlo - dovremmo immediatamente dotare il Governo di mezzi finanziari per consentire l'attuazione di un articolo di questo disegno di legge che segna una svolta giusta, una svolta di modernizzazione del nostro sistema elettorale, quello che prevede l'istituzione di un albo unico degli italiani residenti all'estero, che tenga conto della effettiva popolazione degli elettori che risiedono all'estero, al di là della iscrizione all'AIRE, un albo che denota e conferma i limiti di obsolescenza e di non adeguamento alla realtà dei fatti (vi sono iscritti defunti, persone delle quali non viene indicato il recapito, il domicilio, la reperibilità).

Questo testo introduce un principio forte, cui immediatamente va posta attenzione con una fonte legislativa propedeutica. Quando e se nella prossima legislatura approveremo questo disegno di legge, a quella data il Governo già dovrebbe essere in condizione di attuare le norme in esso contenute.

E' un'occasione mancata; sicuramente lo è anche se, come ha detto saggiamente il Presidente della Repubblica, la grande riforma in questa legislatura è stata fatta: è stata cambiata la Costituzione, si tratta di attuarla.

Dio non voglia che questa normativa - e noi ci batteremo perché non succeda - venga ricondotta tra quelle norme costituzionali che sono scritte e non trovano efficacia nel nostro Paese perché mancano i provvedimenti di attuazione. Mi riferisco, ad esempio, alla norma sui partiti: abbiamo una norma sancita in Costituzione, ma non abbiamo una legge attuativa e non sappiamo effettivamente ancora oggi cosa si debba fare per essere un partito, lo si lascia all'iniziativa o alla semplificazione dell'iniziativa. Dio non voglia che si ripeta questo. Noi assumiamo l'impegno che ciò non avvenga. Nello stesso tempo guardiamo ai nostri compatrioti, che ci osservano, non soltanto con fiducia, ma con un messaggio che vuole essere un impegno e un'assicurazione: potranno votare - credo che di questo si farà carico l'intera Aula - non appena, nella prossima legislatura, avranno una buona legge, che dovrà essere tale perché sarà approvata, ci auguriamo, quasi all'unanimità, così come è stata approvata all'unanimità la riforma costituzionale che ne sta alla base.

Sui diritti costituzionali non si scherza. Sull'attuazione dei diritti costituzionali e sul disegno delle regole della vita democratica del nostro Paese non ci si può dividere, o quantomeno ci si deve sforzare di non dividersi, e queste regole vanno condivise da tutti e non vanno approvate a semplice maggioranza, come ogni tanto si è visto fare in quest'Aula. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lauricella. Ne ha facoltà.

LAURICELLA. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, desidero sottolineare il valore di questo dibattito e di questa seduta del Senato, che vuole essere, ed è certamente, un segnale ai milioni di cittadini italiani residenti all'estero che aspettavano in questa legislatura di poter esercitare il diritto di voto. Lo avevano richiesto in diverse occasioni: attraverso le riunioni dei loro Consigli degli italiani all'estero, attraverso le deliberazioni del Consiglio generale degli italiani all'estero, attraverso quel grande dibattito che ha riempito la Conferenza di Roma e le cinque Conferenze nazionali. Ed erano incoraggiati e speranzosi di potere ottenere l'esercizio di questo diritto fin dalle prossime elezioni per il fatto che si stava elaborando in Parlamento un'ottima legge.

Quella che abbiamo in discussione questa sera è una buona legge. Certamente se un difetto le si può trovare, è nel fatto che non si è visto un grande impegno volto alla predisposizione di modifiche costruttive volte alla sua realizzazione. Si è visto, invece, da alcune parti un tentativo di approfondimento senza obiettivi precisi: il bisogno di sentire l'intervento di tutti i parlamentari di alcuni Gruppi, di sentire il Governo nei suoi diversi Ministeri, addirittura da parte di qualcuno il bisogno di sentire i funzionari, i direttori generali, i collaboratori dei Ministri; il tutto in una manovra che non possiamo che definire dilatoria.

Se per l'approvazione definitiva di questa legge sarebbero sufficienti ancora poche altre settimane, allora vuol dire che queste manovre, questo eccesso di richieste di audizioni, di approfondimento continuo, di rinvii senza l'apporto di proposte di modifica hanno certamente avuto un peso, hanno determinato qualcosa.

Eppure, a mio giudizio, la normativa portata alla nostra discussione è ottimale. Certo, si tratta di una legge molto innovativa sulla quale il Parlamento italiano si misura per la prima volta e in riferimento alla quale non è azzardato rilevare caratteristiche di sperimentalità, così come ha sottolineato l'onorevole relatrice. E' chiaro però che su una normativa del genere - anche quando sarà approvata nella prossima legislatura - bisognerà ritornare.

Il Parlamento italiano è stato costretto a ritornare sull'intero complesso normativo che riguarda gli italiani residenti all'estero in più occasioni: due volte nel caso della legge sui Comitati degli italiani all'estero (COMITES), due volte su quella concernente il Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE); anche in questi casi si trattava di materia sperimentale.

Di fronte al risultato raggiunto, a nome del Gruppo dei Democratici di Sinistra che rappresento, non posso non riconoscere il lavoro svolto dalla senatrice D'Alessandro Prisco nell'aver costruito il consenso unanime all'interno della 1a Commissione su questa proposta di legge e, soprattutto, per avere percorso tutto l'innovativo iter costituzionale: due modifiche costituzionali nel corso di una legislatura in un periodo in cui il Parlamento non è stato particolarmente prodigo di riforme!

Sulle questioni che hanno riguardato gli italiani residenti all'estero invece l'accordo si è raggiunto e, malgrado l'infortunio di quel 29 luglio che vide la bocciatura alla Camera dei deputati della legge concernente la modifica dell'articolo 48 della Costituzione, il Parlamento è riuscito a ritornare su tale materia, producendo peraltro una riforma costituzionale. E questo è un risultato fondamentale di cui il Parlamento può essere orgoglioso e il mondo degli italiani residenti all'estero può essere soddisfatto.

Nell'amarezza di non poter esercitare questo voto fino alla prossima legislatura penso vi sia comprensione tra gli italiani residenti all'estero, tra coloro che nel CGIE hanno lavorato con forza alla redazione di questa legge, comprensione per coloro che, attraverso l'esperienza nei Comitati degli italiani all'estero, si sono impegnati per avere una voce a cui avevano diritto.

Desidero così rispondere anche alle critiche che da tempo affettuosamente ci rivolge il senatore Migone verso il quale provo stima e affetto. Vorrei quindi ritornare sul fatto che non siamo all'anno zero per le elezioni italiane all'estero; vi sono già state le elezioni del Parlamento europeo e un voto degli italiani residenti all'estero già c'è, anche se si realizza con grande difficoltà.

Ma questo cosa significa? Forse che perché si realizza con grande difficoltà non bisogna realizzarlo e bisogna privare milioni di cittadini italiani del loro diritto al voto?

Vorrei ritornare sul fatto che gli italiani residenti all'estero non sono quelle decine di milioni di cui si parla. Vi è un interesse del nostro Paese, che ha lavorato e dovrà continuare a lavorare per l'integrazione dei suoi cittadini che vivono per lungo tempo in altri Paesi.

In questo caso si tratta di cittadini, di elettori italiani che hanno avuto e hanno diritto di voto e che non hanno la possibilità di esercitarlo: dovrebbero percorrere migliaia di chilometri per venire dall'America o dall'Australia dove lavorano per esercitare il diritto di voto di cui godono nel loro Paese di appartenenza. A questi cittadini italiani si garantisce l'esercizio di un diritto e non un diritto garantito da tutti gli articoli della Costituzione; non vi è nessuna voglia né intenzione di limitare la sovranità di altri Paesi.

In questi giorni, passando per Ribera, un paese dell'agrigentino, ho notato un gruppo di tunisini che discutevano animatamente; ebbene, stavano votando per eleggere il loro Parlamento. Del resto, questo lo fanno anche i cittadini croati e quelli portoghesi in Italia e nessuno credo ritenga che interferiscano in qualche modo negli affari dell'Italia semplicemente perché eleggono il loro Parlamento.

Sono convinto che il Parlamento italiano dovrà tornare su questi argomenti nel corso della prossima legislatura, nell'ambito della quale sarà necessario ripercorrere questo cammino che dovrà avere inizio dalle leggi elettorali. Secondo qualcuno avremmo bloccato questo provvedimento semplicemente perché abbiamo voluto associarlo alla legge elettorale; ebbene, ritengo che proprio quello fosse il suo terreno naturale e di una legge elettorale il nostro Paese avrebbe avuto grande necessità. E se non abbiamo una legge elettorale è anche perché non abbiamo anche una legge in materia di diritto di voto agli italiani residenti all'estero.

Non esiste alcun rapporto con altre normative che saranno o non saranno approvate, visto che era giusto che su problemi enormi come quelli in materia di conflitto di interesse il Parlamento potesse dire la sua.

In merito al voto degli italiani all'estero, sono dell'avviso che nella presente legislatura il Parlamento sia riuscito a trovare un'intesa, producendo un enorme lavoro e attuando una riforma della Costituzione alla quale si lavorava da tanto tempo.

Non è vero che qualcuno abbia riso quando il senatore D'Onofrio ha presentato un disegno di legge di questo tipo dal momento che io stesso nel 1992 presentai una proposta di legge che verteva su questa materia e nessuno rise, anzi allora il Parlamento approvò in prima lettura le proposte del Governo, dell'allora ministro Elia, ma il provvedimento non andò in porto perché vennero sciolte le Camere.

Durante la XII legislature alcuni disegni di legge su questa materia furono approvati in prima lettura dal Parlamento, ma anche in questo caso non arrivarono a conclusione perché dopo due anni vi fu lo scioglimento delle Camere.

La XIII legislatura finalmente riesce a produrre il risultato di unificare il Parlamento in uno sforzo solidale verso riforme di questa importanza e sono orgoglioso che ciò sia avvenuto mentre una maggioranza di centro-sinistra governava l'Italia ed era maggioranza nel Parlamento. Questo è il segnale che il centro-sinistra vuole lanciare agli italiani all'estero in tal senso impegnandosi anche per quanto riguarda la prossima legislatura.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BRUTTI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, colleghi, nei mesi scorsi abbiamo approvato un'importante legge costituzionale in materia di voto degli italiani residenti all'estero. Il Governo ha il dovere di compiere tutti gli atti necessari per dare attuazione a quelle nuove norme ed è altrettanto doveroso che il Governo operi con vigore per assicurare un pieno, libero e corretto funzionamento del meccanismo elettorale.

Proprio per questo dobbiamo rappresentare realisticamente l'insieme dei problemi che vanno affrontati, le difficoltà da superare e spiegare quali sono i singoli atti da compiere per rendere effettivo il voto previsto dalla legge costituzionale. Da parte di quest'Assemblea vi è stato l'amplissimo riconoscimento della validità del lavoro compiuto nel corso della presente legislatura, che ha prodotto un risultato di grande portata ed irreversibile.

Tuttavia, sappiamo che restano da affrontare e risolvere diverse questioni, che vi sono problemi di attuazione che anche questa sera sono stati messi a fuoco con una larga convergenza di giudizi: si tratta di problemi che non si esauriscono nell'approvazione della legge.

Come ricordava il collega Schifani, su alcuni aspetti del testo che, dopo un serio lavoro compiuto dalla Commissione affari costituzionali, giunge all'esame dell'Aula, è ancora aperta la discussione parlamentare. Tuttavia, la legge è necessaria per le intese, per le procedure elettorali e naturalmente senza di essa nei mesi scorsi non è stato possibile procedere.

Dunque, dobbiamo avere chiaro che per l'esercizio del voto è necessaria l'approvazione di questa normativa, ma sono altrettante necessarie talune procedure che, per essere poste in atto, richiedono tempi non certamente brevi, mentre va considerato che il presente disegno di legge giunge all'esame dell'Assemblea del Senato ormai alla conclusione della legislatura.

A causa della complessità delle procedure e della lunghezza dei tempi necessari, io credo che in quest'Aula sia diffusa la consapevolezza del fatto che il voto in forme certe, trasparenti e del tutto credibili non sarebbe praticabile nella prossima tornata elettorale, che è vicinissima, anche se fossimo in grado di approvare il disegno di legge questa notte o domani mattina, superando o risolvendo i problemi che - come è stato detto in quest'Aula - sono tuttora aperti.

In verità, secondo le disposizioni contenute nell'articolo 10 del testo in esame, il Ministero dell'interno dovrebbe inviare i plichi elettorali non oltre trenta giorni prima della data delle elezioni agli elettori residenti all'estero, sulla base degli elenchi AIRE e consolari.

L'accertamento presso i comuni della capacità elettorale degli iscritti in quegli elenchi richiede tempi che non sono brevi, circa due o tre mesi, data la difficoltà di individuare con esattezza gli elementi necessari: esatti nominativi, indirizzi, comuni di iscrizione nelle liste elettorali.

Inoltre, i dati contenuti nell'AIRE o comunque nei cosiddetti archivi consolari, che sono già diversi gli uni dagli altri, vanno poi verificati con le posizioni anagrafiche dei singoli comuni italiani, i soli in grado di attestare la capacità elettorale degli iscritti. Ad esempio, in occasione delle elezioni europee, tale verifica, seppur limitata ai soli Paesi dell'Unione europea, comportò diversi mesi di lavoro.

In caso di mancata verifica, infatti, il plico elettorale verrebbe inviato anche a cittadini non aventi diritto di voto e, al tempo stesso, si rischierebbe di spedirlo ad elettori di cui è incerto o errato il recapito.

Pertanto, per porre in condizione la Direzione generale dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno di organizzare il procedimento e lo scrutinio del voto degli italiani all'estero, è indispensabile che la legge che lo disciplina entri in vigore almeno 70 giorni prima della data fissata per la consultazione elettorale. Naturalmente questi tempi vanno individuati e dobbiamo essere consapevoli della complessità delle procedure al fine di prevedere la corretta attuazione dei meccanismi di voto degli italiani all'estero per le elezioni politiche nazionali.

È evidente che un'organizzazione elettorale non completamente trasparente, non certa, non affidabile per tutti, con riguardo alla individuazione degli aventi diritto e alle modalità di esercizio del diritto di voto, avrebbe un impatto gravemente negativo; toglierebbe tutti quegli elementi di validità - o almeno li metterebbe in discussione - che noi abbiamo riconosciuto nell'importante innovazione introdotta in questa legislatura.

Questi sono i fatti; questo è quello che realisticamente il Ministero dell'interno deve dire: procedure complesse, tempi lunghi, o almeno non brevi. Naturalmente, c'è l'esigenza di indurre l'Amministrazione al massimo dell'impegno e, tuttavia, questa è la previsione verosimile che siamo in grado di avanzare.

Ritengo che dal dibattito di questa sera scaturisca da parte dei Gruppi parlamentari e delle forze politiche un impegno, che il Governo in questo momento sottoscrive. Esso, naturalmente, vincola le forze politiche che compongono il Governo stesso e gli uomini che attualmente lo rappresentano.

Si tratta dell'impegno a risolvere comunque e in tempi rapidi tutti i problemi tecnici che ho enunciato e che l'attuazione delle norme costituzionali comunque implica. Questi problemi riguardano il testo definitivo della legge e le modalità concrete di organizzazione del voto.

Noi tutti ci auguriamo - mi pare che l'augurio sia generale, a parte dissensi storici che ci sono stati fin dall'origine su questa innovazione costituzionale - che, dal momento che il disegno di legge arriva con ritardo all'esame parlamentare, cioè alla fine della presente legislatura, vi sia comunque per esso una corsia preferenziale nella prossima. Il testo fondamentale io immagino che sarà quello oggi al nostro esame, elaborato con l'impegno di tutta la Commissione affari costituzionali e della relatrice, alla quale è andato l'apprezzamento di tutte le parti politiche e anche quello del Governo.

A questo testo potranno essere apportate ulteriori modifiche sui punti che si è detto essere tuttora oggetto di discussione, ma l'impegno che può rassicurarci è quello che, nella prossima legislatura, si torni presto ad esaminarlo, avendo quindi tutto il tempo per individuare le procedure tecniche di attuazione, per giungere al completamento del disegno tracciato con la nuova legge costituzionale e per garantire, in modo certo e corretto, il diritto di voto dei cittadini italiani all'estero.

D'ALESSANDRO PRISCO, relatrice. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALESSANDRO PRISCO, relatrice. Signor Presidente, naturalmente non è questa sera il caso di riprendere osservazioni che sono state avanzate, di dare chiarimenti o anche di contestare alcune affermazioni. Ho chiesto di intervenire soltanto perché desidero ringraziare tutti i colleghi che hanno voluto dare un riconoscimento al lavoro che è stato fatto per la redazione di questo disegno di legge e anche esprimere soddisfazione perché effettivamente dal dibattito mi sembra di aver avvertito un sostanziale consenso, che peraltro si era già manifestato in Commissione.

A mia volta, voglio ribadire il riconoscimento alla 1a Commissione permanente per il lavoro che essa, nel suo insieme, ha svolto, per la forte partecipazione e l'impegno che vi sono stati, non solo nel sollevare problemi mai o quasi mai infondati, ma anche nel fornire, il più delle volte, importanti e utilissime indicazioni per la loro soluzione. Voglio anche ringraziare il Governo, che ha assistito la Commissione in questo lavoro.

Il mio maggiore auspicio è che effettivamente la XIV legislatura veda questo provvedimento tra le sue priorità e che quindi si possa dare, attraverso esso, la sicurezza ai nostri connazionali che non si troveranno mai più in una situazione di attesa non soddisfatta, perché sono convinta che il percorso iniziato in questa legislatura con le modifiche costituzionali non solo abbia ingenerato speranze ma anche certezze che, sono sicura, verranno completate nella prossima legislatura.

PRESIDENTE. Anch'io mi associo ai ringraziamenti che sono stati espressi in Aula, sia nei confronti della Commissione nella sua interezza sia nei confronti della relatrice, senatrice D'Alessandro Prisco.

A questo punto è stato preso un impegno per la prossima legislatura e diciamo che il diritto di voto degli italiani all'estero potrà trovare la sua concreta attuazione, non solo attraverso la legge, ma soprattutto attraverso un intervento di carattere operativo. Possiamo dire: alla XIV legislatura, chi vivrà, vedrà!

Pertanto, preso atto dell'andamento del dibattito, dichiaro conclusa la discussione dei disegni di legge in titolo.