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Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1009 del 26/01/2001




RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CONTESTABILE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,30).

Si dia lettura del processo verbale.

SCOPELLITI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Congedi e missioni

PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Agnelli, Barbieri, Bo, Bobbio, Borroni, Camerini, De Martino Francesco, Fumagalli Carulli, Lauria Michele, Lavagnini, Leone, Manconi, Occhipinti, Passigli, Piloni, Taviani.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Fisichella, per partecipare alla cerimonia inaugurale dell'anno accademico della Scuola superiore dell'amministrazione dell'Interno; Besostri, Cioni, De Carolis, Diana Lino, Dolazza, Lauricella, Martelli, Pinggera, Provera, Rizzi, Robol, Squarcialupi e Turini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Daniele Galdi, per attività del Gruppo italiano dell'Unione Interparlamentare.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. Le comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Per il genetliaco del senatore a vita Carlo Bo

ANDREOTTI. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREOTTI. Signor Presidente, ho chiesto la parola perché ieri ha felicemente compiuto 90 anni il nostro collega Carlo Bo.

Il Presidente si reca ad Urbino per festeggiarlo, ma penso che anche dall'Aula debba arrivare al professor Bo un augurio, dato che la sua appartenenza al Senato onora tutti noi ed onora le istituzioni.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Andreotti. Il Presidente del Senato, come ella sa, si è recato ad Urbino proprio per portare al collega, senatore Bo, la stima, l'amicizia, la considerazione e gli auguri del Senato. Noi ci associamo.

Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'interpellanza e di un'interrogazione.

Sarà svolta per prima l'interpellanza 2-01159 sulla morte del detenuto Giuliano Costantini.

Ha facoltà di parlare la senatrice Scopelliti per illustrare tale interpellanza.

SCOPELLITI. Signor Presidente, mi permetta prima di tutto di associarmi, a nome del partito di Forza Italia, agli auguri rivolti al professor Carlo Bo.

L'interpellanza di cui oggi chiedo risposta è relativa al caso di Giuliano Costantini, un detenuto tossicodipendente, nel carcere di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno.

Giuliano Costantini è un uomo di 40 anni, originario di Fermo, tossicodipendente; vive di espedienti, frequenta comunità e SERT, però la sua vita va avanti senza la possibilità di una svolta. Non ha padre, è cresciuto in orfanotrofi ed istituti; ha una struttura di uomo semplice, tanto da non diventare - come ha detto don Vinicio Albanesi - neanche un vero tossico.

Il 5 maggio del 2000 viene arrestato per tentato furto; il 19 maggio ottiene gli arresti domiciliari; il 1° giugno viene riportato nel supercarcere di Marino del Tronto, perché sorpreso fuori casa, sulla via antistante la sua abitazione.

Il 28 agosto, il tribunale del riesame di Ancona rigetta il suo ricorso per ottenere nuovamente gli arresti domiciliari. Egli chiede al suo avvocato di non tornare nel carcere di Marino del Tronto: invece ci torna.

Il 29 luglio chiede, nel carcere, una visita medica perché dichiara di essere stato picchiato dagli agenti di polizia penitenziaria. Il 4 agosto gli viene concesso e contemporaneamente annullato il trasferimento in altro istituto di pena. Il 5 settembre Giuliano Costantini lamenta dolori addominali e il medico che lo visita parla, nella sua cartella clinica, di "simulazione". Il 9 e il 18 settembre viene visitato, gli vengono somministrati Minias e Talofen (farmaci specifici per i tossicodipendenti); il 18 settembre viene trovato nella sua cella un lavandino rotto; il Costantini dice ai propri compagni di cella di essere stato picchiato da agenti di custodia; il 25 settembre viene sottoposto a visita medica, per febbre a 39,8 gradi centigradi; alle ore 2,30 si prescrive Flociprin e Sulidamar; nello stesso giorno viene fatta un'altra visita medica; la febbre scende a 36 gradi centigradi; sempre il 26 settembre interviene un'ulteriore visita, alle ore 12,30, e si ipotizza un disturbo di natura psichiatrica; il 26 settembre il medico dei tossicodipendenti prescrive un clistere (ore 14,45): non si capisce la correlazione con il disturbo psichiatrico, ma il medico così stabilisce.

Ancora il 26 settembre altra visita, alle ore 18, perché il detenuto vomita "materiale scuro": si prescrive altro clistere; il 27 settembre, alle ore 11,30, viene fatta l'ultima visita e il medico diagnostica "addome acuto e imminente pericolo di vita".

Il 27 settembre - lo stesso giorno, quindi - viene ricoverato, operato d'urgenza e muore poco dopo l'intervento.

Dal 5 settembre al 27 settembre, giorno della sua morte, nonostante dieci visite mediche, il Costantini non è stato sottoposto ad alcun esame, ad alcun controllo specialistico. La procura di Ascoli dapprima ha aperto un'indagine come "atti relativi" al decesso, poi ha iscritto il procedimento come notizia di reato per omicidio colposo a carico di quattro medici del carcere; ha quindi aperto un procedimento a carico di una o più guardie carcerarie per lesioni aggravate, ma non ha ritenuto esservi un nesso causale tra i pestaggi e la morte del Costantini.

Dalla morte alla celebrazione dei funerali, avvenuta il 9 ottobre, sono state inviate a don Vinicio Albanesi, presidente della comunità di Capodarco, tre lettere di detenuti, delle quali una anonima, nella quale si parla di "squadretta" di agenti che nel super carcere di Marino del Tronto, sezione giudiziaria, picchia i detenuti (Giuliano sarebbe stato picchiato tre volte). Ci sono poi una lettera firmata, dove si parla di due pestaggi subiti dal Costantini, e una lettera di un detenuto, che parla della cella come di un "magazzino sporco, impolverato e pieno di ragnatele, dove non ci sono più nemmeno i ragni".

Allora, signor Ministro, le questioni e le domande sono tante. Se la morte è stata causata da violenza può essere una violenza compiuta da alcuni suoi compagni di cella, da altri detenuti: se questa è la verità, perché non sono intervenuti gli agenti così impedendo che questa violenza fosse reiterata? Personalmente non credo a questa versione, innanzitutto perché sappiamo tutti come nel carcere esista una solidarietà fra detenuti, soprattutto verso i detenuti più deboli, quale era il Costantini nella sua condizione di tossicodipendente ed anche perché vi sono testimonianze, di chi il carcere di Ascoli conosce bene, che parlano di comportamenti impeccabili, quasi commoventi, nei confronti di chi per la prima volta varca la soglia del carcere di Ascoli Piceno.

Può esserci stata violenza da parte degli agenti, così come viene paventato. Fra l'altro ad Ascoli, dove io mi sono recata, signor Ministro, mi è stato riferito che c'è un agente che ha dei precedenti e che pare non riesca a tenere le mani a posto, ma abbia soltanto l'arroganza e la prepotenza della sua divisa. Su tale circostanza sono state scritte alcune lettere - alle quali accennavo in precedenza - in cui si racconta con dovizia di particolari quello che è avvenuto nei confronti del Costantini.

D'altra parte, quando sento parlare di violenza nelle carceri non mi scandalizzo del fatto che qualche agente possa usare "le maniere forti", magari impressionato dai film americani sulle realtà penitenziarie. E gli esempi - non sto a ripeterli a lei, signor Ministro - ci sono: Biella, Sassari, Secondigliano, Reggio Calabria, Parma; casi di violenza sui detenuti con morti sospette. Quello che mi scoraggia, che mi sconforta è che in questi casi c'è sempre una difesa di categoria; non c'è il coraggio di isolare questi uomini proprio a salvaguardia della categoria, a salvaguardia di tutti quegli agenti penitenziari che svolgono il proprio lavoro con senso di professionalità, come buoni padri di famiglia, soprattutto con il rispetto di chi, anche colpevole, deve stare in cella.

Come dicevo, c'è l'ipotesi della violenza, ma c'è l'ipotesi - così come sostengono alcuni - che non esista concausa tra la morte e la violenza. Questa affermazione, fatta anche dal sostituto procuratore titolare delle indagini, è un po' ridicola: a mio avviso non si può morire di setticemia così, per un fatto non preciso e comunque, qualora fosse questa la versione, ci sono delle responsabilità dal punto di vista medico, ossia dei medici che avevano il compito di assistere il detenuto. Però anche qui i medici scaricano ogni responsabilità dicendo che loro hanno fatto quanto era necessario fare.

Il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, dottor Umberto Monti, dopo due giorni (e qui cominciano le stranezze di questo caso) dalla morte del Costantini, quindi senza alcuna prova, senza alcuna indagine avviata afferma, e si affretta a comunicare agli organi di informazione, che il Costantini non ha subìto violenza. Non si sa sulla base di quali riscontri, di quali elementi abbia potuto stabilire ciò. Subito dopo, però, dice che non c’è concausa tra la morte e la violenza: ecco quindi la prima contraddizione.

Altro elemento inquietante: il sostituto procuratore, nei suoi atti, non ha la cartella clinica autentica, ma soltanto una fotocopia. Provocatoriamente sono andata al carcere e ho chiesto di vedere la cartella clinica autentica; chiaramente non me l’hanno mostrata, confermandomi tuttavia che presso il tribunale è depositata una fotocopia e noi sappiamo quanto le fotocopie possano essere manomesse.

C’è un’altra contraddizione, sempre del sostituto procuratore. Quando è stata pubblicata sui giornali locali la lettera dei detenuti sui pestaggi, il dottor Monti ha affermato che: "Il testo della lettera non aggiunge nulla di nuovo a quanto già di nostra conoscenza". Allora vuol dire che i casi di violenza e di pestaggio all’interno del carcere di Ascoli Piceno erano già risaputi. Fra l’altro ieri in Commissione giustizia - apro un inciso - è stato approvato in sede deliberante un mio disegno di legge in cui si prevede lo spostamento del giudice di sorveglianza da Macerata (dove non c’è carcere) ad Ascoli Piceno (sede invece di un carcere speciale, con tanto di 41-bis). Voglio sperare, e su questo conto anche nel suo intervento, che la Camera riesca ad approvare tale provvedimento in tempi rapidi, prima della fine della legislatura, poichè la presenza istituzionale del giudice di sorveglianza nella sede potrebbe forse aiutare a risolvere tanti problemi.

Altro aspetto inquietante è relativo al ruolo del DAP dell’amministrazione penitenziaria. Cosa ha fatto il DAP? Ha acquisito gli atti? Quando? Mi pare infatti che dal momento della morte del Costantini non sia successo alcunchè, si è soltanto fatta attenzione a non muovere nulla, anche se il DAP è "forte" delle esperienze cui prima facevo riferimento e cioè di Sassari, di Parma, di Bolzano, di Biella, di Secondigliano e di Reggio Calabria e quindi, conoscendo il malessere all’interno delle carceri, avrebbe dovuto intervenire con maggior immediatezza e competenza.

Invece il DAP, nella persona del dottor Paolo Mancuso, in una intervista rilasciata, sempre all’epoca del fatto, al "Resto del Carlino" parla di allarme. Al giornalista che gli chiede come mai parli di allarme egli risponde: "Perché quello che si è detto su questa vicenda in questi giorni è di nostra conoscenza, quindi un allarme c’è". Allora, se c’è la conoscenza, perché non si interviene subito?

Signor Ministro, prima di questa interpellanza ho presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta alla quale non è mai stata data risposta. Anche in questo caso mi permetto di aprire una parentesi: il potere ispettivo del Parlamento deve avere immediatezza di tempi, altrimenti molti casi non trovano più ragione in una risposta a lungo termine. Non è il caso del Costantini il quale la giustizia, la verità, la chiede sempre.

Il 6 ottobre "Il Messaggero", edizione locale, riceve una lettera e la invia al DAP. Il dottor Mancuso, in quel caso, dice: "Abbiamo subito esaminato il contenuto della lettera che ci avete inviato e quello che posso definire come uno sfogo dei detenuti contiene un elenco di reati gravissimi. Adesso si tratta di verificare il racconto che vi è pervenuto". Allora mi chiedo: è stato verificato? Quali sono le risultanze e qual è l’esito della verifica?

Insomma, Signor Ministro, la vicenda chiede verità e quindi giustizia, non solo perché parliamo di un uomo che è stato sfortunato nella sua vita, ma perché qualsiasi uomo, anche il peggior criminale, merita giustizia.

E faccio mia la richiesta di verità e di giustizia di una persona splendida che ho conosciuto in questa occasione, don Vinicio Albanesi, Presidente della Comunità di Capodarco, un centro per il recupero dei tossicodipendenti che aveva avuto fra l'altro proprio il Costantini tra i suoi ospiti. Voglio chiudere riportando a lei le parole che don Vinicio Albanesi ha scritto al dottor Caselli in qualità di Presidente del DAP: "Le chiedo formalmente e pubblicamente la verità sulla morte di Giuliano Costantini. Gliela chiedo in nome dell'etica, della giustizia e della democrazia che per definizione ogni Stato deve garantire. Ogni verità legale infatti non può prescindere dai principi supremi della verità. Le chiedo verità anche a nome di tutti quei detenuti che non hanno capacità di nominare nessun difensore di parte offesa perché non hanno né risorse né affetti sufficienti che tutelino interessi e ricordi. Per stile e per coscienza non sono propenso a dubbi e insinuazioni, però le cose hanno sempre una logica e la morte per setticemia di Giuliano Costantini attende una risposta logica."

PRESIDENTE. Il Ministro della giustizia ha facoltà di rispondere all'interpellanza testè svolta.

FASSINO, ministro della giustizia. Ringrazio la senatrice Scopelliti per aver sollevato con la sua interrogazione una questione particolarmente delicata e triste che riguarda la morte di un detenuto nelle carceri del nostro Paese. Naturalmente, avendo la senatrice posto una serie di quesiti specifici e circostanziati, la mia risposta sarà in primo luogo circostanziata nei fatti, sia sulla base degli accertamenti del Ministero attraverso i suoi uffici sia sulla base delle risultanze emerse dalle attività di indagine dell'autorità giudiziaria.

Il detenuto Giuliano Costantini, come è stato già ricordato, arrestato in data 5 maggio 2000, aveva la posizione giuridica di definitivo, cioè con sentenza passata in giudicato, con fine pena previsto per il 27 dicembre 2001, a seguito di una condanna inflittagli per i reati di cui agli articoli 56, 624 e 625 del codice penale.

Il 19 maggio ultimo scorso gli erano stati concessi gli arresti domiciliari, beneficio poi revocato per evasione, con rientro alla casa circondariale di Ascoli Piceno a partire dal 2 giugno 2000 e sistemazione in una cella della sezione giudiziaria con altre nove detenuti.

Il giorno 27 settembre alle ore 13,16, il Costantini veniva ricoverato presso l'ospedale civile di Ascoli Piceno, ove decedeva alle ore 3,05 del giorno successivo.

L'esito degli accertamenti svolti sulla vicenda ha consentito di accertare che lo stesso Costantini, già nelle prime ore del 27 settembre aveva manifestato uno stato di insofferenza ed un colorito della pelle grigio-giallastro. La visita medica effettuata dal dirigente sanitario del carcere evidenziava "addome acuto" con conseguente richiesta di ricovero ospedaliero essendo l'infermo in imminente pericolo di vita.

Sulla situazione generale del detenuto, va ricordato che il Costantini era tossicodipendente per eroina ed HCV positivo; tuttavia dopo il colloquio di primo ingresso, il sanitario addetto al SIAS (il servizio di assistenza sociale) aveva ritenuto "basso" il livello di rischio suicidiario e tale giudizio veniva sostanzialmente confermato dallo psicologo che ebbe a definirlo "minimo".

La sindrome da astinenza da oppiacei era stata superata dal detenuto senza particolari conseguenze e per ovviare al persistente stato di ansia e di insonnia venivano seguiti cicli di terapia con ansiolitici. Il 29 luglio 2000 il Costantini aveva dichiarato al sanitario di turno di essere stato percosso e nell'occasione il medico aveva notato delle escoriazioni sulla spalla destra, una piccola zona eritematosa alla spalla sinistra e un eritema nella parte anteriore del collo.

Successivamente a questo episodio il Costantini non aveva avuto particolari problemi nel corso della carcerazione.

Il 25 settembre 2000, alle ore 2,30, il medico di turno, riscontrato che il detenuto presentava un quadro caratterizzato da brividi, sensazioni di freddo e bruciori alla minzione, con temperatura corporea di 39,8 gradi, praticava una terapia antibiotica e antipiretica.

Il giorno successivo, il 26 settembre, verso le ore 12,30, il detenuto riferiva ancora dolore in tutta la parte anteriore del tronco e dell'addome e veniva subito visitato dal medico SIAS, che ne riscontrava la trattabilità e una temperatura che era scesa a 36 gradi. Nella stessa giornata, il detenuto veniva nuovamente visitato dal medico addetto al presidio per tossicodipendenti, unitamente al medico SIAS, e all'esito della visita i sanitari, oltre alla terapia in atto, disponevano clistere evacuativo per riferita stipsi.

Il 27 settembre 2000, alle ore 11,30, il Costantini, affetto nuovamente da forti dolori addominali, chiedeva ancora l'intervento dei medici, che disponevano l'urgente ricovero in ospedale del paziente in imminente pericolo di vita. Quindi la situazione è precipitata nell'arco di meno di 48 ore.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, il detenuto veniva sottoposto ad intervento chirurgico senza che fossero riscontrate, come riferito dai chirurghi dell'ospedale di Ascoli Piceno, lesioni traumatiche obiettivabili. L'esame dell'infermo evidenziava solo una - cito testualmente - "cellulite retroperitoneale". Al termine dell'intervento, il Costantini veniva trasferito nel reparto di rianimazione, ove a causa di complicanze settiche generalizzate e insufficienza acuta di più organi vitali, decedeva verso le ore 3 del 28 settembre 2000.

In merito alla morte del detenuto, sono stati avviati accertamenti in sede amministrativa, però sospesi nel momento in cui è intervenuta la procura della Repubblica di Ascoli Piceno, il giorno successivo al decesso. In conseguenza di ciò, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha disposto che sino al termine dell'indagine giudiziaria l'amministrazione si astenesse dallo svolgere qualsiasi tipo di indagine o acquisizione documentale, per non intralciare l'accertamento da parte dell'autorità giudiziaria, in ragione tale che si potesse in modo trasparente acquisire una completa informazione su quanto avvenuto.

Per quanto concerne in particolare la presunta lite che sarebbe all'origine, secondo una certa interpretazione, di atti di violenza che hanno portato via via ad una situazione sempre più critica, fino al decesso, il Dipartimento ha precisato che nel fascicolo del detenuto risulta esservi solo un accenno all'episodio in occasione della stesura della relazione sanitaria del 29 settembre 2000 e che più dettagliate notizie si stanno accertando sulla base dell'indagine ispettiva e comunque sulla base dell'esito degli accertamenti in sede penale sulla morte del detenuto.

La procura della Repubblica di Ascoli Piceno - e questo è il dato secondo me più importante - ha dal canto suo riferito sul fatto che dell'avvenuto decesso del detenuto veniva data notizia per telefono nella stessa notte al magistrato di turno e che nella mattinata del 28 settembre pervenivano due segnalazioni formali a cura della squadra mobile e della compagnia carabinieri, che davano anche conto di un articolo di stampa (pubblicato sul quotidiano "Il Resto del Carlino") in cui, in relazione al ricovero del Costantini, si riferivano ipotesi di una possibile violenza carnale subita ad opera di altri detenuti.

Dai primi accertamenti svolti dai carabinieri e dalla squadra mobile non emergevano tuttavia elementi di supporto a tale ipotesi; veniva comunque iscritto procedimento a norma del modello 45 e veniva disposta l'autopsia sul cadavere del Costantini, eseguita nel pomeriggio del 28 settembre 2000.

Sulla base dei risultati dell'autopsia - comunicati verbalmente dai medici al magistrato subito dopo la conclusione di essa - e degli altri atti di indagine compiuti, tenuto conto delle ipotesi giornalistiche circa violenze subite dal Costantini ad opera di altri detenuti, la procura diffondeva il 29 settembre un comunicato che - cito testualmente - recitava: "In relazione al decesso di Costantini Giuliano si ritiene doveroso segnalare che, sulla base degli accertamenti già effettuati direttamente e a cura degli organi di polizia giudiziaria delegati e della documentazione acquisita, non vi è alcun elemento, nemmeno indiziario, che possa far ritenere o sospettare che il decesso del Costantini Giuliano sia riferibile ad un pestaggio o ad azioni di violenza fisica ad opera di altri detenuti. Allo stato attuale non vi sono comunque elementi per poter ritenere che la morte del detenuto sia stata causata da azioni volontarie di terze persone".

Il 2 ottobre il medico legale incaricato dal pubblico ministero ribadiva per iscritto quanto già comunicato nel corso della autopsia, e cioè: la mancanza di lesioni corporali esterne indicative di pestaggi, la mancanza di lesioni di organi addominali lombari fragili, l'esclusione radicale di avvenuta violenza sessuale o – cito testualmente – "impalamento". Inoltre, il medico legale esprimeva proprie valutazioni sull'andamento clinico della patologia del Costantini, quale risultante dalla documentazione acquisita presso la Casa circondariale.

A seguito di ciò il procedimento penale veniva iscritto a modello 21 e, previo rituale avviso alle parti interessate, veniva effettuata una nuova autopsia per la quale veniva incaricato un collegio composto da medico legale, chirurgo e anatomo-patologo e a cui partecipavano i consulenti nominati dalle parti.

All'esito di tale autopsia, in attesa degli approfondimenti istologici, i consulenti di ufficio - dopo aver illustrato ai magistrati inquirenti tutti gli elementi emersi - affermavano - recito testualmente -: "che l'esame accurato della regione corporea ascessualizzata ne esclude l'origine traumatica. Altresì è esclusa evidenza di violenza fisica di qualsivoglia natura; resta da approfondire la causa naturale dell'origine del processo suppurativo".

I dati obiettivi offerti dai rilievi autoptici portano ad escludere, quindi, che la morte del Costantini sia collegabile a episodi di violenza. Perdurando le ipotesi di fonte giornalistica circa violenze sessuali subite dal Costantini, che ne avrebbero determinato la morte e tenute presenti tutte le altre acquisizioni probatorie, la procura aveva ritenuto opportuno diffondere tramite l'ANSA un nuovo comunicato che escludesse in modo radicale tali ipotesi.

La stessa procura ha comunque precisato che in ordine a possibili episodi di violenza in danno del detenuto sono in corso ulteriori necessari approfondimenti, anche con riferimento a quanto rappresentato nell'unica missiva a firma "I detenuti della Sezione Giudiziaria Marino del Tronto" pervenuta al suddetto ufficio per il tramite di un giornalista del quotidiano "Il Resto del Carlino". Siamo naturalmente in attesa di conoscere gli ulteriori accertamenti che la procura ha disposto per vedere cosa possano portare di nuovo rispetto al quadro che fin qui gli stessi uffici e organi giudiziari ci hanno dato.

Naturalmente lei ha posto nell'interpellanza presentata due questioni di ordine più generale, relative all'attività nelle carceri e in particolare in alcuni uffici e strutture.

Per quanto riguarda la supposta esistenza negli istituti di pena italiani di "squadrette" che perpetrerebbero vere e proprie "azioni punitive nei confronti dei detenuti" va da sé che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ogni qual volta venga a conoscenza di episodi di violenza consumati o di rischi di episodi di violenza che si possono consumare interviene per evitare assolutamente che questo accada oppure per sanzionare, qualora sia accaduto, chi ha commesso il reato. È evidente che la severità della pena non può mai essere disgiunta dal rispetto dei diritti che si devono ad un detenuto in quanto cittadino, quale che sia il reato commesso.

Per quello che riguarda il gruppo operativo mobile (GOM), va ricordato che questa struttura è stata creata in particolare in relazione al trattamento dei detenuti sottoposti all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario o comunque a condizioni di particolare sicurezza. Il trattamento di questi detenuti comporta un personale specializzato a rotazione, proprio per evitare che il personale che viene a contatto con imputati o condannati di reati particolarmente pericolosi, tanto più se associati a organizzazioni criminali, possa in una permanenza di relazione creare condizioni che si traducono in intimidazioni e pressione sugli stessi agenti di polizia penitenziaria. La rotazione del personale dedito a questo tipo di imputati o condannati è garanzia non solo di sicurezza per i cittadini ma anche per gli agenti delegati a questo lavoro.

Naturalmente, per quanto riguarda la gestione del GOM, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ne ha la responsabilità e opera affinché la gestione del gruppo operativo mobile sia realizzata, per così dire, in condizioni di assoluta correttezza di tutte le procedure e le norme che regolano la vita negli istituti penitenziari.

Per quello che riguarda l'Ufficio per le garanzie dell'Amministrazione penitenziaria (UGAP), esso era stato istituito con decreto ministeriale il 16 febbraio 1999 con le precipue finalità concernenti per lo più l'approfondimento e le analisi specifiche di problematiche di gestione della realtà penitenziaria per la formulazione di pareri e di proposte indirizzati al capo del Dipartimento.

Successivamente questo decreto ministeriale che istituiva l'UGAP non è stato perfezionato ed anzi, in occasione della redazione e definizione del regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia, recentemente approvato anche dalle Commissioni parlamentari competenti che dovevano esprimere il loro parere, non se ne è più prevista l'istituzione. L'Ufficio per le garanzie dell'Amministrazione penitenziaria è esistito per un certo periodo di tempo ma, nel momento in cui entrerà in vigore nelle prossime settimane il nuovo regolamento di organizzazione del Ministero, esso non avrà più ragion d'essere, essendo le sue attività ricondotte all'Ufficio centrale dell'ispettorato del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

Queste sono tutte le informazioni che abbiamo acquisito, ma esse - mi rivolgo alla senatrice Scopelliti - non esauriscono, per quel che riguarda il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il Ministero e personalmente il Ministro, la necessità di ulteriori approfondimenti per avere tutta la conoscenza necessaria, perché quando si è di fronte alla morte di un detenuto in una struttura dello Stato è dovere istituzionale accertare tutto quanto sia avvenuto, in ragione tale che vi sia una conoscenza, una cognizione dei fatti, per così dire, sicura, certa e trasparente.

Naturalmente va sottolineato anche un altro aspetto. Accade spesso che nei nostri istituti di pena i detenuti decedano: per lo più sono casi di suicidio. Anche in questo caso, ogni qualvolta si produce un fatto di questo genere, che è naturalmente legato alla maggiore possibilità che la disperazione possa cogliere un individuo in condizione di detenzione, è responsabilità dell'Amministrazione accertare fino in fondo se vi siano delle responsabilità di fronte ad un caso di questo genere.

Sappiamo bene che il carcere è un'istituzione caratterizzata da sofferenza e da dolore; tuttavia, il fatto che sia caratterizzata da sofferenza, da dolore e da pena non può mai far venire meno la capacità di tener congiunte la severità dell'espiazione di una pena con le ragioni dell'umanità e del diritto: questo vale nel caso di Costantini come in quello di qualsiasi altro detenuto.

Assicuro alla senatrice Scopelliti che faremo tutto quello che è necessario per acquisire gli opportuni elementi di formazione e di conoscenza; naturalmente ne daremo al Senato, e in particolare alla senatrice Scopelliti, comunicazione tempestiva.

SCOPELLITI. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCOPELLITI. Signor Presidente, ringrazio il Ministro - non l'ho fatto prima e lo faccio adesso - di aver voluto essere lui stesso, senza delegare alcun Sottosegretario, a rispondere a questa interpellanza.

Più che la risposta a quest'ultima, mi soddisfano le considerazioni che il Ministro ha voluto fare alla sua stessa risposta elaborata - immagino - dagli uffici, e cioè la non soddisfazione del Ministro rispetto ad un caso, ad una morte che pone ancora tanti interrogativi e che ha bisogno ancora di verità, di certezza e di giustizia.

A questo punto presenterò agli uffici una sorta di interrogazione aperta, in modo da poter mettere il timbro "fine" a questa storia soltanto quando ci sarà una risposta definitiva, soprattutto in relazione alle cause di questa morte.

Signor Ministro, anche dalla sua ricostruzione, se si escludono la violenza da parte degli agenti, la violenza da parte dei detenuti e anche una leggerezza da parte dei medici che lo hanno assistito, rimane comunque la certezza di una morte che non può avvenire in maniera così stravagante.

Presenterò quindi questa interrogazione per così dire "aperta" e mi auguro che il Ministro, fino all'ultimo momento possibile di questa legislatura, possa darmi una risposta.

Due brevi considerazioni. Anzitutto, la mia grande soddisfazione per il mancato rinnovo dell'Ufficio per le garanzie dell'Amministrazione penitenziaria (UGAP). Gli atti del Senato me ne daranno ragione: sono stata una delle prime a sollevare le preoccupazioni circa l'istituzione dell'UGAP, qualcosa di cui il carcere italiano proprio non aveva bisogno.

Mi preoccupa invece il mantenimento dei GOM. Al di là delle intenzioni di un Ministro, nelle carceri gli appartenenti ai GOM sono considerati una sorta di Rambo.

Inoltre, non credo alla rotazione e all'alternanza nell'incarico da parte di taluni agenti di polizia penitenziaria, per evitare - come lei dice giustamente - una permanenza continua con detenuti particolarmente pericolosi e quindi un rapporto troppo diretto con taluni detenuti. E' vero invece che a far parte dei GOM vengono scelti i soggetti più aitanti, cioè i famosi Rambo: questo fatto mi viene confermato in ogni visita che faccio nelle carceri.

La pregherei quindi di verificare quanto sto dicendo, cioè chi ricopre tale incarico, per accertare se è necessario avere queste figure nella nostra realtà penitenziaria; una realtà che ha tanti malesseri, soprattutto il sovraffollamento, dettato, a mio avviso, dall'uso un po’ sportivo e facile dell'erogazione della pena della reclusione in carcere.

Vedo con soddisfazione che nel carcere vanno a far visita tutti, adesso ho scoperto che c'è andato anche Totti: sono felice di queste visite, se però non diventano un palcoscenico, perché chi è chiuso in carcere non è una belva da circo che merita di essere guardata. Chi va a visitare le carceri, forte del suo ruolo sociale e della sua popolarità deve avere il coraggio, una volta terminata la visita, di fare le denunce come si deve.

Infatti, i fatti inquietanti del carcere sono tanti. Oggi parliamo di Giuliano Costantini, ma c'è anche il caso di Fabriani a Parma, un'altra morte inquietante perché si tratta del suicidio di un paraplegico, che si sarebbe impiccato appendendo la corda alle sbarre della finestra che erano troppo alte per lui.

Non siamo riusciti - questo è il dolore più grande - a portare avanti neppure una minima misura di clemenza nel carcere. Non so perché in un Paese dove gli appelli del Papa vengono sempre accolti con benevolenza, questo appello, che riguardava una grande fascia di cittadini, italiani ed extracomunitari, per un atto veramente necessario anche per la gestione istituzionale delle carceri, è stato respinto. Mi auguro che con il tempo si possa rimediare anche a questo errore e che si possa arrivare ad un momento in cui il carcere italiano sia degno di un Paese civile.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-03945 sul superamento dell'embargo decretato nei confronti dell'Iraq.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a questa interrogazione.

RANIERI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli senatori, l'Italia si conforma al dettato delle risoluzioni delle Nazioni Unite, il cui rispetto da parte di Baghdad costituisce la condizione del ritorno alla normalizzazione delle relazioni internazionali dell’Iraq.

Nella consapevolezza della drammatica situazione in cui versa la popolazione irachena, frutto di dieci anni di sanzioni, il Governo si sta impegnando per una revisione e un alleggerimento del regime delle sanzioni, nella prospettiva di un loro superamento. L’azione italiana a tal fine si muove su di un duplice binario: multilaterale e bilaterale. In sede ONU il Governo è impegnato perché si giunga all’accoglimento di un'interpretazione meno restrittiva della risoluzione 1284 e delle altre pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza; in ambito comunitario l’Italia figura tra i primi sostenitori del Piano d’azione umanitario a favore dell’Iraq.

Quanto allo sblocco dei beni, è stato finora possibile sbloccare quelli iracheni limitatamente alle spese dell’ambasciata irachena presso la Santa Sede. Lo sblocco è stata deciso con un decreto del Presidente del Consiglio sulla base di un principio dettato dalla necessità di garantire la rappresentatività dell’Iraq presso la Santa Sede.

Il dialogo con l’Iraq a livello governativo conosce un'intensificazione. Nel giugno dello scorso anno è venuto in visita ufficiale il presidente dell’Assemblea Nazionale di Baghdad Hammadi, in ottobre il Ministro dell’istruzione superiore e il Vice ministro degli esteri sono venuti a Roma a capo di una nutrita delegazione governativa. Nel corso di una visita privata, su invito della Fondazione "Beato Angelico", nei giorni scorsi il Ministro della sanità iracheno è stato ricevuto dal ministro Dini.

Tali sviluppi nei rapporti bilaterali con l’Iraq si riflettono nella decisione del Governo di potenziare la nostra rappresentanza a Baghdad, operazione che è in fase di attuazione. Accanto alla creazione di un ulteriore posto di funzionario diplomatico presso la delegazione, sono state previste più ampie competenze della sede, segnatamente nel campo del riconoscimento dei titoli di studio, ai fini del rafforzamento della collaborazione in campo culturale.

Per quanto concerne poi le iniziative di sostegno umanitario, gli interventi si sono finora concretizzati in particolare nella realizzazione di iniziative sul piano dell’emergenza. Attraverso il canale bilaterale si è avviato, già dall’agosto del 1999, un programma di riabilitazione dell’ospedale di Al Nouman di Baghdad, la più importante struttura ospedaliera del Paese con un bacino di utenza di circa due milioni di persone. L’intervento prevedeva un importo di 2 miliardi e mezzo di lire, ai quali si sono aggiunti finanziamenti per ulteriori 2 miliardi e mezzo nel 2000. Finora è stata realizzata la riabilitazione edilizia e quella della rete elettrica; sono stati, inoltre, ampliati alcuni reparti medico-sanitari oltre alla fornitura di arredi e macchinari.

L’Italia sostiene, inoltre, che vadano agevolati i voli a carattere umanitario per portare sostegno alla popolazione irachena e, di concerto con i Dicasteri dei trasporti e delle finanze, è stata individuata una procedura che facilita l’operatività di voli con carico umanitario.

Sul piano multilaterale l’Italia ha finanziato l’invio di medicinali e aiuti alimentari tramite organizzazioni internazionali come il PAM, l'UNICEF, la Croce Rossa e l'Ufficio umanitario della Commissione Europea.

Quanto alla cooperazione non governativa, alcune organizzazioni non governative, già presenti da tempo in Iraq e coadiuvate anche da istituzioni ospedaliere e universitarie, verranno nei prossimi mesi coinvolte in un programma sinergico coordinato da un unico responsabile designato dal Ministero degli affari esteri.

Questo è il quadro degli sforzi in cui è impegnato il nostro Paese per contribuire, nella misura possibile, ad alleviare le sofferenze della popolazione civile irachena nell'ambito di un impegno politico teso a creare le condizioni di un superamento delle ragioni e delle cause di quel conflitto in quella parte del mondo.

FOLLONI. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

*FOLLONI. Signor Presidente, a voler essere benevolo dovrei dichiararmi parzialmente soddisfatto delle dichiarazioni rese dal Sottosegretario, anche se più precisamente potrei definirmi insoddisfatto, seppure parzialmente.

È vero che nell'ultimo anno una maggiore attenzione è stata dedicata dal Governo italiano a una serie di atti e voti parlamentari che sollecitavano una più forte azione umanitaria e politica che - come precisava il Sottosegretario - vedesse l'Italia partecipe di un'iniziativa internazionale che portasse a conclusione le sanzioni seguite al conflitto del 1990.

Da qualche mese iniziative umanitarie di carattere privatistico e istituzionale, in particolare voli che partono dal territorio italiano con a bordo delegazioni di parlamentari o di rappresentanti di regioni italiane, sono in corso e raggiungono l'Iraq testimoniando, in questo modo, tanto l'attenzione ai problemi umanitari che le organizzazioni internazionali denunciano esistere in quel Paese, quanto l'attenzione alla questione politica che ancora riguarda la vicenda irachena. Questa maggiore attenzione da parte del Governo è certamente motivo di apprezzamento.

Anche se vi sono ragioni di soddisfazione, diventa difficile comprendere i motivi per i quali il Governo si sottrae, in modo formale, a precise determinazioni assunte dal Parlamento con voti praticamente identici espressi nei due rami del Parlamento (prima al Senato, poi alla Camera dei deputati) a metà dello scorso anno.

Nell'interrogazione a cui lei ha avuto modo di replicare, si precisa che il Senato ha approvato una mozione in data 6 giugno 2000; pochi giorni dopo una mozione, praticamente identica, è stata votata dalla Camera dei deputati.

Signor Sottosegretario, lei ha dichiarato che la Farnesina ha in corso un potenziamento della nostra imperfetta rappresentanza diplomatica a Baghdad: un funzionario in più e maggiori competenze per l'ambasciatore De Martino che si trova in quella città.

Tuttavia, nelle due mozioni del Senato e della Camera dello scorso anno, che ho citato, veniva richiesta l'apertura dell'ambasciata entro il 31 dicembre 2000: voto dei due rami del Parlamento al quale il Governo non ha dato seguito!

A questo punto nasce una domanda che è motivo di forte insoddisfazione: quali ragioni inducono il Governo a sottrarsi a questo impegno parlamentare? A chi risponde l'azione del nostro Ministero degli affari esteri se non si adegua ai voti della rappresentanza popolare? Quali ragioni extraparlamentari, quali poteri lo impegnano in altro modo?

È vero che tutta l'azione italiana si muove all'interno del quadro delineato dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, ma non si può tacere il fatto che altri Paesi europei (la Spagna, la Germania) hanno le loro ambasciate aperte a Baghdad. Dunque, non vi è un vincolo delle Nazioni Unite che impedisca all'Italia di perfezionare la propria rappresentanza diplomatica. E se questo è l'intendimento del Parlamento, davvero non si riesce a comprendere per quali ragioni il nostro Governo sia così esitante: un funzionario in più e qualche competenza per la cooperazione in campo culturale!

Ecco, dunque, i motivi da una parte di apprezzamento per qualche gesto umanitario in più che con qualche fatica, signor Sottosegretario, il Ministero degli affari esteri ha consentito nell'ultimo anno e dall'altra parte di tutta l'insoddisfazione perché non si prende atto di una volontà esplicita e formale, circostanziata e datata, che il Parlamento ha manifestato già oltre sei mesi fa.

Conclusivamente, anche apprezzando ulteriormente la disponibilità espressa da lei da parte del Governo a sostenere le azioni di carattere umanitario, le faccio presente che domani un volo umanitario che parte da Roma diretto in Iraq avrà a bordo alcuni deputati e una delegazione guidata dal presidente della regione sarda. Su questo aereo vi saranno medicinali, perché si tratta di un volo di carattere umanitario. Questo velivolo ha ottenuto nei giorni scorsi l'autorizzazione delle Nazioni Unite, ma ho notizia del fatto che qualche difficoltà viene manifestata dal Governo turco per la concessione dell'autorizzazione a sorvolare il territorio della Turchia.

Se c'è il sostegno da parte del Governo italiano ai voli umanitari, le chiedo, dunque, conclusivamente, di far sì che l'Italia esprima al Governo turco il desiderio che questo volo si compia per le ragioni umanitarie che lei stesso considera utile manifestare nei confronti della popolazione irachena. Il volo autorizzato dalle Nazioni Unite è voluto dalle istituzioni italiane, dai parlamentari e dalla regione sarda e credo che l'Esecutivo si debba adoperare affinché il Governo turco non frapponga ostacoli.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Gli atti di seguito indicati, che avrebbero dovuto essere svolti nella seduta odierna, sono stati trasformati in interrogazioni a risposta scritta: 2-00814 del senatore Novi, 2-01088 del senatore Milio, 3-03536 della senatrice Bonfietti, 3-03816 del senatore Meloni, 3-04087 del senatore Martelli e 3-04226 del senatore Peruzzotti.

Interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Invito la senatrice segretario a dare annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

D'ALESSANDRO PRISCO, segretario, dà annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza, che sono pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di martedì 30 gennaio 2001

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi martedì 30 gennaio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 11 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 10,28).