PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-03945 sul superamento dell'embargo decretato nei confronti dell'Iraq.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a questa interrogazione.
RANIERI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli senatori, l'Italia si conforma al dettato delle risoluzioni delle Nazioni Unite, il cui rispetto da parte di Baghdad costituisce la condizione del ritorno alla normalizzazione delle relazioni internazionali dell’Iraq.
Nella consapevolezza della drammatica situazione in cui versa la popolazione irachena, frutto di dieci anni di sanzioni, il Governo si sta impegnando per una revisione e un alleggerimento del regime delle sanzioni, nella prospettiva di un loro superamento. L’azione italiana a tal fine si muove su di un duplice binario: multilaterale e bilaterale. In sede ONU il Governo è impegnato perché si giunga all’accoglimento di un'interpretazione meno restrittiva della risoluzione 1284 e delle altre pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza; in ambito comunitario l’Italia figura tra i primi sostenitori del Piano d’azione umanitario a favore dell’Iraq.
Quanto allo sblocco dei beni, è stato finora possibile sbloccare quelli iracheni limitatamente alle spese dell’ambasciata irachena presso la Santa Sede. Lo sblocco è stata deciso con un decreto del Presidente del Consiglio sulla base di un principio dettato dalla necessità di garantire la rappresentatività dell’Iraq presso la Santa Sede.
Il dialogo con l’Iraq a livello governativo conosce un'intensificazione. Nel giugno dello scorso anno è venuto in visita ufficiale il presidente dell’Assemblea Nazionale di Baghdad Hammadi, in ottobre il Ministro dell’istruzione superiore e il Vice ministro degli esteri sono venuti a Roma a capo di una nutrita delegazione governativa. Nel corso di una visita privata, su invito della Fondazione "Beato Angelico", nei giorni scorsi il Ministro della sanità iracheno è stato ricevuto dal ministro Dini.
Tali sviluppi nei rapporti bilaterali con l’Iraq si riflettono nella decisione del Governo di potenziare la nostra rappresentanza a Baghdad, operazione che è in fase di attuazione. Accanto alla creazione di un ulteriore posto di funzionario diplomatico presso la delegazione, sono state previste più ampie competenze della sede, segnatamente nel campo del riconoscimento dei titoli di studio, ai fini del rafforzamento della collaborazione in campo culturale.
Per quanto concerne poi le iniziative di sostegno umanitario, gli interventi si sono finora concretizzati in particolare nella realizzazione di iniziative sul piano dell’emergenza. Attraverso il canale bilaterale si è avviato, già dall’agosto del 1999, un programma di riabilitazione dell’ospedale di Al Nouman di Baghdad, la più importante struttura ospedaliera del Paese con un bacino di utenza di circa due milioni di persone. L’intervento prevedeva un importo di 2 miliardi e mezzo di lire, ai quali si sono aggiunti finanziamenti per ulteriori 2 miliardi e mezzo nel 2000. Finora è stata realizzata la riabilitazione edilizia e quella della rete elettrica; sono stati, inoltre, ampliati alcuni reparti medico-sanitari oltre alla fornitura di arredi e macchinari.
L’Italia sostiene, inoltre, che vadano agevolati i voli a carattere umanitario per portare sostegno alla popolazione irachena e, di concerto con i Dicasteri dei trasporti e delle finanze, è stata individuata una procedura che facilita l’operatività di voli con carico umanitario.
Sul piano multilaterale l’Italia ha finanziato l’invio di medicinali e aiuti alimentari tramite organizzazioni internazionali come il PAM, l'UNICEF, la Croce Rossa e l'Ufficio umanitario della Commissione Europea.
Quanto alla cooperazione non governativa, alcune organizzazioni non governative, già presenti da tempo in Iraq e coadiuvate anche da istituzioni ospedaliere e universitarie, verranno nei prossimi mesi coinvolte in un programma sinergico coordinato da un unico responsabile designato dal Ministero degli affari esteri.
Questo è il quadro degli sforzi in cui è impegnato il nostro Paese per contribuire, nella misura possibile, ad alleviare le sofferenze della popolazione civile irachena nell'ambito di un impegno politico teso a creare le condizioni di un superamento delle ragioni e delle cause di quel conflitto in quella parte del mondo.
FOLLONI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
*FOLLONI. Signor Presidente, a voler essere benevolo dovrei dichiararmi parzialmente soddisfatto delle dichiarazioni rese dal Sottosegretario, anche se più precisamente potrei definirmi insoddisfatto, seppure parzialmente.
È vero che nell'ultimo anno una maggiore attenzione è stata dedicata dal Governo italiano a una serie di atti e voti parlamentari che sollecitavano una più forte azione umanitaria e politica che - come precisava il Sottosegretario - vedesse l'Italia partecipe di un'iniziativa internazionale che portasse a conclusione le sanzioni seguite al conflitto del 1990.
Da qualche mese iniziative umanitarie di carattere privatistico e istituzionale, in particolare voli che partono dal territorio italiano con a bordo delegazioni di parlamentari o di rappresentanti di regioni italiane, sono in corso e raggiungono l'Iraq testimoniando, in questo modo, tanto l'attenzione ai problemi umanitari che le organizzazioni internazionali denunciano esistere in quel Paese, quanto l'attenzione alla questione politica che ancora riguarda la vicenda irachena. Questa maggiore attenzione da parte del Governo è certamente motivo di apprezzamento.
Anche se vi sono ragioni di soddisfazione, diventa difficile comprendere i motivi per i quali il Governo si sottrae, in modo formale, a precise determinazioni assunte dal Parlamento con voti praticamente identici espressi nei due rami del Parlamento (prima al Senato, poi alla Camera dei deputati) a metà dello scorso anno.
Nell'interrogazione a cui lei ha avuto modo di replicare, si precisa che il Senato ha approvato una mozione in data 6 giugno 2000; pochi giorni dopo una mozione, praticamente identica, è stata votata dalla Camera dei deputati.
Signor Sottosegretario, lei ha dichiarato che la Farnesina ha in corso un potenziamento della nostra imperfetta rappresentanza diplomatica a Baghdad: un funzionario in più e maggiori competenze per l'ambasciatore De Martino che si trova in quella città.
Tuttavia, nelle due mozioni del Senato e della Camera dello scorso anno, che ho citato, veniva richiesta l'apertura dell'ambasciata entro il 31 dicembre 2000: voto dei due rami del Parlamento al quale il Governo non ha dato seguito!
A questo punto nasce una domanda che è motivo di forte insoddisfazione: quali ragioni inducono il Governo a sottrarsi a questo impegno parlamentare? A chi risponde l'azione del nostro Ministero degli affari esteri se non si adegua ai voti della rappresentanza popolare? Quali ragioni extraparlamentari, quali poteri lo impegnano in altro modo?
È vero che tutta l'azione italiana si muove all'interno del quadro delineato dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, ma non si può tacere il fatto che altri Paesi europei (la Spagna, la Germania) hanno le loro ambasciate aperte a Baghdad. Dunque, non vi è un vincolo delle Nazioni Unite che impedisca all'Italia di perfezionare la propria rappresentanza diplomatica. E se questo è l'intendimento del Parlamento, davvero non si riesce a comprendere per quali ragioni il nostro Governo sia così esitante: un funzionario in più e qualche competenza per la cooperazione in campo culturale!
Ecco, dunque, i motivi da una parte di apprezzamento per qualche gesto umanitario in più che con qualche fatica, signor Sottosegretario, il Ministero degli affari esteri ha consentito nell'ultimo anno e dall'altra parte di tutta l'insoddisfazione perché non si prende atto di una volontà esplicita e formale, circostanziata e datata, che il Parlamento ha manifestato già oltre sei mesi fa.
Conclusivamente, anche apprezzando ulteriormente la disponibilità espressa da lei da parte del Governo a sostenere le azioni di carattere umanitario, le faccio presente che domani un volo umanitario che parte da Roma diretto in Iraq avrà a bordo alcuni deputati e una delegazione guidata dal presidente della regione sarda. Su questo aereo vi saranno medicinali, perché si tratta di un volo di carattere umanitario. Questo velivolo ha ottenuto nei giorni scorsi l'autorizzazione delle Nazioni Unite, ma ho notizia del fatto che qualche difficoltà viene manifestata dal Governo turco per la concessione dell'autorizzazione a sorvolare il territorio della Turchia.
Se c'è il sostegno da parte del Governo italiano ai voli umanitari, le chiedo, dunque, conclusivamente, di far sì che l'Italia esprima al Governo turco il desiderio che questo volo si compia per le ragioni umanitarie che lei stesso considera utile manifestare nei confronti della popolazione irachena. Il volo autorizzato dalle Nazioni Unite è voluto dalle istituzioni italiane, dai parlamentari e dalla regione sarda e credo che l'Esecutivo si debba adoperare affinché il Governo turco non frapponga ostacoli.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Gli atti di seguito indicati, che avrebbero dovuto essere svolti nella seduta odierna, sono stati trasformati in interrogazioni a risposta scritta: 2-00814 del senatore Novi, 2-01088 del senatore Milio, 3-03536 della senatrice Bonfietti, 3-03816 del senatore Meloni, 3-04087 del senatore Martelli e 3-04226 del senatore Peruzzotti.